Una direttiva “resuscitata” dalla guerra in Ucraina
Il 3 marzo 2022 è destinato a diventare una data simbolica nella storia dell’Unione Europea. Per la prima volta, la Direttiva 2001/55/CE — fino a quel momento considerata “morta” perché mai applicata in ventuno anni — viene rianimata dal Consiglio dell’Unione per offrire protezione temporanea ai profughi in fuga dalla guerra in Ucraina.
Il Consiglio ha accertato «l’esistenza di un afflusso massiccio nell’Unione di sfollati che hanno dovuto abbandonare l’Ucraina a seguito di un conflitto armato» e ha delineato i limiti giuridici della direttiva, garantendo protezione solo a chi rientra nelle categorie stabilite.
Gli studenti africani in Ucraina esclusi dalla protezione europea
A non poter godere dei diritti derivanti da tale istituto giuridico sono gli studenti africani in Ucraina – cittadini di Paesi considerati “sicuri” dall’Unione Europea – che, prima del 24 febbraio 2022, risiedevano legalmente nel Paese grazie a un permesso di soggiorno per motivi di studio.
Essi non rientrano in nessuna delle categorie previste dall’articolo 2 della direttiva, che concede protezione temporanea solo a:
- cittadini residenti in Ucraina prima dello scoppio del conflitto;
- beneficiari di protezione internazionale o nazionale già presenti nel Paese;
- familiari delle due categorie precedenti;
- persone soggiornanti legalmente in Ucraina che non possono rientrare in condizioni sicure e stabili nel proprio Paese d’origine.
È questa esclusione giuridica a esporre loro e molti altri cittadini africani in fuga dall’Ucraina a discriminazioni ai confini europei, soprattutto con la Polonia. Ancora oggi, infatti, c’è chi non è riuscito a passare ed è intrappolato sotto il frastuono delle bombe.
La denuncia di Agbo Ahoussi Daniel
“Questi ragazzi hanno affrontato tanto: hanno affrontato la guerra e, purtroppo, non solo,”
Agbo Ahoussi Daniel, Segretario generale e Direttore della rete Immigrazione, Coesione sociale e Solidarietà dell’Union Africaine Des ONG De Developpement (UAOD) Italia, ci guida nel cuore della vicenda: chi sono questi studenti, cosa hanno subito e perché l’Europa li ha esclusi.
Dall’aula universitaria al confine: il viaggio negato degli studenti africani in Ucraina
Mentre l’Europa applicava per la prima volta la Direttiva 2001/55/CE, Agbo racconta che gli studenti africani in Ucraina si sono trovati esclusi da ogni forma di protezione, costretti a subire la guerra non solo nelle bombe e nel gelo, ma anche nei respingimenti e nelle discriminazioni lungo il loro percorso di fuga.
Tra di loro c’è D.J.G., studente di economia e finanza, residente regolare nel Paese prima del conflitto:
“Eravamo in Ucraina quando, il 24 febbraio 2022, la guerra è scoppiata. Gli aeroporti furono colpiti per primi, e da quel momento l’unica via d’uscita era la ferrovia. Ma non per noi africani. Ci picchiavano coi manganelli perché non volevano farci salire sui mezzi insieme agli altri. Alla fine, alcuni di noi sono riusciti a uscire via Liviv, al confine con la Polonia. Ma per farlo abbiamo camminato 75-80 km a piedi con temperature di 7/8 gradi sotto zero, senza cibo né acqua, senza alcuna protezione. Abbiamo sofferto prima di attraversare il confine, mentre gli ucraini passavano tranquillamente.”
Dopo la fuga, percorsi interrotti
Molti degli studenti africani in Ucraina sono riusciti a raggiungere la Germania, altri hanno proseguito verso il Belgio e alcuni verso la Francia, ma la fuga dalla guerra non si è trasformata in protezione stabile. Il governo francese, dopo aver “gentilmente” concesso un mese di lasciapassare, ha poi chiesto di firmare per lasciare il Paese entro il 20 maggio. Una misura simile è verosimilmente stata adottata in Belgio, mentre la Germania ha scelto tre mesi di accoglienza — dopo i quali, sorpresa sorpresa, non si sa cosa succederà.
«Dopo aver perso tutto in Ucraina — sottolinea Agbo — si sono ritrovati nuovamente a rischio, privati di diritti fondamentali e costretti a reinventare la propria vita nel silenzio delle istituzioni».
Oggi molti si arrangiano in clandestinità.
«Qualcuno è stato attento, è stato bravo a non firmare quello che in Italia chiamiamo “foglio di via”, e ora è seguito in tribunale da avvocati e assistenti sociali. La vita che avevano costruito è stata strappata, e con essa anche la dignità», racconta Agbo.
Le esperienze variano, ma un filo comune lega ogni storia: la discriminazione basata sulla nazionalità.
«Questi giovani non erano turisti, erano residenti regolari — continua Agbo — eppure, ai confini europei, hanno dovuto affrontare percorsi impediti, controlli selettivi e umiliazioni. La guerra è la stessa per tutti, ma la protezione europea no».
La rete di soccorso dell’UAOD si attiva per gli studenti africani in Ucraina
L’UAOD, che riunisce realtà associative e cooperative impegnate in giustizia sociale, diritti umani e sviluppo per le comunità locali, ha avviato azioni concrete per aiutare questi studenti.
«Abbiamo scritto ai ministeri degli esteri dei Paesi membri UAOD, chiedendo i nomi e i contatti dei cittadini rimasti in Ucraina», racconta Agbo. «Così possiamo organizzarci con i nostri partner romeni per recuperarli prima che la situazione peggiori».
Il ruolo della Romania non è casuale: dal 2020 l’UAOD ha sviluppato progetti sociali, commerciali e diplomatici insieme al Paese, creando una rete in grado di ospitare e integrare studenti africani.
«Non è una collaborazione nata con la guerra — precisa Agbo — ma un rapporto costruito negli anni, che ora può salvare vite e dare continuità agli studi di questi giovani».
L’appello finale di Agbo: uguaglianza e dignità per tutti
Agbo chiude l’intervista con un messaggio chiaro e forte:
«La vita di un essere umano non può dipendere da un pezzo di carta, che sia un permesso di soggiorno permanente o qualsiasi altra autorizzazione. Qui si parla di salvezza, di protezione, di dignità e di diritti umani fondamentali. Non bisogna creare divisioni tra ucraini autoctoni e ucraini d’adozione. Salviamo gli esseri umani, punto. L’Africa è parte integrante dello sviluppo mondiale: rispettarla significa rispettare noi stessi. Tutti siamo uguali, anche se non ci somigliamo del tutto. Ricordiamo l’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: uguaglianza e fratellanza».
Foto copertina: Profughi africani in Ucraina













