SCO, 25 anni di Cooperazione di Shanghai

Bishkek, 1 settembre 2026. I leader degli Stati membri della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) durante la foto di gruppo del 26° Consiglio dei Capi di Stato dell'organizzazione, riunito nella capitale kirghiza in occasione del 25° anniversario della SCO. Foto: Xinhua/Wang Ye.
Bishkek, 1 settembre 2026. I leader degli Stati membri della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) durante la foto di gruppo del 26° Consiglio dei Capi di Stato dell'organizzazione, riunito nella capitale kirghiza in occasione del 25° anniversario della SCO. Foto: Xinhua/Wang Ye.

A Biškek Cina, Russia, India e gli altri membri celebrano un quarto di secolo della SCO. Ma dietro la retorica dell’unità emergono rivalità, interessi divergenti e una domanda centrale: può l’organizzazione diventare un vero pilastro del nuovo ordine globale?


Biškek, il vertice dei 25 anni

Il 1° settembre 2026 Biškek è diventata per due giorni il centro della diplomazia eurasiatica. Nella capitale del Kirghizistan si è riunito il 26° Consiglio dei Capi di Stato della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), appuntamento destinato a segnare il venticinquesimo anniversario dell’organizzazione. Al tavolo erano presenti i leader dei dieci Stati membri: Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Al summit “SCO Plus” hanno inoltre partecipato numerosi Paesi partner e rappresentanti di organizzazioni internazionali.
Nata nel 2001 dall’evoluzione dello Shanghai Five, la SCO aveva inizialmente un obiettivo prevalentemente regionale: consolidare la fiducia reciproca lungo le frontiere e affrontare terrorismo, separatismo ed estremismo. In venticinque anni, però, l’organizzazione è profondamente cambiata. L’ingresso di India e Pakistan nel 2017, dell’Iran nel 2023 e della Bielorussia nel 2024 ha trasformato la SCO in una piattaforma che attraversa l’intera Eurasia, dall’Europa orientale all’Asia meridionale e dal Medio Oriente alla Cina.
Oggi il gruppo rappresenta circa il 43% della popolazione mondiale e il 23% dell’economia globale. Numeri che spiegano perché la SCO non possa più essere considerata semplicemente un’organizzazione regionale centroasiatica.

La “Shanghai Spirit” e la costruzione di un ordine multipolare

Il presidente cinese Xi Jinping ha utilizzato l’anniversario per rilanciare la visione cinese della SCO. Nel suo intervento a Biškek ha definito i 25 anni dell’organizzazione una prova della validità della cosiddetta “Shanghai Spirit”, fondata su fiducia reciproca, beneficio condiviso, uguaglianza, consultazione, rispetto della diversità delle civiltà e sviluppo comune.
Secondo Xi, l’esperienza più importante della SCO è aver costruito una forma di cooperazione basata su non-allineamento, non-confronto e assenza di un Paese terzo come bersaglio. Pechino presenta quindi la SCO non come un’alleanza contrapposta all’Occidente, ma come un modello alternativo di governance internazionale.
Il passaggio è politicamente significativo. La Cina sta cercando di trasformare la propria crescente centralità economica in una più ampia capacità di orientamento delle istituzioni internazionali. Nel suo discorso alla riunione “SCO Plus”, Xi ha collegato esplicitamente il futuro dell’organizzazione alla costruzione di un mondo multipolare più “giusto ed equo”, criticando implicitamente le forme di unilateralismo e di egemonia.
La SCO diventa così uno dei laboratori attraverso cui Pechino sperimenta una diplomazia diversa da quella delle tradizionali alleanze occidentali: meno basata sulla subordinazione formale e più sulla convergenza degli interessi.

Mosca: la SCO come centro della nuova multipolarità

Per la Russia, il vertice di Biškek ha avuto un significato ancora più evidente.
Vladimir Putin ha descritto la SCO come uno dei centri indipendenti e influenti del nascente mondo multipolare, sottolineando la trasformazione dell’organizzazione da piccolo meccanismo di sicurezza centroasiatico a una delle principali strutture regionali del sistema internazionale.
La prospettiva russa è però caratterizzata da una duplice esigenza. Da una parte, Mosca vuole utilizzare la SCO per dimostrare che le pressioni occidentali non hanno prodotto il suo isolamento internazionale. Dall’altra, deve evitare che l’organizzazione diventi semplicemente uno strumento della crescente influenza cinese in Eurasia.
Non è casuale che Putin abbia insistito sulla necessità di un’espansione graduale, evitando che la SCO diventi una struttura “amorfa”. La Russia sostiene l’allargamento, ma vuole preservare la capacità dell’organizzazione di mantenere una certa coesione politica.
Mosca ha inoltre riportato al centro dell’agenda il tema finanziario. Putin ha sostenuto la necessità di sviluppare strumenti finanziari della SCO meno dipendenti dai sistemi occidentali e ha chiesto che la futura banca di sviluppo dell’organizzazione sia il più possibile autonoma dai sistemi finanziari utilizzati come strumenti di pressione.
È la prosecuzione di una linea già emersa nei precedenti vertici: aumentare l’uso delle valute nazionali, sviluppare infrastrutture finanziarie alternative e ridurre la vulnerabilità alle sanzioni.

India: dentro la SCO, ma senza entrare in un blocco

È probabilmente l’India il Paese che meglio dimostra quanto sia complesso definire la SCO come un semplice “blocco antioccidentale”.
Modi continua a considerare l’organizzazione uno strumento utile per mantenere aperti i canali con Cina, Russia, Iran e Asia centrale. Ma New Delhi non ha abbandonato la propria tradizionale autonomia strategica e continua contemporaneamente a coltivare i rapporti con gli Stati Uniti, il Quad e le altre democrazie dell’Indo-Pacifico.
A Biškek questa posizione è emersa con particolare chiarezza. Modi ha insistito sulla necessità di risolvere i conflitti attraverso il dialogo e ha utilizzato il vertice anche per ribadire la posizione indiana contro il terrorismo transnazionale. Parallelamente, il premier indiano ha incontrato Putin e ha chiesto che la guerra in Ucraina venga portata verso la fine.
La distanza rispetto a Mosca e Pechino è quindi evidente: l’India partecipa alla SCO, ma non intende trasformare la propria partecipazione in un allineamento strategico.
È proprio questa ambivalenza a rendere la SCO interessante. La sua forza non deriva dalla capacità di produrre una posizione comune su tutto, ma dalla capacità di mettere attorno allo stesso tavolo attori che appartengono a sistemi strategici differenti.

Iran, Ucraina e la questione dell’Occidente

Il contesto internazionale nel quale si è svolto il vertice ha reso ancora più evidente questa dinamica.
La guerra in Ucraina, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, le sanzioni economiche e la crescente competizione commerciale hanno prodotto una situazione nella quale numerosi membri della SCO condividono una percezione di vulnerabilità nei confronti del sistema internazionale dominato dalle potenze occidentali.
Il caso iraniano è particolarmente significativo. La Dichiarazione di Biškek ha condannato gli attacchi militari contro l’Iran e ha criticato le sanzioni, assumendo una posizione particolarmente netta rispetto alla pressione esercitata da Washington e dai suoi alleati.
Ma anche qui è necessario evitare una lettura semplicistica. La posizione comune sulla questione iraniana non significa che Cina, India, Russia e gli altri membri condividano la stessa strategia internazionale.
La SCO non dispone infatti di una clausola di mutua difesa paragonabile all’articolo 5 della NATO. Non è un’alleanza militare. Le sue decisioni si basano sul consenso e l’organizzazione non possiede strumenti sovranazionali in grado di imporre agli Stati membri una politica estera comune.
Ed è proprio questa caratteristica a rappresentarne contemporaneamente la forza e il limite.

Ventotto accordi e una nuova agenda economica

I Paesi membri hanno adottato la Dichiarazione di Biškek numerosi documenti dedicati a sicurezza, infrastrutture, energia, tecnologia, ambiente e commercio. Tra gli accordi figurano il programma contro la diffusione delle droghe sintetiche fino al 2030, iniziative sulla biodiversità e sulla tecnologia verde, nonché un piano per lo sviluppo di porti e centri logistici nel periodo 2026-2030.
Particolarmente importante è l’attenzione dedicata alle infrastrutture digitali. I membri hanno approvato il concetto per la creazione di centri regionali di dati, capacità di calcolo e sviluppo dell’industria dell’intelligenza artificiale.
È un passaggio che indica come la SCO stia progressivamente superando la tradizionale agenda securitaria. La competizione internazionale non riguarda più soltanto confini e armamenti, ma anche reti logistiche, energia, dati, intelligenza artificiale e infrastrutture tecnologiche.

La SCO non è ancora un blocco antioccidentale

Una parte dell’analisi occidentale tende a leggere la SCO come il nucleo di una possibile coalizione antiamericana. La realtà è più complessa. Un’analisi pubblicata dalla Carnegie Endowment for International Peace sottolinea come sia riduttivo interpretare la SCO esclusivamente come il risultato della sostituzione dell’influenza russa con quella cinese in Asia centrale: la storia dei rapporti sino-russi nella regione è molto più articolata.
Anche Foreign Policy, alla vigilia del vertice, evidenziava il crescente peso cinese nell’organizzazione ma sottolineava contemporaneamente le difficoltà dell’India nel confrontarsi con una SCO sempre più influenzata da Pechino.
La fotografia di Biškek racconta dunque una realtà diversa da quella di un nuovo Patto di Varsavia. Xi, Putin e Modi possono apparire insieme nella stessa fotografia senza perseguire necessariamente lo stesso obiettivo strategico.
La Russia vuole preservare il proprio ruolo di grande potenza eurasiatica. La Cina punta a costruire una maggiore centralità economica e diplomatica. L’India vuole evitare di essere intrappolata in uno schieramento e contemporaneamente ampliare il proprio spazio di manovra. L’Iran cerca sostegno politico e strumenti per aggirare l’isolamento. Gli Stati dell’Asia centrale, infine, cercano di massimizzare i vantaggi derivanti dalla competizione tra grandi potenze senza diventare satelliti di nessuna di esse.

Il vero successo della SCO: restare insieme

A venticinque anni dalla sua nascita, il risultato più importante della Shanghai Cooperation Organisation potrebbe dunque essere meno ambizioso, ma più concreto, di quanto suggerisca la retorica del “nuovo ordine mondiale”.
La SCO non ha creato un’alleanza militare, non ha costruito una politica estera comune e non ha risolto le controversie tra i suoi membri. India e Pakistan continuano a essere rivali; Cina e India mantengono profonde divergenze territoriali e strategiche; Russia e Cina collaborano sempre più strettamente ma non hanno interessi identici in Asia centrale.
Eppure, dopo venticinque anni, la SCO è ancora in espansione e riesce a far sedere allo stesso tavolo alcune delle principali potenze del continente. La SCO è molto più vicina a un forum di coordinamento e di negoziazione tra interessi differenti che a un blocco geopolitico compatto.

Da Shanghai a Bishkek: quale SCO nei prossimi 25 anni?

Se la SCO riuscirà a trasformare i numerosi accordi firmati a Biškek in infrastrutture, corridoi commerciali, sistemi finanziari, cooperazione energetica e capacità tecnologiche condivise, potrà diventare uno dei principali pilastri istituzionali dell’Eurasia.
Se invece continuerà a produrre soprattutto dichiarazioni politiche e incontri bilaterali, resterà un’importante piattaforma diplomatica, ma non una vera alternativa all’architettura internazionale esistente.
La Shanghai Cooperation Organisation non è ancora il blocco che sostituirà l’Occidente, ma è ormai qualcosa di più di un semplice forum regionale. È uno spazio nel quale Cina, Russia, India, Iran e le potenze centroasiatiche stanno sperimentando nuove forme di cooperazione in un sistema internazionale sempre più frammentato.
A venticinque anni dalla sua nascita, la domanda non è più se la SCO conti.
La domanda è quanto riuscirà a trasformare il proprio peso demografico, economico e geopolitico in potere istituzionale.


Foto copertina: Biškek, 1 settembre 2026. I leader degli Stati membri della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) durante la foto di gruppo del 26° Consiglio dei Capi di Stato dell’organizzazione, riunito nella capitale kirghiza in occasione del 25° anniversario della SCO. fonte: Xinhua/Wang Ye.