Trump all’attacco: “L’Onu non serve a nulla”

US President Donald Trump delivers his speech to the 80th session of the United Nations General Assembly at UN headquarters in New York, United States, Tuesday, September 23, 2025. (AAP Image/Lukas Coch) NO ARCHIVINGNo Use Australia. No Use New Zealand.

Dal palco dell’Assemblea Generale, il presidente Usa Trump accusa l’ONU di inefficienza, attacca la “truffa del clima” e si scaglia contro i riconoscimenti internazionali alla Palestina, isolando di fatto Washington e Israele nello scacchiere globale.


Donald Trump è tornato a scagliarsi contro le Nazioni Unite, scegliendo stavolta lo stesso palco dell’Assemblea Generale per lanciare un attacco senza precedenti. “Le uniche due cose che ho ricevuto dall’Onu sono una pessima scala mobile e un gobbo rotto”, ha esordito il presidente, con tono sprezzante. Da lì in avanti, il discorso si è trasformato in una lunga invettiva contro l’organizzazione, accusata di non avere alcuna efficacia nella gestione delle crisi internazionali. “Che senso hanno le Nazioni Unite?”, ha incalzato Trump, bollando come “parole vuote” le dichiarazioni ufficiali, prive a suo dire di conseguenze concrete sui teatri di guerra.

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Il presidente ha poi rievocato con sarcasmo il suo tentativo fallito di rinnovare la sede dell’organizzazione, fermandosi persino a criticare scelte architettoniche come le terrazze al posto dei pavimenti in marmo. In un crescendo polemico, ha accusato l’Onu di essere parte attiva nella crisi migratoria, arrivando a sostenere che l’organizzazione non solo non risolva i problemi globali, ma ne crei di nuovi. Ha parlato di paesi “in rovina” per colpa di un’istituzione che, secondo lui, starebbe finanziando un attacco diretto ai confini dell’Occidente. Nel suo discorso non sono mancati affondi contro la transizione ecologica: Trump ha liquidato il cambiamento climatico come una “truffa” e descritto le rinnovabili come un costo maggiore rispetto ai combustibili fossili.
Il clima internazionale attorno a lui, tuttavia, è profondamente cambiato. Mentre Trump discreditava l’Onu, molti Stati membri si muovevano in direzione opposta: Francia, Regno Unito e numerosi alleati occidentali hanno deciso di riconoscere formalmente lo Stato di Palestina, seguendo la strada già percorsa da Russia e Cina decenni fa. Con circa 156 Paesi sui 193 membri a favore del riconoscimento, Stati Uniti e Israele si trovano oggi sempre più isolati. Nonostante i rapporti altalenanti con Netanyahu, Trump ha bollato queste decisioni come una “ricompensa per Hamas”, promettendo che Washington userà il proprio veto in Consiglio di Sicurezza. L’amministrazione americana è arrivata persino a negare i visti a Mahmoud Abbas e alla delegazione palestinese, costretti così a intervenire da remoto.

Eppure l’isolamento non sembra turbare il presidente, che dal podio dell’Assemblea ha rivendicato il suo ruolo di “fermatore di guerre” e ricordato i numerosi leader mondiali che, pur criticandolo, cercano di ingraziarselo con lusinghe e gesti di deferenza. Per Trump, questi atteggiamenti sono la prova della sua forza negoziale, anche se in realtà nascondono un crescente disagio tra gli alleati, preoccupati dai suoi toni autoritari in un’epoca segnata da tensioni e conflitti diffusi.

Il ritorno di Trump all’Onu, sei anni dopo la sua prima apparizione, ha messo in evidenza quanto sia cambiata la sua posizione nello scenario internazionale. All’epoca era un outsider imprevisto, guardato con scetticismo e ironia; oggi è un leader rieletto, sicuro di sé, deciso a ridisegnare gli equilibri globali. La sua amministrazione ha ridotto i fondi per il bilancio delle Nazioni Unite, sospeso i finanziamenti agli aiuti umanitari e alle missioni di peacekeeping, e ritirato gli Stati Uniti da diverse agenzie multilaterali, dall’Unesco all’Organizzazione mondiale della sanità. Per Trump, le istituzioni nate nel dopoguerra hanno ormai un ruolo marginale, in un mondo in cui il peso degli Stati Uniti deve essere affermato con logiche bilaterali, pressioni economiche e rapporti di forza diretti.

Così, nel pieno delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, il presidente degli Stati Uniti ha trasformato il podio di marmo verde in un palcoscenico personale, incarnando – più che contestando – la crisi stessa del multilateralismo.


Foto copertina: l’intervento di Trump all’Onu