World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in Medio Oriente e Nord Africa? Notizie dal 1° al 30 aprile 2026.
Iran: Il 21 aprile il presidente Donald Trump ha prorogato la tregua tra gli Stati Uniti e l’Iran, proprio mentre questa stava per scadere. Ha annunciato che la proroga sarebbe durata fino a quando i negoziatori iraniani non avessero raggiunto una «proposta comune» per i colloqui di pace, che erano giunti a un punto morto. I due Paesi hanno raggiunto un cessate il fuoco il 6 aprile dopo quasi sei settimane di attacchi. Nelle ore precedenti l’annuncio del cessate il fuoco, Trump aveva minacciato che «un’intera civiltà sarebbe morta quella notte» se l’Iran non avesse raggiunto un accordo con gli Stati Uniti. Trump ha dichiarato sui social media che avrebbe «sospeso i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran» a condizione che Teheran riaprisse completamente e immediatamente lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, il giorno dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, l’Iran ha dichiarato di aver nuovamente chiuso lo stretto a seguito dei continui attacchi israeliani contro obiettivi di Hezbollah in Libano.
Emirati Arabi Uniti: gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la decisione di uscire dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC e OPEC+), con effetto dal 1° maggio 2026. Sebbene questa decisione rifletta la visione strategica ed economica a lungo termine perseguita dagli Emirati, l’uscita dall’OPEC rischia di aggravare la frattura con l’Arabia Saudita, la cui economia è strettamente legata a quella degli Emirati.
Gli Emirati Arabi Uniti erano il terzo produttore dell’OPEC, rappresentando circa il 12 per cento della produzione totale. Questo indebolisce ulteriormente l’organizzazione che, con la guerra in corso, sta vivendo una crisi di legittimità.
Libano: Il 16 aprile il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che i leader di Israele e del Libano hanno concordato un cessate il fuoco di 10 giorni, entrato in vigore lo stesso giorno.
Giovedì ha annunciato che la tregua sarebbe stata prorogata di tre settimane a seguito di nuovi colloqui tra gli inviati dei due paesi a Washington. Nonostante il cessate il fuoco, gli attacchi non cessano. Il Ministero della Salute libanese ha dichiarato che gli attacchi israeliani sferrati domenica nel Paese hanno causato la morte di 14 persone, tra cui due bambini e due donne, e il ferimento di 37 persone. Secondo quanto riferito da un osservatorio globale sulla fame, nei prossimi mesi oltre un milione di persone in Libano rischia di trovarsi ad affrontare una crisi di insicurezza alimentare a causa della ripresa del conflitto e degli sfollamenti di massa.
Stretto di Hormuz: Secondo quanto riportato, gli Stati Uniti mirano a formare una coalizione internazionale per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha approvato la creazione del Maritime Freedom Construct (MFC), descritto come un’iniziativa congiunta del Dipartimento di Stato americano e del Pentagono.
Il piano, riportato dal Wall Street Journal e dall’agenzia di stampa Reuters, è descritto in dettaglio in un documento inviato alle ambasciate americane per cercare di raccogliere sostegno internazionale per il progetto.
Bahrain: Il Bahrein ha revocato la cittadinanza a 69 persone per quella che ha definito «solidarietà con gli atti ostili dell’Iran» e «collaborazione con entità straniere», secondo quanto dichiarato in un comunicato dal Ministero dell’Interno del regno.
Il ministero ha precisato che tra le 69 persone figurano gli imputati e i loro familiari, e che tutti sono di origine non bahreinita. La decisione si basa sull’articolo 10/3 della Legge sulla Nazionalità che prevede la revoca della cittadinanza in caso di “danno agli interessi del Regno o agisca in modo contrario al dovere di lealtà nei suoi confronti.”
Tunisia: Martedì il presidente tunisino Kais Saied ha destituito la ministra dell’Energia Fatma Thabet, in un clima di crescente polemica sui progetti relativi alle energie rinnovabili che saranno sottoposti al voto del Parlamento. Saied ha dichiarato di aver incaricato il ministro dell’Edilizia abitativa e delle Infrastrutture, Salah Eddine Zouari, di assumere temporaneamente la guida del ministero. Non sono state fornite spiegazioni dettagliate in merito alla decisione.
La mossa arriva mentre il governo di Saied cerca di far approvare i disegni di legge sulle energie rinnovabili, che saranno sottoposti al voto in Parlamento.
Israele: Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle sue forze armate di «attaccare con forza gli obiettivi di Hezbollah» in Libano, due giorni dopo la proroga di tre settimane del cessate il fuoco. La direttiva è stata seguita da nuovi attacchi israeliani, dopo che sabato almeno sei persone erano state uccise in bombardamenti sul Libano meridionale.
Ulteriori scontri transfrontalieri tra le due parti hanno messo a dura prova l’accordo di tregua, mettendo in evidenza la precarietà del cessate il fuoco. L’accordo ha solo comportato una riduzione degli scontri piuttosto che una loro completa cessazione.
Turchia: il presidente Tayyip Erdogan ha affermato che il processo di pace volto a porre fine al conflitto decennale tra la Turchia e i militanti curdi sta procedendo in un «clima positivo», dopo le critiche mosse dai parlamentari filo-curdi.
Intervenendo in Parlamento, Erdogan ha affermato che i recenti passi compiuti hanno portato il processo a una fase più delicata, a seguito dell’approvazione di una relazione della commissione parlamentare che delinea una tabella di marcia per le riforme legislative, parallelamente allo scioglimento del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), dichiarato fuorilegge.
Siria: Il Ministero dell’Interno siriano ha dichiarato di aver arrestato il principale sospettato del massacro di Tadamon del 2013, uno dei peggiori atti di violenza attribuiti all’ex governo di Bashar al-Assad, in cui persero la vita 288 civili. Il ministero ha diffuso un filmato dell’arresto di Amjad Yousef nella zona della pianura di Al-Ghab, nella provincia di Hama, nella Siria occidentale, vicino alla sua città natale. Yousef si nascondeva lì dalla caduta di Assad alla fine del 2024, ha riferito a Reuters una fonte della sicurezza.
Pakistan: Il Pakistan ha sospeso un accordo da 1,5 miliardi di dollari per la fornitura di armi e aerei da combattimento al Sudan dopo che l’Arabia Saudita ha chiesto la rescissione dell’accordo e ha dichiarato che non avrebbe finanziato l’acquisto, secondo quanto riferito da due fonti della sicurezza pakistane e da una fonte diplomatica. Secondo quanto riportato, l’accordo era nelle fasi finali ed era stato mediato dall’Arabia Saudita, ma non era stato reso noto alcun tipo di finanziamento. L’Arabia Saudita è uno degli alleati più stretti del Pakistan e il loro rapporto si è rafforzato, lo scorso anno, grazie alla firma di un patto di difesa reciproca.
Iraq: Nel corso di aprile il governo di Baghdad ha intensificato le operazioni di sicurezza contro cellule residue dello Stato Islamico nelle province di Kirkuk e Diyala. Le forze irachene hanno condotto raid mirati e arrestato diversi sospetti, mentre persistono attacchi sporadici contro infrastrutture e posti di blocco. La minaccia jihadista resta contenuta ma non eliminata, soprattutto nelle aree rurali e contese.
Qatar: Doha ha rafforzato il proprio ruolo diplomatico come mediatore regionale, ospitando nuovi colloqui indiretti tra Stati Uniti e attori mediorientali sul dossier iraniano e sulla sicurezza marittima nel Golfo. Il Qatar continua a posizionarsi come interlocutore chiave nei negoziati multilaterali, mantenendo relazioni con attori spesso contrapposti.
Oman: Il Sultanato ha rilanciato iniziative di mediazione tra Iran e Paesi occidentali, proponendo nuovi canali informali per sbloccare i negoziati sul nucleare e sulla sicurezza regionale. Muscat conferma la propria tradizionale politica estera neutrale e orientata alla de-escalation.
Giordania: Amman ha espresso crescente preoccupazione per le tensioni ai confini settentrionali con la Siria, rafforzando la presenza militare per contrastare traffici illeciti e infiltrazioni di gruppi armati. Le autorità segnalano un aumento del contrabbando, in particolare di droga, lungo la frontiera.
Kuwait: Il governo kuwaitiano ha annunciato riforme economiche mirate a diversificare le entrate statali e ridurre la dipendenza dal petrolio. Tra le misure previste figurano investimenti nel settore privato e nuove politiche fiscali, in linea con strategie simili adottate da altri Paesi del Golfo.
Yemen: La situazione umanitaria resta critica nonostante una relativa diminuzione delle ostilità su larga scala. Scontri locali e tensioni tra fazioni continuano a ostacolare gli sforzi di pace, mentre milioni di persone rimangono dipendenti dagli aiuti internazionali.













