La guerra in Ucraina sembra lontana dalla conclusione, poiché persistono divergenze significative da entrambe le parti.
Gli sviluppi più recenti del conflitto in Ucraina sembrano aver riaperto la strada diplomatica tra le parti. Nel corso della guerra, i maggiori contatti si sono osservati in due grandi occasioni, ossia l’accordo sul grano ucraino[1] e gli scambi di prigionieri.. L’apice più recente è costituito dall’incontro bilaterale tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, avvenuto in data 15 agosto nella base aerea statunitense di Elmendorf-Richardson ad Anchorage, in Alaska[2].
A tale incontro, che ha costituito una rivitalizzazione[3] dell’immagine di Putin, è seguito quello del 18 agosto alla Casa Bianca dei leader di Ucraina, Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Finlandia, Commissione Europea e NATO[4]. La mole diplomatica mossa in quei tre giorni di metà agosto ha sollevato nuovamente l’attenzione sul conflitto in Ucraina, soprattutto grazie alle dichiarazioni del Presidente Trump concernenti una possibile fine della guerra entro un orizzonte temporale breve. La possibilità paventata dallo stesso Presidente degli Stati Uniti di un incontro bilaterale tra il Presidente ucraino Zelens’kyj e il Presidente russo Putin entro la fine di agosto[5] sembrava rafforzare tale tesi. A ciò sono però seguite le smentite del Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il quale ha posto tale incontro come “improvvisato”[6]. Il più recente “invito” a Mosca dello stesso Vladimir Putin nei confronti di Zelens’kyj è risultato poco convincente per il Presidente ucraino[7].
Oltre a ciò, si è parlato intensamente di “territori” come oggetto di un possibile accordo di pace tra le due parti, ma anche quest’ultimo punto è sembrato essere stato declinato dall’amministrazione ucraina[8].
Difatti, sia la Russia che l’Ucraina non sembrano aver trovato, sino ad ora, punti di contatto per il perseguimento e l’implementazione di un cessate il fuoco o di un accordo di pace. Le rispettive visioni risultano essere contrastanti e vi sono fattori “strutturali” alla base di tali disaccordi. Inoltre, le contingenze internazionali e la posizione di altri attori complicano il raggiungimento di una pace tra russi e ucraini. Come accennato in precedenza, sembra che tutto si muova affinché tutto resti immobile o, per lo meno, in una condizione di zero sum.
Zelens’kyj persegue una linea ferma volta ad assicurarsi maggiori garanzie di sicurezza possibili[9] – l’aspirazione massima sarebbe costituita dall’ingresso non solo nell’Unione Europea ma soprattutto nell’Alleanza Atlantica – in modo da contrastare un ravvivarsi delle tensioni con la Russia. Nel solco di una tradizione consolidata di politica estera votata alla mediazione piuttosto che allo scontro, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato la possibilità di un’Ucraina fuori dalla NATO, ma attraverso l’applicazione di garanzie simili all’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico[10].
Dall’altro lato, Putin insiste su quelle che sono le “radici del conflitto”, le quali “devono essere rimosse”[11]. Inoltre, il perseguimento di una pace o di un cessate il fuoco non potrebbe giungere attraverso un accordo stipulato direttamente con Zelens’kyj, considerato un Presidente illegittimo, a differenza della Rada, ossia il parlamento ucraino[12].
Nel resoconto presentato al governo, il Presidente Putin ha dichiarato: […] I would like to note from the outset that the visit was timely and quite useful. We discussed our interactions in virtually all their aspects with a focus, of course, on achieving a fair resolution of the Ukraine crisis. We certainly had an to discuss the origins and causes of this crisis, which we did. It is the removal of these root causes that must underlie the settlement […].[13]
Entrambe le costituzioni dei rispettivi Paesi prevedono che i territori della contesa (le regioni di Donetsk’, Lugansk’, Zaporizhzhya, Kherson e la Crimea) siano parte integrante dei propri confini, attraverso delle interpretazioni giuridiche differenti[14]. In più, la questione identitaria (sia ucraina quanto russa) costituisce un punto focale delle narrative portate avanti dalle due amministrazioni e ciò affonda le proprie radici negli echi più profondi della storia, pertanto non riconducibili immediatamente agli eventi scatenanti della guerra (come Euromaidan, le leggi sulla lingua, l’annessione della Crimea o l’invasione dell’Ucraina, per citare alcuni tra gli eventi periodizzanti del conflitto)[15].
La posizione del Cremlino
Come ribadito spesso da Putin e dai funzionari del governo russo, l’obiettivo primario è quello di eradicare le radici profonde del conflitto. Tale formula, nella vaghezza di cui si contraddistingue, pone alla base la cosiddetta “denazificazione”[16] dell’Ucraina e la lotta alla russofobia[17], ossia i presupposti che hanno giustificato l’invasione del 24 febbraio del 2022. Nella retorica del Cremlino, parlare di denazificazione e russofobia consiste nel definire l’Ucraina come uno Stato che commette crimini nei confronti della popolazione russa, in particolar modo nelle aree della regione del Donbass, teatro degli scontri sin dal 2014.
Sono numerosi gli interrogativi in merito alla definizione di popolo russo in quanto tale, poiché le categorie che si potrebbero prendere in considerazione posseggono contraddizioni interne che minano il concetto dalle sue stesse basi. Se si dovesse considerare il popolo russo come quella massa di individui russofona, si dovrebbe pensare ad una generale volontà di Mosca di assoggettare tutte le etnie presenti negli Stati confinanti, anche quelle non dichiaratamente russe (come kazaki, chirghisi o tagiki), in quanto nei territori dell’ex Unione Sovietica il russo costituisce la lingua veicolare[18]. Il tema della lingua è un tema identitario per qualsiasi società contemporanea e, pertanto, per la Russia e l’Ucraina in modo inevitabile. Le acredini generate dall’approvazione delle “leggi sulla lingua”[19] da parte della Rada ucraina – definite “leggi russofobe” dalle autorità russe – pongono un fattore identitario alla base spesso di difficile comprensione all’interno delle società degli Stati occidentali, molto più omologate. In una recente intervista, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito che: […]It is no less important to ensure the restoration and observance of human rights in the territories remaining under the control of the Kiev regime, which, as I noted earlier, is exterminating everything connected with Russia, Russians, and Russian-speaking people, including the Russian language, culture, traditions, canonical Orthodoxy, and Russian-language media. Today, Ukraine is the only country where the use of the language spoken by a significant portion of the population has been outlawed.[…][20]
In un’area del mondo dove la lingua definisce in modo pervasivo la società stessa, sia per gli ucraini sia per i russi, non ci si può esimere dal considerarlo. Storicamente, gli autori delle letterature russa e ucraina hanno contribuito alla creazione di una coscienza collettiva che riunisse i popoli sotto un’identità comune, permeando il modo di concepire la realtà, in quanto la lingua costituisce il modo attraverso il quale la realtà è veicolata. Le opere di Fedor Dostoevskij o di Taras Shevchenko hanno risposto a questa tensione latente nelle società russa e ucraina. Quando Boris Pasternak scrisse “Il Dottor Živago”, la sfida venne costituita dall’implementazione della nuova lingua russa riformata[21] in epoca sovietica, adoperando un’opera di ri-contestualizzazione della propria identità. Con la fine dell’esperienza sovietica, la creazione di un nuovo tipo di realtà sociopolitica presumeva una responsabilità definitoria molto elevata e, conseguentemente, una sfida da accogliere[22].
La “questione ucraina” risuona all’interno della Russia sin dai primi anni Novanta. La risoluzione concernente il riconoscimento dell’illegalità del passaggio della Crimea dai confini amministrativi della RSFS Russa alla RSS Ucraina (e l’indiretta affermazione della sovranità russa al di sopra della penisola di Crimea) costituisce un esempio storico fondamentale per comprendere il fenomeno[24]. Come si può evincere dalla storia, tali atti dell’assemblea russa costituivano motivi di tensione sia tra la Russia e l’Ucraina – che firmarono il Memorandum di Budapest del 1994[25], in cui si scambiavano le armi nucleari con la sicurezza – sia tra i poteri della Russia stessa, ossia il Presidente e il Parlamento.
Una tale digressione storica, seppur breve, si rende necessaria per lasciar comprendere come la nozione semplicistica di “radici profonde” si rifaccia ad un sostrato storico e politico complesso, le cui “radici” di fatto sono complesse a loro volta.
In quegli stessi anni Novanta, si generò il mito della broken promise tra Stati Uniti e Russia, tuttora oggetto di discussioni[26]. La presunta promessa, mai formalizzata, di evitare un allargamento della NATO ad est – spesso rivendicata dal Cremlino e dai sostenitori delle ragioni della Russia – costituisce un pilastro, seppur con basi anch’esse poco solide, del conflitto e, allo stesso tempo, uno dei più rilevanti motivi di frizione e contrasto che limano la possibilità di una conclusione negoziata della guerra.
Si può immaginare come la possibilità di un Ucraina all’interno dell’Alleanza Atlantica rappresenterebbe per Mosca una sconfitta strategica, politica e valoriale di dimensioni ingenti. Tale possibilità, paventata a partire dal summit NATO del 2008 a Bucarest[27], seppur poco concreta, ha generato un risentimento elevato all’interno dell’amministrazione putiniana. Si consideri come il progetto politico di Vladimir Putin consista nel far sì che la Russia possa essere considerata una grande potenza al pari delle altre e, secondo un’interpretazione fortemente realista delle relazioni internazionali, tale potenza dovrebbe essere esercitata soprattutto all’interno di uno spazio geopolitico definito[28].
Un simile spazio è riscontrabile nell’area che corrisponde alla Comunità degli Stati Indipendenti[29], organizzazione internazionale sempre più marginale, ma che aiuta a comprendere la visione egemonica della Russia[30]. Nata negli anni Novanta come contenitore di raccordo tra i nuovi Stati usciti dall’esperienza sovietica, nel tempo la CSI ha visto il suo ruolo sempre più marginalizzato. In esso, la Russia ha cercato di giocare il proprio ruolo di egemone regionale, in diverse fasi e in diversi momenti. Attualmente, esso corrisponde agli Stati su cui la Russia proietta la propria azione di politica estera in modo diretto e l’Ucraina rientra in una tale area.
La “promessa infranta” e la “sindrome di accerchiamento”[31] costituiscono l’artificio narrativo che individua, pertanto, l’Occidente a guida statunitense come una diretta minaccia al progetto egemonico regionale russo. La Russia considera la NATO, gli Stati Uniti e gli Stati europei – spesso posti insieme sotto la categoria-ombrello di Occidente, come già detto – come i diretti responsabili del conflitto in Ucraina, in quanto avrebbero per primi “violato” la sovranità russa e gli interessi russi nella regione[32].
Vien da sé che la volontà del Cremlino è quella di riuscire ad ottenere un Ucraina che sia neutrale e demilitarizzata, affinché non possa costituire una minaccia al proprio territorio. Allo stesso tempo, Mosca respinge anche la possibilità della presenza di truppe straniere sul territorio ucraino, in quanto considererebbe tale azione come ostile in un teatro di guerra[33].
La visione di Kyiv
Sulla scia del fallito putsch di agosto che pose fine definitiva al disegno gorbacioviano di un URSS riformata e denominata Unione degli Stati Sovrani, l’indipendenza dell’Ucraina avvenuta nel 1991 ha costituito una vittoria per il nazionalismo ucraino. Il disegno e la volontà di creare uno Stato ucraino indipendente dalla Russia affondano le proprie radici sin dal XIX secolo[34].
Ma come nel resto degli Stati riformatisi dall’esperienza dell’Unione Sovietica, anche in Ucraina le divisioni sulla sorte del nuovo Stato e sulla sua stessa natura sono state complesse. Come accennato in precedenza, se per la Russia il progetto di una nuova visione di Stato e di comunità poteva affondare in un precedente storico ben definito, per l’Ucraina ciò è risultato più complesso. Ciò non perché non ci fossero personalità in grado di comprendere la portata dell’evento o perché non vi fossero esperienze storiche precedenti, tutt’altro. L’Ucraina e alcune importanti figure erano avvezze al potere e alla gestione della cosa pubblica.
L’Ucraina ha costruito, in sintesi, la propria statualità. Ciò non è avvenuto in una direzione che molti osservatori potrebbero definire “occidentale” o “liberal-democratica”, quanto attraverso un percorso proprio di passi in avanti ed errori, ma che hanno contribuito a formare l’Ucraina in quanto tale, ossia come uno Stato volenteroso di affermare la propria sovranità in campo internazionale e con il perseguimento di un proprio ordine incardinato in equilibri locali, per quanto imperfetti[35].
L’Ucraina, a fronte della retorica, ha attraversato fasi alterne di rinvigorimento democratico e di concentrazione del potere. Brevemente, nell’arco di circa 35 anni, l’Ucraina risulta essere uno Stato dinamico internamente. Si ricordino le proteste contro il Presidente Kuchma[36], la rivoluzione arancione del 2004[37], la sollevazione in occasione di ciò che è passato alla storia come “Euromaidan”[38]. Mi riservo dalla spiegazione dei singoli eventi, citati a titolo esemplificativo, a causa della lunghezza e della complessità degli stessi. Specifico che tali eventi sono inseriti per aiutare il lettore a comprendere come, di fatto, l’Ucraina (indicata come il governo e la popolazione in un insieme) abbia cercato di tracciare una propria strada. Un percorso simile ha osservato criticità serie, che includono anche l’avanzamento di prerogative nazionaliste di stampo violento.
Reputo una tale premessa fondamentale, poiché le retoriche contrapposte (russa e “occidentale”, rispettivamente) portate avanti dal 2014 in avanti posseggano un carattere incompleto. Per comprendere le ragioni dell’Ucraina in merito alle sorti della guerra, bisogna osservare nel dettaglio la sua storia più recente.
Gli obiettivi di Kyiv sono chiari: riottenere le terre perdute (Crimea compresa) e poter autodeterminarsi nella scelta delle proprie alleanze e, quindi, della propria posizione sullo scacchiere internazionale. Il piano che il Zelens’kyj ha presentato nel 2024[39] ai sostenitori della causa ucraina cercava di mirare, inoltre, all’ingresso nella NATO. Tale prospettiva risulta essere quella più dibattuta, poiché costituisce uno dei motori del conflitto.
L’obiettivo primario dell’Ucraina consiste nel terminare la guerra attraverso un accordo di pace che sia comprensivo del rispetto della territorialità ucraina e di quelle note come “garanzie di sicurezza”[40]. La nozione è scivolosa, in quanto non costituiscono un corpus ben definito. L’ingresso nella NATO potrebbe rappresentare una di tali garanzie, ma vi sono state anche altre proposte, più o meno vaghe e la cui attuabilità potrebbe essere messa in discussione. Il superamento della logica di Budapest e di Minsk risulta essenziale per Kyiv. Il memorandum del 1994 e i due accordi firmati in Bielorussia hanno dimostrato la propria debolezza, senza garantire la tutela dell’Ucraina in quanto tale. Anche in quegli accordi, in particolar modo nel memorandum di Budapest, le garanzie di sicurezza erano citate e costituivano parte integrante dell’accordo[41]. Le difficoltà nell’inserimento di una tale clausola è tangibile, in quanto l’interpretazione della dicitura “garanzie di sicurezza” è differente a seconda degli schieramenti. Se da un lato, come suddetto, la Russia considera il non ingresso nella NATO e la smilitarizzazione ucraina come una “garanzia”[42], dall’altro l’Ucraina auspica l’esatto opposto.
Le posture internazionali
Il conflitto in Ucraina ha suscitato una rottura degli equilibri delle relazioni internazionali, di quelle tra Occidente e Russia, quelle euro-russe e quelle transatlantiche. Secondo una considerazione più approfondita, simili disequilibri risultano essere una conseguenza delle politiche e degli atteggiamenti che hanno caratterizzato il mondo post-bipolare e l’invasione dell’Ucraina costituirebbe una diretta conseguenza delle logiche che governavano il mondo. Questioni irrisolte, decisioni unilaterali e ridimensionamento dei ruoli: potrebbero descriversi così gli ultimi 35 anni di sistema internazionale.
Succintamente, il transatlantic bargain ora messo in pesante discussione ha osservato un’accelerazione della crisi – o della modifica dei rapporti – grazie alla guerra in Ucraina. Si osservano, brevemente, due principali direttrici rappresentate dagli Stati Uniti, da un lato, mentre dall’altro vi sono l’Unione Europea e gli Stati europei.
Come noto, l’atteggiamento degli Stati Uniti in merito alla guerra in Ucraina è mutato nel tempo. Dall’attivismo anti-autocratico della Presidenza Biden al “transattivismo”[43] dell’amministrazione Trump. Allo stato attuale, per gli Stati Uniti il conflitto in Ucraina non rappresenta una sfida “esistenziale” come la retorica del Presidente Biden lasciava trasparire[44]. Piuttosto, esso rientra in una serie di tensioni frutto del disordine del mondo che gli Stati Uniti provano, più o meno convintamente, a far concludere, adottando un approccio che ponga al centro l’interesse statunitense e che si coniughi nella mediazione statunitense tra le due parti, affinché si giunga ad un accordo.
L’atteggiamento degli Stati europei e dell’UE risponde ad una logica diversa. Nel Vecchio Continente vi è un approccio duplice: tiepido (se non di ostilità) o di coinvolgimento. La postura di Stati come l’Ungheria o la Slovacchia[45], i cui interessi nell’approvvigionamento di gas russo costituiscono un punto nevralgico delle proprie agende di politica estera, è quello di non garantire un pieno appoggio all’Ucraina.
Paesi come la Germania, la Francia, l’Italia o il Regno Unito risultano invece rientrare maggiormente in una visione comune, seppur con distanze considerevoli su alcuni punti. La percezione generale è quella di considerare la guerra in Ucraina come una minaccia esistenziale; pertanto, il supporto militare e diplomatico a Kyiv risponde all’obiettivo di perseguire la sopravvivenza del proprio sistema[46]. Un’eventuale capitolazione dell’Ucraina o di una pace svantaggiosa costituirebbe una sconfitta per i Paesi europei maggiormente coinvolti. La prima metà del 2025 non ha lanciato buoni segnali per gli Stati europei e per l’Ucraina stessa, i quali più volte sembrano essere stati lasciati sullo sfondo e relegati ad un ruolo di comprimari all’interno della risoluzione della guerra[47].
Conclusione
Al momento, il conflitto in Ucraina risulta essere lontano dalla conclusione. La Russia persiste nell’affermare che il principale modo di raggiungere la pace è quello di estirpare “le cause profonde” e di evitare che l’Ucraina entri nell’orbita NATO. L’Ucraina e gli Stati europei convergono sul garantire il rispetto dell’integrità territoriale ucraina e sulle possibili già citate “garanzie di sicurezza”, ma divergono sulla natura di quest’ultime. Gli Stati Uniti a guida trumpiana giocano un ruolo più assertivo, volto più all’imposizione di una fine delle ostilità tra le parti piuttosto che al perseguimento di una pace che tenga conto delle diverse istanze.
Note
[1] United Nations (n.d.). Black Sea Grain Initiative Joint Coordination Center. https://www.un.org/en/black-sea-grain-initiative
[2] Minervini, A. (2025, 18 agosto). L’incontro tra Trump e Putin in Alaska. Opinio Juris. https://www.opiniojuris.it/russia-russia-csi/lincontro-tra-trump-e-putin-in-alaska/
[3] Talò, F.M. (2025, 16 agosto). Trump e Putin ad Anchorage tra fatti e percezioni. ISPI. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/trump-e-putin-ad-anchorage-tra-fatti-e-percezioni-215873
[4] The White House (2025, 18 agosto). American Leaderhsip is back under President Trump. The White House. https://www.whitehouse.gov/articles/2025/08/american-leadership-is-back-under-president-trump/
[5] Magramo, K. Et al. (2025, 20 agosto). August 19, 2025: White House says Putin-Zelensky meeting plans are ‘underway’ following Trump meetings. CNN. https://edition.cnn.com/world/live-news/trump-ukraine-russia-zelensky-putin-08-19-25
[6] The Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation (2025, 24 agosto). Foreign Minister Sergey Lavrov’s interview with NBC, Moscow, August 24, 2025. https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2042813/
[7] TASS (2025, 5 settembre). Putin considers Moscow as best place to meet with Zelensky. TASS. https://tass.com/politics/2012857
[8] The Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation (2025, 24 agosto). Foreign Minister Sergey Lavrov’s interview with NBC, Moscow, August 24, 2025. https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2042813/
[9] President of Ukraine (2025, 25 agosto). Volodymyr Zelenskyy Met with U.S. Special Presidential Envoy General Keith Kellog. https://www.president.gov.ua/en/news/volodimir-zelenskij-proviv-zustrich-zi-specpredstavnikom-pre-99773
[10] Governo Italiano – Presideza del Consiglio dei Ministri (2025, 16 agosto). Ucraina, dichiarazione del Presidente Meloni. https://www.governo.it/it/articolo/ucraina-dichiarazione-del-presidente-meloni/29576
[11] President of Russia (2025, 16 agosto). Joint news conference by the President of Russia and the President of the United States. http://en.kremlin.ru/events/president/news/77793
[12] President of Russia (2025, 5 settembre). Plenary session of the 10th Eastern Economic Forum. http://en.kremlin.ru/events/president/news/77927
[13] President of Russia (2025, 16 agosto). Meeting on the outcomes of the Russia-US summit. http://en.kremlin.ru/events/president/transcripts/77798
[14] Per l’Ucraina: Verkhovna Rada (n.d.). Constitution of Ukraine. https://zakon.rada.gov.ua/laws/main/en/254%D0%BA/96-%D0%B2%D1%80#Text. All’art. 133 del Cap. IX si specifica che “Ukraine is composed of the Autonomous Republic of Crimes, […], Donetsk Oblast […], Zaporizhzhia Oblast […], Luhansk Oblast […], Kherson Oblast […]”. Per la Russia: Конституция РФ (n.d.). Constitution of the Russian Federation. https://constitution.garant.ru/english/. All’art. 65 del Cap. 3 si afferma che “The Russian Federation includes the followifn subjects of the Russian Federation: […] Donetsk’ People’s Republic […], Republic of Crimea, Lugansk’ People’s Republic […], Zaporozhye Region […], Kherson Region […]”.
[15] Walker, N. (2023, 22 agosto). Conflict in Ukraine: A timeline (2014 – eve of 2022 invasion). House of Commons Library. https://researchbriefings.files.parliament.uk/documents/CBP-9476/CBP-9476.pdf e Walker, N. (2025, 22 agosto). Conflict in Ukraine: A timeline (current conflict, 2022-present). House of Commons Library. https://researchbriefings.files.parliament.uk/documents/CBP-9847/CBP-9847.pdf
[16] Faulconbridge, G., Soldatkin, V. (2023, 14 dicembre). Putin vows to fight on in Ukraine until Russia achieves its goals. Reuters. https://www.reuters.com/world/europe/putin-tells-russians-war-ukraine-will-go-unless-kyiv-does-deal-2023-12-14/
[17] United Nations (2023, 14 marzo). ‘Russophobia’ Term Used to Justify Moscow’s War Crimes in Ukraine, Historian Tells Security Council. SC/15226. https://press.un.org/en/2023/sc15226.doc.htm Pakhalyuk, K. (2024, 11 ottobre). What Does the Kremlin Mean by ‘Russophobia?’. The Moscow Times. https://www.themoscowtimes.com/2024/10/11/what-does-the-kremlin-mean-by-russophobia-a86664
[18] Khalid, A. (2021). Central Asia – A new history from the imperial conquest to the present. Princeton University Press. (p. 238).
[19] Verkhovna Rada (2019). Law on supporting the functioning of the Ukrainian language as the State language (n. 2704-VIII).
[20] The Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation (2025, 3 settembre). Foreign Minister Sergey Lavrov’s interview with Indonesian newspaper Kompas, September 3, 2025. https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2044621/
[21] Pasternak, B. (2023). Il Dottor Živago (S. Prina, Trad.; 5° ed.). Feltrinelli (Originariamente pubblicato nel 1957).
[22] Kolossov, V. (1999). Ethnic and political identities and territorialities in the post-Soviet space. GeoJournal, 48(2), 71–81. http://www.jstor.org/stable/41147353; HRYTSAK, Y. (1998). National Identities in Post-Soviet Ukraine: The Case of Lviv and Donetsk. Harvard Ukrainian Studies, 22, 263–281. http://www.jstor.org/stable/41036741
[24] Soviet Supremo (1992). Law on “Legal Assessment of the Decisions of the RSFSR State Authorities on the Change of Status of Crimea Adopted in 1954” (n. 2809-1).
[25] United Nations Treaty Collection (2021). Memorandum on security assurances in connection with Ukraine’s accession to the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons. Budapest, 5 December 1994. https://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volume%203007/v3007.pdf (p.165)
[26] Zanchetta, B. (2022, 18 marzo). Did Putin invade Ukraine because of NATOs “broken promise”?. King’s College London. https://www.kcl.ac.uk/did-putin-invade-ukraine-because-of-natos-broken-promise
[27] NATO (2008). Bucharest Summit Declaration (art. 23). https://www.nato.int/cps/en/natolive/official_texts_8443.htm
[28] President of Russia (2007, 10 febbraio). Speech and the Following Discussion at the Munich Conference on Security Policy. http://www.en.kremlin.ru/events/president/transcripts/24034
[29] Eurostat (n.d.). Glossary: Commonwealth of Independent States (CIS). https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Commonwealth_of_Independent_States_(CIS)
[30] Bettanin, F. (2022). La Russia, l’Ucraina e la guerra in Europa. Donzelli Editore (p.24) [31] Bettanin, F. (2022). La Russia, l’Ucraina e la guerra in Europa. Donzelli Editore (p. 28) [32] The Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation (2025, 3 settembre). Foreign Minister Sergey Lavrov’s interview with Indonesian newspaper Kompas, September 3, 2025. https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2044621/
[33] Walker, S. (2025, 5 settembre). Western troops in Ukraine would be ‘legitimate targets’, Putin says. The Guardian. https://www.theguardian.com/world/2025/sep/05/western-troops-ukraine-legitimate-targets-vladimir-putin-says
[34] Magocsi, P.R. (2002). The Roots of Ukranian Nationalism. University of Toronto Press [35] Bettanin, F. (2022). La Russia, l’Ucraina e la guerra in Europa. Donzelli Editore
[36] Donovan, J. (2002, 17 settembre). Ukraine: Thousands Demonstrate Against Kuchma In Kyiv, Around The World https://www.rferl.org/a/1100811.html
[37] Kryzhanivsky, S.A., Stebelsky, I. (n.d.). The Orange Revolution and the Yuschenko presidency. In Britannica. https://www.britannica.com/place/Ukraine/The-Orange-Revolution-and-the-Yushchenko-presidency [06/09/2025]
[38] Kryzhanivsky, S.A., Yerofeyev, I.A. (n.d.). The Maidan protest movement. In Britannica. https://www.britannica.com/place/Ukraine/The-Maidan-protest-movement
[39] Waterhouse, J., Gozzi, L. (2024, 16 ottobre). Zelensky presents ‘victory plan’ to Ukranian parliament. BBC. https://www.bbc.com/news/articles/cd0z8gg5v14o
[40] President of Ukraine (2025, 25 agosto). Strengthening Air Defense, Financing Defense Production, and Security Guarantees: President Met with Germany’s Vice Chancellor. https://www.president.gov.ua/en/news/posilennya-ppo-finansuvannya-oboronnogo-virobnictva-ta-garan-99769
[41] United Nations Treaty Collection (2021). Memorandum on security assurances in connection with Ukraine’s accession to the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons. Budapest, 5 December 1994. https://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volume%203007/v3007.pdf (p.165-172, versione inglese). In particolare veniva affermato:
- The Russian Federation, the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland and the United States of America reaffirm their commitment to Ukraine […], to respect the independence and sovereignty and the existing borders of Ukraine.
- […] reaffirm their obligation to refrain from the threat or use of force […].
[42] Graham, T. (2025, 27 agosto). After Alaska Summit, Putin’s Terms for Peace Remain Largely Unchanged. Council on Foreign Relations. https://www.cfr.org/expert-brief/after-alaska-summit-putins-terms-peace-remain-largely-unchanged
[43] Iovine, F. (2025, 17 febbraio). Europa tra NATO e autonomia strategica: intervista al Generale Giorgio Cuzzelli. Opinio Juris. https://www.opiniojuris.it/nato/europa-tra-nato-e-autonomia-strategica-intervista-al-generale-giorgio-cuzzelli/
[44] AFP News Agency (2022, 2 marzo). Biden says world in ‘battle between democracies and autocracies’ | AFP [Video]. Youtube. https://www.youtube.com/watch?v=AJ6zsR-mMRA
[45] Riviezzo, L.P., Iovine, F. (2025, 3 giugno). Transcarpazia: tra identità ungherese, sospetti di spionaggio e guerra in Ucraina. Opinio Juris. https://www.opiniojuris.it/ungheria-europa/transcarpazia-tra-identita-ungherese-sospetti-di-spionaggio-e-guerra-in-ucraina/
[46] Presidenza del Consiglio dei Ministri (2025, 17 agosto). Il Presidente Meloni partecipa alla riunione in videoconferenza della Coalizione dei Volenterosi https://www.governo.it/it/articolo/il-presidente-meloni-partecipa-alla-riunione-videoconferenza-della-coalizione-dei
[47] Iovine, F. (2025, 3 marzo). Summit di Londra: il motore esterno potrebbe rafforzare l’Europa?. Opinio Juris. https://www.opiniojuris.it/ucraina/summit-di-londra-il-motore-esterno-potrebbe-rafforzare-leuropa/
Foto copertina: Bandiere di Russia e Ucraina













