Capitano coraggioso: Jorge Carrascosa e il rifiuto di giocare nell’Argentina dei colonnelli.


Alla vigilia del Mondiale di calcio 1978 tenutosi in Argentina, Jorge Carrascosa, capitano dell’Albiceleste, non rispose alla convocazione in polemica con la dittatura civile-militare che governò il paese sudamericano dal 1976 al 1983.


 

“Fisicamente e dal punto di vista tecnico stavo benissimo, ma è dentro di te che devi essere in forma. E quello che stava accadendo mi faceva stare male. Non avrei potuto giocare e divertirmi, non sarebbe stato coerente”. In un’intervista del giugno 2016[1], Jorge Carrascosa ha motivato con queste parole la decisione presa nel 1978, quando declinò la convocazione del Commissario Tecnico César Luis Menotti[2] in vista dell’imminente campionato del mondo, da disputare in Argentina per la prima volta nella storia della competizione.

Il contesto

La motivazione del diniego di Carrascosa, terzino soprannominato El Lobo (il lupo), affonda le proprie radici nella complessa situazione politica dell’Argentina, governata dal 24 marzo 1976 – giorno del colpo di stato messo in atto dai soldati, con l’appoggio degli Stati Uniti[3], che portò alla destituzione della presidentessa Isabel Martínez de Perón[4] – da una giunta militare composta dai tre comandanti delle forze armate e presieduta dal generale Jorge Rafael Videla.
Il regime diede inizio al cosiddetto “Processo di riorganizzazione nazionale”, che avrebbe collocato l’Argentina vicina al mondo occidentale e cristiano attraverso una politica economica e sociale imperniata sul neoliberismo e sull’anticomunismo. Il potere venne esercitato in maniera autoritaria tramite la sospensione della Costituzione, lo scioglimento del Parlamento e dei partiti e la privazione delle libertà civili e sindacali delle persone ritenute sediziose o semplicemente non allineate alla dittatura: “Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi” aveva affermato Ibérico Saint-Jean, governatore militare della provincia di Buenos Aires, nel maggio 1977.
Le eliminazioni degli individui “scomodi” avvennero in gran segretezza: nei sette anni della dittatura, i numeri[5] riportano circa 2.300 omicidi politici e oltre 30.000 desaparecidos, le vittime dei rapimenti notturni operati dai militari. Rinchiusi in luoghi di detenzione[6] senza alcun appiglio legale, gli “scomparsi” potevano essere torturati per mesi prima di essere uccisi, senza che i familiari sapessero nulla della loro sorte[7].
In questo clima di terrore, la dittatura, almeno in una fase iniziale, non sembrava troppo interessata a investire risorse ingenti nell’organizzazione del campionato del mondo. Nel ribaltamento di tale visione risultò decisivo l’intervento dell’ammiraglio Emilio Massera[8], il quale sottolineò il rilievo politico e propagandistico che un regolare svolgimento della manifestazione avrebbe potuto garantire al regime[9].

El mundial del ‘78

Nacque l’Ente Autárquico Mundial ’78 (EAM 78), l’organismo preposto all’organizzazione del Mondiale, considerato evento di primario interesse nazionale[10]. Il compito dell’EAM, il cui principale dirigente fu il viceammiraglio Carlos Lacoste, era quello di mostrare all’opinione pubblica internazionale un’immagine di efficienza, ordine e tranquillità. Per conseguire l’obiettivo, nei mesi che precedettero l’inizio della rassegna iridata, si intensificarono le sparizioni dei dissidenti[11] e vennero rasi al suolo i quartieri più degradati delle città.
Ottenuto l’assenso della FIFA[12] e del suo presidente, il brasiliano João Havelange, che rimarcò la distinzione tra lo sport e la politica, l’EAM superò indenne anche l’ostacolo dei possibili boicottaggi paventati in particolare dagli ambienti della sinistra europea[13].
L’importanza di una vittoria nel Mondiale casalingo[14] spinse Videla a invitare la squadra alla Casa Rosada[15] per incitarla, accettando che fosse allenata da un iscritto al Partito Comunista Argentino come Menotti, il quale, consapevole della tragica realtà che viveva la nazione, esortava così i suoi calciatori: “Non vinciamo per quei figli di puttana [i militari], vinciamo per alleviare il dolore del nostro popolo”[16].  
Nonostante la defezione di Carrascosa, la Selección[17], la cui rosa era composta esclusivamente da giocatori militanti nel campionato argentino – eccezion fatta per Mario Kempes, attaccante del Valencia –, era annoverata tra le favorite per il successo finale.
Tuttavia, superato il primo raggruppamento alle spalle dell’Italia, nella seconda fase a gironi gli uomini del Flaco[18] furono a un passo da una prematura eliminazione, essendo costretti a dover sconfiggere il Perù nell’ultima giornata con almeno quattro reti di scarto per scavalcare il Brasile.
Il match, terminato 6-0 in favore dei padroni di casa – qualificatisi pertanto per la finale – e passato alla storia con il nome di mermelada peruana (marmellata peruviana)[19], fu preceduto dalla visita nello spogliatoio ospite di Videla ed Henry Kissinger[20]: il governo argentino, infatti, aveva appena elargito un milione di tonnellate di grano al Perù, oltre ad aver aperto una linea di credito di 50 milioni di dollari[21]. Inoltre, ad alimentare i sospetti di combine – mai accertati ufficialmente – contribuì la presenza nella Blanquirroja[22] del portiere Ramón Quiroga, argentino di Rosario (sede della sfida) naturalizzato peruviano nel 1977[23].
Il 25 giugno, in un Monumental gremito, l’Argentina si laureò campione del mondo per la prima volta battendo 3-1 dopo i tempi supplementari l’Olanda, alla seconda sconfitta consecutiva in una finale mondiale. Non mancarono le polemiche: gli Oranje[24], lamentandosi dell’arbitraggio dell’italiano Sergio Gonella, eccessivamente permissivo verso il gioco aggressivo degli argentini, disertarono la premiazione, che invece restituì l’immagine iconica del presidente Videla mentre consegna la coppa del mondo a Daniel Passarella, il capitano designato in luogo di Carrascosa.
Il soprannome Caudillo[25] con cui è conosciuto Passarella esplicita ancora di più da una parte il trionfo sportivo e politico della dittatura militare, dall’altra la profonda differenza che intercorre tra i due capitani della Nazionale, resa manifesta da un’altra dichiarazione di Carrascosa nella medesima intervista del 2016: “Del golpe dico solo questo: credo che ognuno di noi possa fare qualcosa per rendere questo mondo migliore. E io, il mio granello di sabbia l’ho messo”.


Note

[1]https://www.repubblica.it/venerdi/interviste/2016/06/17/news/jorge_cararscosa_fuga_dalla_dittatura_per_la_vittoria-142255101/
[2] CT dell’Argentina dal 1974, Menotti aveva designato capitano della Nazionale Carrascosa, da lui già allenato in precedenza nell’Huracán, club argentino con cui vinsero il Campionato Metropolitano nel 1973
[3] https://www.opiniojuris.it/operazione-condor-a-scuola-di-golpe/
[4] Terza moglie di Juan Domingo Perón – presidente dell’Argentina dal 1946 al 1955 e dal 1973 al 1° luglio 1974 –, ne aveva preso il posto dopo la sua morte
[5] https://www.rsi.ch/sport/calcio/Jorge-Carrascosa-e-il-suo-no-ai-dittatori-12985028.html
[6] Il più celebre centro di detenzione argentino fu la Escuela Superior de Mecánica de la Armada (ESMA) di Buenos Aires, la scuola per la formazione degli ufficiali della marina
[7] Tristemente noti sono i vuelos de la muerte (voli della morte): i desaparecidos venivano imbarcati sugli aerei militari, sedati e lanciati, in stato d’incoscienza, nel Río de la Plata (https://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_16/voli-della-morte-ecco-le-foto-coppola_13803f14-281d-11e1-a7fa-64ae577a90ab.shtml)
[8] Tra i promotori ed esecutori del colpo di stato del 1976, diresse la ESMA e fu un convinto antisemita, sostenendo che la crisi dell’umanità fosse stata causata da tre ebrei: Sigmund Freud, Karl Marx e Albert Einstein. Inoltre, il suo nome figura nella lista degli appartenenti alla P2, la loggia massonica italiana fondata da Licio Gelli che vendeva armi e offriva sostegno politico all’Argentina dei colonnelli (https://www.ilpost.it/2021/03/17/loggia-p2/)
[9] https://www.opiniojuris.it/le-nuove-frontiere-dello-sportwashing/
[10] Pablo Llonto, I mondiali della vergogna – I campionati di Argentina ’78 e la dittatura, Edizioni Alegre, Roma, 2010, p. 39
[11] I superstiti hanno raccontato che presso l’ESMA – posta a poca distanza dallo stadio Monumental di Buenos Aires – le torture si fermavano durante le partite della Nazionale argentina, per poi riprendere al termine delle gare (Alec Cordolcini, Pallone desaparecido – L’Argentina dei generali e il Mondiale del 1978, Bradipolibri, Torino, 2011, pp. 31-32)
[12] https://www.fifa.com/
[13] La rinuncia al Mondiale 1978 fatta da Johan Cruijff è stata a lungo attribuita alla sua opposizione al regime militare argentino, ma, in una successiva intervista, il fuoriclasse olandese asserì che la scelta fu dovuta a motivazioni personali slegate dalla specifica questione politica
[14] Fino ad allora l’Argentina non era andata oltre il secondo posto raggiunto nell’edizione inaugurale giocatasi in Uruguay nel 1930
[15]  Ubicata a Buenos Aires, è sede centrale del potere esecutivo della Repubblica Argentina e al suo interno si trovano gli uffici del presidente della Repubblica
[16] https://zonacesarini.net/2015/04/27/el-lobo-carrascosa-luomo-che-seppe-dire-no-al-proprio-sogno-di-bambino/?fbclid=IwAR1zjMeEkwZh–T7TzU9Xf4D82acrf7n1wzGI8KKoT16oBScwgd1VfHN5W0
[17] “La Selezione”, soprannome della Nazionale argentina
[18] “Il magro”, famoso soprannome di Menotti
[19] https://www.youtube.com/watch?v=nNyCQmKo8gM
[20] Segretario di Stato degli USA dal 1973 al 1977 e forte sostenitore della dittatura militare argentina
[21] https://storiedicalcio.altervista.org/blog/jorge-carrascosa-lupo-disse-no-ai-colonnelli.html
[22] “La Biancorossa”, soprannome della Nazionale peruviana
[23] https://sport.sky.it/calcio/2010/03/29/mondiali_quiroga_ritratto
[24] “Gli Arancioni”, soprannome dalla Nazionale olandese
[25] https://www.treccani.it/vocabolario/caudillo/


Foto copertina: Foto di Argentina vs West Germany1-3 at Boca Juniors Stadium in Buenos Aires, Argentine, 5 June 1977 Photo by Masahide Tomikoshi / TOMIKOSHI PHOTOGRAPHY

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