La frontiera tra Afghanistan e Pakistan torna a infiammarsi. Dopo i bombardamenti reciproci e i falliti negoziati di Istanbul, la tensione tra Kabul e Islamabad rimane altissima, con il TTP e il contenzioso sulla Linea Durand al centro della crisi.
A cura di Alessia Tolu
Perché la pace è ancora lontana
Gli scontri armati avvenuti nell’ottobre 2025 tra Afghanistan e Pakistan sono stati considerati tra i più violenti dall’ascesa dei Talebani al potere nel 2021. Secondo i dati forniti dalla United Nations Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA), 18 civili sono stati uccisi dai bombardamenti e oltre 300 sono rimasti gravemente feriti.
La scintilla che ha fatto esplodere il conflitto risale alla notte tra l’11 e il 12 ottobre 2025, quando le forze afghane, in risposta a precedenti attacchi subiti a Kabul, hanno colpito le province pakistane di Kunar e Nangarhar. Le tensioni erano esplose dopo un bombardamento su Kabul e sulla provincia di Paktia condotto da Islamabad, mirato a colpire la leadership del Tehrik-i Taliban Pakistan (TTP) e, in particolare, il suo leader Noor Wali Mehsud. L’eventuale uccisione di Mehsud non è stata ancora confermata.
L’escalation dell’11 ottobre rappresenta uno dei momenti più critici nelle già difficili relazioni tra i due Paesi, delineando un quadro geopolitico estremamente complesso.
In questo contesto, il raggiungimento di una tregua stabile appare altamente improbabile, soprattutto in un momento in cui il governo talebano è isolato a livello internazionale e incapace di esercitare un controllo effettivo sul proprio territorio.
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Verso una pace duratura o un nuovo conflitto?
Dopo una prima fase di trattative conclusa senza risultati, Afghanistan e Pakistan hanno annunciato la ripresa dei colloqui negoziali a Istanbul. Il 18 ottobre 2025, i rappresentanti del governo talebano e del governo pakistano si sono incontrati per negoziare un accordo di pace volto a porre fine al conflitto armato. L’incontro è stato mediato dal ministro degli Esteri del Qatar, con l’obiettivo di garantire il rispetto della tregua da entrambe le parti.
Quando l’intesa sembrava vicina, una dichiarazione del ministro del Qatar, che auspicava un cessate il fuoco definitivo lungo il confine, è stata accolta negativamente dalla delegazione afghana che ancora oggi non riconosce la Linea Durand come confine ufficiale.
La pace, come previsto, non era destinata a durare: il cessate il fuoco è stato violato quasi immediatamente da ambo le parti e gli scontri sono ripresi lungo la frontiera.
Grazie all’intervento della Turchia, il 6 novembre le delegazioni sono tornate a Istanbul nella speranza di raggiungere un accordo. Tuttavia, le tensioni sono riemerse in quanto il governo pakistano continua ad accusare l’Afghanistan di ospitare e addestrare i membri del TTP (gruppo terroristico Fitna al-Khawarij). Islamabad ritiene che l’unica condizione possibile per il raggiungimento di un accordo sia la presa di distanza dell’Emirato islamico dell’Afghanistan dalle cellule jihadiste, accuse sempre respinte da Kabul.
Al momento una tregua stabile tra i due Paesi sembra un’utopia, scontri armati e attentati continuano a imperversare lungo un confine che appare destinato a trasformarsi in una vera e propria trincea di sangue.
Il problema del TTP
L’ostacolo principale al raggiungimento di un compromesso rimane la richiesta pakistana di interrompere ogni legame tra il governo afghano e il TTP, considerato a livello internazionale un gruppo terroristico. Come sottolineato dal giornalista Giuliano Battiston, il TTP è una coalizione nata con il chiaro intento di rovesciare il governo di Islamabad.
In termini politici, il TTP contesta l’assetto costituzionale e democratico di Islamabad, che considera “un regime apostata/secolare” o “influenzato dall’Occidente” (per le alleanze passate con USA/NATO), e quindi mira a rovesciare il governo vigente per sostituirlo con un ordine conforme alla loro visione religiosa.
La presenza di questa cellula terroristica è alquanto controversa, in quanto dall’ascesa dei talebani in Afghanistan, gli attentati del TTP in territorio pakistano si sono notevolmente intensificati.
Il ritorno al potere dei Talebani ha infatti offerto al TTP nuove opportunità operative, consentendogli di beneficiare di santuari oltreconfine e di una maggiore libertà di movimento nelle aree afghane limitrofe al Pakistan. L’affinità ideologica e i legami storici tra i due gruppi, unita alla mancata volontà o capacità di Kabul di reprimere la presenza del TTP, hanno contribuito a rafforzarne le capacità logistiche e militari. In questo contesto, il successo dei Talebani afghani ha inoltre avuto un effetto emulativo e propagandistico sul TTP, che ha rilanciato la strategia insurrezionale contro lo Stato pakistano.
Alla presenza delle cellule jihadiste si aggiunge la questione della frontiera tra Afghanistan e Pakistan: un’area estremamente permeabile, attraversata quotidianamente da merci, migranti e gruppi armati, rendendola quasi impossibile da controllare.
In questo quadro già critico, si inserisce anche la decisione del governo pakistano di rimpatriare centinaia di rifugiati afghani che avevano richiesto asilo oltre il confine e che oggi vengono riportati forzatamente in un Paese al limite del collasso economico, dove i diritti umani e sociali risultano gravemente compromessi.
La fine dei trattati di pace
Dopo l’ultimo incontro in Turchia, all’inizio di novembre, l’Afghanistan ha annunciato la fine definitiva dei negoziati con il Pakistan, definito “irresponsabile e poco collaborativo”. Nonostante il fallimento delle trattative, Kabul ha dichiarato che il cessate il fuoco resterà in vigore per garantire la sicurezza dei civili.
Il futuro dei rapporti tra i due Paesi rimane incerto e dipenderà esclusivamente dalla capacità dei rispettivi governi di trovare un punto d’incontro, soprattutto riguardo alla gestione del gruppo estremista TTP.
Foto copertina: Continuano gli scontri lungo il confine tra Pakistan e Afghanistan: con la fine dei negoziati, Kabul promette un cessate il fuoco, mentre Islamabad espelle dal Paese centinaia di profughi afghani. Fonte: Notes Magazine













