
Da oltre una settimana diffuse proteste antigovernative “infiammano” l’Iran, mentre dagli Stati Uniti Trump minaccia un possibile intervento.
Le manifestazioni sono scoppiate domenica 28 dicembre in diverse città iraniane, dopo che i negozianti del Grand Bazaar di Teheran hanno indetto uno sciopero in seguito al nuovo minimo storico toccato dal rial iraniano rispetto al dollaro statunitense sul mercato aperto.
Le proteste, inizialmente sotto forma di scioperi e raduni sindacali, si sono trasformate in manifestazioni di massa e adunate popolari.
Due giorni dopo le proteste si sono estese a diverse università, con gli studenti che si sono uniti ai negozianti e ai commercianti dei bazar. Di fronte all’allargamento delle proteste, inizialmente il governo ha offerto un dialogo con i manifestanti.
Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato di aver chiesto al ministro dell’Interno di ascoltare le “richieste legittime” dei manifestanti e ha promesso l’istituzione di un meccanismo di dialogo che includerà colloqui con i leader della protesta.
Parallelamente, l’assenza di dichiarazioni pubbliche nei primi giorni delle proteste da parte della guida Suprema Ali Khamenei sembrava presagire l’adozione di una linea dura verso i manifestanti.
La risposta delle forze di sicurezza è stata, infatti, progressivamente più repressiva. All’8 gennaio almeno 34 persone e 2 agenti di sicurezza sono stati uccisi, centinaia di persone ferite e più di un migliaio arrestate. [1]
Nonostante le autorità ora abbiano oscurato Internet per cercare di frenare le proteste in espansione, segnale di una possibile repressione violenta, numerosi video mostrano migliaia di manifestanti a Teheran e nel resto del Paese.
Secondo HRANA, almeno 257 località in tutto l’Iran sono state teatro di proteste, raduni di piazza o scioperi dei lavoratori, interessando almeno 27 province. [2]
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L’origine delle proteste
Le proteste sono esplose in un contesto di forte crisi economica e di crescente pressione su tutti i segmenti della società iraniana. A causa dei ripetuti tassi di cambio, della prolungata instabilità dei mercati e del continuo deterioramento del potere di acquisto, l’incertezza economica è diventata una costante per famiglie e imprese.
Questo ha comportato la chiusura, parziale o totale, di numerose attività commerciali e ha alimentato un crescente senso di frustrazione, aggravato dall’assenza di prospettive di miglioramento.
Nel 2025 il rial ha perso quasi la metà del suo valore rispetto al dollaro, con un’inflazione che ha raggiunto il 42,5% a dicembre e i prezzi alimentari sono aumentati del 70% in un già colpito da sanzioni statunitensi e da profonde sfide politiche interne ed esterne.
Dalla fine di dicembre si sono registrate forti oscillazioni valutarie, culminate il 6 gennaio quando si è raggiunto un nuovo minimo storico, con il dollaro statunitense quotato a circa 1,47 milioni di rial.
La svalutazione del rial è il risultato di molteplici fattori interconnessi: le sanzioni statunitensi e la conseguente mancanza di valuta estera, il calo delle entrate petrolifere e le disfunzioni della politica economica iraniana, la reintroduzione delle sanzioni di snapback e l’instabilità regionale. [3]
Nel tentativo di dare un segnale di discontinuità, il 29 dicembre il governatore della Banca Centrale, Mohammad Reza Farzin, ha rassegnato le sue dimissioni ed è stato sostituito da Abdolnasser Hemmati, già ministro dell’economia tra agosto 2024 e marzo 2025 ed ex governatore della stessa Banca Centrale. Una mossa che il governo sembra voler presentare come un tentativo di cambio di rotta nella gestione economica.
Trump e la minaccia di intervento statunitense
Nel pieno delle proteste, la crisi ha assunto una dimensione internazionale.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, già a fine dicembre ha ribadito che Washington “eliminerà tutte le armi di Teheran se l’Iran proverà a riprendere il programma nucleare o se si riarmerà”[4]
Secondo Iran International,[5]alcuni manifestanti avrebbero chiesto protezione statunitense, in seguito agli avvertimenti di Trump al governo iraniano di non reprimere violentemente le proteste. Sul suo social Truth, il 2 gennaio Donald Trump scriveva “Se l’Iran spara e uccide violentemente i manifestanti pacifici, gli Stati Uniti andranno in loro soccorso. Siamo pronti a partire”[6]
La minaccia di intervento statunitense in Iran ha assunto maggiore credibilità in seguito all’attacco statunitense contro il Venezuela e dal precedente intervento militare durante la guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele. In questo contesto l’ipotesi che Teheran possa essere la prossima vittima della politica estera aggressiva di Trump appare meno astratta.
A rafforzare ulteriormente la pressione internazionale è intervenuto Israele. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha espresso il forte sostegno di Israele al popolo iraniano e ha dichiarato “Siamo solidali con la lotta del popolo iraniano e con le sue aspirazioni di libertà e giustizia. È molto probabile che stiamo assistendo a un momento in cui il popolo iraniano sta prendendo in mano il proprio destino”[7]
Il Mossad ha pubblicato su X un messaggio in lingua persiana rivolto al popolo iraniano “Scendete in strada insieme. È giunto il momento. Siamo con voi. Non solo a distanza o a parole. Siamo con voi anche sul campo”[8] Insinuando la presenza del Mossad in Iran, il messaggio ha contribuito ad alimentare la paranoia securitaria del regime iraniano, storicamente ossessionato dal tema dello spionaggio.
Pochi giorni dopo la pubblicazione del post, la magistratura iraniana ha condannato a morte un uomo accusato di attività di spionaggio per conto dei servizi segreti israeliani. [9]
La Guida Suprema Khamenei ha definito le proteste “un complotto ordito da nemici stranieri”[10] mentre le autorità hanno promesso “nessuna clemenza” per chi aiuti i nemici dell’Iran.
In questo contesto, si inserisce Reza Pahlavi, più volte indicato come la figura chiave per guidare la transizione democratica del Paese e futuro leader del Paese. Nonostante i suoi forti legami con Israele e una certa nostalgia monarchica di una parte della popolazione e della diaspora, l’autoproclamato principe ereditario non dispone di un consenso popolare sufficiente.
Lo stesso presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non sosterranno Pahlavi come successore del governo iraniano.
La Repubblica Islamica è da tempo attraversata da una crisi multidimensionale, segnata da perdita di legittimità interna, pressioni internazionali persistenti ed indebolimento regionale in cui la sopravvivenza del regime è messa fortemente in discussione.
Gli attacchi israeliani di giugno e il successivo intervento statunitense contro siti nucleari iraniani riflettono un cambiamento nella strategia israeliana che dopo anni di guerra d’ombra ha scelto il confronto diretto. Questo cambio di paradigma, rafforzato dalla retorica interventista dell’amministrazione Trump e del recente attacco contro il Venezuela contribuisce a rendere plausibile un intervento anche in Iran.
Un simile scenario porterebbe alla rottura definitiva di tutte le fragili regole del gioco che finora hanno contenuto il rischio di un’escalation regionale.
Note
[1] HRANA Report, Detailed Report on the Ninth Day of Protests: More Than 1,200 Protesters Arrested, 5 gennaio 2026
[2] Ibid.
[3] ASLANI, M., Iran’s Economic Collapse Deepens as Regime Policies Drive Negative Growth, Iran News Update, 19 ottobre 2025
[4] Ansa, Teheran replica a Trump: ‘Risponderemo duramente a qualsiasi aggressione’, 30 dicembre 2025
[5] Iran International, Iranian protesters plead with Trump: ‘Don’t let them kill us’, 6 gennaio 2026
[6]Donald Trump, post su Truth, 2 gennaio 2026
[7] The Jerusalem Post, Netanyahu: Israel stands in solidarity with the Iranian people, 4 gennaio 2026
[8] Ibid.
[9] Tasnim News, Iran Executes Convict for Spying for Israel’s Mossad, 7 gennaio 2026
[10] Al Jazeera, Iran’s Khamenei lashes out as Tehran struggles to quell protests, 9 gennaio 2026
Foto copertina: Manifestazione a sostegno delle proteste antigovernative iraniane a Los Angeles, California, il 7 gennaio 2018. (Monica Almeida / Reuters)












