L’Assemblea degli Esperti avrebbe selezionato Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema Ali Khamenei, come nuovo Leader della Repubblica islamica. Mojtaba, 56 anni, è considerato vicino al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (IRGC) e ritenuto espressione di una linea di continuità rispetto all’impostazione del padre. A riferire della nomina è l’emittente Iran International, che parla di una votazione avvenuta sotto pressione dei Pasdaran.
La decisione matura in un contesto di forte instabilità: nelle ore precedenti, un attacco aereo israeliano aveva colpito a Qom un edificio riconducibile alla sede dell’Assemblea. Le ricostruzioni successive erano rimaste contrastanti. Secondo l’emittente israeliana Kan, il raid era avvenuto «durante una votazione del consiglio», mentre i membri erano riuniti per discutere la successione; fonti iraniane avevano confermato l’attacco, precisando tuttavia che si trattava di una struttura precedentemente evacuata.
L’Assemblea degli Esperti ha selezionato Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema della Repubblica islamica. L’annuncio giunge al termine di un susseguirsi di informazioni frammentarie emerse nelle ore successive al raid su Qom, che nelle prime ricostruzioni aveva alimentato l’ipotesi di vittime tra i membri dell’organo incaricato della successione e, inizialmente, anche speculazioni sulla sorte dello stesso Mojtaba.
Secondogenito di Ali Khamenei, Mojtaba è considerato una figura influente ma finora rimasta formalmente in secondo piano. Pur non essendo un alto grado del clero sciita, negli anni avrebbe consolidato legami significativi con il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (IRGC) e con la forza paramilitare Basij. È ritenuto vicino ai centri decisionali che gravitano attorno alla Guida Suprema e alla rete politico-finanziaria costruita durante il lungo mandato del padre. Dunque una successione padre-figlio che in passato era stata guardata con cautela anche dallo stesso Ali Khamenei.
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Il meccanismo costituzionale della successione
La fase di transizione in Iran si era ufficialmente aperta con l’avvio del dibattito sulla successione alla Guida Suprema, Ali Khamenei. In carica dal 1989, Khamenei ha guidato la Repubblica islamica per oltre tre decenni, consolidando un sistema fondato sull’equilibrio tra autorità religiosa, apparato di sicurezza e istituzioni repubblicane. L’annuncio della morte, avvenuto lo scorso sabato, era stato inizialmente diffuso dal presidente Donald Trump in un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, nel quale affermava che Ali Khamenei era stato ucciso nei raid congiunti statunitensi e israeliani. Nelle ore successive, la televisione di Stato iraniana e poi le autorità di Teheran avevano confermato ufficialmente la scomparsa della Guida Suprema, massima autorità religiosa e politica della Repubblica islamica. Poco dopo, l’agenzia di stampa statale Islamic Republic News Agency (IRNA) aveva riferito che, durante la fase di transizione, la guida del Paese sarebbe stata affidata a un triumvirato – hokumat-e enafareh – incaricato di gestire temporaneamente le funzioni di vertice in attesa dell’attivazione del meccanismo costituzionale di successione.[1]
Il quadro normativo che disciplina la successione è delineato dall’articolo 111 della Costituzione della Repubblica islamica, uno dei passaggi più sensibili dell’assetto istituzionale nato dalla Rivoluzione del 1979.[2] La disposizione regola le ipotesi di morte, dimissioni o destituzione della Guida Suprema, pilastro del principio della velāyat-e faqīh (la “tutela del giurisperito”). La norma attribuisce all’Assemblea degli Esperti – organo composto da 88 religiosi eletti – la competenza esclusiva a nominare il successore e, qualora necessario, a dichiarare la decadenza della Guida qualora questa perda i requisiti previsti dagli articoli 5 e 109 della Costituzione. In caso di vacanza della carica, l’Assemblea è tenuta a procedere alla designazione del nuovo Leader “nel più breve tempo possibile”.[3] Nel periodo transitorio entra in funzione un meccanismo di supplenza istituzionale: un consiglio provvisorio composto dal Presidente della Repubblica, dal Capo del potere giudiziario e da un giurisperito islamico del Consiglio dei Guardiani selezionato dal Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Sistema. Non si tratta di una direzione collegiale permanente, ma di una clausola di continuità concepita per evitare vuoti di potere in un sistema fortemente centrato sulla figura della Guida. Il triumvirato – la cui attivazione era stata annunciata nella giornata di domenica da Ali Larijani, fedele alleato di Khamenei – era composto dal presidente Massoud Pezeshkian, esponente dell’area riformista, dal capo della magistratura Mohseni-Eje’i e da un giurista del Consiglio dei Guardiani designato per la funzione, individuato nell’ayatollah Alireza Arafi, membro sia dell’Assemblea degli Esperti sia del Consiglio dei Guardiani.
Mojtaba Khamenei eletto nuova Guida Suprema
Mojtaba Khamenei, 56 anni, secondo dei sei figli di Ali Khamenei e originario di Mashhad come il padre, è considerato una figura influente ma finora rimasta in secondo piano nel sistema politico iraniano. Pur non essendo un alto grado del clero sciita, negli anni avrebbe consolidato legami significativi con il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (IRGC) e con la forza paramilitare Basij, elementi centrali nell’equilibrio di potere interno. La sua eventuale nomina rappresenterebbe un passaggio delicato sotto il profilo simbolico e politico: la successione padre-figlio era tradizionalmente guardata con cautela in un sistema nato dal rovesciamento della monarchia nel 1979, e lo stesso Ali Khamenei in passato si era espresso contro l’ipotesi di una trasmissione dinastica del potere. Tuttavia, Mojtaba è ritenuto vicino ai circuiti decisionali e alla rete di relazioni politico-finanziarie costruita negli anni attorno alla Guida Suprema, fattore che potrebbe aver inciso nella scelta.
La scelta di Mojtaba Khamenei avrebbe di fatto sbaragliato una concorrenza composta da profili con maggiore peso teologico e istituzionale. Tra i nomi circolati figurava l’ayatollah Alireza Arafi, membro dell’Assemblea degli Esperti e del Consiglio dei Guardiani, figura radicata nei seminari di Qom e sostenuta dall’establishment religioso tradizionale. Tra i candidati ideologicamente più marcati vi era Mohammad Mehdi Mirbagheri, esponente di un orientamento apertamente dottrinale e antagonista verso l’Occidente, il cui peso appare prevalentemente religioso più che operativo. Diverso il profilo di Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica, dotato di forte legittimazione simbolica ma di influenza limitata sugli apparati di sicurezza. Anche Hashem Hosseini Bushehri, vicepresidente dell’Assemblea, occupava una posizione istituzionalmente centrale, pur senza un controllo diretto sulle leve militari.
La decisione suggerirebbe che, nella fase attuale, il criterio determinante sia stato il rapporto con l’apparato militare e securitario, variabile cruciale nella tenuta del sistema.
Note
[1] Iran International, Inside Iran’s succession: who could replace Ali Khamenei?, https://www.iranintl.com/en/202603027355
[2] The Constitution of the Islamic Republic of Iran, 1979, amended 1989. Islamic Republic of Iran, chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.legal-tools.org/doc/4205c7/pdf?utm_source=chatgpt.com
[3] Ibidem
Foto copertina: Mojtaba Khamenei













