Offensiva israeliana in Libano: cosa sta accadendo?


L’esercito israeliano ha lanciato un pesante offensiva in Libano. Quali sono le conseguenze per il “paese dei cedri”? Ne parliamo con Agnese Stracquadanio reporter freelance in Libano.


Due giorni dopo il bombardamento di droni e missili lanciato da Hezbollah verso Israele nella notte del 2 marzo per vendicare l’assassinio della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei a Teheran, l’esercito israeliano ha lanciato una campagna di massicci attacchi aerei sul Libano e incursioni terrestri nel sud del Paese. Ne parliamo con Agnese Stracquadanio reporter freelance in Libano. Con esperienze per Reuters in Polonia e collaborazioni con testate internazionali come Al Jazeera, RSI, The New Arab, Defense News, e italiane come Altreconomia, Domani, TPI, Scomodo, Il Fatto Quotidiano, oltre a contributi per Rai Radio3 Mondo e La7.

Agnese Stracquadanio reporter freelance in Libano.Con esperienze per Reuters in Polonia e collaborazioni con testate internazionali come Al Jazeera, RSI, The New Arab, Defense News, e italiane come Altreconomia, Domani, TPI, Scomodo, Il Fatto Quotidiano, oltre a contributi per Rai Radio3 Mondo e La7.
Agnese Stracquadanio

Il Libano vive una nuova fase di questa guerra che ormai è diventata regionale. Com’è la situazione nel paese?
“Stavolta è una guerra che si è sviluppata dal generale al particolare, partendo con l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. Il Libano è un fronte che non si è mai chiuso, nonostante il cessate il fuoco di novembre 2024. Unilateralmente, infatti, Israele ha continuato a bombardare soprattutto il sud del Paese con una frequenza che era ormai diventata giornaliera anche prima dello scoppio di questa nuova guerra su larga scala. Basti pensare, un esempio tra tanti, ai comunicati dell’UNIFIL che hanno sempre riportato violazioni e aggressioni israeliane anche nei confronti dei peacekeeper.

Per qualche breve istante si era persino pensato che il Libano potesse restare ai margini di questo conflitto. Israele aveva già infatti minacciato di colpire infrastrutture civili tra cui l’aeroporto, nel caso di reazioni da parte del partito politico e gruppo armato libanese, Hezbollah.
Fin quando alcuni razzi sono partiti dal Libano in direzione Haifa, di fatto sacrificando il Paese intero a chi probabilmente non aspettava altro che un buon pretesto per riprendere da dove parzialmente interrotto nel 2024, stavolta con un ancora maggiore avallo statunitense.
La situazione nel Paese somiglia molto a quella di settembre 2024, o è per certi versi peggiore, visto che non si vedono sforzi diplomatici per fermare l’escalation all’orizzonte. Il numero degli sfollati è in crescita, già quasi 60mila secondo l’unità nazionale per la gestione dei rischi libanese, mentre si susseguono ordini di evacuazione per diverse decine di villaggi e quartieri della periferia sud di Beirut e le scuole smettono di servire il diritto all’istruzione per sopperire ad un altro diritto, quello della sicurezza”.

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L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito obiettivi di Hezbollah in Libano, dopo che il gruppo sciita sostenuto dall’Iran ha dichiarato di aver lanciato razzi e droni sulla città israeliana di Haifa per vendicare l’uccisione della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Siamo ad un passo da una nuova invasione?
“Quando il linguaggio scuote ancora più delle azioni, la narrazione diventa tutto: le operazioni che spesso vengono definite strategiche, speciali o temporanee, di fatto altro non rappresentano che l’invasione o l’avanzamento di un paese all’interno di un altro. Notizia delle ultime ore è l’ordine di evacuazione israeliano per tutto il territorio al sud del fiume Litani, ovvero circa 1000 km2, circa il 10% di tutto il territorio libanese. Il ministro della difesa israeliano Katz ha ripetutamente autorizzato l’esercito israeliano ad avanzare per creare la promessa buffer zone. Sul campo, l’avanzamento israeliano via terra costringe l’esercito libanese a riposizionarsi indietreggiando verso le basi principali più vicine e l’UNIFIL ad adattarsi in maniera commisurata al rischio, nonostante rimanga in posizione”.

Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato che le attività militari e di sicurezza di Hezbollah sono vietate. È un estremo tentativo per calmare Israele?
“La decisione del governo libanese non ha sicuramente precedenti e rappresenta un tentativo di distaccare il paese dalle azioni del gruppo armato, spingere per la via diplomatica e proteggere le infrastrutture civili, come l’aeroporto.

Alcune fonti libanesi e non, infatti, hanno confermato al The National che gli Stati Uniti avrebbero dato garanzie indirette che l’aeroporto o il porto non sarebbero stati attaccati da Israele.
Ma questo tipo di garanzie può avere vita molto breve, e quello che era valido ieri non è detto che sia valido anche oggi. Si tratta comunque di un processo, e la vera sfida rimane comunque l’implementazione”.

Ritiene possibile un rischio di guerra civile in Libano qualora Hezbollah rifiuti di interrompere le attività militari?
“Sicuramente disappunto e insofferenza nei confronti di Hezbollah da parte di alcune componenti della popolazione libanese erano presenti e sono cresciute dopo la decisione di reagire alla morte dell’Ayatollah Khamenei. Ricordiamo che la società libanese è una società particolarmente eterogenea, profondamente divisa, composta da 18 confessioni religiose diverse. Ancora più difficile è ad oggi la posizione dell’attuale governo, stretto tra l’incudine delle pressioni esterne e il martello del rischio crescente di tensioni interne”.

Nelle primissime ore dopo l’uccisione di Khamenei, Hezbollah si era limitata ad un messaggio di cordoglio e tutto sembrava presagire che il gruppo non avesse intenzione di fornire ad Israele un pretesto per attaccare. Poi cosa è successo? Perché questo cambio di strategia?
“Non conosciamo molto della strategia di Hezbollah. Anzi, in molti si domandano se ci sia una strategia precisa dietro l’azione del gruppo, se sia più una mossa orientata alla sua sopravvivenza, o guidata puramente dall’ideologia, e quale sia l’obiettivo nel medio-lungo periodo”.

Quali sono le reazioni della popolazione libanese, soprattutto nel Sud del Paese e a Beirut? Si percepisce un clima di mobilitazione, paura o rassegnazione?
“A Beirut, come in altre città si è già attivata la rete di solidarietà e di volontari che spesso ha sopperito e sopperisce alle mancanze dello Stato. Sono diverse le raccolte di fondi e di materiale utile a chi ha dovuto lasciare le proprie abitazioni che si sono attivate nelle ultime ore, insieme ad attività commerciali e ristoranti che decidono di orientare la loro operatività nell’assistenza degli sfollati, destinati ad aumentare nelle prossime ore
”.


Foto copertina: Una colonna di fumo e colpi di armi automatiche si è alzata sulla periferia sud di Beirut all’alba del 3 marzo, in seguito a un bombardamento israeliano. Foto di Mohammad Yassine/L’Orient-Le Jour