Dal Solid South ed i Dixiecrat fino ad oggi.
Di Riccardo Fiori
La roccaforte democratica roosveltiana
Quando Franklin D. Roosevelt si presentò per la prima volta nel 1932, il Texas era, come tutto il Sud, un bastione democratico pressoché monolitico.
Roosevelt vinse con l’88,1% dei voti contro l’11,4% di Herbert Hoover, il margine più ampio mai registrato nella storia elettorale dello stato. Nel 1936 il risultato fu simile: FDR superò ancora una volta l’87% dei consensi. Il predominio democratico non era solo presidenziale: dal 1930 nessun repubblicano sedeva più nella legislatura statale texana.
Anche nel 1940 e nel 1944 Roosevelt mantenne il controllo dello stato, sebbene con margini meno abnormi rispetto ai primi due mandati, complice anche il malcontento di una parte dell’establishment conservatore texano, primo fra tutti l’ex vicepresidente John Nance Garner, per la svolta più progressista impressa dal New Deal e per la scelta di Henry Wallace come running mate nel 1940.
Nel 1948 Harry Truman, pur affrontando la scissione dei Dixiecrat guidata dal Senatore Strom Thurmond, riuscì comunque a conservare il Texas nella colonna democratica.
Le crepe della New Deal Coalition
Il primo vero scossone arrivò nel 1952: Dwight D. Eisenhower, nativo del Texas, divenne il primo candidato nella storia dello stato a superare il milione di voti e conquistò lo stato per i repubblicani[1]. Stesso avvenne nel 1956 con il 55,3% dei consensi contro Adlai Stevenson, diventando il primo repubblicano a vincere due volte consecutive in Texas e a superare la soglia psicologica del 55%.
Il pendolo tornò verso i democratici nel 1960, ma per un soffio: John F. Kennedy, affiancato in ticket dal texano Lyndon B. Johnson, prevalse su Richard Nixon con appena il 50,5% contro il 48,5%.. Fu uno dei risultati più nail-biter nella storia dello stato.
Proprio nel 1961, in uno snodo cruciale per la politica texana, il repubblicano John Tower vinse la special election per il seggio al Senato lasciato vacante da Johnson, divenuto vicepresidente, diventando il primo senatore repubblicano eletto in Texas dalla Ricostruzione in poi e inaugurando l’era del bipartitismo nello stato[2].
Nel 1964 Johnson, ormai presidente, vinse il suo home state con il 63,3% contro il 36,5% di Barry Goldwater, uno dei margini più ampi della storia texana. Ciononostante già nel 1968 il quadro si complicò: Hubert Humphrey superò Nixon per appena 1,27 punti percentuali, mentre il candidato indipendente segregazionista dixiecrat George Wallace raccolse quasi il 19% dei voti, frammentando l’elettorato conservatore bianco.[3]
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Texas goes red
Il 1972 segnò una svolta storica: Nixon, in piena corsa per la rielezione, travolse George McGovern con il 66,2% contro il 33,2%, diventando il primo repubblicano a superare il 60% dei voti in Texas e tuttora il candidato con il margine di vittoria più ampio nella storia elettorale repubblicana dello stato. Curiosamente, lo stesso giorno gli elettori texani rielessero un governatore democratico, Dolph Briscoe, segno che lo spostamento a destra riguardava per ora soprattutto le presidenziali.
Nel 1976 il Texas tornò per l’ultima volta, fino ad oggi, nella colonna democratica: Jimmy Carter batté Gerald Ford con il 51,1% contro il 48%, un risultato di circa un punto più democratico rispetto alla media nazionale.
Nel 1980 Ronald Reagan, ex governatore della vicina California, inaugurò il dominio repubblicano ininterrotto che dura tuttora: da quel momento ogni candidato repubblicano ha sempre ottenuto la maggioranza dei voti nello stato. Reagan bissò il successo nel 1984 con margini ancora più ampi, il 66% circa dei consensi, consolidando il Texas come stato solidamente repubblicano proprio mentre, sul piano statale, i democratici come i governatori Mark White e più tardi Ann Richards riuscivano ancora a vincere cariche locali, segno di un allineamento partitico non ancora completo a tutti i livelli.
Da Reagan in avanti, il copione presidenziale si è ripetuto con poche variazioni.
George H. W. Bush vinse comodamente nel 1988 e nel 1992, pur con un’erosione dovuta alla candidatura del texano Ross Perot; Bob Dole si impose nel 1996.
Con l’arrivo di George W. Bush, già governatore del Texas dal 1995 al 2000, lo stato divenne una fortezza, o meglio, un Ranch sostanzialmente incontendibile per i repubblicani: nel 2004 Bush vinse con il 61,1% contro il 38,2% di John Kerry 17. Anche con Barack Obama in corsa nel 2008 e nel 2012, il Texas rimase saldamente repubblicano, così come con Mitt Romney e successivamente con Donald Trump nel 2016, 53% contro 43% su Hillary Clinton e nel 2020, 52% contro 47% su Joe Biden.
Nel 2024 Trump ha ottenuto il suo margine più ampio nelle tre candidature presidenziali texane, il 56,1% contro il 42,5% di Kamala Harris, un distacco del 13,6%, incassando oltre 6,4 milioni di voti, il numero più alto mai raccolto da un candidato in Texas[4]. Secondo le analisi storiche, tra il 1900 e il 2024 il Texas ha votato per il candidato vincente a livello nazionale nel 65,6% delle occasioni, ma dal 2000 in poi ha sempre votato repubblicano, cento per cento delle volte[5].
Nonostante le previsioni di una progressiva purpling[6] demografica dello stato legata alla crescita della popolazione ispanica e all’urbanizzazione, il Texas non è finora diventato uno stato in bilico.
Il Texas verso le midterm del 2026
Le elezioni di midterm del 2026 in Texas si preannunciano come le più competitive degli ultimi decenni, in particolare per quanto riguarda il seggio al Senato, in un contesto storico in cui lo stato ha votato per il candidato repubblicano in ogni elezione presidenziale a partire dal 2000.
La corsa al Senato ha assunto la sua configurazione definitiva dopo che Ken Paxton, già attorney general dello stato vicino al presidente Trump, ha sconfitto il senatore uscente John Cornyn nelle primarie repubblicane tenutesi a fine maggio 2026.
La contesa si è così trasformata in un testa a testa con il candidato democratico James Talarico, deputato statale ed ex insegnante, il quale aveva a sua volta prevalso nella primaria democratica sulla deputata Jasmine Crockett[7].
I sondaggi pubblicati tra la primavera e l’estate del 2026 documentano un’evoluzione della corsa particolarmente significativa, poiché il vantaggio tra i due candidati è oscillato più volte nell’arco di pochi mesi.
Un primo sondaggio interno alla campagna di Talarico, condotto nel marzo 2026 dall’istituto Impact Research, lo collocava in vantaggio di un punto percentuale su Paxton, 44% contro 43%, evidenziando come entrambi i principali candidati repubblicani, sia Paxton sia Cornyn, risultassero allora profondamente impopolari presso l’elettorato texano[8].
Subito dopo il ballottaggio repubblicano di fine maggio, un sondaggio del Texas Public Opinion Research (TPOR), condotto su un campione di 1.670 elettori probabili, mostrava Talarico avanti di tre punti, 47% contro 44%[9].
Nella prima metà di giugno 2026 la corsa si è tuttavia notevolmente ristretta: un sondaggio dell’Università del Texas in collaborazione con il Texas Politics Project rilevava Paxton al 43% e Talarico al 42%, un margine di appena un punto percentuale, ampiamente entro l’errore statistico[10].
Alla fine dello stesso mese, il sondaggio del New York Times confermava tale parità, con i due candidati appaiati al 47%; l’indagine metteva inoltre in luce marcate divisioni demografiche nell’elettorato, con Paxton in vantaggio netto tra gli elettori maschi (57% contro 36%) e Talarico prevalente tra le elettrici (56% contro 38%)[11].
Il quadro è mutato sensibilmente nella seconda metà di luglio 2026.
Un sondaggio di Texas Public Opinion Research, condotto tra il 15 e il 17 luglio, ha rilevato Talarico in vantaggio di cinque punti percentuali, 45% contro 40%, il margine più ampio registrato a favore del candidato democratico nel corso dell’intera campagna elettorale[12].
Tale tendenza è stata confermata, seppur con margine più contenuto, da un successivo sondaggio Fox News condotto tra il 23 e il 27 luglio, che indicava Talarico avanti di tre punti attribuendo tale scenario a un netto calo di popolarità sia di Paxton sia del governatore Greg Abbott, oltre che dello stesso presidente Trump, tra gli elettori texani.[13]
Questa traiettoria suggerisce una possibile erosione del sostegno repubblicano nelle settimane immediatamente precedenti al voto di novembre. Va tuttavia segnalato che non tutti i sondaggi dello stesso periodo concordano su tale tendenza: un’indagine dell’istituto SoCal Strategies, condotta anch’essa in giugno, aveva registrato Paxton in vantaggio di un punto, a conferma della persistente volatilità e incertezza della corsa.[14]
Sul fronte gubernatorial, l’incumbent Greg Abbott ha conseguito un’agevole vittoria nelle primarie repubblicane del 3 marzo 2026, ottenendo circa l’82% dei consensi.
Tale risultato ha gettato le basi per un inedito quarto mandato consecutivo, traguardo che rifletterebbe il notevole potere politico e il consistente patrimonio elettorale accumulati da Abbott in tre decenni di incarichi a livello statale.[15]
Sul versante democratico, la corsa per la nomination ha visto un campo affollato di nove candidati, da cui è emersa nettamente la deputata statale Gina Hinojosa, rappresentante del distretto 49 di Austin, che ha ottenuto l’80% dei voti nelle primarie di marzo.
Il sostegno alla candidatura di Hinojosa è stato inoltre rafforzato da un’inedita visita in Texas dell’ex presidente Barack Obama nel maggio 2026, uno degli episodi di maggiore visibilità mediatica ricevuti dai democratici texani negli ultimi anni.[16]
A differenza della corsa al Senato, la rielezione di Abbott non appare, sulla base dei sondaggi disponibili, seriamente in discussione, sebbene il margine si sia progressivamente ridotto nel corso della campagna generale.
Tra gennaio e febbraio 2026 i sondaggi collocavano Abbott stabilmente attorno agli otto-nove punti di vantaggio su Hinojosa[17]; tra aprile e maggio tale margine si è ridotto a cinque-sette punti, con un sondaggio di Texas Public Opinion Research che rilevava un vantaggio di Abbott di cinque punti (46% contro 41%), identico a quello registrato nel mese precedente[18].
Nel giugno 2026 diversi istituti hanno confermato un margine oscillante tra i sei e i dodici punti, con una media di circa 47,8% per Abbott contro 41,5% per Hinojosa, mentre un sondaggio NYT/Siena dello stesso mese indicava un vantaggio di sei punti (51% contro 44%).
Il quadro dei sondaggi sulla corsa al governatorato del Texas si è ulteriormente compresso nella prima settimana di agosto 2026, con il dato più recente che conferma — anzi rafforza — la tendenza già emersa a metà luglio.
L’ultimo sondaggio in ordine cronologico è il Texas Pulse Poll, realizzato da ReconMR per la Texas A&M Bush School e pubblicato l’8 agosto 2026 (rilevazione condotta tra il 27 e il 30 luglio su 619 elettori probabili, margine di errore ±4,7%): Abbott al 46%, Hinojosa al 45%, un solo punto di distacco, entro il margine di errore[19]. Si tratta della seconda rilevazione consecutiva a mostrare un vantaggio di un solo punto per il governatore, dopo il sondaggio Fox News dei giorni precedenti, e segna uno scarto di 5 punti a favore di Hinojosa rispetto alla stessa rilevazione Texas Pulse di giugno, quando Abbott era avanti di 6 punti[20].
A ridosso di questo dato si colloca il sondaggio Fox News (Beacon Research / Shaw & Company Research), condotto tra il 23 e il 27 luglio 2026 su 1.006 elettori registrati (margine di errore ±3 punti), che aveva già rilevato Abbott al 50% contro il 49% di Hinojosa[21]. Una terza rilevazione, quella della Texas Southern University (Barbara Jordan Public Policy Research and Survey Center), condotta tra il 27 e il 30 luglio su 1.200 elettori probabili (margine di errore ±2,83%), mostra invece un margine leggermente più ampio: Abbott al 49%, Hinojosa al 43%[22].
Questi tre dati confermano la traiettoria già emersa nella rilevazione di Texas Public Opinion Research del 15-17 luglio (Abbott 45%, Hinojosa 42%, 10% di indecisi)[23], mostrando come il vantaggio del governatore uscente si sia progressivamente eroso: da un margine a due cifre nelle prime rilevazioni della primavera, a circa 7 punti a giugno, fino a un solo punto in tre sondaggi indipendenti pubblicati tra fine luglio e i primi di agosto.
Se questa tendenza dovesse essere confermata da rilevazioni successive nelle settimane che precedono il voto del 3 novembre 2026, il Texas, dove nessun candidato democratico vince una carica statale da oltre trent’anni, potrebbe presentare una competizione autenticamente aperta anche per la carica di governatore, parallelamente alla corsa al Senato già ampiamente descritta.
Note
[1] KXAN Austin, Landslides to nail-biters: A history of presidential elections in Texas, novembre 2024
[2] San Antonio Report, Here’s How Texas Voted in Every U.S. Senate Election Since 1961, 2018.
[3] KXAN Austin, Landslides to nail-biters: A history of presidential elections in Texas, novembre 2024.
[4] KXAN Austin, A comprehensive map of how Texans voted in the 2024 presidential election.
[5] Ballotpedia, Presidential voting trends in Texas.
[6] Si indica la transizione politica di uno Stato federale statunitense verso un sostanziale pareggio o una forte contendibilità tra l’elettorato democratico (blu) e quello repubblicano (rosso), superando la tradizionale netta divisione cromatica. Da qui, purple.
[7] Emerson College Polling, Texas 2026 Poll: Talarico Leads Crockett for Democratic Nomination, gennaio 2026
[8] Politico, Poll: Talarico leads Cornyn and Paxton in general election matchups, 20 marzo 2026.
[9] USA Today, Talarico leads Paxton in first Texas Senate poll after GOP runoff, 29 maggio 2026.
[10] Texas Tribune, Poll: Paxton and Talarico are virtually tied in Senate race, 23 giugno 2026.
[11] USA Today / NYT-Siena, Paxton, Talarico deadlocked at 47% in new Texas Senate race poll, 30 giugno 2026
[12] Texas Tribune, Talarico leads Paxton by 5 points in new Texas Senate poll, 28 luglio 2026
[13] Fox News, Fox News poll shows Talarico leads Ken Paxton in Texas Senate race, luglio 2026.
[14] The New York Times, Texas U.S. Senate Election 2026: Latest Polls.
[15] The New York Times, Greg Abbott’s Primary Win Sets the Stage for a Record Fourth Term as Texas Governor, 4 marzo 2026.
[16] USA Today, Where the Texas governor’s race stands as Obama visits the state, 13 maggio 2026.
[17] 270toWin, 2026 Polls: Texas Governor, sondaggi Emerson College (15 gennaio) e Università di Houston (11 febbraio) 2026.
[18] USA Today, Republicans lead Texas governor, AG races despite US Senate slip, 1 giugno 2026
[19] FOX 7 Austin, Hinojosa closes in on Abbott in Texas governor’s race, new poll says.
[20] ibid
[21] KTEN, Polls show tight Texas governor race, closest margin in Abbott’s career, 6 agosto 2026.
[22] ibidem
[23] FOX 7 Austin, Hinojosa trails Abbott in Texas governor’s race, poll finds.
Foto copertina: Il Texas State Capitol ad Austin, sede del governo dello Stato del Texas.












