
Mappe, matite e decisioni della Corte Suprema in vista delle midterm.
Di Riccardo Fiori
A partire dall’estate del 2025, gli Stati Uniti stanno vivendo la più ampia ridistribuzione congressuale infra-decennale della storia moderna. Avviato su pressione esplicita del presidente Trump, con la revisione della mappa del Texas, il fenomeno si è rapidamente propagato in un vero e proprio braccio di ferro tra i due partiti che coinvolge oltre un quarto dei seggi alla Camera dei Rappresentanti.
La sentenza della Corte Suprema Louisiana v. Callais dell’aprile scorso ha ulteriormente scardinato le tutele del Voting Rights Act (VRA) del 1965, consentendo la rimozione di distretti a maggioranza di minoranze.
Introduzione: la norma violata
Il ridisegno dei collegi elettorali è, nell’ordinamento americano, un’operazione normalmente ciclica: avviene all’inizio di ogni decade, dopo il censimento decennale, e serve a ridistribuire i seggi congressuali in proporzione alla variazione demografica registrata. La prassi infra-decennale, ovverosia il ridisegno prima della successiva rilevazione censuaria, era considerata una violazione della convenzione democratica consolidata, benché non espressamente vietata dal diritto federale.
Nell’estate del 2025, questa convenzione è stata infranta con deliberata ostentazione.
La rottura non è avvenuta per caso né in risposta a un’esigenza demografica documentata, ma per decreto politico: il presidente Trump ha richiesto esplicitamente al governatore del Texas, Greg Abbott, di ridisegnare i collegi congressuali dello stato con l’obiettivo dichiarato di sottrarre cinque seggi ai democratici. Ciò che ne è seguito, una reazione a catena che ha coinvolto stati repubblicani e democratici, tribunali federali e la Corte Suprema, rappresenta secondo molti osservatori la più grave crisi della rappresentanza elettorale americana dai tempi del Baker v. Carr del ‘62, esperienza che si pensava lasciata alle spalle dopo l’intervento di Lyndon Johnson del già citato Voting Rights Act di tre anni dopo.
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Tutto ha inizio il 7 luglio 2025, quando il Dipartimento di Giustizia trasmette una lettera al governatore Abbott e al procuratore generale Ken Paxton, oggi candidato al Senato per il Texas.
La lettera, firmata dalle funzionarie Harmeet Dhillon e Michael Gates, definisce i quattro distretti congressuali a maggioranza di minoranze del Texas, come “unconstitutional racial gerrymanders” e intima allo stato di porvi rimedio entro la giornata stessa, avvertendo che in caso contrario il Dipartimento avrebbe potuto “seek legal action against the state”.[1]
Il tono relativamente e formalmente imperativo era tuttavia un esercizio di stile col fine di fornire ad Abbott e Paxton, entrambi chiaramente MAGA, una garanzia politica e istituzionale di cui avevano bisogno. Come ha documentato un’inchiesta congiunta del Texas Tribune e di ProPublica, il governatore aveva già manifestato la disponibilità a procedere al ridisegno: la lettera del Department of Justice “set in motion a chain of events that gave Abbott and Paxton the political cover needed to provide Trump with exactly what he wanted: a mid-decade redrawing of district lines designed to ease that path for his party to maintain control of Congress after the 2026 midterm elections”.[2]
Trump aveva esplicitato senza reticenze le proprie motivazioni. Commentando il piano texano sui social media, aveva scritto: “Texas never lets us down” e aveva aggiunto che controllare il Congresso era essenziale per il suo programma: “More seats equals less Crime, a great Economy, and a STRONG SECOND AMENDMENT”.[3]
Il processo legislativo texano fu tutt’altro che ordinato dato che più di cinquanta rappresentanti democratici abbandonarono l’aula per negare il quorum, fermando il processo per due settimane e quando il quorum fu ripristinato, il dibattito durò otto ore alla Camera e quattordici al Senato. Il senatore Phil King, relatore del provvedimento, illustrò i criteri ispiratori della nuova mappa in questi termini: “For the map to be legal in all respects, that was the first goal. And the second one was that it would perform better for Republican congressional candidates in Texas”.[4]
Il 29 agosto 2025 Abbott firmò la legge, ribattezzata dai suoi sostenitori MAGA la “One Big Beautiful Map”, dichiarando su un video diffuso sui social: “Texas is now more red in the United States Congress”.[5]
I democratici texani e le organizzazioni per i diritti civili ricorsero immediatamente in giudizio. La senatrice statale Joan Huffman, principale sostenitrice della mappa in senato, aveva insistito sulla propria versione: “I’ve stated it, and I’ll state it again — we drew these maps race blind. We have not looked at any racial data as we drew these maps, and to this day I have not looked at any racial data”.[6]
Un tribunale federale di tre giudici, tuttavia, non concordò con questa lettura e nell’ottobre 2025, dopo un processo durato quattro settimane a El Paso, i giudici emisero una sentenza di 160 pagine nella quale si concludeva che “To be sure, politics played a role in drawing the 2025 Map. But it was much more than just politics. Substantial evidence shows that Texas racially gerrymandered the 2025 Map” e di conseguenza la nuova mappa fu temporaneamente sospesa.[7]
Abbott reagì bollando la sentenza come “clearly erroneous” e portando il caso direttamente alla Corte Suprema, che a novembre 2025 ripristinò temporaneamente la mappa in attesa del ricorso. La Corte, nell’aprile 2026, alla luce della propria decisione in Louisiana v. Callais, avrebbe infine convalidato la mappa texana, riconoscendola come gerrymander partigiano, e non razziale, e quindi costituzionalmente lecita.[8]
La corsa agli armamenti: la risposta degli stati democratici e la moltiplicazione dei ridisegni
Il caso Texas divenne immediatamente il segnale che altri stati stavano aspettando. Nel giro di pochi mesi si innescò una “redistricting arms race”, una corsa agli armamenti elettorali senza precedenti nella storia americana contemporanea.[9]
La California fu il primo stato democratico a reagire. Il governatore Gavin Newsom, frontrunner per un posto nel ticket democratico nel 2028, convocò una sessione speciale e fece approvare una legge che sottoponeva a referendum popolare la sospensione della Commissione indipendente per la ridistribuzione, istituita proprio per sottrarre il processo alla discrezionalità partigiana, in favore di una nuova mappa disegnata dalla legislatura con l’obiettivo di guadagnare cinque seggi democratici. Newsom fu esplicito nell’inquadrare la scelta come reazione necessaria: “This isn’t politics as usual. This is an emergency for our state. This is an emergency for our country. This is an emergency for democracy”, dichiarò la parlamentare Anamarie Avila Farias durante il dibattito.[10]
Nel novembre 2025, la Proposizione 50 californiana fu approvata dagli elettori. Il Partito Repubblicano della California e il Dipartimento di Giustizia federale impugnarono immediatamente le nuove mappe, sostenendo che violassero il Voting Rights Act a favore degli elettori latinos. Nel gennaio 2026, un tribunale federale di tre giudici respinse il ricorso, confermando la validità della mappa.
Nel frattempo i Red States hanno chiaramente partecipato a questa corsa agli armamenti elettorale. Il Missouri ridisegnò i propri collegi per mettere il rappresentante democratico Emanuel Cleaver in un distretto molto più favorevole ai repubblicani, con l’obiettivo di strappare un seggio all’opposizione. La Carolina del Nord approvò una nuova mappa a ottobre 2025, avvalendosi di una norma di legge statale che consente l’adozione a semplice maggioranza senza possibilità di veto governativo. L’Ohio, dopo anni di battaglie giudiziarie e mappe dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema statale, ha approvato lo scorso ottobre una mappa bipartisan che avrebbe sostituito quella scaduta.[11]
Il Tennessee ha offerto forse il caso più emblematico della nuova stagione politica quando il 7 maggio di quest’anno, il governatore Bill Lee convocò una sessione speciale all’indomani della sentenza Louisiana v. Callais per ridisegnare il nono distretto congressuale, l’unico distretto a maggioranza nera dello stato, tenuto dal democratico Steve Cohen, frammentando Memphis in tre collegi separati.
La maggioranza repubblicana approvò la nuova mappa con il voto che metteva fine alla presenza di qualsiasi rappresentante democratico nella delegazione del Tennessee. Il deputato statale Jason Zachary giustificò apertamente l’operazione: “It was absolutely drafted on politics. This gives us a unique opportunity, for the first time in history, to have an all Republican delegation sent from Tennessee to Washington, D.C”.[12]
Anche la Florida accelerò dopo Callais: il governatore Ron DeSantis aveva già anticipato in luglio 2025 l’intenzione di rivedere le mappe, e il giorno stesso della pronuncia della Corte il parlamento floridiano approvò un nuovo disegno che eliminava ulteriori distretti a maggioranza di minoranze[13]
L’Utah invece, per via giudiziaria anziché legislativa, raggiunse un esito opposto: la Corte Suprema statale, richiamandosi a una disposizione costituzionale del 2018 che vieta il gerrymandering partigiano, impose nel novembre 2025 una mappa alternativa presentata dai ricorrenti, che crea un distretto sicuro per i democratici concentrando la maggioranza degli elettori della contea di Salt Lake. I tentativi repubblicani di ribaltare la decisione in appello, sia davanti alla Corte Suprema dello Utah sia davanti a quella federale, furono respinti.[14]
Louisiana v. Callais: la Corte Suprema riscrive il diritto del voto.
Dunque il 29 aprile di quest’anno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso la sentenza più significativa in materia di ridistribuzione elettorale dai tempi di Rucho v. Common Cause (2019): la già citata Louisiana v. Callais, 608 U.S. (2026). Con una maggioranza di sei giudici contro tre, divisa esattamente lungo le linee ideologiche, la Corte ha dichiarato incostituzionale la mappa congressuale della Louisiana che comprendeva un secondo distretto a maggioranza afroamericana, creato dalla legislatura statale proprio per conformarsi alla Sezione 2 del Voting Rights Act, e ha contestualmente riscritto i criteri giuridici per valutare le richieste di racial gerrymander.[15]
La genesi della causa era di per sé complessa e paradigmatica delle contraddizioni del diritto elettorale americano. Dopo il censimento del 2020, la Louisiana aveva adottato una mappa che, secondo un tribunale federale, violava la Sezione 2 del Voting Rights Act non includendo un secondo distretto a maggioranza nera. Costretta a correggere il tiro, la legislatura aveva approvato nel 2024 una mappa che creava il sesto distretto congressuale nel sud-est, disegnato per raccogliere le concentrazioni di popolazione nera sparse lungo quell’asse. Un gruppo di elettori bianchi, definitisi “non-African American voters”, aveva immediatamente impugnato la nuova mappa come racial gerrymander incostituzionale.[16] La Corte Suprema, con la penna del giudice conservatore Alito, ha accolto il ricorso.
Il ragionamento della maggioranza si articola su tre assi principali.
Primo: il nuovo standard di prova, un ricorrente che lamenti la diluizione del voto delle minoranze ai sensi della Sezione 2 del VRA deve dimostrare che esistono “strong inferences” secondo cui lo stato ha intenzionalmente disegnato i distretti per ridurre le opportunità elettorali delle minoranze in ragione della loro razza.
Secondo: le mappe illustrative presentate a sostegno del ricorso devono soddisfare tutti gli obiettivi legittimi di ridistribuzione dello stato senza fare della razza un fattore predominante.
Terzo: la polarizzazione del voto su base razziale deve essere analiticamente separata dalla polarizzazione partigiana, laddove le due si sovrappongano, i ricorrenti portano un onere probatorio aggravato.[17]
Cruciale, nel ragionamento della Corte, è il collegamento alla sentenza Rucho v. Common Cause del 2019, che aveva stabilito la irricevibilità del gerrymandering partigiano nelle corti federali. La maggioranza avverte che permettere alle corti di esaminare la diluizione razziale del voto in contesti dove razza e partito sono strettamente correlati consentirebbe ai ricorrenti di aggirare Rucho semplicemente rietichettando le pretese partigiane come pretese razziali. La sentenza dunque erige un solido firewall tra le due categorie, con l’effetto di rendere assai più difficile impugnare mappe che, pur avendo impatto discriminatorio sulle minoranze, vengano giustificate come operazioni definite politiche, quindi partigiane.[18]
Il dissenso della giudice Elena Kagan, cui si sono unite le giudici Sonia Sotomayor e Ketanji Brown Jackson, è stato perentorio: “Today’s decision renders Section 2 all but a dead letter”.[19]
Il giudice afroamericano, nominato da Bush Sr., Clarence Thomas ha scritto una concurrence (adesione con ragionamento aggiuntivo), condivisa dal giudice Neil Gorsuch , che spingeva ancora più in là, sostenendo che il modo in cui i precedenti avevano interpretato la Sezione 2 aveva di fatto “given racial groups ‘an entitlement to roughly proportional representation‘” e aveva “rendered Section 2 ‘repugnant to any nation that strives for the ideal of a color-blind Constitution‘”.[20]
Il NAACP Legal Defense Fund, che aveva difeso gli elettori neri della Louisiana come interveniente, ha commentato: “The decision was a devastating blow to critical civil rights protections by permitting states to use partisan gerrymandering as a wholesale excuse to deny Black voters a voice in their government”.[21]
Conclusione
Il biennio 2025-2026 mette in luce una trasformazione strutturale del federalismo elettorale statunitense: Louisiana v. Callais ha eretto un firewall giurisprudenziale tra rivendicazioni razziali e partigiane, di fatto svuotando la Sezione 2 del Voting Rights Act.
La conseguente “arms race distrettuale” tra stati, priva di argini costituzionali uniformi, rivela l’inadeguatezza del quadro normativo post-Rucho nel contenere l’ipertrofia partigiana della rappresentanza.
Il tutto a brevissima distanza dalle midterm, che potrebbero scalfire profondamente il trifecta repubblicano nelle istituzioni costituzionali americane.
Note
[1] Center for American Progress, “Trump Ordered Texas To Gerrymander 5 New Republican-Leaning Congressional Districts”, dicembre 2025
[2] Texas Tribune / ProPublica, “The Texas redistricting fight has been the backdrop for the Trump administration to test a new legal strategy”, 25 agosto 2025.
[3]NYT, “Texas House Approves Redistricting Maps, Just as Trump Wanted”, 20 agosto 2025
[4] NPR, “Texas passes midterm redistricting sought by Trump as California plans to counter”, 23 agosto 2025.
[5] Al Jazeera, “Texas Governor Greg Abbott signs Trump-backed redistricting bill”, 29 agosto 2025.
[6]The Guardian, “Judge rejects ‘racially gerrymandered’ maps in Texas…”, 18 novembre 2025
[7] ivi
[8]Al Jazeera, “US Supreme Court allows Texas to use redrawn district map for 2026 midterms”, 5 dicembre 2025
[9] Democracy Docket, “Live Redistricting Tracker: All the Republican Gerrymanders — and Democrats’ Counter-Moves”, aggiornato al giugno 2026.
[10] Voting Rights Lab, “An Emerging Trend: Mid-Decade Redistricting”, 26 maggio 2026
[11] SCOTUSblog, “In major Voting Rights Act case, Supreme Court strikes down redistricting map challenged as racially discriminatory”, 29 aprile 2026.
[12] Cochrane, Emily. “Tennessee Approves New Map Aimed at Flipping the Last Democratic Seat.” The New York Times, 7 maggio 2026, The New York Times
[13] NAACP Legal Defense Fund, “Louisiana v. Callais FAQ”, 2026
[14] Congress.gov, “Congressional Redistricting: High Court Narrows Voting Rights Act in Louisiana v. Callais”, maggio 2026.
[15] State Court Report / Brennan Center, “The Aftermath of Callais”, 7 maggio 2026
[16] Time Magazine, “Measuring the Erosion of American Democracy”, 29 maggio 2026. Il GPI (Gerrymandering Partisan Index) è costruito calcolando la deviazione dei seggi vinti rispetto alla proporzionalità del voto, su scala 0-100, applicato a tutti i 37 stati con tre o più distretti congressuali.
[17] ivi
[18] Council on Foreign Relations, James M. Lindsay, “Gerrymandering, the Supreme Court, and the 2026 Midterm Elections”, 4 maggio 2026
[19] Harvard Kennedy School, “Explainer: What’s happening with gerrymandering in the United States — and who will ‘win’ the redistricting battle?”, maggio 2026.
[20]Louisiana v. Callais, 608 U.S. (2026), Thomas, J., concurring (joined by Gorsuch, J.), Supreme Court of the United States, 29 aprile 2026,
[21] NAACP Legal Defense and Educational Fund, Inc., dichiarazione ufficiale su Louisiana v. Callais, LinkedIn, 2 maggio 2026.
Foto: Corte Suprema degli Stati Uniti (Supreme Court of the United States), situato a Washington, D.C., di fronte al Campidoglio.












