La disputa tra Cina e Filippine nel Mar Cinese Meridionale

La disputa tra Cina e Filippine nel Mar Cinese Meridionale.
La disputa tra Cina e Filippine nel Mar Cinese Meridionale.

L’escalation delle tensioni nel Mar Cinese Meridionale degli ultimi anni dimostra la scarsa efficacia della decisione arbitrale emanata quasi dieci anni fa a sfavore della Cina. Tuttavia, con le Filippine alla presidenza dell’ASEAN il prossimo anno, i negoziati sulla questione potrebbero presto prendere una nuova direzione.


di Vittoria Patti

La disputa tra Cina e Filippone nel Mar Cinese Meridionale

La disputa tra Cina e Filippine nel Mar Cinese Meridionale rappresenta uno dei casi più complessi del diritto internazionale contemporaneo. La questione ebbe inizio nel 1947[1], quando il Ministero dell’Interno della Repubblica della Cina pubblicò la famosa mappa con la cosiddetta “nine-dash line”, un confine tracciato unilateralmente che rivendicava un’estesa area marittima sotto la propria sovranità[2]. Le vere tensioni iniziarono però negli anni Settanta, quando vennero scoperti potenziali giacimenti di petrolio e gas nelle acque coinvolte.
Di conseguenza, diversi Stati cominciarono a rivendicare isole e aree marittime, tra cui Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan.
Dopo l’entrata in vigore della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) nel 1994, la disputa assunse una dimensione pienamente giuridica e diventò oggetto di un più ampio dibattito sui diritti marittimi. A seguito di continue attività da parte della Cina negli arcipelaghi, dall’occupazione di scogli alla costruzione di isole artificiali, nel 2013 le Filippine si sono appellate alla Corte Permanente di Arbitrato (CPA) dell’Aia, che nel 2016 si è pronunciata contro la Cina[3]. Tuttavia, la Cina stessa si era rifiutata di partecipare alle procedure e non ha mai riconosciuto la validità della decisione. Infatti, le tensioni sono continuate, intensificandosi in particolare negli ultimi anni. Dunque, dopo quasi un decennio durante il quale il valore dell’atto legale della CPA continua ad essere ignorato, il summit ASEAN 2026 presidiato dalle Filippine appare come un promettente punto di svolta per lo sviluppo di un accordo alternativo con la Cina.

La disputa tra Cina e Filippone nel Mar Cinese Meridionale. The Economist

Il quadro normativo

Le rivendicazioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale si fondano sul concetto di diritto storico e si basano proprio sulla mappa del 1947, utilizzata come giustificazione per lo sfruttamento cinese delle risorse viventi e non viventi contenute nelle acque sotto scrutinio. Tale concezione si scontra però con il regime giuridico introdotto dall’UNCLOS nel 1994, che definisce dei rigidi criteri per le competenze marittime degli Stati. In particolare, negli Articoli 55, 56 e 57 la Convenzione istituisce la Zona Economica Esclusiva (ZEE), una fascia di 200 miglia nautiche dalla costa di uno Stato all’interno della quale esso può esercitare diritti sovrani sulle risorse naturali presenti[4]. Tuttavia, l’area delimitata dalla nine-dash line si estende ben oltre la ZEE attribuibile alla Cina, creando così un’incompatibilità tra il diritto rivendicato dal Paese e il relativo trattato internazionale in materia. Per risolvere controversie su questioni riguardanti la Convenzione, l’Annex VII dell’UNCLOS prevede un meccanismo obbligatorio di risoluzione al quale gli Stati membri non possono sottrarsi quando la disputa riguarda l’interpretazione o l’applicazione del documento: l’arbitrato[5]. Questo processo si differenzia dai tradizionali processi giuridici perché più flessibile, in quanto sono le stesse parti ad accordarsi sulla scelta degli arbitratori e sulle leggi applicabili. È proprio in questo contesto che, nel 2013, le Filippine hanno avviato un procedimento arbitrale chiedendo di chiarire la compatibilità delle pretese cinesi con il diritto del mare. Nell’ Award conclusivo del 2016, il Tribunale ha stabilito unanimemente che la Cina non può rivendicare diritti storici sulle risorse entro la nine-dash line quando essi eccedono i limiti imposti dalla Convenzione[6]. L’Award, ai sensi dell’Annex VII, ha un effetto definitivo in quanto “final and binding” per tutte le parti.

L’importanza giuridica

Il valore dell’arbitrato trascende il caso concreto e rappresenta un vero e proprio punto di svolta nel diritto internazionale. Da un punto di vista giuridico, costituisce un precedente fondamentale per almeno tre ragioni. Innanzitutto, l’Award ha più ampiamente stabilito che le eccezioni dei titoli storici non possono prevalere su un regime convenzionale dettagliato, né possono essere fatte valere in modo unilaterale quando si sovrappongono ai diritti fondamentali di altri Stati, come in questo caso. Inoltre, il Tribunale si è pronunciato sulla definizione di formazione marittima, affermando che le formazioni marittime che non possono sostenere vita umana o vita economica propria sono qualificate come rocce o bassi fondali emergenti, non isole, e che quindi non possono generare una propria ZEE. In questo merito, ha specificato che lo stato della formazione marittima deve essere determinato in base alla sua capacità naturale, escludendo di conseguenza le modifiche artificiali portate avanti dalla Cina. Infine, la decisione ha confermato il ruolo delle procedure obbligatorie di risoluzione delle controversie come elemento fondamentale del sistema UNCLOS, precisando che possono essere escluse solo in caso in cui entrambe le parti rinuncino esplicitamente.

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Le criticità e gli scontri recenti

Nonostante l’importanza del verdetto, la vicenda ha evidenziato i limiti strutturali dell’ordinamento internazionale in termini di compliance con le misure dettate. Non sono mancate infatti le critiche da parte della Cina, che ha dichiarato l’Award come “null and void”, sostenendo che il Tribunale non avesse giurisdizione su controversie attinenti alla sovranità territoriale in quanto fuori dalla sfera di competenza dell’UNCLOS e che le Filippine avessero rinunciato a ricorrere ad un arbitrato essendo già coinvolte in accordi bilaterali[7]. Di conseguenza, con il rifiuto della Cina di rispettare le disposizioni, le frizioni nella regione non si sono fermate, alimentando un clima di crescente instabilità. Uno dei principali teatri di scontri è il Second Thomas Shoal, una barriera corallina sommersa nelle isole Spratly e utilizzata per attività di pesca. A febbraio 2023, una nave cinese ha bloccato una nave filippina che navigava verso lo Shoal, puntando un laser verde contro di essa. Ciò ha provocato una grave crisi diplomatica, in quanto le Filippine hanno affermato che la luce fosse uno strumento militare perché aveva causato temporanei danni alla vista nell’equipaggio, il tutto negato dalla Cina[8].
Un altro incidente si è verificato a giugno 2024, quando un’imbarcazione cinese ha preso d’assalto un’imbarcazione filippina che si avvicinava all’avamposto sullo Shoal trasportando approvvigionamenti[9]. Ciò ha rappresentato il primo contato diretto tra ufficiali delle due potenze e il più vicino ad essere qualificato come attacco armato.
Infine, ad agosto 2025, nel vicino Scarborough Shoal, è avvenuta una collisione tra due navi cinesi, la prima parte della Guardia Costiera e la seconda parte dell’Esercito, durante l’inseguimento di una nave filippina, provocando una crescente militarizzazione delle navi stazionate nell’area da entrambe le parti[10]. Incidenti di questo genere costituiscono un enorme rischio per l’ordine internazionale in quanto inaspriscono le relazioni tra i due Paesi e possono essere sfruttati come giustificazione per un’eventuale retaliation[11]. In aggiunta, la situazione è ulteriormente complicata dal coinvolgimento di attori esterni, come gli Stati Uniti. Infatti, secondo l’Articolo IV del Trattato di Difesa Reciproca del 1951 tra Filippine e Stati Uniti, un attacco armato contro le Filippine impegnerebbe gli Stati Uniti a prendere misure appropriate per difendere l’alleato[12].
Con un ulteriore aumento del supporto militare americano a novembre 2025, quando gli USA hanno inviato un’unità di droni per assistere con le attività di pattugliamento[13], l’equilibrio rimane estremamente delicato.

Prospettive future

Tutto ciò mette luce sull’assenza nel sistema internazionale di meccanismi di enforcement capaci di garantire la piena attuazione delle decisioni giuridiche. Nell’ottica di queste lacune, i Paesi del Sudest Asiatico sono stati spinti da un interesse comune a cercare una soluzione tramite strumenti paralleli. Infatti, con i negoziati per la stesura di un Codice di Condotta vincolante tra la Cina e gli Stati dell’ASEAN, avviati già dal 2002 e ancora in corso, i Paesi coinvolti mirano a stabilire delle regole condivise per prevenire incidenti, gestire le crisi e favorire la cooperazione nella regione. Le Filippine, che secondo la rotazione annuale assumeranno il ruolo di Presidente dell’ASEAN nel 2026, hanno già dichiarato la finalizzazione del Codice come una delle principali priorità per il summit[14]. Dunque, in un contesto così frammentato, il percorso verso una soluzione duratura resta incerto, ma la possibilità sempre più concreta di un accordo multilaterale apre uno spiraglio verso la risoluzione di questa lunga disputa in uno degli spazi strategici più contesi al mondo.


Note

[1] La nine-dash line fu redatta per la prima volta nel 1947 da un governo della Repubblica di Cina, ma inizialmente presentava undici trattini. La Repubblica Popolare Cinese, subentrata nel 1949, ridusse il numero a nove nel 1952, rimuovendo due trattini nel Golfo del Tonchino a seguito di accordi con il Vietnam.
[2] Beech, Hannah. “Just Where Exactly Did China Get the South China Sea Nine-Dash Line From?”, TIME (July 19, 2016), https://time.com/4412191/nine-dash-line-9-south-china-sea/.
[3] PCA Case Nº 2013-19 IN THE MATTER OF THE SOUTH CHINA SEA ARBITRATION https://pca-cpa.org/en/news/pca-press-release-the-south-china-sea-arbitration-the-republic-of-the-philippines-v-the-peoples-republic-of-china/?utm_source=chatgpt.com
[4] United Nations. Convention on the Law of the Sea, Art. 55-57 (December 10, 1982), https://www.un.org/depts/los/convention_agreements/texts/unclos/unclos_e.pdf.
[5] United Nations. Convention on the Law of the Sea, Annex VII (December 10, 1982), https://www.un.org/depts/los/convention_agreements/texts/unclos/unclos_e.pdf.
[6] Permanent Court of Arbitration. The Republic of the Philippines v. The People’s Republic of China, Award (July 12, 2016), https://pcacases.com/web/sendAttach/2086.
[7] “The Tribunal’s Award in the ‘South China Sea Arbitration’ Initiated by the Philippines Is Null and Void”, Chinese Journal of International Law, Vol. 15 No. 2 Pp. 457-487 (October 14, 2016), https://doi.org/10.1093/chinesejil/jmw027.
[8] “Shifting Tactics at Second Thomas Shoal”, Asia Maritime Transparency Initiative (August 22, 2024), https://amti.csis.org/shifting-tactics-at-second-thomas-shoal/.
[9] McLaughlin, Robert and Guilfoyle, Douglas. “Clashes in the South China Sea: Escalation at Second Thomas Shoal”, Blog of the European Journal of International Law (July 10, 2024), https://www.ejiltalk.org/clashes-in-the-south-china-sea-escalation-at-second-thomas-shoal/.
[10] Ma, Bo and Li, Zishu. “Scarborough collision triggers Beijing’s strategic hardening”, East Asia Forum (September 27, 2025), https://eastasiaforum.org/2025/09/27/scarborough-collision-triggers-beijings-strategic-hardening/.
[11] Galope, Sam. “From Collisions to Conservation Claims: A Week of High Drama in the South China Sea”, Institute for Maritime and Ocean Affairs (September 22, 2025), https://imoa.ph/from-collisions-to-conservation-claims-a-week-of-high-drama-in-the-south-china-sea/.
[12] United States of America and Philippines. Mutual Defense Treaty, Art. IV (August 30, 1951), https://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volume%20177/volume-177-I-2315-English.pdf.
[13] Lariosa, Aaron-Matthew. “U.S. Marines Deploy Drone Unit to Philippines to Patrol Over South China Sea”, United States Naval Institute (November 13, 2025), https://news.usni.org/2025/11/13/u-s-marines-deploy-drone-unit-to-philippines-to-patrol-over-south-china-sea.
[14] Sato, Monica. “Rhetoric vs. Reality: The Philippines, ASEAN, and the South China Sea”, Center for Strategic and International Studies (November 7, 2025), https://www.csis.org/analysis/rhetoric-vs-reality-philippines-asean-and-south-china-sea.


Foto copertina: La disputa tra Cina e Filippone nel Mar Cinese Meridionale