Hong Kong: maxi condanna per Jimmy Lai

Jimmy Lai
Jimmy Lai

Vent’anni di carcere per l’editore pro-democrazia simbolo dell’opposizione a Pechino: l’Occidente parla di repressione della libertà di stampa.


Jimmy Lai, ex imprenditore dei media e tra i più noti critici del controllo cinese su Hong Kong, è stato condannato a 20 anni di prigione da un tribunale locale. La sentenza chiude uno dei casi più controversi legati alla legge sulla sicurezza nazionale, considerato da molti governi occidentali come un ulteriore segnale della progressiva erosione delle libertà civili nella regione.
Lai è stato giudicato colpevole per aver utilizzato la sua influenza e la stampa per sollecitare governi stranieri a imporre sanzioni contro Hong Kong e la Cina, dopo la repressione delle proteste pro-democrazia del 2019.
Al centro del procedimento c’è l’Apple Daily, tabloid fondato da Lai nel 1995, noto per la sua linea editoriale democratica e chiuso nel 2021 dopo il congelamento dei beni dell’imprenditore. Secondo Reuters, i giudici hanno scelto una pena esemplare applicando il massimo previsto dalla normativa vigente.
Insieme a Lai sono stati condannati anche dirigenti, giornalisti del quotidiano e due attivisti del gruppo “Stand with Hong Kong”, con pene comprese tra 6 e 10 anni. La corte ha definito Lai la figura centrale delle presunte “cospirazioni”, ma l’imputato ha respinto ogni accusa, dichiarandosi un “prigioniero politico”.

La legge sulla sicurezza nazionale: origine e impatto

Jimmy Lai, cittadino britannico e cattolico di 78 anni, è noto anche per le sue relazioni internazionali, in particolare con esponenti politici statunitensi. Reuters ricorda, ad esempio, un suo incontro con l’ex segretario di Stato Mike Pompeo.
Il caso si inserisce nella stretta repressiva seguita alle grandi manifestazioni del 2019, quando studenti e attivisti occuparono università e strade per protestare contro l’influenza crescente di Pechino.
Hong Kong, tornata sotto sovranità cinese nel 1997 dopo 150 anni di dominio britannico, avrebbe dovuto mantenere ampia autonomia grazie alla Basic Law, fondata sul principio “un paese, due sistemi”. Tuttavia, dopo le proteste, la Cina ha imposto una legge sulla sicurezza nazionale che rende illegali molte forme di dissenso.
Secondo Human Rights Watch, questa normativa ha avuto conseguenze devastanti, portando ad arresti di massa, persecuzione di leader democratici e chiusura di numerose organizzazioni civili e sindacali.

Nuove restrizioni e timori per la libertà di espressione

Nel 2024 la normativa è stata ulteriormente rafforzata con l’approvazione dell’articolo 23, che amplia i reati includendo tradimento, sedizione e segreti di Stato, consentendo inoltre processi a porte chiuse.
Per molti analisti, il processo a Lai rappresentava un test cruciale per valutare l’indipendenza della magistratura di Hong Kong. Amnesty International ha denunciato che l’articolo 23 compromette gravemente i diritti fondamentali nella città.
Anche il Committee to Protect Journalists ha definito la condanna “l’ultimo chiodo nella bara della stampa libera a Hong Kong”. Secondo l’organizzazione, almeno 51 giornalisti sono detenuti in Cina, otto dei quali proprio nell’ex colonia britannica.
A condannare la decisione sono stati anche Unione Europea, Regno Unito, Giappone e Taiwan. La portavoce UE Anitta Hipper ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato di Lai.

Pressioni internazionali e preoccupazioni per la salute

Essendo cittadino britannico, il caso è stato sollevato dal primo ministro Keir Starmer durante un recente incontro con Xi Jinping. Anche Donald Trump in passato aveva chiesto la liberazione dell’editore.
Il figlio Sebastien Lai ha criticato Londra per l’inefficacia delle sue azioni diplomatiche, dichiarando alla BBC: “I valori del Regno Unito vengono incarcerati insieme a mio padre”.
Il governo di Hong Kong, però, non sembra intenzionato a cedere alle pressioni. L’Ufficio per Hong Kong e Macao ha definito la sentenza un avvertimento severo per chiunque osi sfidare la legge.
A destare particolare allarme sono le condizioni di salute di Lai, affetto da diabete e ipertensione: data l’età, la condanna potrebbe equivalere a un ergastolo di fatto.
Molti sostenitori si sono radunati fuori dal tribunale per assistere al verdetto, in un clima definito da alcuni “da stato d’assedio”. Uno di loro ha dichiarato: “Un uomo solo ha avuto il coraggio di affrontare un gigante”.


Foto copertina: Venti anni di carcere: è la condanna inflitta dall’Alta Corte di Hong Kong a Jimmy Lai