Yuan digitale: implicazioni geostrategiche di una Central Bank Digital Currency “Made in China”


Complice una crescente familiarità dei consumatori con strumenti di pagamento elettronici ed un mercato delle criptovalute progressivamente più affollato, le principali economie mondiali hanno intrapreso studi significativi riguardanti lo sviluppo di una Central Bank Digital Currency (CBDC) nazionale, una valuta digitale emessa a livello centralizzato sotto l’autorità della Banca Centrale. In quest’ottica, la Cina – che aspira a diventare la prima economia mondiale – si sta preparando in modo pionieristico a tagliare il traguardo della corsa all’emissione di una CBDC, con notevoli implicazioni strategiche per la tenuta del dollar standard negli scambi internazionali.


Al via lo Yuan digitale

Sulla scia di una transizione verso un’economia sempre più digitale, l’intero sistema finanziario globale si trova in una fase di rinnovamento volto a fronteggiare nella maniera più adeguata possibile gli imperativi inediti risultanti dalla sfida della digitalizzazione.[1] Nonostante una persistente confidenzialità delle informazioni a riguardo, il programma di lancio di uno yuan digitale, definito dalla Banca Centrale cinese con l’acronimo Digital Currency/Electronic Payments (DCEP), sembra essere in una fase di sperimentazione particolarmente avanzata rispetto alle controparti europee, giapponesi e statunitensi, tanto da scommettere sul primato del Dragone nell’emissione della propria valuta digitale.[2]  L’esplorazione dei requisiti tecnici e regolatori dello yuan digitale vennero affidati ad un team di ricercatori della Banca Centrale cinese nel 2014, ed un istituto di ricerca ad hoc fu ufficialmente istituito nel 2017.[3] A tal proposito, al termine di un’indagine durata sei anni ed in occasione del Fintech Forum tenutosi a Pechino nell’Ottobre 2020, l’ex esponente della Banca Popolare Cinese Wang Zhongmin ha annunciato il conseguimento dell’architettura back-end per il DCEP cinese. Lo sviluppo di un quadro normativo su misura rimane tuttavia in una fase embrionale, nonostante un inquadramento legale trasparente sia precondizione per la maturazione di un DCEP in linea con gli obiettivi di politica economica interna di Pechino.[4] Sulla base delle informazioni rese disponibili dalla Banca Popolare Cinese, il DCEP avrà a tutti gli effetti corso legale. Costituirà infatti una nuova modalità di pagamento elettronica il cui valore sarà pari al renminbi (RMB) cartaceo, con la conseguente possibilità di mantenere un interscambio con la valuta fisica secondo un rapporto 1:1. Il DCEP ha infatti l’obiettivo di sostituire la moneta cartacea senza alterare la quantità di denaro in circolazione; non fungerà tuttavia da riserva di valore, e le transazioni saranno soggette a specifiche limitazioni.[5] Secondo una prospettiva funzionale, il DCEP sarà operativo secondo un sistema a due livelli. In tale struttura, la Banca Popolare cinese prevede l’emissione di valuta digitale tramite il coinvolgimento diretto di intermediari, che comprendono le quattro principali banche commerciali statali cinesi (Bank of China, Industrial and Commercial Bank of China, China Construction Bank e Agricultural Bank of China).[6] I maggiori servizi di pagamento quali Alipay di Alibaba e We Chat Pay di Tencent saranno altresì coinvolti, così come le compagnie di telecomunicazioni China Telecom e, potenzialmente, Huawei. Il secondo livello comporta la distribuzione ad opera degli intermediari del RMB digitale a privati ed aziende nel settore della vendita al dettaglio: in tale contesto, la valuta digitale sarà prevalentemente conservata in portafogli digitali e, sebbene alcune tecnicalità siano ancora in via di definizione, sarà necessaria una semplice connessione Bluetooth per autorizzare pagamenti in modalità offline e – più importante – in aree rurali con scarsa copertura internet.[7] Allo stesso modo, non sarà necessario possedere un conto corrente bancario per poter effettuare pagamenti in DCEP.  Al contempo, il DCEP sarà basato sul principio dell’anonimità controllabile, ovvero la possibilità che solo la Banca Centrale possa monitorare i trend di pagamento dei cittadini e delle imprese cinesi.[8]

Un banco di prova bi-direzionale

Con lo Yuan digitale, al Partito-Stato si aprirà la possibilità di un maggiore controllo del monitoraggio dei flussi finanziari. Insolitamente, la limitata apprensione dei cittadini cinesi in tema di privacy e protezione dei dati personali rendono il Paese un eccezionale terreno di prova per il RMB digitale, favorito al contempo da un’ineguagliabile familiarità della società con le tecnologie di pagamento digitali.[9] Il mese di Aprile 2020 ha rappresentato pertanto un punto di svolta nell’implementazione del DCEP cinese: nell’ambito di un primo periodo di sperimentazione focalizzato sulle città di Shenzhen, Suzhou, Pechino, Chengdu e Shanghai, dipendenti governativi, bancari e impiegati pubblici hanno ricevuto fondi specifici in valuta digitale sotto forma di sussidi spendibili per il trasporto pubblico.[10] Similmente, aziende operanti nel campo della ristorazione e della vendita al dettaglio sono state coinvolte nel progetto della Banca Centrale, e le banche commerciali statali hanno avviato una fase di monitoraggio della ricezione del DCEP da parte dei consumatori. [11] In tale contesto, per il Celeste Impero le implicazioni geo-strategiche derivanti dall’essere il pioniere dello sviluppo di una CBDC appaiono notevoli, tanto in  politica interna quanto sullo scacchiere internazionale. Il DCEP ridurrebbe in primis il costo di emissione di moneta cartacea e l’attrito dei bonifici bancari; inoltre, le transazioni finanziarie diverrebbero più efficienti, permettendo una reazione del Partito-Stato cinese al già menzionato rapido declino del contante nella società. Di conseguenza, uno Yuan digitale permetterebbe alla Banca Popolare e alle banche commerciali statali di riacquistare parte del potere dei servizi di pagamento privati come Alipay e We Chat Pay, rinforzando così la stabilità e la supervisione a livello finanziario.[12] Nondimeno, il DCEP consentirebbe l’avanzamento della digitalizzazione, innovazione e produttività finanziaria di Pechino, così come la capacità di tracciare e fronteggiare attività illecite come corruzione, frode, riciclaggio di denaro, evasione fiscale e, da ultimo, finanziamento al terrorismo.

Posizionamento strategico o sfida al dollar standard?

In ottica strategica, una digital currency cinese potrebbe rivelarsi fondamentale per facilitare una più ampia e globale circolazione del renminbi e, potenzialmente, indebolire un sistema di pagamento transfrontaliero dominato dagli Stati Uniti. Analogamente, tale iniziativa garantirebbe alla Cina una posizione internazionale di primo piano nell’eventualità in cui l’ascesa delle valute digitali innescasse un riorientamento dell’architettura finanziaria globale.[13] A tal proposito, a partire dalla crisi finanziaria del 2008 la Cina ha intrapreso una serie di iniziative al fine di incentivare l’internazionalizzazione del renminbi: in particolare, nell’ultimo decennio il Paese ha concluso più di trenta accordi bilaterali di scambio di valuta con Paesi terzi, di fatto superando gli Stati Uniti che ne detengono circa la metà. Allo stesso modo, l’ambizione cinese di un renminbi internazionale è supportata da varie iniziative transfrontaliere – prima fra tutte la Belt and Road Initiative (BRI), che attraverso il supporto finanziario delle Banche Internazionali di Sviluppo di recente costituzione si è imposta quale veicolo di promozione dell’internazionalizzazione della valuta cinese.[14] Di conseguenza, il crescente ruolo internazionale del reminbi è stato riconosciuto nel 2016 con l’inclusione nel paniere degli Special Drawing Rights (SDR), l’attività di riserva internazionale istituita nell’ambito del Fondo Monetario Internazionale, di fatto rafforzando la valuta al pari di dollaro, euro, yen e sterlina.[15] Pertanto, l’emissione di un DCEP potrebbe rappresentare un svolta più ampia nella sua elevazione a valuta di riserva, commercio ed investimento internazionale, con la conseguente potenzialità di minare il ruolo dominante del dollaro. La Cina ha di fatto approfittato della sua posizione di primo piano nel commercio internazionale per intensificare la domanda globale della propria valuta, e il DCEP si porrebbe in continuità con una simile strategia: un sistema di pagamento accessibile in renminbi risulterebbe infatti particolarmente attrattivo per i Paesi in via di sviluppo localizzati lungo la Nuova Via della Seta, in cui fungerebbe da alternativa alla valuta locale spesso instabile e circolante in un sistema infrastrutturale finanziario fortemente sottosviluppato.[16] Il DCEP costituirebbe dunque un metodo di pagamento efficace per quella parte di popolazione residente in zone rurali che non dispone di un conto corrente bancario, ma che possiede tuttavia uno smartphone.[17]
Nel frattempo, la lista di città inserite nel piano sperimentale del progetto della CBDC cinese continua ad allungarsi -incluso il distretto suburbano di Shijingshan, che ha ospitato le olimpiadi invernali nel 2022. Uno slancio senza precedenti per lo yuan cinese, la cui emissione sembra essere più prossima che mai.


Note

[1] Nicola Bilotta, Fabrizio Botti, The (Near) Future of Central Bank Digital Currencies. Risk and Opportunities for the Global Economy and Society, Peter Lang eds., 2021. Disponibile al link: https://www.iai.it/en/pubblicazioni/near-future-central-bank-digital-currencies.
[2] Johnatan Cheng, China Rolls Out Pilot Test of Digital Currency. In: The Wall Street Journal, 20 Aprile 2020. Disponibile al link: https://www.wsj.com/articles/china-rolls-out-pilot-test-of-digital-currency-11587385339.
[3] China Banking News, Digital Currency Research Institute of the People’s Bank of China, 2 Ottobre 2018. Disponibile al link: https://www.chinabankingnews.com/wiki/digital-currency-research-institute-peoples-bank-china/.
[4] Michael Gu, China’s National Digital Currency DCEP/CBDC Overview. In Boxmining, 13 Gennaio 2021. Disponibile al link: https://boxmining.com/dcep/.
[5] Supra (3).
[6] Robert Greene, What will be the impact of China’s State-sponsored Digital Currency? Carnegie Endowment for International Peace, 1 Luglio 2021. Disponibile al link: https://carnegieendowment.org/2021/07/01/what-will-be-impact-of-china-s-state-sponsored-digital-currency-pub-84868.
[7] Supra (3).
[8] Filippo Santelli, La Cina non è una sola: tensioni e paradossi della superpotenza asiatica, Milano, Mondadori, 2021.
[9] Giada Messetti, Nella testa del dragone: identità ed ambizioni della nuova Cina, Milano, Mondadori, 2020.
[10] Helen Davinson, China Starts Major trial of state-run digital currency. In: The Guardian, 28 Aprile 2020. Disponibile al link: https://www.theguardian.com/world/2020/apr/28/china-starts-major-trial-of-state-run-digital-currency.
[11] Mohammad Musharraf, Digital Yuan’s Backend Development Complete, Says Chinese Official. In: Coinelegraph, 22 Giugno 2020. Disponibile al link: https://xocrypto.xyz/news/digital-yuans-backend-development-complete-says-chinese-official/amp.
[12] Chuan Tian, China’s Central Bank Opens New Digital Currency Research Institute. In: CoinDesk, 30 Giugno 2017. Disponibile al link: https://www.coindesk.com/chinas-central-bank-opens-new-digital-currency-research-institute.
[13] Jan Knoerich, China’s New Digital Currency: implications for Renminbi Internationalization and the US Dollar. In Nicola Bilotta, Fabrizio Botti, The (Near) Future of Central Bank Digital Currencies. Risk and Opportunities for the Global Economy and Society, Peter Lang eds., 2021.
[14] Yuan Yang, Hudson Lockett, What is China’s Digital Currency Plan? In Financial Times, 25 Novembre 2019. Disponibile al link: https://www.ft.com/content/e3f9c3c2-0aaf-11ea-bb52-34c8d9dc6d84.
[15] Supra (12).
[16] Ibid.
[17] Edward Lehman, Jed Rothstein, Where does China’s digital currency stand? In The Diplomat, 17 Luglio 2021. Disponibile al link: https://thediplomat.com/2021/07/where-does-chinas-digital-currency-stand/.


Foto copertina: La Cina si prepara all’emissione di uno Yuan digitale