
Entriamo nella seconda settimana delle ostilità che hanno visto Stati Uniti e Israele avviare un’operazione militare congiunta nei confronti dell’Iran. L’Ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, Mohammad Hossein Mokhtari, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare in modo più approfondito la posizione di Teheran.
Di Redazione
Nel delineare la posizione del proprio Paese rispetto all’attuale fase di conflitto regionale, l’Ambasciatore ha ricordato innanzitutto il primo attacco del giugno 2025 — la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” — avvenuto dopo i negoziati di Roma dell’aprile precedente, mediati da Italia e Oman. Richiamando l’attenzione sulla situazione attuale, ha sottolineato che in entrambe le circostanze si stava avvicinando una possibile soluzione negoziale.
Riferendosi al breve confronto armato tra Israele e Iran, il rappresentante iraniano ha ricordato chi avesse inizialmente richiesto il cessate-il-fuoco e la disponibilità di Teheran ad accettare la proposta. Inoltre, ha ribadito che la posizione iraniana sul dossier nucleare era improntata al dialogo, come dimostrato dall’accettazione dell’incontro di Ginevra, nuovamente con la mediazione dell’Oman.
Secondo quanto dichiarato, era stato raggiunto un accordo tecnico da approfondire a Vienna presso l’AIEA il 2 marzo, ma nel frattempo — sostiene l’Ambasciatore — l’operazione militare congiunta statunitense-israeliana era già in fase di preparazione.
Nel suo intervento, l’Ambasciatore ha accusato gli Stati Uniti di non rispettare il diritto internazionale, richiamando in particolare l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, e ha denunciato attacchi contro figure istituzionali e siti civili, inclusi istituti scolastici e obiettivi riconducibili a Hezbollah, chiedendo con quale mandato ONU tali operazioni sarebbero state condotte. Ha affermato che l’Iran era impegnato nel dialogo e che, a suo giudizio, l’attuale offensiva non sarebbe legata a divergenze sul nucleare, bensì a un tentativo di promuovere un cambiamento di regime. “L’Iran non è il Venezuela, l’Iraq o l’Afghanistan, è un Paese con una storia millenaria e una ricca cultura ed è stato compreso che in 24h non lo possono annientare.”
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Interpellato in merito alla lettera indirizzata alla Santa Sede, l’Ambasciatore iraniano ha spiegato che l’invio della comunicazione rappresentava, a suo avviso, un dovere morale nei confronti degli uffici pontifici. Ha precisato che, al momento, non è ancora pervenuta una risposta formale. Nella lettera, ha dichiarato, l’Iran esprimeva gratitudine per gli appelli pubblici del Pontefice a favore della pace e invitava la Santa Sede a condannare esplicitamente l’aggressione in corso. La pubblica risposta del Pontefice è stata considerata come generale, mentre Teheran avrebbe auspicato un riferimento più chiaro al fatto che il dialogo fosse aperto e che l’uso della forza non fosse giustificabile.
Secondo quanto riportato dall’Ambasciatore, alcuni leader religiosi iraniani ritengono che il Vaticano dovrebbe assumere una posizione più definita. “Se mi chiedessero quale sia la posizione del Papa, non potrei fornire una risposta chiara”, ha affermato, osservando che nel recente intervento pontificio non vi sarebbero stati riferimenti agli attacchi contro Hezbollah né al bombardamento della scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud dell’Iran.
L’Ambasciatore ha tuttavia sottolineato che la Chiesa e i rappresentanti cristiani presenti in Iran hanno espresso solidarietà alla popolazione iraniana, e che diverse organizzazioni ecumeniche internazionali hanno condannato l’aggressione. Ha aggiunto che l’opinione pubblica iraniana si sarebbe aspettata una presa di posizione più esplicita da parte di Leone XIV. I leader religiosi iraniani attendono ancora una risposta che chiarisca la posizione ufficiale della Santa Sede.
La missione diplomatica iraniana ha inoltre richiesto un incontro con il Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin. Alla domanda se l’Iran escluda ulteriori negoziati con gli Stati Uniti sotto mediazione vaticana, l’Ambasciatore ha risposto che Teheran non può sollecitare direttamente un ruolo di mediazione, ma che accoglierebbe con favore un’eventuale iniziativa in tal senso.
Soffermandosi sulla recente nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema, l’Ambasciatore ha osservato che tale figura, rivestendo un ruolo eminentemente religioso, rappresenta un elemento di coesione per il Paese. A suo avviso, questa elezione avrebbe contribuito a rafforzare il senso di unità tra i combattenti e all’interno della società iraniana nel suo complesso, includendo anche coloro che in passato si erano collocati su posizioni più distanti. Secondo il rappresentante iraniano, gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele avrebbero favorito questo processo di ricompattamento nazionale.
Interrogato sulla disponibilità di Teheran a proseguire il dialogo e a rispondere a eventuali aperture statunitensi, l’Ambasciatore ha ricordato che la Guida Suprema aveva già avvertito che, qualora Stati Uniti e Israele avessero dato avvio a un conflitto, l’Iran avrebbe reagito con determinazione. Ha ribadito che Teheran non è contraria alla diplomazia e che, anzi, ha più volte dimostrato apertura al confronto, ma che — a suo giudizio — tale disponibilità sarebbe stata tradita dagli sviluppi recenti. In questo quadro, ha affermato, l’Iran continuerà a difendere la propria popolazione.
Rispondendo a una domanda sulle dichiarazioni del Presidente Pezeshkian, il rappresentante di Teheran ha osservato che alcune interpretazioni mediatiche avrebbero presentato l’Iran come responsabile di attacchi contro Paesi confinanti, mentre — secondo la sua ricostruzione — le operazioni militari iraniane avrebbero avuto come obiettivo esclusivo basi statunitensi situate in quei territori. Ha spiegato che tali installazioni sarebbero state utilizzate per condurre operazioni contro l’Iran e che, per questo motivo, Teheran avrebbe informato preventivamente i governi interessati affinché i loro territori non fossero impiegati per azioni ostili. In questa prospettiva, ha sostenuto, non si tratterebbe di attacchi contro Stati vicini, bensì contro infrastrutture militari statunitensi presenti nella regione.
L’Ambasciatore ha aggiunto che le parole del Presidente Pezeshkian sarebbero state fraintese: le sue scuse, ha precisato, erano riferite alla necessità di chiarire che l’Iran stava colpendo esclusivamente obiettivi militari e non i Paesi ospitanti. Ha inoltre affermato che, secondo le informazioni in loro possesso, anche da Dubai partirebbero missioni militari dirette contro l’Iran, e che alcuni Stati della regione collaborerebbero con Stati Uniti e Israele nelle operazioni in corso.
Rivolgendo l’attenzione agli sviluppi nella regione e, in particolare, alla situazione in Libano, l’Ambasciatore ha ricordato che, undici mesi dopo il raggiungimento di un cessate‑il‑fuoco, si sono comunque registrate oltre cinquecento vittime tra membri di Hezbollah e civili. Ha osservato che tale dinamica solleva interrogativi sul significato effettivo della tregua e ha richiamato le dichiarazioni del Segretario generale di Hezbollah, secondo cui non sarebbe sostenibile uno stato di conflitto permanente. L’Ambasciatore ha aggiunto che, dopo l’attacco contro l’Iran, il Primo Ministro israeliano avrebbe rivolto minacce al Libano, provocando la reazione di Hezbollah, e ha espresso scetticismo circa un possibile cambio di approccio da parte dell’attuale leadership israeliana.

Interpellato su come Teheran valuterebbe un’eventuale decisione del governo italiano di concedere l’utilizzo delle basi USA in Italia, l’Ambasciatore ha richiamato l’art.51 della Carta ONU: ogni Stato reagirebbe qualora un Paese terzo consentisse l’uso del proprio territorio o del proprio spazio aereo per condurre attacchi contro di esso.
L’Ambasciatore ha inoltre ribadito l’auspicio che nessun Paese — inclusa l’Italia — debba essere coinvolto in dinamiche di conflitto, sottolineando che la priorità resta quella di far cessare le ostilità e favorire il ritorno alla diplomazia.
Il delegato diplomatico ha espresso la convinzione che l’Iran sia determinato a prevalere e a scoraggiare ulteriori attacchi contro altri Stati. Ha sostenuto che, dopo la Seconda guerra mondiale, molte organizzazioni internazionali avrebbero perso efficacia e ha interpretato l’attuale conflitto come un tentativo di distogliere l’attenzione da altre vicende, citando il caso Epstein. In questa prospettiva, ha messo in dubbio la capacità di alcuni leader coinvolti in tali questioni di tutelare adeguatamente le rispettive popolazioni.
Inoltre, ha ribadito l’attesa di una presa di posizione della Santa Sede sugli eventi in corso, sottolineando che, dal punto di vista iraniano, le operazioni militari attuali rappresentano un’azione difensiva.
Concludendo, l’Ambasciatore ha espresso apprezzamento per l’impegno di Leone XIV a favore della pace e ha ribadito che la dimensione religiosa può svolgere un ruolo facilitatore nel sostegno alla pace internazionale.
Foto copertina: People gather in support. of Iran’s new supreme leader Mojtaba Khamenei, in Tehran. Autore: Majid Asgaripour












