Frammenti di speranza per una storia dimenticata: la situazione politica del Bangladesh

MINOLTA DIGITAL CAMERA

Dai caretaker governments che si sono alternati all’indomani dell’indipendenza alle proteste del 2024, passando per le elezioni del 2014, l’attualità politica del Bangladesh rivela un preoccupante stato di precarietà e violenza interna e nei rapporti con i Paesi vicini.


L’instabilità del Bangladesh e i caretaker governments

La storia politica del Bangladesh, a partire dall’indipendenza ottenuta nel 1971 passando per la figura di Ershad e i successivi episodi di corruzione dei vari governi, pesa ancora gravemente sullo scenario moderno. Dopo le elezioni del 1988, la dittatura del Generale Ershad in Bangladesh era prossima al capolinea. Con un boicottaggio organizzato dalle donne ereditiere dei due partiti principali del Paese, divenne chiaro che il governo stesse commettendo una frode dietro l’altra. Dopo gli ultimi tentativi di mantenere il proprio potere tramite modifiche alla Costituzione, circondato da violente e costanti proteste Ershad si trovò costretto a dimettersi nel 1990, e venne arrestato per corruzione l’anno successivo.[1] Tuttavia, la sua reclusione non durò a lungo, e si ritrovò nuovamente in politica – questa volta lavorando proprio insieme ai partiti che lo avevano portato alle dimissioni: il Bangladesh Nationalist Party (BNP) con Khaleda Zia, e la Awami League (AL) con Sheikh Hasina. Ershad rimase a fianco di Hasina e della AL, nonostante le varie richieste del BNP di averlo dalla loro parte.[2]  Il Bangladesh cominciò dunque a vedere un alternarsi di governi eletti e di governi neutrali, soprannominati caretaker governments, il cui scopo era quello di supervisionare che le elezioni venissero eseguite in modo libero e trasparente. Un esempio importante del ruolo del caretaker government in Bangladesh è la crisi del 2008. Allora il governo Zia terminò nel 2006, ma le violenze presenti nel Paese impedirono di indire le elezioni fino al 2008. Il caretaker government mise in chiaro che la loro missione non era solo indire delle elezioni sicure, ma assicurarsi che i candidati corrotti non vi partecipassero. Questo governo ad interim, a base militare, aveva preso il controllo all’inizio del 2007, eccedendo il suo mandato.[3] Nel dicembre del 2008, quando il Bangladesh votò, il partito di Hasina vinse contro il BNP. [4] Nel 2011, il governo Hasina modificò la Costituzione rimuovendo anche la possibilità di creare nuovi caretaker governments [5], sollevando forti dissensi tra i partiti d’opposizione tra cui il BNP di Zia[6]. La Corte Suprema, però, decretò questa decisione del governo come incostituzionale nel maggio del 2011.[7] Alcuni attivisti del BNP vennero arrestati e le strade di Dhaka videro scontri tra polizia e manifestanti. [8] Le rivalità tra i partiti delle due donne che controllavano lo scenario politico ormai da decenni stavano nuovamente facendo sprofondare il Bangladesh in uno stato di costante tensione.

Il Tribunale Internazionale del Bangladesh e le elezioni del 2014

Per comprendere fino infondo lo stato di instabilità che tormenta il Bangladesh bisogna fare un passo indietro, precisamente a quando il governo post-indipendenza ha creato una legge per un International Crimes Tribunal per il Bangladesh. Era il 1973, ed il Tribunale avrebbe avuto come scopo quello di processare i crimini di guerra pakistani avvenuti durante la guerra di indipendenza del 1971. Nonostante questi processi non avvennero mai, la legge del 1973 risultò comoda al governo Hasina del 2009 che la utilizzò per istituire il Tribunale e iniziare altri processi. Questi erano indirizzati però ai leader del partito d’opposizione Jamaat-e-Islami, i cui leader vennero accusati di aver commesso crimini di guerra nel 1971 in supporto dell’esercito pakistano. Processi non del tutto trasparenti, che vennero arduamente criticati [9].

Dalla cronaca è possibile ricucire con fili avviluppati il quadro di una crociata all’opposizione dell’Awami League. Guerre di retorica e incitamento ai disordini pubblici diventarono eventi all’ordine del giorno [10]. Gli arresti di leader e attivisti per il BNP e il loro alleato Jamaat-e-Islami continuarono [11], con la presenza di attivisti del BNP che sottolineavano il loro interesse nel protestare non solo il Tribunale e le sue sentenze, ma anche contro i cambiamenti costituzionali del governo Hasina per mantenere il potere fino alle elezioni successive [12].

In questo contesto di instabilità e violenze, tra scioperi indotti dall’opposizione e tensioni per le strade, la Awami League vince 232 seggi. Ma è necessario prendere questi numeri con le pinze e trattarli con guanti di velluto. Va sottolineato innanzitutto che, nel 2013, il Jamaat-e-Islami venne escluso dalla candidatura perché ritenuto responsabile di atteggiamenti incostituzionali [13]. Inoltre, le elezioni del 2014 vennero boicottate dall’opposizione. Specialmente il BNP fece in modo di non presentare oppositori in 153 distretti e permettendo le elezioni in soli 147. La richiesta di Zia era quella di fare avvenire le elezioni sotto un caretaker government, naturalmente respinta da Hasina [14].

Dopo l’arresto di Khaleda Zia nel 2018 sotto l’accusa di corruzione [15], l’alleanza dei partiti d’opposizione giudica le elezioni manipolate dalla AL che ha vinto 288 seggi. L’opposizione ha accusato la Awami League di aver utilizzato brogli elettorali tramite l’uso di scatole riempite di schede di voto prima ancora che i seggi aprissero. Anche la direttrice per il South Asia di Human Rights Watch ha espresso la sua preoccupazione, facendo riferimento a gravi sospetti che riguardano intimidazioni e attacchi fisici agli elettori [16]. Nessun secondo giro di elezione sotto un’autorità neutrale venne effettuata.

Leggi anche:

Le proteste del 2024 e la fuga di Hasina

Già nel 2023, l’anno prima delle più recenti elezioni, la tensione presente tra le strade di Dhaka era lampante. Le richieste delle proteste, guidate principalmente da attivisti del BNP, erano le stesse di sempre: le dimissioni immediate di Hasina ed il controllo delle elezioni nazionali assegnato ad un caretaker government. Un centinaio di manifestanti sono rimasti feriti, un poliziotto ucciso, veicoli bruciati, ed un altro centinaio di attivisti dei partiti d’opposizione arrestati [17]. In questo frastuono di scontenti, violenza, boicottaggio e tirannia, Hasina e la AL si insediano in più di due terzi dei seggi parlamentari con le elezioni del 2024. Come le elezioni precedenti, anche questa è stata boicottata dal BNP, risultando per gli esperti in una elezione autocratica e con una affluenza incerta di circa il 40% [18].

Le rimostranze per il governo Hasina si sono accumulate negli anni, rendendo difficile scindere una delusione popolare da un’altra durante le proteste. Ma quelle del 2024 sono state principalmente guidate da movimenti studenteschi che contestavano la presenza di un sistema strutturato per quote e volto a suddividere gli impieghi governativi tra fasce specifiche di persone. Hasina elimina le quote nel 2018, ricevendo poi una risposta dalla Corte Suprema del paese che dichiarò l’illegalità di questa abolizione solo nel 2024[19]. Il sistema per quote in questione funge da reclutamento per posizioni di lavoro governative, riservando il 56% delle posizioni a fasce di popolazione specifica: nipoti dei militari che hanno combattuto la guerra d’indipendenza, donne, minoranze etniche, persone con disabilità, ed alcuni distretti specifici.

A causa di questo sistema, meno della metà degli impieghi disponibili erano distribuiti ai candidati in base al merito, causando forte dissenso tra studenti che si trovavano disoccupati nonostante i sacrifici accademici [20]. La Corte Suprema, nello stesso 2024, decise di ridurre la quota riservata ai discendenti dei veterani dal 30% al 5%, ma questo non fermò le proteste che cercavano il rilascio dei manifestanti arrestati e le dimissioni di alcuni ufficiali. Le reazioni erano sempre più violente e le repressioni altrettanto, raggiungendo un blackout di informazione dovuto al taglio della connessione internet, che però ebbe come risultato solo più violenze e l’ulteriore richiesta dei cittadini di ricevere le dimissioni del governo [21]. Dimissioni ottenute nell’agosto dello stesso anno e dovute proprio alla situazione insostenibile nel paese. Hasina, dimessa, si rifugia in India.

Precarietà e violenza persistono

Il nuovo capo del governo ad interim sarebbe stato Muhammad Yunus, nonché economista e premio Nobel per la pace nel 2006 [22]. Con una situazione estremamente difficile tra le mani, il nuovo governo ad interim si muove lentamente. Nell’ottobre del 2024, l’International Crimes Tribunal del Bangladesh ha emesso mandati d’arresto per Hasina ed altri membri del suo governo, ricevendo le raccomandazioni di Human Rights Watch che sottolinea la necessità di risanare la mancata trasparenza nei processi passati ed implementare programmi atti alla protezione di vittime e testimoni [23].

Ma l’amministrazione di Yunus non ha delle solide basi a cui appoggiarsi per delle riforme durature. Al momento, il governo sta cercando di attuare le riforme tramite sei commissioni che si dovranno occupare del sistema elettorale, della pubblica amministrazione e dello stato di diritto. Ma esistono grandi tensioni tra il governo, l’esercito, e gli altri partiti. Il BNP continua a spingere per avere nuove elezioni al più presto, sottolineando come i cambiamenti destinati a durare possono avvenire solo quando c’è consenso. Eppure, altri movimenti tra cui quelli studenteschi e il partito di Jamaat-e-Islami hanno riconosciuto pubblicamente la necessità di riforme vitali prima di poter ottenere delle nuove elezioni [24]. L’esercito, che ha ancora il compito di sedare le proteste violente peggiorate dalla fuga di Hasina, continua a sottolineare come sia importante indire le elezioni entro l’anno anche per motivi di sicurezza strategica. L’amministrazione Yunus, che ha anche considerato le dimissioni, sostiene che le elezioni non possano essere indette prima del 2026 a causa della natura essenziale di quelle grandi riforme da implementare per assicurarne l’imparzialità[25].

A gravare su questo ci sono le relazioni solo parzialmente stabili con l’India che non risponde alle richieste di estradizione di Hasina, gli attacchi alle comunità Hindu del Bangladesh che avrebbero tendenzialmente supportato la AL [26], il pericolo che potenze imperialiste approfittino della situazione di stallo, e i tagli di Trump al US Agency for International Development che davano supporto importante al Bangladesh. La situazione, ancora oggi, rimane in uno stato di precarietà. Per le strade domina la sensazione di star per crollare. Lo stesso Yunus riconosce che le istituzioni e relazioni estere del Bangladesh sono state completamente distrutte da Hasina [27]. Yunus sta facendo il possibile per risanare l’immagine del Bangladesh e recuperare investimenti e collegamenti diplomatici. Ma la domanda da porsi è se lo scenario politico del paese sarà pronto a cambiare rotta, o se invece le riforme sostanziali per assicurare una democrazia duratura saranno fatte di carta straccia.


Note

[1] Derek Brown, “General Hussain Muhammad Ershad Obituary,” The Guardian, July 14, 2019, sec. World news, https://www.theguardian.com/world/2019/jul/14/general-hussain-muhammad-ershad-obituary.
[2] Shafquat Rabbee, “General Ershad: The Deposed Dictator Who Became Kingmaker,” Al Jazeera, https://www.aljazeera.com/opinions/2019/7/18/general-ershad-the-deposed-dictator-who-became-kingmaker.
[3] Abdul Kader, “Caretaker Government of Bangladesh: Perspective and Future,” Banglavision Foundation 3, no. 1 (October 2010), https://bv-f.org/assets/article/bv/3/4.pdf.
[4] “IFES Election Guide | Elections: Bangladeshi National Parliament 2008 General,” International Foundation for Electoral Systems, https://www.electionguide.org/elections/id/1516/.
[5] Shakhawat Liton and Rashidul Hasan, “Caretaker System Abolished,” The Daily Star, July 1, 2011, https://www.thedailystar.net/news-detail-192303.
[6] “BNP Wants to Reinstate Caretaker Govt System,” The Daily Star, September 3, 2024, https://www.thedailystar.net/news/bangladesh/politics/news/bnp-wants-reinstate-caretaker-govt-system-3693156.
[7] “Bangladesh Ends Caretaker Government Arrangement,” BBC News, June 30, 2011, sec. South Asia, https://www.bbc.com/news/world-south-asia-13973576.
[8] “Opposition Strike Turns Violent,” Al Jazeera, https://www.aljazeera.com/news/2011/7/6/opposition-strike-in-bangladesh-turns-violent. [9] David Bergman, “The Second Life of Bangladesh’s International Crimes Tribunal,” JusticeInfo.net, February 20, 2025, https://www.justiceinfo.net/en/141852-second-life-bangladesh-international-crimes-tribunal.html.
[10] “Bangladesh Opposition Protests Turn Violent,” Al Jazeera, https://www.aljazeera.com/news/2012/12/13/bangladesh-opposition-protests-turn-violent.
[11] “Bangladesh Arrest Three Major Opposition Leaders,” Arab News, November 9, 2013, https://www.arabnews.com/news/475096.
[12] Jason Burke and Saad Hammadi, “Bangladesh Faces Shutdown as Part of Protest over Opposition Arrests,” The Guardian, April 22, 2013, sec. World news, https://www.theguardian.com/world/2013/apr/22/bangladesh-shutdown-protest-opposition-arrests.
[13] “Bangladesh Court Declares Jamaat Illegal,” Al Jazeera, https://www.aljazeera.com/news/2013/8/1/bangladesh-court-declares-jamaat-illegal.
[14] Farid Ahmed, “Bangladesh Ruling Party Wins Elections Marred by Boycott, Violence,” CNN, January 6, 2014, https://www.cnn.com/2014/01/06/world/asia/bangladesh-elections/index.html.
[15] “Bangladesh Ex-PM Khaleda Zia Jailed amid Clashes,” February 8, 2018, https://www.bbc.com/news/world-asia-42987765.
[16] “Bangladesh Election: PM Sheikh Hasina Wins Landslide in Disputed Vote,” December 30, 2018, https://www.bbc.com/news/world-asia-46718393.
[17] “Bangladesh Anti-Government Protests Turn Violent,” dw.com, October 28, 2023, https://www.dw.com/en/bangladesh-anti-government-protests-turn-violent/a-67244838. [18] “Bangladesh: What’s next after PM Sheikh Hasina’s Reelection?,” dw.com, January 8, 2024, https://www.dw.com/en/bangladesh-whats-next-after-pm-sheikh-hasinas-reelection/a-67920573.
[19] “HC Judgment for Reinstating FF Quota in Govt Service Upheld for Now | News,” BSS, July 4, 2024, https://www.bssnews.net/news/198429.
[20] Saqlain Rizve, “Bangladeshi University Students Protest Quota System Reforms,” The Diplomat, July 10, 2024, https://thediplomat.com/2024/07/bangladeshi-university-students-protest-quota-system-reforms/.  
[21] “Bangladesh Top Court Scraps Job Quotas That Caused Deadly Unrest,” Al Jazeera, July 21, 2024, https://www.aljazeera.com/news/2024/7/21/bangladesh-court-scraps-most-job-quotas-that-caused-deadly-unrest-reports.
[22] “Muhammad Yunus Returns to Bangladesh to Lead Interim Government,” Al Jazeera, August 8, 2024, https://www.aljazeera.com/news/2024/8/8/muhammad-yunus-returns-to-bangladesh-to-lead-interim-government.
[23] “Bangladesh: Arrest Warrant for Sheikh Hasina | Human Rights Watch,” October 22, 2024, https://www.hrw.org/news/2024/10/22/bangladesh-arrest-warrant-sheikh-hasina.
[24] “Turbulence in Bangladesh as New Government Grapples with Aftermath of Sheikh Hasina’s Ouster,” AP News, February 6, 2025, https://apnews.com/article/bangladesh-sheikh-hasina-muhammad-yunus-election-protest-78f464ce30236b163b472106620de586. [25] Moudud Ahmmed Sujan, “Why the Future of Bangladesh’s Muhammad Yunus Administration Is Uncertain,” Al Jazeera, May 24, 2025, https://www.aljazeera.com/features/2025/5/24/why-is-bangladeshs-interim-leader-muhammad-yunus-considering-resigning.
[26] Amrit Dhillon, Redwan Ahmed, and Kaamil Ahmed, “Nobel Laureate Muhammad Yunus Urges Peace as He Is Sworn in as Bangladesh Leader,” The Guardian, August 7, 2024, sec. World news, https://www.theguardian.com/world/article/2024/aug/07/nobel-laureate-muhammad-yunus-urges-peace-ahead-of-return-to-bangladesh.
[27] Hannah Ellis-Petersen, “Muhammad Yunus on Picking up the Pieces in Bangladesh after ‘Monumental’ Damage by Sheikh Hasina’s Rule,” The Guardian, March 10, 2025, sec. World news, https://www.theguardian.com/world/2025/mar/10/muhammad-yunus-on-picking-up-the-pieces-in-bangladesh-after-monumental-damage-by-sheikh-hasinas-rule.


Foto copertina: Dacca capitale del Bangladesh