La Legge Italiana sull’Economia dello Spazio

NASA#2007934

Il 24 giugno 2025 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’approvazione della Legge del 13 Giugno 2025, n. 89 “Disposizioni in materia di economia dello spazio”. Questa legge è per l’Italia un passaggio necessario per poter agire a livello internazionale come attore preponderante nel panorama della Space Economy.


Il passaggio dalla Space Economy alla New Space Economy

Le “Disposizioni in materia di economia dello spazio” si riferiscono al settore della Space Economy, in riferimento a quella che è la volontà di tramutare il panorama nazionale dell’industria spaziale ed aerospaziale da trazione pubblica, tipico dell’approccio della Space Economy, a trazione privata, legata all’approccio della New Space Economy.
Il nuovo approccio allo spazio, chiamato New Space Economy, è avvenuto sulla spinta della presidenza statunitense di Barak Obama con il simbolico discorso al Kennedy Space Center in Florida nel 15 aprile 2010, quando l’ex presidente degli Stati Uniti annunciò il nuovo piano per la NASA, segnando simbolicamente il passaggio dal vecchio modello ad un nuovo paradigma orientato verso il settore privato. “The bottom line is: Nobody is more committed to manned space flight, the human exploration of space, than I am. But we’ve got to do it in a smart way; we can’t keep doing the same old things as before. […] By buying the services of space transportation, rather than the vehicles themselves, we can continue to ensure rigorous safety standards are met, but we will also accelerate the pace of innovation, as companies, from young startups to established leaders, compete to design and build and launch new means of carrying people and materials out of our atmosphere.[1]

Dal 2010 a oggi, la Space Economy è cresciuta a livello globale di circa il 100%. Nel 2010, il suo valore era stimato intorno ai 286 miliardi di dollari, mentre nel 2024 ha raggiunto circa 570 miliardi di dollari.[2] È in costante aumento il numero di attori coinvolti attivamente nell’economia spaziale o che utilizzano servizi basati su tecnologie spaziali.
Tra i protagonisti principali del settore spaziale vi sono gli Stati, che rappresentano sia i principali utilizzatori dei servizi spaziali sia i principali promotori delle attività nel settore. In questo contesto, è significativo l’aumento del numero di Stati membri del Committee on the Peaceful Uses of Outer Space (COPUOS), passato da circa 70 nel 2010 agli attuali 104.[3]

L’intensificarsi delle attività spaziali, sia dal punto di vista economico che industriale, ha spinto molti Paesi a introdurre regolamentazioni nazionali, basate sulle norme internazionali già esistenti, per disciplinare le attività nello spazio.
L’Italia riveste un ruolo di primo piano nel settore spaziale, sia in ambito europeo sia a livello globale. Il valore dell’economia spaziale italiana si aggira attorno ai 2,8 miliardi di euro, con prospettive di crescita significative. Oltre al valore economico diretto, il comparto spaziale italiano possiede un’importanza strategica rilevante.[4]

L’Importanza della Legge sull’economia spaziale

Il provvedimento, entrato in vigore il 25 giugno 2025, interviene nel settore della New Space Economy comprendendo sia quello dell’industria, nel segmento upstream, che quello dell’economia dei servizi downstream. La necessità di una regolazione nazionale deriva dalla crescita dell’importanza strategica della tecnologia che hanno portato al coinvolgimento di attori economici privati in missioni spaziali di primo piano, ed alla strutturazione di un mercato che promette di essere proficuo oltre che sempre più necessario. Le prospettive per il futuro sono varie e frutto delle potenzialità della tecnologica, dalla fornitura di servizi di telecomunicazione planetaria ed interplanetaria all’estrazione di materie prime su altri corpi celesti.

Prima di tale provvedimento, il quadro normativo e la governance del settore spaziale in Italia era regolato principalmente da normative internazionali in materia, o nazionali in termini istituzionali: Il Corpus Juris Spatialis internazionale, composto dai principali trattati che regolano le attività spaziali che l’Italia ha sottoscritto; la governance europea, con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e le politiche spaziali dell’Unione Europea, così come ulteriori organi internazionali di cui l’Italia è parte come l’European Union Agency for the Space Programme (EUSPA); la governance italiana connessa alla costituzione di un Comitato interministeriale per le politiche spaziali (COMINT) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI); gli aspetti relativi alla Difesa, con riferimento alle strategie NATO e nazionali per lo spazio come dominio operativo; la politica industriale aerospaziale italiana, inclusi i finanziamenti del PNRR e del fondo complementare; la filiera dell’industria spaziale in Europa ed in Italia.[5]
La legge permette un’organizzazione a livello nazionale della materia dell’economia dello spazio in modo sia da ottemperare alle necessità e richieste del mercato, sia da colmare una lacuna urgente nel sistema normativo nazionale legata all’aumento degli attori dell’economia e dell’industria nazionale.

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Panoramica della normativa e punti salienti

La norma si pone in linea con quelli che sono i sistemi normativi di altri paesi, che prevedono un quadro normativo autorizzativo per le attività spaziali, facendo riferimento a tutte le operazioni svolte al di sotto del limite della Linea di Karman (linea di riferimento non vincolante che indica una distanza perpendicolare al livello del mare di circa 100km). In termini comparativi esistono due tipologie di approcci, un approccio ad missionem secondo cui le autorizzazioni vengono fornite sulla base delle missioni, principalmente utilizzato da Gran Bretagna, Giappone, Belgio, Sudafrica, Svezia, Olanda, Norvegia e Stati Uniti. L’altro approccio è connesso al rilascio di una licenza generale, secondo cui l’autorizzazione può essere pluriennale e collegata alle attività di un ente specifico come avviene in Francia, Ucraina o Australia.
La legge prevede una sistematizzazione delle procedure per l’azione del settore privato. Possiamo notare per esempio all’art. 4 della norma l’ “Obbligo di autorizzazione” in linea con le normative degli stati del primo gruppo ed inoltre, nell’articolo 4.4 troviamo la possibilità di riconoscimento dell’autorizzazione a missioni spaziali di uno stato terzo tramite accordo internazionale.

Vengono stabiliti dei requisiti soggettivi generali (art. 6) necessari allo svolgimento di attività spaziali così come un ruolo di vigilanza e regolazione tecnica (art. 14) oltre che la possibilità di controlli ed ispezioni da parte dell’Agenzia Spaziale Italiana (art. 11). Ulteriore regolazione viene fornita nei termini della responsabilità del danno provocata dalle attività spaziali (dall’art. 18 all’art 20) e l’obbligo di una garanzia assicurativa per le attività spaziali (art. 21).

Uno dei passaggi più rilevanti, e discussi, della normativa deriva dall’art. 25, legate alla Riserva di capacità trasmissiva nazionale secondo cui (art. 25.1) Il Ministero delle imprese e del made in Italy provvede alla costituzione di una riserva di capacità trasmissiva nazionale attraverso comunicazioni satellitari, utilizzando, al fine di garantire la massima diversificazione, sia satelliti sia costellazioni in orbita geostazionaria media e bassa, gestiti esclusivamente da soggetti appartenenti all’Unione Europea o all’Alleanza atlantica.

In questo primo passaggio dell’articolo 25 notiamo un posizionamento dell’Italia in termini quasi geopolitici, notando come la riserva di tale capacità trasmissiva per comunicazioni satellitari, in quanto sensibile, sia unicamente aperta ad attori che potremmo definire fidati o alleati.

Per quanto come afferma l’art. 25.3.B come il Ministero delle imprese e del made in Italy, sentito il COMINT (Comitato Interministeriale), promuove “l’attività volte alla definizione dei requisiti tecnici, funzionali e di sicurezza per la fornitura dei servizi della riserva di capacità trasmissiva nazionale attraverso comunicazioni satellitari, alla definizione dei criteri per la selezione dei soggetti che realizzeranno le relative infrastrutture terrestri e spaziali e alla definizione del valore complessivo di un’eventuale gara per l’aggiudicazione dei servizi” allo stesso tempo, osserviamo come nell’art 25.2 “La riserva di capacità trasmissiva nazionale attraverso comunicazioni satellitari è finalizzata a garantire, in situazioni critiche o di indisponibilità delle principali dorsali di interconnessione delle reti terrestri, un instradamento alternativo e con velocità di trasmissione adeguata alle comunicazioni tra nodi di rete strategici per applicazioni di natura governativa o di interesse nazionale, ivi comprese le funzionalità e le comunicazioni del cloud nazionale”.

Con tale binomio la legge afferma, in primo luogo, di voler strutturare nel lungo periodo una capacità infrastrutturale capace di sostenere le necessità nazionali, tramite gare d’appalto che possano anche premiare ed incentivare l’economia nazionale, come affermato nell’art. 27 per ciò che concerne le “Norme speciali in materia di appalti e sostegno per le imprese nel settore delle attività spaziali e delle tecnologie aerospaziali”, dove si compongono delle misure utili per agevolare l’accesso delle PMI (Piccole e Medie Imprese) agli affidamenti di contratti pubblici nel settore delle attività spaziali e delle tecnologie aerospaziali.

In secondo luogo, afferma anche di essere aperto, tramite anche il riconoscimento di autorizzazioni tramite accordi internazionali fornito dall’art. 4.4 precedentemente accennato, di poter compiere tramite la riserva fornita al suddetto ministero ed in situazioni critiche o di indisponibilità delle principali dorsali di interconnessione delle reti terresti, un instradamento alternativo, principalmente ad attori che (ex art. 25.1) fanno parte dell’Unione Europea e dell’Alleanza atlantica. In tal senso si include la possibilità di poter concludere quindi, nelle suddette condizioni, possibili accordi con attori come Starlink di Elon Musk per la fornitura di servizi di connettività.[6]

A livello nazionale ed europeo le capacità per sostenere i servizi di connettività esistono e possono essere forniti da attori autoctoni.
Sarà quindi necessario osservare quali saranno le prossime scelte del governo italiano in termini di attribuzione dei servizi governativi legati all’infrastruttura spaziale. La principale narrazione del governo di Giorgia Meloni, legata all’identità e all’orgoglio nazionale come valore politico, risulterebbe in antitesi con la potenziale fruizione dei servizi di Starlink, essendo l’industria nazionale potenzialmente capace di svolgere le medesime funzioni promosse dall’ex DOGE[7] Elon Musk.


Note

[1]In sintesi: nessuno è più impegnato di me nel volo spaziale, nell’esplorazione umana dello spazio. Ma dobbiamo farlo in modo intelligente; non possiamo continuare a fare le stesse cose di sempre […] Acquistando servizi di trasporto spaziale, invece dei veicoli stessi, possiamo continuare a garantire il rispetto di rigorosi standard di sicurezza ma accelereremo anche il ritmo dell’innovazione, poiché le aziende, dalle giovani startup ai leader affermati, competano per progettare, costruire e lanciare nuovi mezzi per trasportare persone e materiali fuori dalla nostra atmosfera” Traduzione del discorso del 15 aprile 2010 del presidente Barak Obama al Kennedy Space Center in Florida.
[2] Space Foundation (July 18, 2024) Space Foundation Announces $570B Space Economy in 2023, Driven by Steady Private and Public Sector Growth. Spacefoundation.org
[3] UNOOSA, COPUOS Membership Evolution until 2024 (https://www.unoosa.org/oosa/de/ourwork/copuos/members/evolution.html)
[4] Il Sole 24 ORE (October 13, 2024) Leonardo Comparini “In Italia la Space Economy vale 2,8 miliardi” (https://www.ilsole24ore.com/art/leonardo-comparini-in-italia-space-economy-vale-28-miliardi-AGMBnXX?refresh_ce=1)
[5] Senato della Repubblica e Camera dei Deputati (2024, October 29) Disposizioni in Materia di Economia dello Spazio. A.C. 2026. Dossier XIX Legislatura
[6] Disposizioni in Materia di Economia dello Spazio” Atto Camera: 2026 legge n.89 del 13 giugno 2025 pubblicata nella G.U. n.144 del 24 giugno 2025
[7] Department of Government Efficiency


Foto copertina: Legge Italiana sull’Economia dello Spazio