
La lettera di Zelens’kyj a Putin: tra aperture diplomatiche, accuse reciproche e il bisogno di una mediazione europea credibile.
La guerra tra Russia e Ucraina entra nel suo quinto anno e, in un contesto segnato da combattimenti ancora intensi e da una crescente incertezza internazionale, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha scelto di rivolgersi direttamente a Vladimir Putin con una lunga lettera aperta. Un documento politico e simbolico che rappresenta al tempo stesso un atto d’accusa nei confronti del leader del Cremlino e una proposta esplicita di dialogo.
La pubblicazione della lettera coincide con il Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), durante il quale Putin ha lasciato intendere una disponibilità a ricercare una soluzione “attraverso mezzi pacifici”. Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, il presidente russo ha ricevuto e letto il testo, venendo inoltre informato delle reazioni internazionali suscitate dall’iniziativa di Kiev.
Nella sua lettera Zelens’kyj non risparmia critiche durissime a Putin e alla strategia russa degli ultimi ventisei anni. Il presidente ucraino scrive che «questa guerra è una vostra scelta personale…una guerra senza una vera ragione» e sostiene che la storia ricorderà il conflitto come una responsabilità diretta del leader russo.
Leggi anche:
- La guerra in Ucraina e la crisi della legittima difesa nel diritto internazionale
- Corpi neri. Reclute africane al servizio di Putin in Ucraina
Particolarmente significativo è il passaggio in cui il capo dello Stato ucraino propone apertamente un incontro diretto tra i due leader: «L’Ucraina propone di concludere la guerra in un formato tra noi e voi. Vi propongo un incontro». Una proposta che segna una svolta rispetto alla fase precedente del conflitto, caratterizzata soprattutto da negoziati indiretti e mediazioni internazionali.
Zelens’kyj insiste sul fatto che le questioni riguardanti il futuro dell’Ucraina non possano essere decise altrove. «Le questioni ucraine ed europee non si risolvono ad Anchorage», scrive, facendo riferimento ai recenti contatti diplomatici tra Washington e Mosca. Per il presidente ucraino, qualsiasi percorso negoziale deve necessariamente coinvolgere Kiev e avere una forte dimensione europea.
Il leader ucraino si dice inoltre pronto a un cessate il fuoco temporaneo durante i negoziati e rilancia la proposta di uno scambio totale di prigionieri di guerra secondo il principio del “tutti per tutti”. «L’Ucraina è pronta a cessare completamente il fuoco per il periodo in cui si svolgeranno i negoziati», afferma, indicando nella sospensione delle ostilità il punto di partenza per una trattativa credibile.
Sul fronte opposto, Putin ha confermato di non escludere il dialogo con l’Unione Europea e ha indicato nell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder una figura che potrebbe svolgere un ruolo di mediazione. Il Cremlino continua tuttavia a sostenere che qualsiasi progresso dipenderà anche dalle scelte di Kiev e dal coinvolgimento degli Stati Uniti.
Le dichiarazioni di Peskov confermano che Mosca considera ancora Washington un interlocutore centrale. Il portavoce ha sottolineato come la Russia apprezzi gli sforzi dell’amministrazione Trump per favorire una soluzione del conflitto, pur lamentando la prosecuzione degli aiuti militari americani all’Ucraina.
In questo quadro emerge però una questione fondamentale: la necessità di individuare un mediatore europeo credibile e riconosciuto da entrambe le parti. Se da un lato la Svizzera, la Turchia e alcuni Paesi del Golfo sono stati spesso indicati come possibili sedi per incontri di pace, dall’altro manca ancora una figura europea capace di esercitare un’autorevole funzione di garanzia politica.
L’Europa non può limitarsi a sostenere militarmente e finanziariamente l’Ucraina. Deve anche contribuire a costruire le condizioni diplomatiche per una conclusione del conflitto. Un eventuale negoziato tra Zelens’kyj e Putin avrebbe infatti bisogno di garanzie internazionali solide, di meccanismi di verifica del cessate il fuoco e di un quadro di sicurezza condiviso che coinvolga l’intero continente.
Per questo motivo la ricerca di una personalità europea autorevole, indipendente e rispettata sia a Kiev sia a Mosca appare oggi una delle priorità della diplomazia internazionale. Potrebbe trattarsi di un ex capo di Stato, di un ex presidente del Consiglio europeo o di una figura istituzionale con un profilo sufficientemente autonomo da non essere percepita come espressione di una sola parte.
La lettera di Zelens’kyj, al di là delle inevitabili polemiche che suscita, ha comunque il merito di riportare al centro della discussione la dimensione politica del conflitto. Dopo anni di guerra, di sanzioni, di avanzate e controffensive, il presidente ucraino lancia un messaggio chiaro a Mosca: «Basta guerra». Resta da capire se il Cremlino sia disposto a raccogliere davvero questa sfida e se la comunità internazionale saprà creare le condizioni per trasformare un appello pubblico in un reale percorso di pace.
Foto copertina: Politeness prevails as Putin and Zelens’kyj hold inaugural meeting | The Independent | The Independent












