Corpi neri. Reclute africane al servizio di Putin in Ucraina

Reclute africane al servizio di Putin in Ucraina
Reclute africane al servizio di Putin in Ucraina

Dalle offerte di lavoro fasulle ai prigionieri catturati da Kyiv, sembra emergere una filiera di sfruttamento che coinvolge almeno 35 paesi del continente africano.
Le reclute, spesso adescate con l’inganno, vengono destinate alla prima linea del fronte in Ucraina.
Senza una motivazione ideologica alle spalle, giovani africani cadono in una spirale di violenza bellica alla quale non appartengono direttamente, ma che sfrutta la precarietà di un’intera generazione del secondo continente più grande e popoloso al mondo.


Di Nanni Schiavo e Valentina Chabert

Sedurre per reclutare: il fenomeno degli africani al fronte

Dallo scoppio della guerra in Ucraina nell’ormai lontano 24 febbraio 2022, non sono mancati casi documentati di mercenari e compagnie private che hanno combattuto a favore dell’una o dell’altra causa. Nonostante ciò, più di recente la parola “mercenario” rischia di liquidare in fretta una storia molto più complessa. Si tratta del caso degli africani arruolati per combattere con la Russia in Ucraina, una vicenda che sembra emergere dopo anni di stallo al fronte e che sfrutterebbe povertà, inganni, ricatti e promesse rapidamente trasformate in posti in prima fila in trincea. A differenza della schiera di soldati ideologizzati – come i nord-coreani – che hanno sostenuto lo sforzo bellico del Presidente Putin, il reclutamento di giovani leve africane da parte russa non ha alcun preconcetto politico, bensì si basa su un preciso lavoro di intercettazione della precarietà di un’intera generazione nel continente africano, creando una filiera di sfruttamento transnazionale.

Da quanto sembra emergere, il reclutamento si muove su due livelli: annunci digitali e reti fisiche di mediazione. Le inchieste di Internazionale[1] e Nigrizia[2] descrivono campagne che passano dai social network, da Telegram e da WhatsApp, i cui annunci mostrano spesso immagini di Mosca, automobili, appartamenti e simboli di mobilità sociale, accompagnati da promesse di “nuovi inizi” grazie ad un “lavoro ben pagato in Russia”.
Un dossier di All Eyes on Wagner,[3] ripreso da più testate, cita espressamente volantini cartacei distribuiti in paesi africani anglofoni, poi pubblicati dall’esercito ucraino nel Maggio 2024. Questi materiali promuovono “contratti di lavoro” o “programmi di lavoro ben retribuiti”, con numeri di contatto locali e nessun riferimento trasparente alla guerra in Ucraina.

La leva economica e il miraggio russo

Le motivazioni sono puramente di natura economica. Molti giovani africani vedono nell’emigrazione l’unica strada per sostenere le famiglie, rispondendo così a offerte russe che promettono stipendi compresi tra i 2.300 e i 3.000 dollari al mese, corredate da immagini di una Mosca scintillante e automobili costose. A queste cifre si aggiungono promesse seducenti come bonus, assistenza sanitaria, alloggio gratuito, trasferimento organizzato e un percorso accelerato per ottenere la cittadinanza russa.[4] Si tratta a tutti gli effetti di un apparato che trasforma persone in cerca di riscatto sociale in quello che le autorità ucraine hanno definito “un combustibile umano per la macchina bellica”. Diverse fonti descrivono il fenomeno come un “business della disperazione”,[5] nel quale agenzie e intermediari pubblicizzano opportunità di lavoro in Russia in settori come fabbriche, edilizia, logistica e sicurezza privata, omettendo la destinazione militare.[6]

Le cifre del coinvolgimento

Il consorzio investigativo All Eyes on Wagner[7] ha identificato 1.417 cittadini provenienti da 35 paesi africani fino a metà del 2025. Alcuni paesi spiccano per numeri: l’Egitto conta almeno 361 reclute, mentre il Camerun registra un bilancio di 335 arruolati con 94 già caduti. Anche il Gambia mostra un tasso letale elevato, con 56 reclute di cui 23 accertate decedute.
Oltre a questi tre paesi, il lavoro investigativo e le inchieste giornalistiche confermano la presenza di combattenti provenienti da Burkina Faso e Repubblica Centrafricana. Nigrizia, in un’inchiesta sui cosiddetti “Black Wagner”, indica inoltre Senegal, Ghana, Camerun, Nigeria, Zambia e Repubblica Centrafricana fra i bacini importanti del fenomeno. Altre fonti collocano casi documentati o liere di reclutamento anche in Kenya, Sudafrica e Zimbabwe.[8] La geografia del reclutamento copre dunque almeno 35–36 stati africani. Nel febbraio 2026, il vice ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybihaha ha aggiornato la stima parlando di oltre 1.800 cittadini africani impegnati sul fronte.[9]

Spicca altresì una destinazione differente. Da quanto emerge, sembrerebbe che un’altra parte dei combattenti sia reclutata tra i detenuti di origine africana in Russia, ai quali viene offerta la possibilità di evitare la pena in cambio dell’arruolamento.[10] Casi simili riguardano studenti o lavoratori africani già presenti in Russia, verso cui la prospettiva di espulsione, irregolarità o perdita del permesso di soggiorno viene usata come pressione per firmare i contratti militari.

Africa Corps, Wagner e altri intermediari locali

Tornando alle reclute “coinvolte” in loco, le reti di reclutamento sembrano essere collegate alle strutture post-Wagner, ed in particolare a ciò che viene definito Africa Corps, il nuovo soggetto legato al ministero della Difesa russo per una parte delle attività prima attribuite al gruppo Wagner.[11] Alcuni annunci circolati su Telegram invitano esplicitamente a “prestare servizio nell’Africa Corps delle Forze armate russe”, promettendo salari, benefit e cittadinanza. In diversi paesi africani operano poi intermediari locali, agenzie o singoli reclutatori che organizzano le partenze, facilitano i visti e guadagnano commissioni.[12] Dalle testimonianze emerge una dinamica ricorrente: all’arrivo in Russia, i candidati vengono presi in carico da referenti locali e sono forzati a firmare documenti in russo di cui spesso non comprendono il contenuto a causa dell’evidente barriera linguistica. In alcuni casi, l’obbligo di firma degli atti si accompagna al sequestro del passaporto, lasciando così alle giovani reclute alcuna possibilità di scelta.

Dunque, a seguito di un addestramento solitamente esiguo ed incompleto, i giovani africani vengono inviati in Ucraina in ruoli di fanteria d’assalto, ricognizione o recupero corpi, ossia mansioni molto esposte al fuoco nemico e principalmente sul fronte del Donbass.[13]

Le testimonianze riportano poi frequenti insulti razzisti, percosse, violenze da parte dei comandanti e uso sistematico dei combattenti africani come forza sacrificabile, una vera e propria “carne da macello”. Una tendenza supportata anche da diversi articoli che riprendono il rapporto INPACT/AEoW, secondo cui la sopravvivenza media al fronte per questi giovani africani si aggirerebbe intorno ai sei mesi. Lo stesso corpus di fonti collega questo dato al fatto che oltre 300 giovani africani risultano già morti nel corso dell’aggressione all’Ucraina.

Donne e droni

Accanto al fenomeno delle reclute africane, un’ altrettanto preoccupante tendenza riguarderebbe il coinvolgimento di donne africane impiegate per il sostegno della macchina bellica della Russia. Si tratta in particolare della produzione di droni,[14] divenuti essenziali nel conflitto in Ucraina, prodotti a seguito dell’adescamento di africane attraverso siti web e con le stesse modalità già descritte. Anche le motivazioni sono analoghe: necessità di manodopera e prospettive lavorative attraenti.

Gli annunci pubblicitari, rivolti a lavoratrici provenienti da paesi come Botswana, Etiopia, Kenya, Nigeria, Ruanda, Sierra Leone, Sud Sudan e Uganda, includevano video con musica allegra e mostravano donne africane in visita ai siti culturali del Tatarstan o intente a praticare sport. Promuovevano un programma chiamato “Alabuga Start”, che prometteva un biglietto aereo gratuito per l’Europa e un lavoro ben retribuito all’arrivo.[15]

Secondo quanto riportato da numerose testate giornalistiche,[16] accanto alla produzione di droni sembrerebbero esserci ulteriori offerte di lavoro destinate a specifiche candidate, che dovrebbero ricevere una formazione nella Alabuga Sex – la zona economica speciale più rilevante della Federazione Russa, in cui aziende (soprattutto straniere e cinesi) giungono con favore attratte da un regime fiscale che prevede una tassazione al 2% e l’assenza di imposte doganali nonché di IVA sui materiali e macchinari importati. I settori sono molteplici, dalla logistica all’ospitalità, dal catering all’industria. Unico vincolo: essere donne tra i 18 e i 22 anni, cittadine di una lista di 85 paesi fra cui figurano quasi tutti gli Stati dell’Africa accanto a Moldavia, Tagikistan e Bielorussia, possedere un diploma e un passaporto, non avere malattie croniche. All’arrivo, un check-up medico confermerà il possesso dei requisiti, e in caso contrario le non idonee verranno rispedite al proprio paese d’origine. Chi passerà la selezione, invece, avrà diritto ad un alloggio nella stessa zona economica speciale ad un prezzo calmierato, in una stanza condivisa ma dotata di frigo, doccia e  – addirittura – biancheria e lavatrice. Entro due mesi dall’arrivo è promesso un contratto di lavoro fino a 680 euro mensili – cifra forse non eclatante per un cittadino russo, ma un sogno per molte africane. Il tutto corredato da una procedura a prova di analfabeta digitale: semplici istruzioni fornite su Telegram e l’impegno ad imparare almeno 100 parole in russo.[17]

Le testimonianze dei prigionieri africani catturati in Ucraina

Sebbene nel corso di un conflitto sia piuttosto complesso verificare i fatti e riportare con precisione dati e statistiche, la stampa investigativa che ha tentato di dare voce al fenomeno descritto è stata in grado di intercettare testimonianze dirette e raccogliere informazioni dalle persone direttamente coinvolte. Ad esempio, Internazionale[18] – che si è occupato a lungo della vicenda – cita il caso di Malick Diop, studente senegalese arrivato in Russia per studiare a Nižnij Novgorod e poi finito prigioniero degli ucraini dopo essere stato reclutato per il fronte.

Anche le ricostruzioni sul keniota Evans Kibet sembrano confermare le pratiche di reclutamento russe, citando espressamente documenti sequestrati, contratti firmati sotto minaccia e, non meno importante, la percezione che la cattura da parte degli ucraini potesse rappresentare una via di fuga dalla prima linea russa.[19]

Anche a livello diplomatico la questione ha iniziato a suscitare le prime reazioni internazionali.[20] Il governo ghanese, attraverso il ministro Samuel Okudzeto Ablakwa, ha chiesto a Zelensky il rilascio di due cittadini catturati mentre combattevano con i russi, definendoli vittime di frodi e inganni e sostenendo che erano stati mandati al fronte senza adeguata formazione militare.

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La posizione dell’Ucraina

Dal canto suo, l’Ucraina ha adottato una linea precisa sulla vicenda, interpretando le azioni dei combattenti africani non tanto come presenza nemica in senso stretto, bensì come protagonisti e vittime di una vera e propria tratta di sfruttamento.[21]
Lo ha espresso in modo netto il vice ministro degli Esteri Andrii Sybiha, che ha sottolineato come Kyiv ritenga il fenomeno una forma di reclutamento fraudolento che trasforma cittadini africani in elementi sacrificabili per la macchina bellica russa. Più precisamente, Sybiha ha affermato che la Russia “sta cercando di trascinare cittadini africani in una guerra mortale” e che i contratti che sono spinti a firmare equivalgono a una “condanna a morte”.[22]
Al contempo, l’Ucraina si è adoperata per chiedere ai governi africani di avvertire pubblicamente i propri cittadini, nonché di intervenire nei casi già accertati.[23] Internamente, non sono mancati inviti espliciti agli africani già schierati con Mosca a disertare e arrendersi, promettendo loro il trattamento previsto per i prigionieri di guerra ai sensi del diritto internazionale umanitario ed in particolare delle Convenzioni di Ginevra. Un’ impostazione con un’intrinseca ed evidente funzione diplomatica: Kyiv cerca di presentare la Russia come potenza che sfrutta il continente africano, trasformando la vulnerabilità economica dei giovani neri in combustibile umano per la guerra.

Avere un corpo nero non è un dettaglio

La vicenda degli africani reclutati per la guerra in Ucraina non è solo un capitolo marginale della geopolitica militare, bensì un caso di sfruttamento transnazionale che intreccia precarietà economica, vulnerabilità migratoria, razzismo strutturale e propaganda russa.
La guerra russa in Ucraina si alimenta anche per il tramite di disuguaglianze prodotte altrove, al punto che una guerra europea è in grado di assorbire corpi africani attraverso la promessa di lavoro, documenti e riscatto sociale, per poi impiegarli nelle funzioni più sacrificabili.
Avere un corpo nero non è un dettaglio: significa più esposizione alla promessa di mobilità sociale, più ricattabilità, meno protezione istituzionale da parte di Stati di origine che raramente si oppongono al fenomeno. In altri termini, una vicenda che si inserisce nelle dinamiche globali dello sfruttamento.


Note

[1] F. Mazet, Chi sono gli africani che combattono in Ucraina, 2026,disponibile al link: https://www.internazionale.it/magazine/francois-mazet/2026/02/19/chi-sono-gli-africani-che-combattono-in-ucraina.
[2] I ‘Black Wagner’, dall’Africa al fronte ucraino sotto la bandiera russa, Nigrizia, 2025. Disponibile al link: https://www.nigrizia.it/notizia/black-wagner-africani-fronte-ucraino-sotto-bandiera-russia. Si veda anche: Ingannati e arruolati: come la Russia porta gli africani al fronte, Nigrizia, 2026, disponibile al link: https://www.nigrizia.it/notizia/africani-russia-ucraina-rapporti-soldati-droni-donbass; Il ruolo dell’Africa nella guerra in Ucraina, Nigrizia, 2026, disponibile al link: https://www.nigrizia.it/notizia/africa-guerra-ucraina-russia-sudafrica.
[3] All Eyes on Wagner, The Business of Dispair, disponibile al link: https://alleyesonwagner.org/category/aeow/. [4] Carne da macello sul fronte russo-ucraino, gli africani si ribellano, Pagine Esteri, 2026, disponibile al link: https://pagineesteri.it/2026/03/16/africa/carne-da-macello-sul-fronte-russo-ucraino-gli-africani-si-ribellano/.
[5] “Il business della disperazione”, oltre 300 giovani africani reclutati dai russi e morti in Ucraina, La difesa del popolo, 2026, disponibile al link: https://www.difesapopolo.it/il-business-della-disperazione-oltre-300-giovani-africani-reclutati-dai-russi-e-morti-in-ucraina/. Si veda anche: Il business della disperazione”, oltre 300 giovani africani reclutati dai russi e morti in Ucraina, Sir Agenzia di Informazione, 2026, disponibile al link:https://www.agensir.it/mondo/2026/04/07/il-business-della-disperazione-oltre-300-giovani-africani-reclutati-dai-russi-e-morti-in-ucraina/.
[6] Centinaia di ragazzi africani combattono per la Russia in Ucraina: sono gli schiavi al fronte, Avvenire, disponibile al link: https://www.avvenire.it/mondo/centinaia-di-ragazzi-africani-combattono-per-la-russia-in-ucraina-sono-gli-schiavi-al-fronte_104467.
[7] All Eyes on Wagner, disponibile al link: ​​https://alleyesonwagner.org/.
[8] Ingannati e arruolati, i mercenari africani spediti da Putin a morire in Ucraina, Il Riformista, 2026, disponibile al link :https://www.ilriformista.it/ingannati-e-arruolati-i-mercenari-africani-spediti-da-putin-a-morire-in-ucraina-503265/#google_vignette.
[9] All Eyes on Wagner, cit., mappa interattiva dei casi. Disponibile al link: https://maphub.net/alleyesonwagner/all-eyes-on-wagner.
[10] Anche gli africani combattono in Ucraina, per uscire di prigione o per soldi, Avvenire, 2023, disponibile al link: https://www.avvenire.it/mondo/anche-gli-africani-combattono-in-ucraina-per-uscire-di-prigione-o-per-soldi_64981.
[11] La Wagner in Africa dopo Prigozhin, Slow News, 2023, disponibile al link: https://slow-news.com/politica/la-wagner-in-africa-dopo-prigozhin.
[12] In Africa la legione straniera di Putin, Terzo Giornale, 2026, disponibile al link:https://www.terzogiornale.it/2026/02/18/in-africa-la-legione-straniera-di-putin/
[13] Sudafricani intrappolati nella guerra Russia-Ucraina, Africa Express, 2025, disponibile al link:https://www.africa-express.info/2025/11/26/sudafricani-intrappolati-nella-guerra-russia-ucraina/.
[14] African Women Lured to Produce Russian War Drones, Africa Defense Forum, 2025. Disponibile al link: https://adf-magazine.com/2025/07/african-women-lured-to-produce-russian-war-drones/.
[15] From social media to weapon factories: how Russia traps African women in war production, EUvsDisinfo, 2025, disponibile al link: https://euvsdisinfo.eu/from-social-media-to-weapon-factories-how-russia-traps-african-women-in-war-production/.
[16] Africans recruited to work in Russia say they were duped into building drones for use in Ukraine, Voice of America, 2023, disponibile al link: https://www.voanews.com/a/africans-recruited-to-work-in-russia-say-they-were-duped-into-building-drones-for-use-in-ukraine/7817191.html.
[17] La Russia assolda ragazze africane per produrre droni, Avvenire, 2025. Disponibile al link:https://www.avvenire.it/mondo/la-russia-assolda-ragazze-africane-per-produrre-droni_93262.
[18] F. Mazet, cit.
[19] Atleta keniota trovato in un campo di prigionia ucraino: così l’Africa è costretta a combattere ancora una guerra non sua, Il Fatto Quotidiano, 2025, disponibile al link:https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/30/africani-soldati-russia-kibet-ucraina-notizie/8142829/.
[20] L’Africa si ribella e blocca i reclutamenti nella guerra Russia-Ucraina, Africa Express, 2026, disponibile al link: https://www.africa-express.info/2026/02/20/lafrica-si-ribella-e-blocca-i-reclutamenti-nella-guerra-russia-ucraina/.
[21] Kiev sostiene che più di 1.700 africani stanno combattendo al fianco della Russia in Ucraina, EntrevueFR, 2026, disponibile al link: https://entrevue.fr/it/monde/kiev-affirme-que-plus-de-1-700-africains-combattent-aux-cotes-de-la-russie-en-ukraine/.
[22] Comments of Andrii Sybiha, Minister of Foreign Affairs of Ukraine, about African citizens enrolled by russian army, 2025, disponibile al link: https://senegal.mfa.gov.ua/en/news/comments-andrii-sybiha-minister-foreign-affairs-ukraine-about-african-citizens-enrolled-russian-army.
[23] Sudafrica–Russia, primi rientri nel caso dei combattenti reclutati con l’inganno, Africa Rivista, 2026, disponibile al link: https://www.africarivista.it/sudafrica-russia-primi-rientri-combattenti-reclutati-con-inganno/303004/?srsltid=AfmBOoozkZ6u3VGeRsfJnoXuxHD0dxiiPGbnQvDwO7NoXyLhePjEqrn_.


Foto copertina: Reclute africane al servizio di Putin in Ucraina

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Valentina Chabert
Valentina Chabert è dottoranda di ricerca in diritto internazionale presso l'Università di Roma "La Sapienza". E' cultrice della materia in Sicurezza e Studi Strategici presso l'Università Lumsa e in Relazioni Internazionali e Global Governance presso l'Università UNINT di Roma. Ha lavorato presso il Center of Analysis of International Relations di Baku, Azerbaijan, ed è membro dell'Advisory Board del The Hague Research Institute on Eastern Europe, Central Asia and South Caucasus. Ha studiato diritto internazionale pubblico presso la The Hague Academy of International Law.