La Russia non è più in grado di fornire sicurezza in Africa?

Omaggio ai mercenari russi uccisi nell’assalto in Mali
Omaggio ai mercenari russi uccisi nell’assalto in Mali

Perché gli avvenimenti in Mali rischiano di avere ripercussioni più profonde per il Cremlino.


 A cura di Pierluigi Adriani

Le PMC come strumento delle mire russe verso il continente africano

La proiezione russa in Africa negli ultimi dieci anni ha mostrato chiaramente gli interessi di Mosca e le diverse strade che è capace di prendere. In particolare, la strategia adottata prima in Siria[1] e poi in Libia[2]  aveva rilevato una modalità operativa nuova e a basso costo, economico e soprattutto politico, per arrivare a ottenere importanti accessi a risorse energetiche.
È così che l’utilizzo della Private military company Wagner era risultato strumento efficace per arrivare a tali risorse e per proiettare l’influenza geopolitica russa nel continente africano. Nel giro di pochi anni, infatti, la compagnia dell’allora Prigožin è emersa in diversi stati: in Libia, Repubblica Centrafricana, Sudan, Mali, ha sfruttato contesti di instabilità per aumentare la propria influenza tramite molteplici servizi. Dall’addestramento militare al supporto a truppe governative fino ad operazioni antiterrorismo, la Wagner otteneva in cambio importanti contratti per l’estrazione di risorse energetiche e minerali preziosi, oltre che a stabilire partnership politiche nella regione.

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Dal modello Wagner all’Africa Corps

Il cambiamento del controllo di queste milizie private è stato senza dubbio significativo per il Cremlino: abbandonato il rapporto di ambiguità con la PMC, la nuova linea di Putin è stata quella di inquadrare questi mercenari in una nuova unità, l’Africa Corps, sotto l’egida del Ministero della Difesa e del GRU[3]. Dopo la rivolta del 2023 e la morte di Prigožin, i funzionari della difesa e dell’intelligence hanno visitato diversi paesi africani per rassicurare i partner che le unità mercenarie russe avrebbero continuato le loro operazioni, ora però sotto la competenza formale dello Stato. Questa rapida decisione del governo russo per rafforzare le relazioni nel continente dimostra la loro importanza per Mosca.
In particolare, l’intervento in Mali sembrava aver confermato come la Russia fosse pronta a inserirsi in quello spazio lasciato dall’occidente. Le operazioni francesi Serval e Barkhane nel 2014 erano state un fallimento per la sicurezza maliana, colpita dalle avanzate dei militanti jihadisti del JNIM e dell’ISGS. I mercenari russi erano stati quindi un soggetto credibile nel fornire supporto militare alla giunta maliana[4] e respingere le offensive di formazioni affiliate ad Al Qaeda e allo Stato Islamico, rendendo la Russia un partner ben visto dal governo di Bamako.
Gli attacchi coordinati di sabato 25 aprile del gruppo JNIM e del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA) che hanno colpito diverse zone del Mali, hanno però mostrato l’inefficienza di Africa Corps di fronte a questa nuova offensiva.
In aggiunta a questo quadro appena descritto combattenti del Corpo per l’Africa russo, secondo diverse fonti, hanno abbandonato le postazioni del campo di Kidal verso Gao[5], dopo una trattativa con il FLA che aveva ripreso il controllo della città. I russi avrebbero anche negoziato un ritiro senza combattere da Tessit, incoraggiati da un comunicato del JNIM[6].

Conclusioni

Una così chiara difficoltà in ambito militare per la Russia in Mali rischia di aprire una crepa per la posizione del Cremlino nel continente. Se gli eredi della Wagner non si dimostrassero all’altezza della gestione della sicurezza in Mali, il rischio potrebbe essere un più generale indebolimento nella regione: soggetti transnazionali come il Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin e altri gruppi come l’Islamic State in the Greater Sahara sono presenti, infatti, anche in stati come Burkina Faso e Niger. L’estensione di operazioni di portata maggiore rispetto al passato ad opera del JNIM va ad inserirsi nel quadro di una più sofisticata capacità operativa del gruppo, capace di collegare zone di conflitto precedentemente separate, e di entrate economiche recentemente sempre più significative.
Questo tipo di schema in cui gruppi islamisti si espandono in aree sempre più popolate, prendendo al contempo il controllo delle periferie, si può notare in tutto il Sahel occidentale[7] e il rischio di un effetto domino per le intenzioni russe non è da sottovalutare. Le possibili difficoltà di Africa Corps nel continente potrebbero inserirsi in una più ampia crisi militare che il Cremlino sta fronteggiando in questo momento, anche legata al continuo sforzo in Ucraina e al ridisegnarsi del suo ruolo in Siria[8].
La capacità russa di espandersi in Africa di questi anni rischia così una brusca frenata dopo la dimostrazione di limiti operativi in Mali di quest’ultimo periodo, incidendo sulla percezione di Mosca come partner affidabile nella fornitura di sicurezza militare nel teatro saheliano e non solo.


Note

[1] Le operazioni russe in Siria rappresentano il precedente per eccellenza per l’evoluzione della dottrina russa. Se da un lato il Cremlino ha dispiegato forze regolari e finanziamenti per sostenere il governo di Assad, parallelamente ha utilizzato la PMC Wagner per difendere siti di risorse energetiche siriane. Questo intervento informale serviva per combattere la presenza dell’ISIS, fattore di rischio per i siti di estrazione di petrolio del regime. La compagnia militare aveva però anche sottoscritto contratti con compagnie private russe che operavano nei settori energetici e che avevano accordi con il governo siriano per la difesa dei siti petroliferi: tra queste la “Evro Polis LLC”, società di copertura dell’allora Gruppo Wagner, aveva firmato una serie di contratti con il regime siriano in base ai quali ha poi ricevuto il 25 % dei proventi derivanti dalla produzione di petrolio e gas di quei giacimenti che si impegnava a difendere. (Comunicato stampa del Dipartimento del Tesoro statunitense, Treasury Sanctions Additional Individuals and Entities in Connection with the Conflict in Ukraine and Russia’s Occupation of Crimea, U.S. Department of the Treasury, 26 gennaio 2018, al link https://home.treasury.gov/news/press-releases/sm0266).
Medesimi provvedimenti sono stati poi adottati verso altre due società private russe, la “Mercury LLC” e la “Velada LLC”, dopo che nel dicembre 2019 il parlamento siriano aveva approvato un contratto che conferiva a queste il diritto di esplorazione di petrolio e gas anche nei giacimenti petroliferi della zona nordorientale e in un giacimento di gas nella parte settentrionale di Damasco. (Gazzetta dell’Unione Europea, 13 dicembre 2021, al link https://eur-lex.europa.eu/legal- content/EN/TXT/?uri=OJ:L:2021:445I:TOC).
[2] Anche qui Mosca ha confermato questo nuovo tipo di modus operandi: nel suo ingresso in Libia, infatti, ha utilizzato le truppe private della Wagner prima per addestrare ed equipaggiare le forze del Libyan National Army di Khalifa Haftar, poi per ottenere vantaggi energetici e strategici. A conferma di ciò si è potuto notare l’incontro tra membri della Private Military Company con delegati della “Petroleum Facilities Guard”, una milizia controllata dai combattenti appunto del Libyan National Army. (Libya oil company: Russian mercenaries enter major oilfield, “Associated press news”, giugno 2020, al link https://apnews.com/article/09513d7c527676d4ae050925893af9e7).
[3] R. Bauer, A. Gerber, E.E. Mueller, Russian Mercenary and Paramilitary Groups in Africa: Examining Changes and Impacts Since the Wagner Rebellion, “RAND Corporation”, maggio 2025, p. 6, al link https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA2613-1.html.

[4] Mosca ha infatti approfittato del progressivo ritiro delle truppe francesi deciso da Macron nel 2021 per insinuarsi nel paese. C. Casola, (a cura di E. Baldaro, L. Ranieri), Jihad in Africa. Terrorismo e controterrorismo nel Sahel, Il Mulino, Bologna, 2022, pp 148-150.
[5] A. Osborn, A.Peverieri, Mali turmoil threatens Russian push for influence and mineral wealth in Africa, “Reuters”, 29 aprile 2026, al link https://www.reuters.com/world/africa/mali-turmoil-threatens-russian-push-influence-mineral-wealth-africa-2026-04- 29/.
[6] In una dichiarazione pubblicata il 25 aprile, il JNIM infatti ha annunciato la sua volontà di preservare le relazioni con la Russia: ” Il gruppo Nusrat al-Islam wal-Muslimin annuncia inoltre di voler neutralizzare la parte russa del conflitto, in cambio della non aggressione nei confronti di quest’ultima e di un coordinamento volto a costruire una relazione futura equilibrata ed efficace “. Africa Flop, Saison 2, “Investigations with impact”, 28 aprile 2026, al link https://alleyesonwagner.org/2026/04/28/africa-flop-saison-2/.
[7] Attacks in Mali Mark Long Trajectory of Worsening Security, “Africa Center for strategic studies”, 27 aprile 2026, al link https://africacenter.org/spotlight/attacks-in-mali-underscore-worsening-security-trajectory/.
[8] Il rovesciamento del governo di Assad ha messo in discussione la presenza russa nella città portuale di Tartus e nella base aerea di Khmeimim. Sebbene l’intervento militare russo in Siria sia terminato, queste basi rimangono strategicamente importanti per Mosca, in particolare Khmeimim, che funge da ponte aereo per le crescenti operazioni in Africa.


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