Nella morsa della P2: la loggia massonica che manovrò l’Italia


Oltre quarant’anni fa la scoperta delle liste di alcuni degli appartenenti alla loggia massonica Propaganda 2 scatenava un terremoto politico e istituzionale che avrebbe portato alle dimissioni del Presidente DC Arnaldo Forlani. Quattro decenni dopo ancora numerosi sono gli interrogativi che ci separano dalla verità.


Di Francesca Boscariol 

La perquisizione di Castiglion Fibocchi e la scoperta della P2

Era il 14 marzo del 1981 quando la Guardia di Finanza rinveniva a Castiglion Fibocchi (AR) la lista dei partecipanti alla loggia massonica eversiva Propaganda 2, guidata dal “Maestro Venerabile” Licio Gelli.
Tra i 962 nomi contenuti nell’elenco trovato nella cassaforte di Gelli figuravano 59 parlamentari, 8 direttori di giornali e vari giornalisti, 119 alti ufficiali militari, un giudice della Corte costituzionale e altre personalità del mondo diplomatico, imprenditoriale e delle istituzioni. Tra gli altri, c’erano i nomi di Silvio Berlusconi (allora imprenditore) e Maurizio Costanzo.
La perquisizione era disposta nell’ambito delle indagini che i magistrati Giuliano Turone e Gherardo Colombo stavano portando avanti in relazione al presunto rapimento del siciliano Michele Sindona, il banchiere legato alla Mafia Siciliana e accusato – tra le altre cose – di essere il mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese che aveva indagato sulla Banca Privata Italiana scoprendone irregolarità e falsi in bilancio.
Inaspettatamente, le indagini dei due magistrati milanesi avevano svelato un vaso di pandora che, una volta aperto, avrebbe scatenato un terremoto politico tanto imponente da far tremare le più alte cariche e istituzioni dello Stato italiano e provocare le dimissioni dell’allora Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani (DC).
In effetti i documenti rinvenuti negli uffici dell’azienda tessile “Giole”, di cui Gelli era amministratore unico, lasciavano chiaramente intendere l’esistenza di una loggia massonica coperta e sovversiva, una sezione segreta appartenente alla più nota obbedienza massonica del Grande Oriente d’Italia e di cui facevano parte esponenti di rilievo del mondo politico e istituzionale del nostro Paese.

Il piano di rinascita democratica

Il progetto politico della loggia P2, di segno conservatore, anticomunista e filo-atlantico, era contenuto in due documenti: lo Schema R del 1975 e, soprattutto, il Piano di Rinascita Democratica, scritto probabilmente nel 1976 da Licio Gelli e Francesco Cosentino insieme ad alcuni “consulenti” esterni, e sequestrato nel 1982 all’aeroporto di Fiumicino nel doppiofondo della valigia di Maria Grazia Gelli, figlia del Maestro Venerabile, mentre era di rientro in Italia da un viaggio a Nizza.
Obiettivo principale del piano doveva essere l’assorbimento degli apparati democratici della società italiana dentro le spire di un autoritarismo legale, reso possibile soprattutto grazie all’assunzione della piena gestione dei canali informativi e comunicativi italiani da parte della loggia deviata.
Tra i punti principali del progetto piduista vi erano la semplificazione del panorama politico con la presenza di due grandi macropartiti, la riconduzione della magistratura italiana sotto il controllo del potere esecutivo, il separamento delle carriere dei magistrati, il superamento del bicameralismo perfetto e la riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione delle province, la rottura dell’unità sindacale e una riforma del mercato del lavoro, oltre al controllo sui mezzi di comunicazione di massa e alla adozione di una politica repressiva contro la piccola delinquenza e gli avversari politici.
La scoperta del piano di rinascita democratica ha poi permesso di comprendere le ragioni dei notevoli cambiamenti avvenuti all’interno dei mass media italiani alla fine degli anni Settanta, a partire dall’acquisto del Corriere della Sera – una delle testate giornalistiche all’epoca più autorevoli e diffuse – da parte dei Rizzoli, reso possibile grazie a un’operazione complessa a cui contribuirono Umberto Ortolani, il banchiere Roberto Calvi, l’imprenditore Eugenio Cefis e le casse della banca vaticana (lo IOR, Istituto per le Opere di Religione).
D’altronde, l’infiltrazione e il controllo occulto a cui mirava la loggia deviata poteva essere conseguito solo con un massiccio ricorso alla corruzione e al controllo dell’informazione.
Secondo il piduista Antonio Buono, magistrato e presidente del Tribunale di Forlì, nel corso di un incontro con Gelli quest’ultimo lo avrebbe informato del progetto di creare una catena di testate, nell’ambito della Rizzoli, in funzione antimarxista e anticomunista oltre a un’agenzia di informazione che si sarebbe posta come concreta alternativa all’ANSA[1], l’agenzia nazionale di informazione prima in Italia.
Prevedibile che, a scandalo scoppiato, le ripercussioni sul gruppo Rizzoli furono enormi: il Corriere della Sera ne uscì pesantemente screditato perdendo oltre 100 000 copie nel periodo tra il 1981 e il 1983.

Le influenze della P2 nel panorama politico italiano

La scoperta della P2 e la rilevanza dei nomi ad essa collegata rese necessaria l’organizzazione di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta ad hoc, istituita con la legge n. 527 del 23 settembre 198 allo scopo di «accertare l’origine, la natura, l’organizzazione e la consistenza dell’associazione massonica denominata Loggia P2», di cui venne nominata Presidente la deputata DC Tina Anselmi.
Dai lavori della Commissione, la P2 emerse come un centro organizzato di potere occulto, contrapposto a quello statale e sottratto a qualsiasi forma di controllo democratico, coinvolto in numerose trame eversive, tra cui il tentato golpe Borghese del 1970 e la Strage sul treno Italicus del 1974: la loggia in questione, infatti, avrebbe finanziato gruppi della destra extraparlamentare toscana, istigandoli a compiere attentati e fornendo il retroterra economico, organizzativo e morale per il compimento della suddetta strage.
Diverse poi le connessioni tra massoneria deviata e altre celebri stragi italiane, tanto che nel 1995 Licio Gelli, i piduisti del Sismi Pietro Musumeci e il suo collega Belmonte, insieme al faccendiere Francesco Pazienza, furono condannati per il depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna.
Obiettivo principale di tali influenze di matrice autoritaria e anticomunista era quello di condizionare la situazione politica italiana nel tentativo di destabilizzarne il sistema democratico. Finalità ultima di una tale occulto sistema “fantasma” era quello di scongiurare il progressivo spostamento dell’asse politico e governativo verso le forze di estrema sinistra che, all’indomani del Sessantotto e dell’autunno caldo, andavano via via a rafforzare il loro ruolo nella società italiana in spregio alle politiche atlantiste figlie della firma del Patto Atlantico, nell’aprile 1949, tra Stati Uniti e le potenze occidentali.
In effetti, la profonda preoccupazione di una prospettiva di un accordo tra DC e PCI (quasi divenuto realtà per effetto del cosiddetto compromesso storico di Moro e Berlinguer) si evinceva dai documenti rinvenuti in possesso dello stesso Licio Gelli.

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La metafora della doppia piramide

Per spiegare cosa fosse la P2 e chi potessero essere tutti i piduisti in essa coinvolti la commissione d’inchiesta Anselmi fece un esempio particolarmente efficace fornendo l’immagine di due piramidi collocate l’una rovesciata sull’altra, in modo da assumere la forma di una clessidra. Il vertice delle piramidi era occupato da Licio Gelli, custode e notaio di quel sistema, il quale rappresentava una sorta di trait d’union tra due centri di potere: uno in alto che elaborava ordini e uno in basso che li eseguiva.
Nella piramide sottostante si trovavano, infatti, tutti i segreti svelati dalla perquisizione di Castiglion Fibocchi: l’esercito degli affiliati, la documentazione degli affari inconfessabili, i segreti relativi ai meccanismi del potere occulto e le grandi operazioni da esso controllate.
Rispettivamente, nella piramide superiore capovolta, vi erano i gruppi e i personaggi che stabilivano e perseguivano le finalità ultime definendone le strategie (in altri termini, le forze che gestivano il c.d. golpe strisciante).
Impossibile la definizione certa dei componenti della piramide coordinatrice tanto che, fin dal 1984, nella sua relazione finale, la presidente Anselmi scriveva che non era possibile sapere quali forze si agitassero nella piramide superiore rovesciata.
A distanza di più di quarant’anni ancora non sappiamo con certezza quali forze muovessero i fili sottili e intricati di una delle più complesse trame politiche di stato. Tuttavia, ciò che si è distinto negli ultimi decenni è il rapporto strategico intercorrente tra il potere occulto italiano e i più alti vertici militari americani, essendo, tra l’altro, proprio lo stesso Licio Gelli a descrivere l’Italia del dopoguerra come una vera e propria colonia degli Stati Uniti.
In effetti, affinché questa strategia di manipolazione politica potesse attuarsi nel nostro Paese era necessaria una legittimazione dei più alti vertici istituzionali e militari americani. In particolare, l’Ufficio dei progetti speciali – una divisione della CIA preposta alle operazioni coperte e alle operazioni paramilitari – svolse certamente un ruolo determinante nella pianificazione e nell’attuazione della guerra non ortodossa contro il comunismo.
Tale ricostruzione fu peraltro confermata dalla commissione americana Church-Pike[2] che fra il 1975 e il 1976 dichiarò esplicitamente che la CIA aveva dispensato rilevanti finanziamenti alle forze politiche anticomuniste favorendo un’azione di propaganda con lo scopo di screditare il comunismo per convincer l’opinione pubblica della sua pericolosità, sostenendo altresì operazioni di sovversione.
Non è quindi chiaro quale sia stato il vero livello di commistione tra la loggia del Maestro Venerabile Licio Gelli e gli Stati Uniti, tuttavia, l’esistenza di un nemico in comune, avrebbe potuto rappresentare il file rouge di una lotta condivisa che li riconoscerebbe come i colpevoli più o meno diretti di delitti ed attentati politici, oltre che i nemici giurati del compromesso storico tentato da Berlinguer tra il 1973 e 1979 per avvicinare il PCI alla DC di Aldo Moro.
Omicidi, stragi e fallimenti di cooperazione politica furono dunque il frutto di una manipolazione mascherata e generatrice di forzature politiche e militari, come tali impeditive di qualsivoglia dialogo tra le parti tipico di quello che, al contrario, sarebbe dovuto appartenere a un ordinamento democratico.


Note

[1] S. Flamigni, Trame atlantiche. Storia della loggia massonica segreta P2, Milano, Kaos edizioni, 2005
[2] La Commissione Church – così detta perché presieduta dal senatore democratico statunitense Frank Church – fu una commissione parlamentare d’inchiesta statunitense che operò dal 1975 al 1976 per esaminare le operazioni governative legate alle attività della CIA e dell’FBI. Divenne famosa perché condusse indagini sullo scandalo Lockheed.


Foto copertina: Licio Gelli capo della P2