Rappresentare la Moldavia senza sentirsi moldavi: la storia dello Sheriff Tiraspol


Sorteggiato nel girone con Inter, Real Madrid e Shakhtar Donetsk, lo Sheriff è la prima squadra moldava qualificata alla fase finale della Champions League, ma il club ha sede a Tiraspol, capitale della repubblica separatista filorussa della Transnistria.


108° posto nella classifica UEFA per club: lo Sheriff Tiraspol si presentava con questo ranking al primo turno preliminare della Champions League[1] 2021/2022. Lo scorso 7 luglio, vincendo 4-0 a Durazzo contro il Teuta, le Vespe[2] hanno iniziato la loro straordinaria cavalcata verso la prima storica qualificazione di una società moldava alla fase a gironi della Champions League. Dopo gli albanesi, lo Sheriff ha eliminato gli armeni dell’Alaškert e, soprattutto, squadre blasonate come i serbi della Stella Rossa (vincitrice della Coppa dei Campioni nel 1990/1991) e i croati della Dinamo Zagabria (habitué della massima competizione continentale che inflisse un perentorio 4-0 all’Atalanta nel settembre 2019), riuscendo nell’impresa di entrare nel gotha del calcio europeo e risalendo la graduatoria UEFA fino alla 70ª posizione[3].

L’ascesa
Fondato nel 1993 come Tiras Tiraspol e iscritto in Divizia B, il terzo livello del campionato moldavo, ebbe da subito come sponsor principale l’azienda Sheriff[4], che il 4 aprile 1997 decise di mutarne il nome nell’attuale Sheriff Tiraspol.

Grazie ai corposi investimenti della holding, lo Sheriff ha presto scalato le gerarchie del calcio moldavo: promosso in Divizia Națională, la massima serie, nel 1998, ha conquistato il suo primo trofeo, la Coppa di Moldavia, nel 1999, mentre, a partire dal 2000/2001, ha vinto diciannove dei ventuno campionati disputati – di cui dieci consecutivi dal 2001 al 2010 –, oltre a nove coppe e sette supercoppe nazionali. Inoltre, nel 2003 e nel 2009 si è aggiudicato la Coppa dei Campioni della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), manifestazione soppressa nel 2016 a cui partecipavano le squadre vincitrici dei campionati dei Paesi appartenenti alla CSI e quelle delle Repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania). L’egemonia interna aveva prodotto risultati pure in ambito internazionale, dal momento che lo Sheriff si era affacciato in più occasioni alla fase a gironi di Europa League.
Ad amplificare l’enorme divario esistente con gli altri club moldavi ha contribuito la costruzione dell’avveniristico Complexul Sheriff, un polo sportivo che comprende lo stadio Sheriff[5], la Malaja Sportivnaja Arena[6], un impianto indoor per i mesi invernali, un grande centro d’allenamento, un hotel a cinque stelle e gli alloggi per i calciatori della prima squadra[7]. Questi ultimi sono provenienti da ben venti nazioni diverse[8], laddove sono solo sette i giocatori moldavi in rosa, a testimonianza della modestia del movimento calcistico locale[9], il quintultimo in Europa e il 175° al mondo secondo il ranking FIFA per Nazionali[10].

Repubblica Moldava di Pridnestrovie
La Transnistria, il cui significato etimologico è “oltre il Dnestr[11]” e il cui nome formale è Repubblica Moldava di Pridnestrovie[12], appartiene de iure alla Moldavia, sebbene de facto sia uno stato indipendente riconosciuto unicamente da altre tre realtà separatiste (Abcasia[13], Ossezia del Sud[14] e Repubblica dell’Artsakh[15]), ma non dai Paesi membri dell’ONU[16].

La rivendicazione d’indipendenza affonda le sue radici negli avvenimenti che hanno caratterizzato quello che Eric Hobsbawm, storico e scrittore britannico, ha definito “secolo breve”[17], ovvero gli anni che vanno dalla Prima guerra mondiale alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Nel 1924 la Transnistria, fino ad allora compresa nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina (RSSU), divenne parte della neonata Repubblica Socialista Sovietica Autonoma (RSSA) Moldava. Nel 1940, in seguito al patto Molotov-Ribbentrop[18] tra Unione Sovietica e Germania nazista, la Transnistria fu annessa con la Bessarabia nella Repubblica Socialista Sovietica Moldava e la precedente RSSA Moldava fu reincorporata nella RSS Ucraina.
Soggetta a un massiccio processo di russificazione, con l’alfabeto cirillico imposto come scrittura ufficiale, la RSS Moldava concentrava la maggior parte delle industrie nella Transnistria – che nel 1990 produceva il 40% del PIL moldavo e il 90% della sua energia elettrica – e, di conseguenza, in essa si insediò un folto contingente di immigrati di nazionalità russa.


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Tale situazione si protrasse fino agli anni Ottanta, quando la perestrojka[19] (ricostruzione), il sistema di riforme voluto da Michail Gorbačëv – ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica –, comportò l’abolizione del russo come lingua ufficiale della RSS Moldava. Ciò, unitamente allo sviluppo del nazionalismo moldavo, generò grandi proteste nella parte orientale della Repubblica, in particolare nella Transnistria, a maggioranza russofona. Fu così che il 2 settembre 1990, con il 90% dei voti favorevoli, un referendum popolare sancì unilateralmente la secessione della Transnistria dalla RSS Moldava e la formazione della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie[20].
Il fallimento del putsch (colpo di stato) a Mosca nell’agosto 1991 velocizzò la disgregazione dell’URSS e la proclamazione d’indipendenza della Repubblica di Moldavia, il cui territorio includeva costituzionalmente la Transnistria, nella cui capitale, Tiraspol, aveva sede la 14ª Armata della Guardia dell’esercito russo. Pertanto, la Russia garantì il suo supporto economico e militare alla regione separatista, la quale, forte dell’ulteriore sostegno di volontari russi e ucraini, costrinse la Repubblica di Moldavia ad accettare il “cessate il fuoco” del 21 luglio 1992, ponendo fine al conflitto deflagrato a marzo dello stesso anno e gettando le basi per l’odierno contesto geopolitico[21].
Ecco perché Shakhtar Donetsk (15 settembre), Inter (3 novembre) e Real Madrid (24 novembre) saranno accolte in un ambiente interamente filorusso[22]: le bandiere visibili allo stadio sono quelle dello Sheriff, della Transnistria e della Russia. Non c’è traccia della Moldavia, se non nei cori offensivi riservatele – rigorosamente in lingua russa – dalla tifoseria dello Sheriff.


                                     Note

[1] https://it.uefa.com/uefachampionsleague/
[2] Soprannome dello Sheriff Tiraspol dovuto ai colori sociali del club: giallo e nero
[3] https://it.uefa.com/memberassociations/uefarankings/club/#/yr/2022
[4] Fondata a Tiraspol il 23 giugno 1993 da due ex esponenti del KGB sovietico – Viktor Gušan e Il’ja Kazmaly –, la Sheriff è rapidamente divenuta una sorta di monopolio locale, controllando la quasi totalità delle attività economiche e istituendo anche un discusso partito politico, Obnovlenie (“Rinnovamento”), che nelle elezioni parlamentari svoltesi nel 2020 in Transnistria ha ottenuto 29 seggi su 33 (https://www.ultimouomo.com/sheriff-tiraspol-champions-league-nulla-storia/)
[5] Inaugurato nel 2002, ha una capienza di 14.300 spettatori ed è sede delle gare casalinghe dello Sheriff. A causa dell’inadeguatezza degli altri stadi, la Nazionale moldava è stata obbligata a giocare alcune partite in questo impianto della separatista Tiraspol
[6] Dotato di 8.000 posti a sedere, ospita i match delle squadre giovanili dello Sheriff Tiraspol
[7] https://www.rivistaundici.com/2021/08/26/sheriff-tiraspol-champions-league/
[8] https://www.transfermarkt.it/fc-sheriff-tiraspol/startseite/verein/2481
[9] Il CT della Nazionale moldava è l’italiano Roberto Bordin, già allenatore dello Sheriff Tiraspol tra il 2016 e il 2018 (https://www.rivistacontrasti.it/lo-strano-caso-dello-sheriff-tiraspol-champions-league/)
[10] https://www.fifa.com/fifa-world-ranking/men?dateId=id13372
[11] Noto in Italia come Nistro, è un fiume che scorre tra Ucraina e Moldavia e, all’interno di quest’ultima, funge da confine con la Transnistria, che si trova sulla sua sponda orientale
[12] Il significato di “Pridnestrovie” è “presso il Dnestr”
[13] Territorio situato nel Caucaso rivendicato dalla Georgia, ma proclamatosi indipendente, senza ottenere il riconoscimento dell’ONU e dell’Unione Europea (UE), con il nome di Repubblica di Abcasia in virtù dell’appoggio della Russia
[14] Riconosciuto da cinque Stati membri dell’ONU, inclusa la Russia, ma non dalla comunità internazionale, è anch’esso un territorio caucasico rivendicato dalla Georgia, ma proclamatosi indipendente con il nome di Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania
[15] Autoproclamatasi indipendente – senza riconoscimento internazionale – dall’Azerbaigian, dal 27 settembre al 10 novembre 2020 è stata interessata da un conflitto armato tra le forze azere e quelle dell’Armenia per il possesso della regione caucasica del Nagorno Karabakh
[16] https://unric.org/it/
[17] La prima edizione del saggio storico Il secolo breve (sottotitolo: 1914-1991: l’era dei grandi cataclismi) risale al 1994
[18] Il trattato di neutralità di durata decennale – firmato a Mosca nel 1939 dai due ministri degli Esteri, il sovietico Vjačeslav Molotov e il tedesco Joachim von Ribbentrop – prevedeva l’impegno da parte delle due potenze a non aggredirsi reciprocamente e la definizione delle rispettive acquisizioni territoriali: Polonia orientale, Paesi baltici e Bessarabia (dal 1918 appartenente al Regno di Romania) per l’URSS e Polonia occidentale per il Reich nazista 
[19] https://www.treccani.it/enciclopedia/perestrojka/
[20] https://www.opiniojuris.it/gli-europei-della-geopolitica/
[21] Sotto il controllo di una commissione congiunta tra Russia, Moldavia e Transnistria, fu stabilita una zona di sicurezza, comprendente venti località a ridosso del fiume Dnestr, tra Moldavia e Transnistria
[22] In Transnistria si possono vedere ancora oggi bandiere con la falce e martello della RSS Moldava, immensi palazzi governativi dell’era sovietica, statue raffiguranti Lenin, nomi e targhe che richiamano il periodo antecedente al crollo dell’URSS. Malgrado non siano validi nel resto della Moldavia, vi sono anche una moneta propria, il rublo transnistriano, e passaporti appositi per la popolazione


Foto copertina: La squadra dello Sheriff Tiraspol