Tensione nel Golfo: Washington minaccia nuovi raid sull’isola petrolifera di Kharg

Isola di Kharg, Iran
Isola di Kharg, Iran

Gli Stati Uniti minacciano l’isola di Kharg e chiedono agli alleati di proteggere lo Stretto di Hormuz mentre l’Iran promette ritorsioni e il mercato energetico globale resta sotto pressione.


Escalation militare nel Golfo Persico

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito che potrebbero verificarsi nuovi attacchi contro l’isola iraniana di Kharg, uno dei principali hub petroliferi della Repubblica Islamica. Le dichiarazioni arrivano mentre il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran entra nella sua terza settimana e mentre crescono le preoccupazioni per la sicurezza delle rotte energetiche globali.
Secondo il presidente statunitense, gli attacchi condotti dalle forze americane avrebbero già distrutto gran parte degli obiettivi militari presenti sull’isola. Trump ha inoltre affermato che Washington non esclude ulteriori operazioni, sottolineando che gli Stati Uniti sono pronti a intensificare la pressione se l’Iran continuerà a minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz[1].

Kharg, nodo strategico per il petrolio iraniano

L’isola di Kharg Island, situata nel Golfo Persico a circa 26 chilometri dalla costa iraniana, rappresenta il principale terminale di esportazione del petrolio del Paese. Circa il 90% del greggio iraniano destinato ai mercati internazionali passa infatti da questa infrastruttura.
Grazie ai suoi fondali profondi, Kharg può accogliere petroliere di grandi dimensioni impossibilitate ad attraccare nei porti costieri dell’Iran. La struttura dispone inoltre di una capacità di stoccaggio stimata in decine di milioni di barili di petrolio[2].
Per questo motivo l’isola è considerata da tempo uno dei punti più vulnerabili dell’intero sistema energetico iraniano. Eventuali danni significativi alle sue infrastrutture potrebbero ridurre drasticamente la capacità di esportazione del Paese e influenzare l’offerta globale di greggio.

Lo Stretto di Hormuz al centro della crisi energetica

Parallelamente alla minaccia di nuovi attacchi, Washington ha invitato diversi Paesi alleati — tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia e Regno Unito — a contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz con il dispiegamento di navi militari.
Questo passaggio marittimo rappresenta uno dei corridoi energetici più importanti al mondo: circa un quinto del petrolio globale transita attraverso questo stretto collegamento tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano[3].
Secondo diversi osservatori, il blocco o la riduzione del traffico nello stretto potrebbe provocare gravi ripercussioni sull’economia mondiale, già scossa dall’aumento dei prezzi dell’energia causato dal conflitto.

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Le minacce di Teheran e le prime ritorsioni

L’Iran ha reagito con fermezza agli attacchi statunitensi. Il ministro degli Esteri, Abbas Araqchi, ha dichiarato che qualsiasi azione contro le infrastrutture energetiche del Paese sarà seguita da una risposta diretta contro interessi collegati agli Stati Uniti nella regione.
Nel frattempo le Guardie Rivoluzionarie Islamiche hanno annunciato una prima ondata di attacchi missilistici e con droni contro obiettivi militari statunitensi e israeliani in Medio Oriente. Secondo l’esercito israeliano, diversi lanci sarebbero stati intercettati[4].
L’Iran ha inoltre minacciato di estendere le operazioni contro infrastrutture energetiche legate alle compagnie petrolifere che collaborano con Washington.

Ripercussioni sui mercati energetici

Il conflitto ha già avuto effetti significativi sui mercati globali del petrolio. Gli analisti avvertono che eventuali danni alle infrastrutture di Kharg potrebbero sottrarre milioni di barili al giorno dall’offerta mondiale.
Secondo stime del settore, l’Iran produce circa 3,3 milioni di barili di petrolio al giorno ed è uno dei principali membri dell’OPEC. Una parte significativa delle esportazioni iraniane è destinata alla Cina, il più grande importatore mondiale di greggio, che acquista petrolio iraniano a prezzi scontati a causa delle sanzioni occidentali[5].
Con il traffico nello Stretto di Hormuz già fortemente limitato, i mercati restano in allerta per possibili ulteriori interruzioni delle forniture energetiche globali.


Note

[1] Dichiarazioni del presidente statunitense rilasciate a NBC News e tramite la piattaforma Truth Social.
[2] Dati sulle infrastrutture di Kharg da analisi di mercato e società di monitoraggio del traffico petrolifero.
[3] Stime sull’importanza strategica dello Stretto di Hormuz per il commercio mondiale di petrolio.
[4] Comunicati delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e dichiarazioni dell’esercito israeliano sugli attacchi intercettati.
[5] Dati di monitoraggio del traffico petrolifero e analisi di mercato sul commercio energetico globale.


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