Negli ultimi mesi la crisi a Cuba è stata acuita non solo dal lungo embargo economico, ma anche dal recente intervento statunitense in Venezuela, il principale fornitore di petrolio per l’isola. L’azione di Washington contro Caracas e il blocco delle forniture energetiche hanno ridotto drasticamente il flusso di carburante verso l’Avana, aggravando la già fragile situazione umanitaria.
Nel 1823 il Presidente statunitense James Monroe, dopo l’elaborazione da parte di John Quincy Adams, enunciò la Dottrina Monroe, affermando che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato nessuna presenza nel continente da parte delle potenze europee. Si trattò di una dichiarazione unilaterale in funzione antieuropea, accolta in Europa con contrarietà dalle cancellerie del Vecchio Continente[1]. Washington era una nazione ancora giovane e marginale nel sistema internazionale. Tuttavia, aspirava a esercitare un ruolo egemonico nell’area dell’America Latina e dei Caraibi.
Ricostruzione storica delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti
Già alla fine del diciannovesimo secolo gli Stati Uniti avevano forti interessi nei confronti dell’isola, in particolare nei settori bancario e saccarifero. In seguito alla rivolta cubana contro l’Impero spagnolo[2], Washington intervenne e il 19 aprile 1898 il Congresso approvò l’emendamento Teller, che autorizzava l’azione militare ma non l’annessione del Paese[3]. Con la conclusione del conflitto, Cuba elesse un’Assemblea costituente e gli Stati Uniti imposero l’inserimento dell’emendamento Platt, che riconosceva alla Casa Bianca il diritto di intraprendere operazioni sull’isola ogni qualvolta lo ritenesse necessario[4].
All’inizio del Novecento, Washington intervenne direttamente a Cuba in più occasioni, inviando truppe per reprimere sommosse interne, e mantenendo un’influenza economica dominante attraverso il controllo di settori strategici[5]. Con la Good Neighbor policy promossa da Franklin Delano Roosevelt, si inaugurò una nuova fase dei rapporti interamericani, fondata sui principi di non intervento e di non interferenza negli affari interni[6]. Infatti, nel 1934, gli Stati Uniti abrogarono l’emendamento Platt. Intanto, si instaurava una feroce dittatura, in seguito al Golpe de los Sargentos.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale la politica estera statunitense era volta al contenimento del comunismo. A Cuba, il Movimiento 26 de Julio (M26J), guidato da Fidel Castro, rovesciò nel 1959 il regime di Batista. Il progetto politico del M26J si collocava inizialmente nel solco del nazionalismo e i rapporti con i comunisti erano talvolta ostili[7]. Successivamente all’annuncio da parte del capo di Stato sovietico Nikita Krusciov dell’orientamento della politica estera verso i Paesi del Terzo Mondo, vi fu un avvicinamento. Dopo una serie di contatti e viaggi, il 16 aprile 1961, Castro proclamò il «carattere socialista» della rivoluzione[8] e il giorno seguente ebbe luogo il tentativo statunitense di invasione della baia dei Porci[9]. Per la prima volta un Paese latinoamericano sfidava apertamente il vicino settentrionale. La Rivoluzione cubana viene interpretata come momento di inizio della Guerra fredda in America Latina. L’Unione Sovietica (URSS) per la prima volta aveva un alleato nella sfera di influenza statunitense. Cuba rappresentava con la sua sola presenza una minaccia contro Washington: uno Stato che si disallinea che può provocare un effetto domino. Dunque, per la Casa Bianca, bisognava impedire una seconda Cuba. Nel 1962, gli Stati Uniti introdussero un embargo commerciale (bloqueo) per danneggiare l’economia di l’Avana e promossero, all’interno dell’Organización de los Estados Americanos (OSA), l’adozione di misure analoghe da parte degli altri Stati membri, sollecitando la rottura delle relazioni diplomatiche e l’espulsione della nazione dell’organismo[10]. Il fine era quello di danneggiare l’isola affinché il popolo si sollevasse per un cambiamento politico.
Negli anni Settanta ci fu una timida distensione. Nel 1975, sotto la presidenza di Gerald Ford, Washington votò a favore della risoluzione dell’OSA che consentiva ai membri di revocare le sanzioni contro l’isola, ma il riavvicinamento si interruppe quando l’Avana intervenne in Angola[11]. Con Jimmy Carter, si cercò di avviare una nuova fase di dialogo, con il fine di limitare la presenza cubana in Africa; tuttavia, Castro si rifiutò di ridurre l’impegno nei conflitti in quell’area[12].
Dopo la dissoluzione dell’URSS, la Russia proseguì lo scambio “zucchero per petrolio”, ma Boris El’cin ritirò la brigata militare a Cuba e una serie di progetti infrastrutturali, contribuendo all’ingresso dell’isola nel cosiddetto Periodo Especial[13]. In tale contesto, gli Stati Uniti rafforzarono le sanzioni. Nel 1992 il Congresso emanò il Cuban Democracy Act, che proibiva alle filiali di imprese statunitensi presenti in Paesi terzi di commerciare con Cuba e il divieto di accedere ai porti statunitensi per le navi che nei sei mesi precedenti fossero state a Cuba[14]. Nel 1996 Bill Clinton sottoscrisse la Helms-Burton Law che negava l’ingresso di azionisti e dirigenti che avevano investimenti a l’Avana[15].
Barack Obama tentò una normalizzazione dei rapporti: ristabilimento relazioni diplomatiche, rimozione della nazione dalla blacklist di chi sosteneva il terrorismo e modifica della normativa dei viaggi verso l’isola[16]. Malgrado i progressi, anche per quanto riguarda l’utilizzo di carte di credito e di debito statunitensi, la revoca del bloqueo non fu possibile per l’assenza di una maggioranza favorevole al Congresso. Donald Trump rese vani tutti gli sforzi compiuti dal suo predecessore. Le restrizioni alle transizioni finanziarie e le limitazioni ai viaggi vanificarono i progressi compiuti dall’amministrazione Obama[17].
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Effetti dell’embargo sulla popolazione
Trump ha rafforzato il regime sanzionatorio attraverso un National Security Presidential Memorandum, sostenendo che Cuba sia uno «Stato sponsor del terrorismo», che reprime il popolo, la libertà di associazione, di parola e di stampa, detenendo prigionieri politici in condizioni disumane[18].
Dopo aver catturato il Presidente venezuelano Nicolás Maduro, Washington ha esteso il proprio focus su Cuba, accusata di contribuire alla destabilizzazione della regione, mantenendo alleanze con gli avversari degli Stati Uniti[19]. Il capo di Stato statunitense minaccia i Paesi fornitori di petrolio a Cuba di aumentare i dazi sui loro prodotti, in caso di aiuto verso l’isola. In tale quadro, in seguito all’aperture del Venezuela del settore petrolifero ai privati con la Ley de Hidrocarburos[20], l’Avana potrebbe entrare in una crisi ancora più profonda. L’approvvigionamento energetico cubano dipende principalmente da nazioni come il Messico e il Venezuela; tuttavia, la sospensione delle esportazioni da parte del primo e la contrazione dei flussi commerciali dal secondo hanno aggravato una situazione già critica[21].
L’ordine esecutivo emanato il 29 gennaio, che vieta la vendita sia diretta che indiretta del petrolio verso l’isola[22], si inserisce in una strategia volta a comprimere ulteriormente la capacità energetica di l’Avana, facendo sì che collassi su sé stessa. Gli Stati Uniti puntano, attraverso una serie di pressioni economiche e commerciali, ad un regime change, cercando di istigare la popolazione contro l’esecutivo cubano. Il rischio è quello di entrare in una gravissima crisi umanitaria. L’isola è al buio con pochissima quantità di carburante, con una situazione che peggiora giorno dopo giorno. Cuba ha esaurito il carburante per gli aerei, facendo sì che molte compagnie internazionali cancellassero voli.
Il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha respinto l’ipotesi di una resa, dichiarando al contempo la disponibilità al dialogo con la Casa Bianca, ma senza condizioni e pressioni[23]. Il governo, paragonando la crisi odierna a quella del periodo especial, ha dovuto attuare una serie di misure restrittive: cancellazioni delle lezioni universitarie, riduzione carburante, rinvio eventi culturali e sportivi e taglio delle corse del trasporto pubblico[24].
Tali misure incidono sulla quotidianità della popolazione, imponendo processi di adattamento resi ancora più complessi dalla svalutazione del peso cubano. Le città principali sono colpite non solo da interruzioni di corrente, ma anche da carenza di alimenti e medicine. Il bloqueo, emanato per un fine politico, causa una crisi umanitaria colpendo il popolo. Pur di porre fine al progetto socialista, Trump vuole portare allo sfinimento i cittadini. L’isola, in questo modo, incontra grandi difficoltà nell’acquistare prodotti sul mercato internazionale. Tutto ciò si traduce in carenze di beni di prima necessità. Anche il sistema sanitario, tradizionalmente considerato uno dei pilastri della nazione, risente delle restrizioni, a causa del difficile accesso a tecnologie mediche innovative o apparecchiature[25], con ripercussioni sull’erogazione dei servizi di emergenza. Il blocco economico contribuisce all’inflazione, rendendo la vita delle famiglie complessa. In molte zone l’energia elettrica viene tagliata per molte ore al giorno. Le interruzioni dell’energia elettrica producono effetti diretti sulla salute pubblica, incidendo anche sull’acqua e l’igiene, riducendo l’accesso all’acqua pulita e al danneggiamento delle reti fognarie e servizi igienici. La chiusura di scuole e università e la sospensione di eventi culturali rischia di attaccare il diritto all’istruzione.
Anche il settore turistico, fondamentale per l’acquisizione della valuta estera[26], subisce contrazioni significative, aggravando la vulnerabilità macroeconomica dell’isola. Infine, in questo modo è negato anche l’accesso ad internet, danneggiando lo studio e il lavoro.
Gli Stati Uniti, dato il loro ruolo chiave nel sistema internazionale, coinvolgono anche Paesi terzi, ampliando l’impatto dell’embargo oltre il rapporto tra l’Avana e Washington.
Dunque, il rafforzamento dell’embargo si configura come strumento di pressione che coinvolge altri attori. La Casa Bianca, pur di rovesciare indirettamente un regime considerato scomodo, è disposta ad adottare misure che colpiscono duramente la popolazione civile, trasformando le sanzioni economiche in uno strumento di pressione che indice direttamente sulle condizioni di vita dei cittadini. La strategia di massima pressione è volta a generare malcontento interno per spingere il popolo cubano contro l’esecutivo. La crisi energetica diventa il simbolo di uno scontro più ampio, in un sistema internazionale in crisi dove ritornano logiche di potenza e di sfere di influenza.
Comunità internazionale e società civile
L’embargo ha suscitato ampie reazioni da parte di attori statali e non statali.
Dal 1992, la maggioranza dell’Assemblea Generale dell’Organizzazioni delle Nazioni Unite (ONU), approva annualmente una risoluzione che chiede la fine del blocco economico. Nonostante tale orientamento, gli Stati Uniti hanno mantenuto e inasprito il regime sanzionatorio, coinvolgendo Paesi terzi. Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres ha evidenziato il rischio di un «collasso umanitario» qualora Cuba non riceva adeguate forniture energetiche[27].
Sul versante latinoamericano si registra una diffusa solidarietà. Il Presidente cileno uscente, Gabriel Boric, ha definito il bloqueo come «criminale e un attentato ai diritti umani», dichiarando la sua disponibilità di agire a sostenere i bambini e i cittadini innocenti[28]. Il Messico di Claudia Scheimbaum invece ha inviato aiuti umanitari via mare, senza spedire petrolio[29].
Invece, l’amministrazione brasiliana presieduta da Luiz Inácio Lula da Silva ha manifestato l’intenzione di valutare possibili forme di assistenza[30].
Per quanto riguarda l’Unione Europea, sebbene gli Stati membri abbiano votato in sede ONU contro il blocco, l’Alto Rappresentante per gli affari esteri Kaja Kallas, dopo qualche apertura dei mesi precedenti, ha espresso preoccupazione per le violazioni dei diritti umani da parte del governo cubano, segnalando posizioni caute[31].
Nel momento in cui scriviamo, la Commissione non ha rilasciato commenti ufficiali. La Cina e Russia, per motivi geopolitici, si sono dichiarate disposte a supportare l’isola: Pechino ha definito le sanzioni come pratiche disumane e che fornirà assistenza nei limiti della propria capacità[32]; Mosca ha annunciato l’invio di una fornitura di petrolio e prodotti petroliferi come aiuti umanitari[33].
Sono state significative anche le risposte da parte della società civile. L’Unión de Jóvenes Comunistas (UJC) ha rivendicato, anche attraverso i social media, il diritto di Cuba di vivere senza embargo, sottolineando l’impatto persino sull’accesso al mondo digitale[34]. In un comunicato congiunto, Alba Movimientos e Asemblea Internacional de los pueblos hanno espresso solidarietà verso i cittadini dell’isola, denunciando oltre sessant’anni di asfissia economica, intensificata da Trump[35]. La Progressive International ha annunciato l’iniziativa della Nuestra América Flotilla, volta a portare aiuti umanitari sull’isola, seguendo l’esempio della Global Summud Flotilla per Gaza. Il prossimo marzo, attivisti provenienti da tutto il mondo, consegneranno alimenti e medicinali a Cuba, ma non solo: si intende rompere il blocco statunitense che grava su l’Avana[36]. La mobilitazione evidenzia l’importanza delle reti transnazionali dei movimenti sociali, capaci di costruire legami di solidarietà tra i popoli.
Sebbene concepito come strumento di pressione contro, il bloqueo ha avuto ripercussioni profonde sui civili, generando crisi umanitarie e limitazioni dei diritti umani. La risposta della comunità internazionale e della società civile mostra come l’isolamento possa avere effetti transnazionali, generando solidarietà globale da parte dei popoli. La situazione cubana rappresenta un caso emblematico delle dinamiche di scontro geopolitico tra una grande potenza e un piccolo Stato, considerato un pericolo globale per la sua ideologia socialista, nonostante le ultime aperture introdotte con la Costituzione del 2019.
Note
[1] R. Nocera, “Stati Uniti e America Latina dal 1823 a oggi”, Roma, Carrocci, 2009, p. 21.
[2] In seguito alla conquista dell’America, Cuba fu sotto dominio spagnolo. Dal 1511 il conquistador Diego Velázquez de Cuéllar guidò la colonizzazione dell’isola. L’Avana fu dominata dagli spagnoli fino al 1898, dopo la firma del Trattato di Parigi.
[3] H.J. Res. 233, Teller Amendment, April 16, 1898, in U.S Capitol Visitor Center.
[4] Platt Amandement, in National Archives.
[5] Banche, trasporti, zucchero.
[6] R. Nocera, “Stati Uniti e America Latina dal 1823 a oggi”, cit., pp. 88-89.
[7] V. Pettinà, “Fratture esterne, fratture interne: l’America Latina nel sistema della Guerra fredda”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, Roma, Carocci, 2020, p. 39.
[8] Ivi, p. 40.
[9] Tentato colpo di Stato messo in atto dalla Central Intelligence Agency volto a rovesciare Fidel Castro.
[10] R. Nocera, A. Trento, “America Latina, un secolo di storia. Dalla Rivoluzione messicana a oggi”, Roma, Carocci, 2013, pp. 151-152.
[11] R. Nocera, ““Stati Uniti e America Latina dal 1823 a oggi”, cit., pp. 174-175.
[12] Ibidem.
[13] Una fase di crisi economica dovuta alla perdita del suo principale partner economico e alle misure dell’embargo.
[14] A. Guida, “Continuità strategica, diversità di approcci: Stati Uniti e America Latina nel sistema post-bipolare”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, Roma, Carocci, 2020, p. 124.
[15] Ivi, p. 126-127.
[16] Ivi, p. 135.
[17] Ivi, p. 140-141.
[18] Fact Sheet: President Donald J. Trump Strengthens the Policy of the United States Toward Cuba, in White House, 30/06/2025, consultabile al link: https://www.whitehouse.gov/fact-sheets/2025/06/fact-sheet-president-donald-j-trump-strengthens-the-policy-of-the-united-states-toward-cuba/
[19] E. M. Brandolini, “Trump, dal Venezuela a Cuba: il petrolio che lega tutto”, in Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 04/02/2026, consultabile al link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/trump-dal-venezuela-a-cuba-il-petrolio-che-lega-tutto-228912
[20] Á. Bermúdez, Qué cambia en Venezuela con la nueva Ley de Hidrocarburos y por qué es una ruptura radical con 50 años de modelo petrolero, in BBC Mundo, 30/01/2026, consultabile al link: https://www.bbc.com/mundo/articles/cg7y4kznyppo
[21] E. M. Brandolini, “Trump, dal Venezuela a Cuba: il petrolio che lega tutto”, cit., consultabile al link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/trump-dal-venezuela-a-cuba-il-petrolio-che-lega-tutto-228912
[22] Addressing threats to the United States by the Government of Cuba, in White House, 29/01/2026, consultabile al link: https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2026/01/addressing-threats-to-the-united-states-by-the-government-of-cuba/
[23] J. Daniels, M. Scott, J. Webber, “Cuba runs out of jet fuel as Donald Trump squeezes oil supplies”, in Financial Times, 09/02/2026, consultabile al link: https://www.ft.com/content/d27d5dbb-2bf0-4cef-904c-d0a1496f3c4b
[24] Ibidem.
[25] N. Marimón Torres, E. Torres Martínez, “Efectos del bloqueo económico, financiero y comercial de Estados Unidos en el Sistema Nacional de Salud”, in Revista Cubana de Salud Pública, vol. 39, n. 2, 2013, pp. 306-307.
[26] E. Heshberg, W. Leogrande, “Cuba in 2024. Regime resilience admist economic collapse”, in Revista de Ciencia Política, vol. 45, n. 2, 2025, pp. 233-234.
[27] Canale YouTube di AFP Español, 05/02/2026, consultabile al link: https://www.youtube.com/watch?v=svXfMdhEz80
[28] Profilo Instagram di Gabriel Boric, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DUrBkEvgdI-/
[29] O. Lopez, R. Nicoll, “Mexico sends aid to Cuba as Sheinbaum walks diplomatic tightrope with US”, in The Guardian, 12/02/2026, consultabile al link: https://www.theguardian.com/world/2026/feb/12/mexico-cuba-aid-oil-trump
[30] L. Prazeres, “Governo Lula avalia socorro a Cuba à beira do colapso e sob forte pressão de Trump”, in BBC, 12/02/2026, consultabile al link: https://www.bbc.com/portuguese/articles/cx2j4ll9g93o
[31] L. Castellina, “La sola rivoluzione davvero nostra, non possiamo restare a guardare”, in Il Manifesto, 08/02/2026, consultabile al link: https://ilmanifesto.it/la-sola-rivoluzione-davvero-nostra-non-possiamo-restare-a-guardare
[32] Crisi di carburante, la Cina offre aiuto a Cuba, in Ansa, 11/02/2026, consultabile al link: https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/americalatina/2026/02/11/crisi-di-carburante-la-cina-offre-aiuto-a-cuba_facb41cd-b0e7-43e9-a179-5f09f66e2e76.html
[33] “Make delivery: Russia is preparing a shipment of oil for Cuba in the near future”, in Izvestia, 12/02/2026, consultabile al link: https://en.iz.ru/en/node/2041176
[34] Profilo Instagram di UJC, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DUeTdy0jmsE/
[35] Profilo Instagram di Alba Movimientos e Asemblea Internacional de los pueblos, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DUodlSYkrj2/?img_index=1
[36] Profilo Instagram di Thiago Ávila, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DUqkK2ZDISf/?img_index=1
Foto copertina: Havana, Cuba. Autore Tiago Claro













