World News, la rubrica che vi porta in viaggio attraverso i continenti per scoprire le notizie più rilevanti da ogni angolo del pianeta. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa, fino all’Oceania, vi aggiorniamo su politica, economia, ambiente, cultura e società, per offrirvi una panoramica globale e sempre aggiornata. Cosa è accaduto in Africa? Notizie dal 1° al 30 aprile 2026.
Benin: Paul Hounkpè, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato Romualdo Wadagni, nuovo presidente del Paese. Nella notte tra il 13 e il 14 aprile, la Commissiome elettorale Nazionale Autonoma (CENA) ha pubblicato i risultati provvisori su circa il 90% dei voti: Wadagni ottiene 94,05%, contro il 5,95% di Hounkpè, con una partecipazione del 58,75%. Considerato il delfino di Patrice Talon, di cui è stato ministro dell’Economia per dieci anni, Wadagni era dato ultra favorito e sostenuto dai due partiti di maggioranza. La CENA ha parlato di un voto svoltosi in un clima pacifico, alcune piattaforme civiche hanno segnalato irregolarità. Talon, che lascia il potere dopo due mandati, ha promesso di non influenzare il suo successore. Wadagni, tecnocrate apprezzato per le riforme economiche e sostenuto anche da parte dell’opposizione, dovrà ora affrontare le sfide securitarie nel nord e la gestione delle libertà pubbliche.
Burkina Faso: il 25 aprile il Ministro della Guerra ha annunciato il reclutamento di 100.000 civili entro il 2026 per rafforzare la riserva militare e sostenere l’esercito nella lotta contro i gruppi armati radicali affiliati ad Al‑Qaida e allo Stato Islamico. Il ministro Célestin Simporé ha dichiarato che “tutti i cittadini in età per combattere” saranno formati e mobilitati se necessario, in linea con la narrativa della “difesa patriottica” promossa dalla giunta di Ibrahim Traoré. La misura rientra in un progetto di legge volto a potenziare le capacità operative e strutturare una riserva immediatamente attivabile, in un contesto di violenze persistenti e controllo statale frammentato.
Ghana: il 27 aprile tre civili sono stati uccisi in un attacco contro un convoglio militare che trasportava circa 140 persone da Bawku a Bolgatanga, a nord-est del Paese in prossimità del confine burkinabé. Uomini armati non identificati hanno aperto il fuoco nella zona di Binduri; l’esercito afferma di aver respinto l’assalto, ucciso sette aggressori e arrestato dieci sospetti, recuperando armi e munizioni. L’episodio si inserisce nel conflitto di lunga data attorno a Bawku, dove le rivalità tra Kusasi e Mamprusi degenerano periodicamente in violenze, rappresaglie e coprifuochi. Nonostante tentativi di mediazione da parte dei governi e delle autorità tradizionali, la crisi resta irrisolta e fa di Bawku uno dei principali focolai d’instabilità del Ghana, con impatti sul commercio transfrontaliero e sulla sicurezza delle comunità locali.
Mali: gli attacchi coordinati del 25 aprile segnano una svolta nel conflitto maliano: la convergenza tattica tra FLA e JNIM, già emersa nel 2025, si è tradotta in offensive simultanee fino a Kati, dove è stato ucciso il ministro della Difesa Sadio Camara. La caduta di Kidal, tornata sotto controllo FLA, rappresenta un duro colpo per la giunta, che aveva fatto della riconquista del 2023. La collaborazione tra i due gruppi si inserisce in un quadro di crescente pressione economica esercitata da JNIM, capace di bloccare le vie di rifornimento verso il nord. Sul piano politico, la scelta di Bamako di sostenere il Marocco sul Sahara Occidentale ha aggravato la crisi con l’Algeria, già acuita dal ripudio dell’Accordo di Algeri nel 2024. Questa rottura potrebbe aver alimentato la sfiducia delle comunità settentrionali e potrebbe aver contribuito a creare un contesto più favorevole alla mobilitazione del FLA proprio mentre si consolidava la cooperazione con JNIM.
Marocco: La città di Rabat è stata designata Capitale mondiale del libro 2026 dall’UNESCO. A partire dal 23 aprile è iniziato un anno di eventi dedicati alla promozione della lettura, con particolare attenzione a giovani e donne. L’iniziativa valorizza il ruolo culturale del Marocco e punta a rafforzare alfabetizzazione e accesso all’istruzione.
RDC-Ruanda: l’accordo raggiunto a Montreux il 17 aprile tra il governo della RDC e l’AFC/M23 prevedeva uno scambio di prigionieri entro il 28 aprile, ma nessuna liberazione è avvenuta. I protocolli erano dettagliati: 166 detenuti dovevano essere rilasciati da Kinshasa e 311 dalla ribellione, con liste verificate e consegna simultanea a un facilitatore. L’AFC/M23 sostiene di aver trasmesso le proprie liste ed essere pronta all’esecuzione, mentre il blocco arriverebbe dal governo congolese. A Kinshasa emergono divisioni interne, dubbi sulle identità da liberare e vincoli giudiziari usati – secondo alcuni osservatori – come pretesto politico. Anche il meccanismo di verifica del cessate il fuoco, previsto per il 24 aprile, risulta paralizzato. Il mancato rispetto del calendario rischia di minare ulteriormente la fiducia e compromettere future iniziative negoziali, mentre le violenze continuano nel Nord e Sud Kivu.
Senegal: L’Assemblea nazionale senegalese ha approvato una riforma del codice elettorale che riduce e uniforma a cinque anni la durata delle pene di ineleggibilità, rendendola inoltre retroattiva. L’opposizione denuncia una legge ad personam pensata per garantire la futura candidatura del premier Ousmane Sonko, escluso dalla presidenziale del 2024 dopo una condanna per diffamazione. Per PASTEF, il partito al potere, invece, la riforma corregge un sistema usato per eliminare avversari politici. Secondo osservatori della società civile, la nuova legge mira a garantire la possibilità di Sonko di correre alle presidenziali del 2029, in un contesto politico ancora segnato dalle tensioni degli ultimi anni.
Santa Sede: All’udienza generale del 29 aprile, Leone XIV ha ripercorso il viaggio apostolico in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale (13–23 aprile), definendolo una “festa della fede” e una ricchezza per il suo ministero. In Algeria ha sottolineato il valore dei ponti con il mondo islamico e con l’eredità di Sant’Agostino, ribadendo che è possibile vivere insieme come fratelli anche tra religioni diverse. In Camerun ha rilanciato l’appello alla riconciliazione in un Paese segnato da tensioni e violenze. In Angola ha valorizzato il ruolo della Chiesa nella promozione della pace e dei diritti, ricordando la forte partecipazione popolare a Muxima. In Guinea Equatoriale ha evocato il commovente incontro con i detenuti di Bata, che sotto la pioggia hanno chiesto preghiere “per i loro peccati e la loro libertà”. Il Papa ha concluso ringraziando i popoli africani per la loro speranza, unità e fede, che considera un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo.
Sudafrica: A fine aprile si è registrata una crescente ondata di proteste e marce xenofobe in diverse città, guidate da movimenti anti-immigrazione. Le manifestazioni, sempre più visibili e organizzate, prendono di mira lavoratori stranieri e rifugiati, con episodi di minacce e violenze. Le Nazioni Unite hanno espresso forte preoccupazione, invitando il governo ad agire prima che la situazione degeneri ulteriormente. Il fenomeno riflette tensioni economiche interne e disoccupazione elevata, che alimentano sentimenti anti-migranti.
Etiopia: Ad Addis Abeba, dal 28 al 30 aprile, governi e organizzazioni africane hanno adottato la Dichiarazione di Addis Abeba, impegnandosi ad accelerare l’attuazione dell’Agenda 2063 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il documento sottolinea la necessità di azioni coordinate su sviluppo economico, resilienza climatica e inclusione sociale, in un contesto di crescente pressione economica globale.
Libia / Sudan: Una tragedia nel Mediterraneo ha evidenziato la crisi migratoria: almeno 17 migranti sudanesi sono morti dopo il naufragio di un’imbarcazione partita da Tobruk e diretta in Europa. L’episodio si inserisce in un aumento record delle morti lungo la rotta del Mediterraneo centrale nel 2026, con la Libia che resta uno dei principali punti di transito per chi fugge da conflitti e crisi economiche.
Zambia – RDC – Angola: È avanzato il progetto del Corridoio di Lobito, un’infrastruttura strategica da 3 a 5 miliardi di dollari per collegare le miniere di rame e cobalto di Zambia e RDC al porto angolano di Lobito. L’iniziativa, sostenuta da partner internazionali, mira a rafforzare le esportazioni africane e ridurre la dipendenza da altre rotte controllate da attori esterni, inserendosi nella competizione globale per le materie prime critiche.
Djibouti: Il presidente Ismail Omar Guelleh ha ottenuto un nuovo mandato (il sesto), consolidando uno dei regimi più longevi del continente. Il risultato, con ampia maggioranza, conferma la stabilità politica formale del Paese ma solleva interrogativi sulla competizione democratica e sul ricambio politico.
Nigeria: Un attacco aereo “accidentale” dell’aviazione nigeriana nello Stato di Yobe ha causato vittime civili, evidenziando le difficoltà nella lotta contro gruppi come Boko Haram e ISWAP. L’episodio sottolinea i limiti operativi e i rischi per la popolazione nelle operazioni antiterrorismo nel nord-est del Paese.













