Dalla rivolta politica all’influenza globale: Fanetti spiega perché l’America Latina e i Caraibi sono “Alba e cuore” del nuovo mondo multipolare.
“America Latina & Caraibi: «Alba e Cuore» del nuovo mondo multipolare” di Alessandro Fanetti (Eiffel edizioni, 2024 – Ordina qui) è un saggio che offre una lettura approfondita e lucida dell’importanza geopolitica dell’America Latina e dei Caraibi nel contesto attuale di transizione verso un mondo multipolare. Fanetti analizza la storia di questa regione, spesso marginalizzata nelle analisi geopolitiche, e ne evidenzia il ruolo cruciale nei “tumulti geopolitici” globali.
Il libro si distingue per la sua capacità di collocare gli sviluppi latinoamericani e caraibici nel contesto di un “nuovo mondo” che si prevede con caratteristiche multipolari, sfidando l’ordine unipolare dominante. Fanetti in “America Latina & Caraibi: «Alba e Cuore» del nuovo mondo multipolare”, esplora le dinamiche interne dei paesi della regione, le loro sfide economiche e politiche, e il loro crescente ruolo nelle relazioni internazionali. La regione infatti è stata posta al centro delle strategie internazionali dei principali competitors degli Stati Uniti: la Cina e la Russia. Mentre Pechino spinge sulla cooperazione strategica e infrastrutturale, Mosca punta bilanciare le azioni statunitensi in Europa infiltrandosi nei Caraibi e in Sudamerica. Intervista con Alessandro Fanetti analista geopolitico, specializzato in America Latina e nell’area ex sovietica e autore di “America Latina & Caraibi: «Alba e Cuore» del nuovo mondo multipolare”.
In che modo l’America Latina e i Caraibi stanno influenzando la transizione verso un mondo multipolare?
«Innanzitutto ci tengo a ringraziare di cuore tutta la comunità di Opinio Juris e il suo Direttore, Domenico Nocerino, per l’interesse dimostrato per il testo e per la volontà di fare questa intervista.
L’America Latina e i Caraibi sono una “regione geopolitica” di primaria importanza, anche se poco considerata dal mainstream.
Tutta la regione a Sud del Río Bravo, invece, è decisiva nelle dinamiche geopolitiche globali, almeno fin da quando le Grandi Potenze europee ne iniziarono la colonizzazione.
Dal 1823 con la Dottrina Monroe, poi, gli USA hanno iniziato a considerarla il proprio “cortile di casa” e pian piano sono riusciti ad “espellere” gli europei. Ciò ha portato ad un periodo di grandi riassetti regionali, con le varie indipendenze statali dai Paesi del Vecchio Continente da un lato e l’aumento dell’influenza di Washington dall’altra.
Oggi, l’influenza del potente vicino del nord è scalfita sia da dinamiche regionali autonome, come la creazione della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), che da una rafforzata presenza in quest’area dei due competitor globali più invisi agli USA, ossia Russia e Cina (senza dimenticare un ruolo non secondario di attori come l’Iran).
Come tutte le Grandi Potenze, anche gli Stati Uniti considerano il proprio “Estero Vicino” come decisivo per il mantenimento del proprio status e dunque una regione latinoamericana e caraibica da un lato più indipendente e dall’altro costituita da Paesi molto vicini a Mosca e Beijing è un punto decisivo per la transizione dal mondo unipolare a quello multipolare.»
Fanetti perché ha scelto l’espressione “Alba e Cuore” per descrivere questa regione?
«Questa regione ha “da sempre” rappresentato un ecosistema votato al multipolarismo e, ancora oggi, senza una sua indipendenza, sovranità e unità la piena realizzazione di ciò è sostanzialmente irrealizzabile. Innanzitutto credo sia necessario indicare, almeno a grandi linee, cosa si può intendere per mondo multipolare: presenza di vari “poli – civiltà” geopolitici, ognuno con proprie caratteristiche e fra di essi in grado di mantenere un accettabile livello di convivenza.
Partendo da questo assunto, è chiaro che già nell’epoca precolombiana l’esistenza di varie civiltà nella regione, ognuna con proprie caratteristiche, collocano quest’ultima nell’ “alveo multipolare”. A seguito della colonizzazione, poi, la grandezza delle Potenze europee (in particolare Spagna e Portogallo) è derivata proprio dalle ricchezze sottratte a questa terra (e dunque terra ancora decisiva nelle dinamiche geopolitiche globali).
Dopo la Dottrina Monroe e la conseguente “presa” di Washington sulla regione, gli USA sono riusciti a divenire grande potenza e ad avere una capacità di proiezione globale altrimenti impossibile (terza fase che mostra l’importanza della regione latinoamericana e caraibica).
I movimenti rivoluzionari del ‘900 e l’inizio della seconda decolonizzazione (con la creazione di importanti legami anche con l’URSS), con tutte le resistenze ampiamente prevedibili del potente vicino del nord, hanno poi dato il via alla fase di promozione di un’unità e indipendenza della regione sulle orme dei grandi leader del passato come Simón Bolívar e José Martí (quarta fase).
Oggi, le proposte come la CELAC e ALBA – TCP, nonché la presenza di grandi potenze invise a Washington, fanno dell’area il fulcro della lotta unipolarismo – multipolarismo.
Fulcro in quanto la perdita decisiva di “controllo” da parte degli USA sull’area “obbligherebbe” la Casa Bianca, vista la “forma mentis” tipica delle Grandi Potenze, a ripiegare nel proprio Continente e a non essere più in grado di proiettare la propria politica di potenza ai quattro angoli del globo.
Per questo, “Alba e Cuore” risponde proprio a queste considerazioni: Alba già dall’epoca precolombiana e “possibile” alba anche ai giorni nostri – Cuore in quanto area fondamentale e decisiva del multipolarismo.
Ultima considerazione: le recenti pressioni di Washington sul Venezuela, così come quelle promosse da decenni su Cuba, sono motivate proprio dalle questioni sopra descritte.»
Quali sono le principali sfide interne che questi paesi devono affrontare per consolidare la loro posizione globale?
«L’America Latina e Caraibi subiscono pressioni esterne spaventose e, insieme a ovvie difficoltà anche interne (popolazioni molto differenti fra di loro, forti divisioni ideologiche, diseguaglianze, etc.), portano l’area ad avere problemi nella capacità di unità, indipendenza e sovranità. Queste problematiche nelle relazioni fra i vari Paesi della regione, anche se con avanzamenti importanti (come detto sopra, ad esempio con la nascita della CELAC, la prima Organizzazione che raggruppa tutti i Paesi del Continente eccetto USA e Canada), non sono certamente ancora state risolte e non danno la possibilità all’intera area di giocare il ruolo autonomo che dovrebbe (e potrebbe) giocare. La sfida principale è dunque quella di riuscire a creare una maggiore e concreta cooperazione fra i vari Paesi della regione, senza influenze esterne non richieste, che garantisca un “peso geopolitico” sovrano e unitario all’intera area.»
Parliamo di quali sono i principali obiettivi di Cina e Russia e di come Pechino e Mosca stanno provando ad espandersi nella regione…
«La Russia, anche e soprattutto grazie al lascito dell’URSS, ha in quest’area grandi e forti alleanze; nonché un sentimento di amicizia provato da ampie fette di popolazione, almeno nei Paesi legati da storici legami (ad esempio Cuba). La Cina è invece riuscita a giocare un ruolo di primaria importanza solamente negli ultimi decenni, in primis promuovendo legami economici assolutamente appetibili nel quadro della “Belt and Road Initiative”. Entrambi i Paesi sanno bene che la capacità di proiezione globale USA risiede anche e soprattutto in quest’area, grazie alle ricchezze di quest’ultima e alla “non pericolosità” della regione (ad esempio non c’è un Paese con l’atomica in America Latina e Caraibi). Dunque, insieme alle aspirazioni di creare legami con Paesi con ingenti materie prime e/o con “condivisione ideologica”, Mosca e Pechino cercano anche di “obbligare” gli USA a dedicarsi più al proprio “cortile di casa” invece che alle zone di loro primario interesse geopolitico (l’area “ex – URSS” per Mosca e l’Indo – Pacifico per Pechino).»
Lei scrive che la nuova America Latina e Caraibi (ALC) sta prendendo coscienza di poter rappresentare un polo con una propria visione unitaria, autonoma, sovrana e indipendente. Non crede però che questa possa essere una visione eccessivamente ottimistica, considerando le difficoltà concrete che la macro-regione affronta? Ad esempio, il persistere del narcotraffico in Messico e Colombia, le tensioni ai confini tra Venezuela e Colombia o tra Haiti e Repubblica Dominicana, e le continue influenze politiche ed economiche di potenze esterne come USA, Cina e Russia, sembrano ostacoli rilevanti per una reale autonomia e coesione regionale. Come si concilia questa prospettiva di unità con tali criticità
«Confermo che ci sono difficoltà oggettive e che il sentiero verso una piena unità, indipendenza e sovranità è tutt’altro che in discesa. Dopotutto, già dall’invasione europea si sono levate voci e proposte in questo senso, ma finora non si è mai arrivati alla sua “costruzione finale”. Tuttavia, oggi ci sono dei fatti oggettivi che mostrano non tanto che non esistano difficoltà concrete per arrivare a ciò, ma che è più presente che in passato una diffusa coscienza che senza il raggiungimento di tale obiettivo la regione non potrà dispiegare pienamente le sue ali. A tal proposito, come già accennato sopra, la nascita della CELAC è un evento epocale, così come ALBA – TCP. E così come le aperture fatte, anche da Governi non politicamente affini, alla collaborazione con Paesi come la Russia e la Cina (vedasi la presenza nei BRICS del Brasile anche durante la presidenza di Jair Bolosonaro o il mantenimento della base cinese in Patagonia anche durante il Governo di Mauricio Macri).»
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In che misura le politiche dell’amministrazione Trump possono essere viste come una rivisitazione della dottrina Monroe, e quali implicazioni ha ciò per la regione?
«Il Presidente USA Trump segue ciò che Washington ha sempre perseguito dall’emanazione della Dottrina Monroe: l’America agli americani. Dove per americani si intendono gli USA. Non vedo differenze fra le politiche passate degli USA verso l’ALC e quelle odierne.
La politica di massima pressione sul Venezuela ne è l’esempio più lampante dei giorni nostri, così come il blocco su Cuba o le minacce riportate fino a pochi mesi fa sul Canale di Panama.
Anche le implicazioni sono dunque sempre le stesse e quella a mio avviso più significativa è la seguente: difficoltà dell’ALC di portare avanti un progetto decisivo di unità e sovranità, riuscendo a dispiegare pienamente il suo immenso potenziale.»
Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad una pericolosa escalation tra Stati Uniti e il Venezuela. Cosa sta accadendo?
«Come ho già accennato sopra, a mio avviso questa non è altro che la “messa a terra” della Dottrina Monroe, così come abbiamo visto altre decine di volte in passato. Il Venezuela “galleggia” sul petrolio, è un Paese non secondario nelle dinamiche geopolitiche regionali ed è la terra della “svolta a sinistra” portata dal defunto Presidente Chávez. Caracas ha “salvato” Cuba dal terribile “Período Especial” e ha stretto accordi significativi con Mosca, Pechino e Teheran.
Tutte cose inaccettabili per Washington, dunque da provare a scardinare nel solco della Dottrina Monroe.»
Come immagina l’evoluzione dell’America Latina e dei Caraibi nei prossimi decenni?
«L’America Latina e i Caraibi sono una terra decisiva nelle dinamiche geopolitiche globali e lo saranno anche in futuro. L’ALC è un’area che ha potenzialità immense, nonché gli occhi delle Grandi Potenze globali puntati addosso. Io credo che, almeno nel prossimo futuro, continuerà questa lotta fra i poteri che aspirano all’unità e alla sovranità dell’area nel quadro del nuovo mondo multipolare e quelli invece che vedono di buon occhio il mantenimento dell’ordine unipolare con Washington come guida.
Non credo che i tempi siano ancora maturi per una piena trasformazione dell’ALC in un polo sovrano e unitario ma è indubbio che tali proposte abbiano raggiunto traguardi mai visti prima.»
Foto: copertina del libro di Alessandro Fanetti “America Latina & Caraibi: «Alba e Cuore» del nuovo mondo multipolare”













