Sin dall’inizio della prima presidenza di Donald Trump, i rapporti con Nicolás Maduro sono stati conflittuali. La presenza di navi statunitensi nel Mar dei Caraibi ha alimentato la tensione, mentre la Russia di Putin continua a mantenere relazioni cordiali con il Venezuela.
Di Langone Donato
Tensioni tra Caracas e Washington
Sin dalla vittoria delle elezioni presidenziali del 2016, gli analisti hanno incontrato difficoltà nel comprendere la strategia di politica estera di Donald Trump verso l’America Latina e i Caraibi. Le dichiarazioni in contrapposizione tra loro e uno stile improntato all’improvvisazione, hanno reso complicato distinguere concretezza dalla propaganda. Per alcuni studiosi, il suo è un approccio anti-strategico, prodotto di una visione che basa la sua politica estera non governata da principi, ma improvvisata; per altri, le scelte dell’amministrazione derivano da pilastri come quello del nazionalismo economico e della sicurezza nazionale; infine, ulteriori autori hanno descritto l’approccio trumpiano in termini di egemonia illiberale, rimuovendo gran parte della componente liberale dall’egemonia che le amministrazioni precedenti hanno sempre perseguito[1].
Questa prospettiva risultò evidente dal National Security Strategy (NSS) del 2017: accanto a una visione pessimistica e anarchica del sistema internazionale, l’America Latina occupava poco spazio. L’interesse principale degli Stati Uniti si concentrava sulla lotta all’immigrazione irregolare, al narcotraffico, ai regimi autoritari di sinistra e alla penetrazione delle potenze extra-continentali nel “cortile di casa” statunitense, come Cina e Russia[2].
Già nel corso della prima amministrazione, Trump non escluse la possibilità di un intervento militare volto a rovesciare Nicolás Maduro. Durante il tentativo di colpo di Stato guidato da Juan Guaidó, nel gennaio 2019, gli Stati Uniti sostennero l’opposizione[3]. L’attuale Presidente venezuelano, erede del chavismo, ha mantenuto relazioni conflittuali con Washington. Considerata l’importanza delle riserve petrolifere venezuelane, la volontà di riaffermare l’influenza statunitense nel “cortile di casa” e il desiderio di limitare l’ingresso delle potenze rivali – come Cina, Iran e Russia – in America Latina, gli USA sostennero un candidato filoccidentale. L’obiettivo era promuovere un regime change dall’interno, con il fine di proteggere i propri interessi economici e strategici e indebolire la proiezione di altre nazioni nella regione.
La politica estera statunitense puntò a isolare il governo Maduro tramite l’adozione di sanzioni economiche, revoche dei visti ai funzionari governativi e l’assistenza al popolo venezuelano[4]. Le sanzioni finanziarie e settoriali limitarono l’accesso dell’esecutivo e di imprese statali, come la Petróleos de Venezuela (PDVSA), ai mercati statunitensi, con alcune eccezioni volte a minimizzare l’impatto sul popolo venezuelano e sugli interessi economici di Washington. Sebbene tali misure fossero concepite per diminuire la popolarità di Maduro e costringerlo alle dimissioni, egli riuscì a strumentalizzarle, utilizzandole come capro espiatorio a cui attribuire la responsabilità della crisi economica del Paese.
Con l’amministrazione di Joe Biden si registrò un allentamento delle sanzioni, in cambio del rilascio di alcuni prigionieri e del rispetto della democrazia per le elezioni presidenziale del 2024[5]. Dopo il voto, alcune sanzioni furono ripristinate contro alcuni funzionari, senza colpire il settore petrolifero. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, le tensioni si riaccesero. Nel decreto Invocation of the Alien Enemies Act Regarding the Invasion of The United States by Tren De Aragua[6], egli accusò il governo venezuelano di collaborare con il gruppo criminale Tren de Aragua (TdA) e con il Cártel de los Soles, ritenuta un’organizzazione narcoterrorista sponsorizzata da Caracas. Secondo il Capo di Stato statunitense, tali attori avrebbero favorito l’immigrazione illegale di massa verso gli Stati Uniti per danneggiare i cittadini statunitensi, minare la sicurezza e destabilizzare le nazioni democratiche nelle Americhe. Per questa ragione, Trump invocò l’Alien Enemy Act, una legge del 1798 che consente l’arresto e la detenzione di persone considerate ostili, per procedere alla deportazione di venezuelani. Ciò portò al trasferimento di circa duecento presunti membri di TdA (senza prove concrete) in un carcere di massima sicurezza in El Salvador. Molti di loro non avevano precedenti penali e furono espulsi con una legge di “guerra” per giustificare l’allontanamento forzato. Nel luglio 2025, dopo il rilascio di dieci cittadini americani detenuti nelle carceri del Venezuela, i prigionieri trasferiti in El Salvador furono rilasciati[7], denunciando abusi durante la detenzione[8].
Inoltre, le sanzioni furono inasprite mediante l’imposizione di dazi al 25% su tutte le merci importate negli Stati Uniti provenienti da Paesi che acquistassero petrolio venezuelano, sia direttamente sia tramite intermediari[9]. L’obiettivo era quello di evitare che altri Paesi acquistassero l’oro nero, minando non solo Caracas, – dipendente dalle esportazioni petrolifere – ma anche i suoi partner, come la Cina.
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Relazioni con la Russia
Con l’elezione di Vladimir Putin alla Presidenza, l’America Latina ha iniziato a occupare un posto più rilevante nella politica estera del Cremlino. Durante il governo di Hugo Chávez, tra il 1999 e il 2012 furono firmati cinquantuno accordi tra le due nazioni[10]. Le ragioni della cooperazione possono essere ricondotte da alcune convergenze ideologiche dei due Paesi. Entrambi sostengono la costruzione di un mondo multipolare, privo di qualsiasi supremazia, auspicando relazioni internazionali basate sull’uguaglianza tra gli Stati all’interno di organismi multilaterali, come le Nazioni Unite. Sia Russia che Venezuela aspirano ad ampliare la loro posizione nel proprio contesto regionale che globale.
A fronte delle interferenze statunitensi nel “vicino estero”, fornendo armi alla Georgia, la Russia iniziò a vendere armi a Caracas. Tra il 2005 e il 2007, Chávez acquistò 4 miliardi di dollari in strumenti militari russi[11]. I rapporti bilaterali si fondavano sulla cooperazione energetica e militare. Un anno cruciale per le relazioni tra i due Paesi fu il 2008.
Nel Concetto di politica estera della Federazione Russa si evidenziava l’obiettivo di rafforzare i legami di cooperazione, l’aumento di esportazioni di prodotti tecnologicamente avanzati e di progetti sull’energia e le infrastrutture[12]. Nello stesso anno, si tenne fu un’esercitazione militare con le Forze Armate venezuelane, in risposta all’invio di navi statunitensi nel Mar Nero e il sostegno di Washington alla Georgia, durante la guerra del 2008.
La guerra in Georgia fu uno spartiacque che spinse Mosca a cercare nuovi alleati nello spazio extra europeo[13].
La presenza russa nel subcontinente poté essere interpretata come una strategia volta a dimostrare agli Stati Uniti la capacità di agire su un piano paritario, con azioni provocatorie nel “cortile di casa” statunitense[14].
Durante la crisi ucraina del 2014, Caracas votò contro la risoluzione ONU che riaffermava l’integrità dell’Ucraina[15]. In seguito, durante la crisi venezuelana del 2019, Putin si espresse contro qualsiasi ingerenza esterna volta a rovesciare Maduro, ribadendo il proprio sostegno al Presidente considerato da Mosca come legittimo, e definendo “pericolosa e inaccettabile” qualsiasi eventuale azione militare statunitense[16].
Riguardo l’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio 2022, il Venezuela si è schierò con la Russia, senza poter votare la risoluzione ONU che condannava l’operazione, a causa del mancato pagamento dei contribuiti finanziari all’Organizzazione[17].
I rapporti non si interruppero con la guerra, anzi, l’anno successivo, su iniziativa della Duma di Stato, si tenne a Mosca la Prima Conferenza parlamentare internazionale Russia America Latina, durante la quale Caracas firmò accordi di cooperazione tra i Parlamenti. Il tema è stato “Russia e America Latina: cooperazione per un mondo giusto per tutti”[18]. Jorge Rodríguez Gómez, Presidente dell’Asamblea Nacional, dichiarò:” non si tratta solo di sanzioni, ma di misure coercitive unilaterali, misure militari, misure di guerra ibrida, questa è una vera nuova piaga dell’umanità, sono bombe che uccidono la gente comune, perché le sanzioni sono dirette contro il benessere delle persone, sono dirette contro il diritto alla salute, all’accesso alla tecnologia e allo sviluppo”[19]. Nonostante il supporto di Putin all’ingresso del Venezuela nei BRICS, la proposta incontra ancora ostacoli, a causa del veto del Brasile[20]. La visione di Mosca è pragmatica: pur considerando Caracas un alleato importante, le sue priorità geopolitiche restano confinate allo spazio euroasiatico. Per gli attori latinoamericani, la Russia rappresenta uno strumento di pressione, in grado di creare relazioni di disturbo con gli USA. Intanto, Mosca, mantiene i rapporti in base ai suoi interessi nazionali e alle possibili ricadute per la costruzione di un ordine bipolare[21].
Dispiegamento navale statunitense nei Caraibi
A partire da agosto 2025, con la giustificazione di voler contrastare il narcotraffico, Trump ha dispiegato una serie di navi della marina militare in prossimità del Venezuela. In tale contesto, il Department of State e il Department of Justice hanno annunciato una ricompensa fino a 50 milioni di dollari per informazioni che potessero condurre all’arresto del Capo di Stato venezuelano[22]. In aggiunta, egli è stato indicato come il capo di Cártel de los Soles, non riconoscendolo come Presidente.
Caracas ha risposto schierando le proprie navi, invitando i cittadini ad unirsi come volontari alla Milicia Nacional Bolivariana[23] per contrastare la minaccia statunitense, difendere la pace e salvaguardare la sovranità nazionale. Sebbene ufficialmente l’operazione fosse presentata contro il narcotraffico, il vero obiettivo sembrava essere quello di destabilizzare il governo venezuelano. Tramite un comunicato rilasciato dall’Asemblea Nacional, la Repubblica Bolivariana ritiene quest’azione come una “provocazione e una grave minaccia”, insinuando un possibile coinvolgimento della CIA[24].
Nel frattempo, la Russia ha continuato a sostenere diplomaticamente Caracas. Ad ottobre, i due Paesi hanno firmato la Ley Aprobatoria del Tratado de Asociación Estratégica y Cooperación[25]. Mosca, tramite una dichiarazione del Rappresentante permanente alle Nazioni Unite Vassily Nebenzia, ha espresso solidarietà a Maduro, sostenendo che l’attività militare statunitense rappresentava una minaccia per la pace e la sicurezza regionale ed internazionale[26]. La Russia ha riaffermato il principio di non ingerenza, esprimendo supporto a Caracas e mantenendo la cooperazione diplomatica e militare.
Abbiamo dunque analizzato il differente approccio del Venezuela nei confronti di Russia e Stati Uniti: con la prima, relazioni cordiali e positive, fondate su un’alleanza strategica e cooperazione politica, militare ed energetica; con i secondi, i rapporti sono tesi e conflittuali, caratterizzati da sanzioni economiche e supporto all’opposizione.
Mentre Mosca vuole ampliare la sua presenza in America Latina, Washington vuole proprio contenere i rivali. La crisi riflette interessi strategici e politici più profondi, legati all’influenza nell’area caraibica.
Note
[1] A. Guida, “Continuità strategica, diversità di approcci: Stati Uniti e America Latina nel sistema post-bipolare”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, Roma, Carocci, 2020, p. 136.
[2] National Security Strategy of the United States of America, december 2017, in The White House, p. 51, consultabile al link: https://trumpwhitehouse.archives.gov/wp-content/uploads/2017/12/NSS-Final-12-18-2017-0905.pdf (consultato il 27/10/2025).
[3] Guida A., “Continuità strategica, diversità di approcci: Stati Uniti e America Latina nel sistema post-bipolare”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 141.
[4] P. Brown, R. Margesson, R. M. Nelson, C. Ribando Seelke, “Venezuela: Background and U.S. Relations”, in Congressional Research Service, 2022, p. 16.
[5] U.S. Department of the Treasury, consultabile al link: https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy1822 (consultato il 27/10/2025).
[6] “Invocation of the Alien Enemies Act Regarding the Invasion of The United States by Tren De Aragua”, in White House, 15/03/2025, consultabile al link: https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/03/invocation-of-the-alien-enemies-act-regarding-the-invasion-of-the-united-states-by-tren-de-aragua/ (consultato il 27/10/2025).
[7] A. Reichlin-Melnick, “United States Frees Venezuelans Held in El Salvador Following Prisoner Swap”, in American Immigration Council, 21/07/2025, consultabile al link: https://www.americanimmigrationcouncil.org/blog/united-states-frees-venezuelans-el-salvador-prisoner-swap/ (consultato il 27/10/2025).
[8] M. Dunbar, “Venezuelans deported by Trump to El Salvador describe ‘horror movie’ mega-prison”, in The Guardian, 24/07/2025, consultabile al link: https://www.theguardian.com/us-news/2025/jul/24/trump-venezuelan-deportations-el-salvador-prison (consultato il 27/10/2025).
[9] “Imposing Tariffs on Countries Importing Venezuelan Oil”, in White House, 24/03/2025, consultabile al link: https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/03/imposing-tariffs-on-countries-importing-venezuelan-oil/ (consultato il 27/10/2025).
[10] A. Boersner, M. Haluani, “Convergencias y divergencias en la asociación estratégica ruso-venezolana y sus implicaciones hemisféricas”, in Cuaderno del cendes, vol. 30, n. 82, 2013, p. 76.
[11] G. Palamara, C. Scocozza, “La riscoperta di un interesse. Le relazioni russo-latinoamericane dopo la Guerra fredda”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 177.
[12] Concetto di politica estera della Federazione russa, 2008 consultabile al link: http://kremlin.ru/acts/news/785 (consultato il 27/10/2025).
[13] G. Palamara, C. Scocozza, “La riscoperta di un interesse. Le relazioni russo-latinoamericane dopo la Guerra fredda”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 181.
[14] Ivi, p. 183.
[15] “General Assembly official records, 68th session: 80th plenary meeting”, in United Nation Digital Library, 27/03/2014, p. 17, consultabile al link: https://digitallibrary.un.org/record/768577?ln=en&v=pdf (consultato il 27/10/2025).
[16] G. Palamara, C. Scocozza, “La riscoperta di un interesse. Le relazioni russo-latinoamericane dopo la Guerra fredda”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 191.
[17] “Invasione Ucraina: la reazione dell’America Latina”, in Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 09/03/2022, consultabile al link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/invasione-ucraina-la-reazione-dellamerica-latina-34043 (consultato il 27/10/2025).
[18] “International Parliamentary Conference «Russia — Latin America»”, in The State Duma, 2023, consultabile al link: http://duma.gov.ru/en/international/forum_english/ (consultato il 27/10/2025).
[19] “En Moscú se celebró la Primera Conferencia Parlamentaria Internacional “Rusia – América Latina”. Transmisión de texto“, in Duma Estatal, 02/10/2023, consultabile al link: http://duma.gov.ru/es/news/57845/ (consultato il 27/10/2025).
[20] Guanella, “Il grattacapo venezuelano nella lista d’attesa dei BRICS”, in Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 23/10/2024, consultabile al link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-grattacapo-venezuelano-nella-lista-dattesa-dei-brics-188047 (consultato il 27/10/2025).
[21] G. Palamara, C. Scocozza, “La riscoperta di un interesse. Le relazioni russo-latinoamericane dopo la Guerra fredda”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 191.
[22] U.S. Department of State, 07/08/2025, consultabile al link: https://www.state.gov/reward-offer-increase-of-up-to-50-million-for-information-leading-to-arrest-and-or-conviction-of-nicolas-maduro (consultato il 27/10/2025).
[23] “Maduro llama a los venezolanos a ser voluntarios de la Milicia Bolivariana”, in YouTube, 24/08/2025, consultabile al link: https://www.youtube.com/watch?v=OmAAQ25Lw88 (consultato il 27/10/2025).
[24] “Venezuela denuncia provocación de Trinidad y Tobago con la CIA para iniciar guerra en el Caribe”, in Asemblea Nacional, 26/10/2025, consultabile al link: https://www.asambleanacional.gob.ve/noticias/venezuela-denuncia-provocacion-de-trinidad-y-tobago-con-la-cia-para-iniciar-guerra-en-el-caribe (consultato il 27/10/2025).
[25] Profilo Facebook di Nicolás Maduro, consultabile al link: https://www.facebook.com/share/r/17iz9TRLRV/ (consultato il 27/10/2025).
[26] “Statement by Permanent Representative Vassily Nebenzia at a UNSC Briefing on Venezuela”, in Permanent Mission of the Russian Federation to the United Nations, 10/10/2025, consultabile al link: https://russiaun.ru/en/news/venezuela_101025 (consultato il 27/10/2025).
Bibliografia
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Brown P., Margesson R., Nelson R. M., Ribando Seelke C., “Venezuela: Background and U.S. Relations”, in Congressional Research Service, 2022, pp. 1-32.
Guida A., “Continuità strategica, diversità di approcci: Stati Uniti e America Latina nel sistema post-bipolare”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, Roma, Carocci, 2020, pp. 121-142.
Palamara G., Scocozza C., “La riscoperta di un interesse. Le relazioni russo-latinoamericane dopo la Guerra fredda”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, Roma, Carocci, 2020, pp. 169-193.
Sitografia
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Foto copertina: Marines degli Stati Uniti nel Mar dei Caraibi













