La Corte costituzionale del Camerun ha ufficializzato i risultati delle elezioni tenutesi il 12 ottobre: Biya ha ottenuto il 53,66% dei voti, mentre il suo principale sfidante, Issa Tchiroma Bakary, si è fermato al 35,19%. Sebbene la vittoria del presidente uscente non sia stata una sorpresa, il calo dei consensi rispetto alle precedenti tornate elettorali riflette un malcontento sempre più forte non solo da parte dei cittadini ma anche della classe politica.
Nulla di inaspettato alle presidenziali in Camerun Paul Biya riconfermato per l’ottavo mandato. Ancora prima della pubblicazione ufficiale dei voti, il principale sfidante Issa Tchiroma Bakary ha rivendicato la propria vittoria e denunciato presunte irregolarità, presentando ricorso formale alla Corte costituzionale. Il 22 ottobre la Corte ha respinto tutte le istanze delle opposizioni, alimentando ulteriori sospetti su un processo elettorale percepito come opaco e poco inclusivo. Le proteste potrebbero ora riesplodere nelle principali città del paese, in particolare a Douala e a Garoua, quest’ultima roccaforte elettorale di Bakary, già protagoniste di manifestazioni durante il lungo scrutinio. In questo arco di tempo si sono inoltre verificate perturbazioni nell’accesso a internet in varie aree del Paese, probabilmente mirate a limitare la copertura mediatica delle proteste e a silenziare gli appelli per l’annullamento del voto.
Lo scenario politico del Camerun
Paul Biya, presidente del Camerun dal 1982, nel corso dei suoi mandati ha consolidato la propria posizione attraverso la combinazione di strumenti istituzionali e politici. Tra questi, l’ultima riforma costituzionale del 2008 ha eliminato il limite dei mandati presidenziali, consentendogli di candidarsi senza restrizioni.
Diversi osservatori internazionali hanno descritto il sistema politico camerunense come fortemente centralizzato, con un ruolo predominante dell’esecutivo e un’inesistente alternanza politica. Le opposizioni e parte della società civile hanno più volte sollevato preoccupazioni riguardo alla trasparenza del processo elettorale, alla libertà di espressione e all’indipendenza delle istituzioni, in particolare della commissione elettorale (ELECAM), i cui membri sono nominati dal presidente.
Elezioni contestate
Le tornate elettorali che si sono susseguite negli anni sono state frequentemente oggetto di contestazioni, con accuse di irregolarità, limitazioni alla partecipazione e repressione delle manifestazioni. Sebbene abbiano confermato formalmente Biya alla guida del paese, si sono svolte in un contesto di crescente sfiducia da parte di una parte dell’opinione pubblica. Un elemento centrale di criticità è rappresentato dalla crisi anglofona, esplosa nel 2016–2017, quando le rivendicazioni di insegnanti e avvocati delle regioni anglofone del Nord-Ovest e Sud-Ovest si sono trasformate in un conflitto armato tra gruppi separatisti e forze governative. Queste due regioni, che rappresentano circa il 10% del corpo elettorale nazionale, sono teatro di violenze, sfollamenti e tensioni politiche che hanno reso estremamente complesso lo svolgimento regolare delle elezioni. Sebbene il contesto di insicurezza renda oggettivamente difficile garantire un processo elettorale pienamente operativo, le istituzioni centrali non hanno previsto e adottato misure di tutela del voto e alternative per facilitare la partecipazione elettorale in queste aree, contribuendo ad isolare ulteriormente le regioni anglofone dal processo politico nazionale. Questa esclusione, percepita da molti come deliberata o comunque non contrastata con sufficiente impegno, ha alimentato la sfiducia verso le istituzioni statali e rafforzato le rivendicazioni autonomiste. La mancanza di un dialogo politico strutturato con le autorità centrali continua a rappresentare un ostacolo alla riconciliazione e alla stabilizzazione del paese.
In generale i processi elettorali sono stati spesso accompagnato da accuse di frode, repressione dell’opposizione, censura mediatica a favore del partito di maggioranza e repressione delle manifestazioni. La sfiducia pubblica è inoltre esacerbata dalla manca trasparenza nelle istituzioni elettorali, in quanto i membri della commissione elettorale, l’ELECAM, sono nominati da Biya e le frequenti richieste di riforme elettorali da parte dei cittadini e delle opposizioni non sono mai state accolte. L’ultimo traguardo risale al 1992 con una riforma del sistema partitico che aprì al multipartitismo in occasione delle presidenziali di quell’anno, ma che di fatto non ha ancora portato ad un’alternanza politica se non un crescente e moderato dissenso contro Biya e il suo partito, l’RDPC (Rassemblement démocratique du peuple camerounais).
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In questo contesto, il periodo post-elettorale del 2025 si presenta particolarmente delicato. La possibilità di nuove proteste non è esclusa, soprattutto alla luce della repressione delle manifestazioni già osservata in passato. Issa Tchiroma Bakary, che ha visto respingere i propri ricorsi dalla Corte costituzionale, potrebbe mobilitare i suoi sostenitori per contestare l’ufficialità dei risultati. Nel tentativo di prevenire un’escalation, il presidente Biya avrebbe offerto a Bakary il ruolo di Primo Ministro. Tuttavia, quest’ultimo ha rifiutato, interpretando la proposta come un tentativo di cooptazione politica piuttosto che come un’apertura al dialogo.
Bakary, ex ministro delle Comunicazioni, è emerso come uno degli avversari più incisivi del presidente. È riuscito a sottrarre all’influenza di Biya l’Estremo Nord — storica roccaforte del potere centrale — e a costruire una rete di sostegno nell’Ovest anglofono, grazie a un’alleanza trasversale che include membri fuoriusciti dal partito di maggioranza e da altri, esponenti della diaspora, leader religiosi, intellettuali e attivisti. Le regioni dell’Estremo Nord e dell’Ovest rappresentano insieme circa il 30% del bacino elettorale nazionale, rendendole aree strategiche per qualsiasi aspirazione presidenziale. La loro crescente mobilitazione, unita alla frammentazione dell’opposizione tradizionale, sta ridisegnando gli equilibri politici del paese.
Foto copertina: Paul Biya riconfermato per l’ottavo mandato come presidente del Camerun













