Subhas Chandra Bose, padre di un’India mai nata

Subhas Chandra Bose
Subhas Chandra Bose

Il sub continente indiano deve molto al politico Subhas Chandra Bose. Se la sua visione di un’India unita avesse prevalso, il Pakistan e il Bangladesh non sarebbero mai nate, con conseguenze difficilmente prevedibili.
Per i nazionalisti indiani è uno dei padri della Patria, mentre per la storiografia occidentale, è spesso messo ai margini a causa del mito imprescindibile di  Gāndhī e per il tentativo di ottenne alleanze con i nemici dell’Impero britannico, Benito Mussolini e Adolf Hitler. 


Il subcontinente indiano deve molto a Subhas Chandra Bose (1897–1945), tra le figure più affascinanti e al contempo controverse del movimento indipendentista. Per i nazionalisti indiani è uno dei padri della Patria, mentre per la storiografia occidentale, è spesso messo ai margini, anche a causa del mito imprescindibile di Mohāndās Karamchand Gāndhī (1869 – 1948). Eppure la sua visione politica (un’India unita, centralizzata e ben armata) avrebbe potuto cambiare radicalmente la storia dell’Asia meridionale. In questa visione, infatti, il Pakistan e Bangladesh non sarebbero mai nati perché nella sua visione tutti gli indiani avrebbero goduto di uguali diritti, doveri e benefici.
Chandra Bose rappresentò, pertanto, un’alternativa radicale al nazionalismo non violento. La sua scelta di collaborare con le potenze dell’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale lo rese sì una figura scomoda, ma anche un protagonista centrale di una partita geopolitica che coinvolse le Potenze dell’Asse (Italia, Germania e Giappone) nel tentativo di scardinare il dominio britannico in Asia[1].

Un ribelle dell’Impero

Subhas Chandra Bose nacque il 23 gennaio 1897 a Cuttack, nella Presidenza del Bengala (attualmente in Orissa), da una famiglia benestante e colta. Il padre, Janakinath Bose, giurista e avvocato, sperava per lui una carriera nell’amministrazione coloniale britannica. Bose superò brillantemente il primo esame per l’Indian Civil Service (Servizio Civile Indiano) nel 1919, ma decise di non sostenere la prova conclusiva perché collaborare con l’occupante britannico era, per lui, moralmente inaccettabile.
Rientrato in India, entrò nel Partito del Congresso nel 1921, prendendo però subito le distanze dalla strategia non violenta di Gāndhī. Il suo mentore, pertanto, fu il leader nazionalista bengalese Chittaranjan Das (1870 – 1925), che lo introdusse alla politica amministrativa: quando Das divenne sindaco del Calcutta Municipal Corporation nel 1924, Bose ne fu il principale collaboratore.
Fu in questo contesto che apprese i concetti che lo avrebbero guidato per tutta la vita: unità nella lotta per l’indipendenza, l’armonia e la cooperazione tra indù e musulmani e un sistema di istruzione di carattere nazionale[2].
L’attivismo nazionalista portò presto Subhas Chandra Bose in carcere. Fu arrestato nel 1924 e l’anno seguente fu inviato in un carcere a Mandalay (Birmania), dove contrasse la tubercolosi.
Alla morte di Das, Bose divenne il leader più influente del Congresso nel Bengala e nel 1927 fu liberato. Nello stesso anno, fu nominato segretario del partito, periodo durante il quale istituì il Corpo dei Volontari del Congresso, una sorta di corpo paramilitare con divise annesse. Nel 1930 divenne sindaco di Calcutta. Nuovamente arrestato e deportato, venne liberato nel 1932 a condizione di lasciare l’India.

L’Europa e una nuova visione dell’India

L’esilio europeo ha avuto un ruolo decisivo nella formazione politica e geopolitica di Bose[3]. Si stabilì inizialmente a Vienna, sede dell’Indian Central European Society fondata dall’uomo d’affari nazista Otto Faltis. Bose pubblicò nel 1934 The Indian Struggle (La battaglia dell’India), opera che gli diede notorietà internazionale. Ad esempio, attirò l’attenzione dell’Italia fascista, dovuto principalmente al crescente clima di ostilità con la Gran Bretagna a causa della guerra d’Etiopia (3 ottobre 1935 – 19 febbraio 1937)[4].
In questi anni Bose ha avuto modo di elaborare la sua peculiare visione politica: un’India indipendente, industrializzata, libera da divisioni religiose e di casta, governata da un forte potere centrale. Riteneva possibile, inoltre, una sintesi tra comunismo e fascismo, concepite non come ideologie dogmatiche, ma come strumenti per realizzare uno Stato disciplinato e moderno. Questa posizione lo avrebbe portato a dialogare sia con ambienti fascisti sia con settori della sinistra rivoluzionaria europea[5].
Rientrato in India, fu eletto presidente del Congresso nel 1938, ma le divergenze con l’ala gandhiana del partito esplosero definitivamente allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale (1° settembre 1939). Bose voleva sfruttare il conflitto per avviare una lotta armata contro gli inglesi, alleandosi con tutti i nemici di Londra facendo così proprio il vecchio adagio “il nemico del mio nemico è mio amico”. Gāndhī e Jawaharlal Nehru (1889 – 1964), invece, decisero di mantenere la linea della non violenza. Nel 1939 Chandra Bose decise di lasciare il Congresso e fondare il 22 giugno di quello storico anno la All India Forward Bloc (Blocco Avanzato di Tutta l’India).

Dall’India all’Asse

Gli inglesi a questo punto decisero di arrestare nuovamente il pericoloso agitatore, ponendolo agli arresti domiciliari. Bose riuscì a evadere nel marzo 1941 grazie all’aiuto della legazione italiana a Kabul. Dopo aver lasciato l’India sotto falso nome e, dopo una breve sosta a Mosca, raggiunse la Germania. Berlino gli offrì mezzi e visibilità: nacque così la Legione Indiana, composta da prigionieri di guerra e studenti, inquadrata nelle Waffen-SS[6].
Parallelamente, l’Italia fascista stava giocando una propria partita nel subcontinente. Figura chiave fu Mohammad Iqbal Shedai (1888 – 1974), nazionalista musulmano attivo dal 1933 come consulente del Ministero italiano degli Affari Esteri. Shedai promosse la nascita di Radio Himalaya, un potente strumento di propaganda clandestina, e il reclutamento di prigionieri indiani detenuti nei campi italiani[7].
Nel 1941, Shedai si rese protagonista dell’istituzione a Roma del Comitato Nazionalista Rivoluzionario Indiano d’Europa, una sorta di prodromo di governo in esilio per un’India indipendente. All’inizio del 1942, Shedai prestò servizio come commissario politico e consulente per il Battaglione Azad Hindoustan, unità reclutata tra i prigionieri di guerra indiani fatti prigionieri in Nord Africa dal Regio Esercito Italiano. Tuttavia, l’unità non ha mai combattuto perché il reparto fu sciolto nell’autunno del 1942, dopo un ammutinamento.
È necessario sottolineare che i volontari di queste unità panindiane, di ogni religione ed etnia, non si consideravano mercenari. Accettarono di combattere solo per la liberazione dell’India, rifiutando qualsiasi impiego nei teatri di guerra europei.

L’India al centro della guerra globale

Tra il 1942 e il 1943 l’India visse il momento più critico della dominazione britannica. L’avanzata giapponese in Birmania e nell’Oceano Indiano rafforzò i movimenti nazionalisti, mettendo Londra sulla difensiva. La missione Cripps, a fine marzo del 1942, promise la piena autonomia e lo status di Dominion[8] al termine della guerra, ma evitò di affrontare il nodo delle divisioni religiose[9].
Gandhi rispose con il movimento Quit India, mentre Bose, ormai lontano, cercava una soluzione militare. Nel 1943 lasciò la Germania per il Giappone, dove costituì un governo indiano in esilio più vicino al teatro asiatico della guerra.

L’azione in Asia

Questo spostamento fu dovuto all’opinione di Bose che solo il Giappone potesse offrire un appoggio concreto alla liberazione dell’India. Quest’uomo intrepido, giunto a Tokyo e poi nel Sud-Est asiatico, assunse la guida del Governo Provvisorio dell’India Libera (Azad Hind), riconosciuto dalle potenze dell’Asse, e riorganizzò l’Esercito Nazionale Indiano (Indian National Army, INA), formato in gran parte da prigionieri di guerra indiani catturati dai giapponesi e da membri della diaspora[10].
Nell’ottobre 1943 il governo di Bose ottenne formalmente l’amministrazione delle isole Andamane e Nicobare, ribattezzate Shaheed e Swaraj, unico territorio indiano sottratto durante il conflitto mondiale al controllo britannico e simbolo concreto della ritrovata sovranità indiana. L’INA partecipò, a fianco delle forze giapponesi, alle operazioni militari sul fronte birmano e nord-orientale dell’India, culminate nell’offensiva di Imphal e Kohima nel 1944[11].
Sebbene la campagna si concluse con una sconfitta militare, l’impatto politico e simbolico dell’azione di Bose fu enorme: per la prima volta un esercito indiano combatteva apertamente contro il Raj britannico, minando la lealtà delle truppe coloniali e accelerando, nel dopoguerra, il processo che avrebbe condotto all’indipendenza[12].

L’eredità di Bose

Subhas Chandra Bose è morto il 18 agosto 1945 in circostanze mai del tutto chiarite. La sua visione di un’India unita, laica e autoritaria non si realizzò: l’indipendenza arrivò nel 1947, ma al prezzo della dolorosa partizione.
Resta il paradosso di un leader che, pur avendo combattuto per la libertà del suo popolo, rimase prigioniero delle contraddizioni del suo tempo.
Studiare Chandra Bose significa interrogarsi non solo su ciò che è stato, ma su ciò che avrebbe potuto essere: un’India diversa, forse più forte, forse più fragile, certamente profondamente diversa da quella che conosciamo oggi.


Note

[1] Manfredi Martelli, L’India e il fascismo. Chandra Bose, Mussolini e il problema del Nazionalismo indiano, Settimo Sigillo.
[2] Subhas Chandra Bose, The Indian Struggle 1920-1942, Sisir Kumar Bose and Sugata Bose.
[3] Maria Tumiotto, I soggiorni in Italia e Germania di Subhas Chandra Bose, Bonomo.
[4] Subhas Chandra Bose, op, cit.
[5] Stefano Fabei, La Legione Straniera di Mussolini, Mursia.

[6] Alfiero Massimiliano, La Legione SS Indiana di Subhas Chandra Bose, Marvia.
[7] Stefano Fabei, op. cit.
[8] Come nel caso, ad esempio, del Sud Africa.

[9] Winston Churchill, Storia della Seconda Guerra Mondiale, Mondadori.
[10] Manfredi Martelli, op. cit.
[11] Winston Churchill, op. cit.

[12] L’India e il Pakistan sono diventate indipendenti dal dominio coloniale il 15 agosto del 1947.


Foto copertina:Subhas Chandra Bose