La strana metamorfosi neocon-jacksoniana di Donald Trump.

Donald Trump
Donald Trump

Tra populismo MAGA e dottrina neoconservatrice: la trasformazione della strategia politica e internazionale di Trump.


di Riccardo Fiori.

Introduzione

Che il 2026 sarebbe stato un anno particolare per la presidenza Trump era una previsione molto probabile dal momento in cui siamo in prossimità del giro di boa del secondo mandato del tycoon, segnato dalle midterm del prossimo autunno.
I rating approval dell’attuale presidente hanno subito un calo costante dopo la canonica luna di miele presidenziale di inizio mandato, arrivando ad un 36% alla fine del 2025, vicino al minimo storico del 34% coincidente con l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021.

 

 

 

 

 

 

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Secondo il The Economist[2], che a differenza di Gallup mantiene un costante tracking dei rating approval di Trump, il calo è cresciuto a partire da dicembre 2025, nonostante questo primo trimestre del 2026, attestando al 38% il tasso di approvazione.
Il tracker evidenzia come la tenuta di Trump dipenda quasi esclusivamente dalla sua base MAGA, dove il gradimento rimane altissimo, spesso sopra l’80-90%. Al contrario, tra gli indipendenti e i repubblicani più moderati, la fiducia è in netta flessione, creando una frattura interna al Partito Repubblicano.
Le politiche tariffarie trumpiane si sono dimostrate una tassa indiretta per il consumatore statunitense, piuttosto che un problema per il paese esportatore, e l’aumento del costo della vita[3] è la principale spina nel fianco per l’attuale inquilino della Casa Bianca.
Le altre politiche flagship del programma MAGA si stanno rivelando un sostanziale fallimento, su tutti il tema della sicurezza, sia in termini interni che di frontiera.
La deriva autoritaria dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) ha portato ad avere 68,440 persone in custodia, il quale 75% con la fedina penale pulita, e le conseguenti 32 persone decedute in custodia nel 2025, stesso numero del 2004[4].
Il 2026 è iniziato con una frequenza allarmante: solo nelle prime due settimane di gennaio sono stati confermati 6 decessi, portando organizzazioni come l’ACLU (American Civil Liberties Union) a temere che il 2026 supererà il record dell’anno precedente.
L’ACLU stessa ha condotto uno studio sull’ICE tra 2017 e 2021, dimostrando come il 95% delle persone morte in mano dell’ICE poteva essere probabilmente evitata con cure mediche basiche.[5]
I casi emblematici di questa deriva sono state le morti di Geraldo Lunas Campos, cubano morto a gennaio 2026 nel centro di Fort Bliss, la quale autopsia ha catalogato la morte come omicidio per asfissia[6]; e Emmanuel Clifford Damas, haitiano morto a marzo per un’infezione dentale non curata, dopo che gli era stato negato l’accesso a un dentista[7].
Accanto a queste morti ci sono anche gli omicidi da parte dell’ICE di osservatori, come nel doppio caso di Minneapolis dove a distanza di un paio di settimane sono stati uccisi per mano dell’ICE Renée Nicole Good[8] e Alex Pretti.[9]
Alla luce dei fatti l’agnello sacrificale per l’amministrazione è stata Kristi Noem, Department of Homeland Security Secretary, sollevata dal suo incarico formalmente per diventare special envoy[10] presso la nuovissima iniziativa targata Trump, il cosiddetto Shield of the Americas, ovvero una “Americas Counter-Cartel Coalition”, che ha visto la sua nascita ufficiale il 7 marzo.
“Ice Barbie” Kristi Noem ha ricevuto attacchi molto violenti, in termini politici chiaramente, sia dai Repubblicani che dai Democratici, ed adesso il futuro segretario della Homeland Security, Markwayne Mullin, dovrà essere confermato dal Senato dove la maggioranza repubblicana dovrebbe essere solida.

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Affinità e divergenze tra i due mandati Trump

Senza entrare nella narrazione dell’epopea trumpiana da miliardario e presidente degli USA, è molto interessante mettere sotto la lente d’ingrandimento il mandato e mezzo non consecutivo, unico con Grover Cleveland nella storia americana, in termini di affinità e divergenze di uomini e di politiche.
Nel primo mandato Trump ha cercato consensi nella canonica base repubblicana americana, segnando comunque una parziale discontinuità con la storia recente dei candidati repubblicani alle presidenziali sconfitti da Obama nel 2008 e nel 2012, McCain e Romney.
Questo trova riscontro anche nelle nomine del Trump 1.0: da generali di lungo corso come James Mattis alla difesa, spesso in contrasto con il presidente durante il primo mandato, e John F. Kelly nominato da Trump prima come DHS Secretary e poi come capo di gabinetto, ai suoi due segretari di stato, prima Tillerson, già CEO di ExxonMobil, e successivamente Mike Pompeo, già direttore della CIA.
Anche lo stesso vicepresidente Pence, vilipeso poi da Trump per aver sottoscritto i risultati delle elezioni del 2020, fu scelto per rassicurare la base conservatrice repubblicana più moderata.
Tutte queste nomine volevano essere, appunto, una sorta di assicurazione sulla presenza di “adulti nella stanza” per un presidente senza alcun background politico, o militare se è per questo visto che riuscì a schivare la leva ben cinque volte[11].
Questo impianto vicino all’establishment fu totalmente sovvertito con la sua elezione nel 2024 circondandosi di fedelissimi ed aprendo la strada una presidenza ultra personalistica, se non clientelare, dando il via ad una fortissima guerra ideologica ed identitaria con sostanzialmente metà nazione.
La trasformazione, non de iure ma de facto poiché non confermata dal Senato, del Department of Defence in Department of War guidato da Pete Heghset, ex conduttore di Fox News e veterano scelto per combattere le politiche “Woke” nelle forze armate; e la nomina di Marco Rubio come Segretario di Stato sono un due esempi cardine di questo cambio di passo.
Questa commissione tra il populismo MAGA e la relativamente intransigenze politica neocon trova in queste due nomine gli esempi più importanti.
Marco Rubio sale sulle luci della ribalta durante le primarie repubblicane del 2016 ottenendo ben 3,515,576 voti[12], consolidandosi come importante figura in divenire del nuovo partito repubblicano.
Nella campagna elettorale dell’epoca Marco Rubio definì Vladimir Putin un “thug”[13] e fu grande oppositore di Obama per le sue aperture nei confronti dei paesi sudamericani a trazione socialista ed in particolare Cuba, in quanto figlio di cubani emigrati negli USA, seppur prima della rivoluzione: storia affine a quella della famiglia di Ted Cruz, arrivato secondo dietro Trump in quelle primarie.
La linea in termini di esteri di Rubio è dunque quella dei tipici repubblicani children of Ronald Reagan[14] che ha come basi, come visto nella sua campagna elettorale del 2016: Military strength, protecting free trade and “moral clarity” in “defending freedom”[15].
E, citando una sua intervista del 2015, quindi sempre in durante la sua run alla candidatura GOP:“The first and most important pillar of my foreign policy will be a renewal of American strength. This is an idea based on a simple truth: the world is at its safest when America is at its strongest”[16].
La Pax Americana di cui Lenin e Marx discutono idealmente nel sogno avuto da Giorgio Gaber nel celebre monologo[17] è di fatto il mantra di Marco Rubio. Questo concetto risulta apparentemente in contrasto, o quantomeno lo è stato, rispetto alla promessa America First trumpiana tanto cara all’elettorato.
Difficile trovare una data esatta in cui il passaggio di Trump da America First ad Hawk, ma più o meno ironicamente è possibile indicare il 5 settembre 2025 quando Trump firma un executive order che trasforma il nome del Department of Defense in Department of War[18], ma questa modifica, come sopracitato, non ha alcun valore giuridico poiché un cambiamento simile debba necessariamente passare dal Senato. Così Trump in concomitanza della firma: “I think it’s a much more appropriate name, in light of where the world is right now”.[19]

Prospettive future in termini domestici

Nel libro “Special Providence: American Foreign Policy and How It Changed the World” l’autore, Walter Russell Mead, descrive quattro tipi di approcci statunitensi in termini di politica estera, e non: Jacksoniani, Hamiltoniani, Jeffersoniani, Wilsoniani.
I Wilsoniani si rifanno alla logica della Società delle Nazioni voluta da Woodrow Wilson che ha visto la luce tra il ‘19 ed il ‘20. I Wilsoniani sono mossi dallo spirito di creare un ordine internazionale basato su regole e valori universali, invocando interventi umanitari e sanzioni contro i dittatori per motivi etici. Secondo questa logica se in tutti i paesi fosse esportata la democrazia, allora non ci sarebbero più conflitti armati.
Gli Hamiltoniani, da Alexander Hamilton primo Segretario del Tesoro americano, hanno al centro del proprio progetto politico le logiche di mercato, dove la stabilità dello scacchiere mondiale non è altro che un corroborante per i mercati, ed i trattati commerciali vanno sostenuti e lanciati. Repubblicani tradizionali come Romney[20] sono dei fautori di questa logica, che trova sostenitori anche tra le fila dei democratici.
Al contrario, i Jeffersoniani, ispirati dal terzo presidente americano Thomas Jefferson, sono gli isolazionisti America First che mettono al centro del piatto le libertà civili che caratterizzano gli Stati Uniti, evitando alcun impegno economico, militare o diplomatico con il resto del mondo.
Infine abbiamo i Jacksoniani, dal presidente che tutt’ora ci scruta dalla banconota da 20 dollari, che rifiuta sia le logiche di mercato che le logiche etiche in termini di politica estera: gli USA devono essere rispettati e temuti mostrando i proverbiali muscoli ove necessario e minacciando totale retaliation anche se solo solleticati. Inoltre mostra scetticismo per le organizzazioni internazionali come l’ONU e generalmente molto populista.
Donald Trump è passato in questi mesi da un rigido America First ad un jacksoninano di titanio coadiuvato da figure come Mike Waltz, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, e dai già citati Rubio ed Heghset.
Contemporaneamente però le posizioni jacksoninano sono prettamente controbilanciate dall’approccio neocon, creando un ibrido poco lineare ma molto interessante.
I falchi dell’amministrazione hanno dimostrato l’interesse di mettere una pressione molto elevata sull’avversario del momento, la Cina, ma anche Iran e Venezuela, seguendo la logica neocon. La logica neocon, però, prevederebbe anche una implicazione morale, mentre questa amministrazione non ha alcun interesse in termini di esportazione di democrazia: la principale motivazione del gabinetto di Trump è che quei paesi smettano di essere una minaccia per gli interessi americani, come vuole l’approccio invece jacksoniano. A differenza dei neocon classici come Bush Jr, non amano le guerre infinite, in termini economici e di vite umane, preferendo sanzioni paralizzanti, operazioni speciali o attacchi mirati: l’obiettivo è la vittoria rapida, non l’occupazione decennale.
Il senso lato dell’operazione contro Teheran è il perfetto connubio di queste due posizioni che sembrano paradossali, poiché proprio il cieco sostegno al regime criminale israeliano è il punto di incontro perfetto tra le due linee: per il neocon è un dovere morale, mentre per il jacksoniano è il sostegno all’unico alleato in una parte del modo così importante, instabile e piuttosto ostile.
Lo scacchiere internazionale è molto complesso e virtualmente indecifrabile mentre ciò che muove l’amministrazione Trump è prettamente riconducibile alla situazione domestica piuttosto che a quella internazionale. Inoltre è doveroso ricordare che Trump nel primo mandato si è già occupato di Iran con l’omicidio di Solemaini, mentre nel 2019 gli USA riconobbero Guaidò come legittimo vincitore delle elezioni venezuelane.
La sostanziale differenza risiede nell’intensità delle manovre di questi mesi di Trump poiché uccidere e rapire dei leader di paesi sovrani è piuttosto diverso rispetto agli esempi riportati del primo mandato.
Anche per quanto concerne la guerra in Ucraina, definita da Trump una “Biden’s war, not mine”[21], la posizione statunitense è particolare poiché ora a sedere al tavolo dei negoziati con i plenipotenziari russi è proprio Rubio, non un grande estimatore di Putin a differenza del suo presidente, e il cosiddetto agguato[22] al presidente Zelensky messo in atto presso lo Studio Ovale di circa un anno fa segnò un’importante frattura tra Europa e Stati Uniti, e di conseguenza anche all’interno della NATO.
D’altro canto parliamo di ere geologiche fa, almeno in termini di posizioni di Trump sugli interventi militari durante questo mandato.
Le prossime midterm risentiranno di questo nuovo approccio dell’amministrazione, con la base MAGA galvanizzata dalle operazioni dell’ICE, ma diffidente per la politica estera aggressiva contraria alla promessa America First, mentre i democratici stanno recuperando terreno proprio trovando consensi tra i repubblicani moderati. Gli esempi lampanti di questo andamento sono i dati delle primarie statali in Texas e North Carolina, roccaforti GOP, le quali mostrano un’affluenza record per i Democratici, spinti dalla paura per l’erosione dei diritti civili e dalla militarizzazione delle città operata dall’ICE.
Accanto a ciò vanno ricordati anche i dati dei sondaggi già riportati: carovita ed inflazione galoppano ed i tagli al bilancio pubblico del DOGE di Musk hanno creato disservizi tali da aver costretto il presidente a licenziare Musk ed il riposizionamento del suo collega Vivek Ramaswamy verso la corsa a Governatore dell’Ohio.
In caso di debacle repubblicana, un Congresso in mano ai democratici darebbe il via ad inchieste parlamentari sul DOGE e sull’ICE e più in generale una forte pressione sull’amministrazione fino a fine mandato. Inoltre una maggioranza democratica implicherebbe anche uno stop al programma di Trump, in particolare in termini di politiche fiscali.
Per i repubblicani ci sarebbero inoltre delle valutazioni per le primarie per decidere il ticket alle presidenziali del 2028, poiché un Trump 2028 risulterebbe sicuramente un atto sovversivo più gravoso dell’assalto a Capitol Hill, ma contemporaneamente il candidato naturale JD Vance appare debole.
Il changing of the guards repubblicano rappresenterà un passaggio molto importante per l’intero partito, alla ricerca di un’altra figura del calibro di Trump, il quale, con un approccio paraleninista, ha epurato col tempo la quasi totalità dei franchi tiratori vicini alla linea tradizionale repubblicana.
Per i democratici una vittoria sostanziale implicherebbe invece la necessità di cavalcare quest’onda in vista delle presidenziali, ma con un problema simile a quello repubblicano, ovvero la necessità di un leader. I democratici devono ancora riempire il vuoto lasciato da Obama in quanto guida carismatica e relativamente trasversale. La candidatura di Biden nel 2020, allora settantottenne, e la breve conferma come candidato nel 2024 hanno messo in luce i grandi problemi di leadership per i democratici. Kamala Harris appare metaforicamente bruciata ed i governatori democratici anti-Trump, su tutti Newsom, California, Pritzker, Illinois, e Shapiro, Pensilvenya, stanno raccogliendo consensi a livello nazionale. Inoltre figure giovani e più radicali come Ocasio-Cortez e Mamdani stanno spostando a sinistra il dibattito interno ai democratici.
Nel 2026, oltre alle midterm ed alle primarie statali, si voterà in trentasei stati e tre territori per eleggere i nuovi governatori, in particolare l’attenzione è posta su California, Florida e Georgia.
I banchi di prova per le due compagini si susseguiranno sostanzialmente in maniera ininterrotta fino al 2028, mentre nell’attesa non possiamo che osservare con la dovuta attenzione.


Note

[1]https://news.gallup.com/poll/203198/presidential-approval-ratings-donald-trump.aspx#:~:text=and%2011%20rows.-,%25%20Approve,to%20date%2C%20first%20and%20second
[2] https://www.economist.com/interactive/trump-approval-tracker
[3]https://www.theguardian.com/business/2026/mar/14/americans-struggle-affordability-despite-trump-claims
[4] https://www.theguardian.com/us-news/ng-interactive/2026/jan/04/ice-2025-deaths-timeline
[5]https://www.aclu.org/press-releases/95-percent-of-deaths-in-ice-detention-could-likely-have-been-prevented-with-adequate-medical-care-report
[6] https://www.texastribune.org/2026/01/21/texas-el-paso-immigrant-death-ice-custody-homicide/
[7] https://www.theguardian.com/us-news/2026/mar/05/ice-detainee-arizona-death
[8]https://www.cbsnews.com/minnesota/live-updates/minneapolis-ice-agent-shooting-protesters-clash-fbi-investigation
[9] https://www.cbsnews.com/news/alex-pretti-shooting-fbi-investigation/ [10]https://www.cbsnews.com/news/kristi-noem-out-as-secretary-of-homeland-security-markwayne-mullin/?intcid=CNM-00-10abd1h
[11]https://www.businessinsider.com/donald-trump-avoided-the-military-draft-which-was-common-at-the-time-vietnam-war-2018-12
[12] https://www.thegreenpapers.com/P16/R
[13] https://www.aljazeera.com/features/2025/2/20/marco-rubio-a-traditionalist-hawk-in-the-age-of-trump
[14] K. Lamar, “Ronald Reagan Era (His Evils)” (feat. RZA), in Section.80, Top Dawg Entertainment, 2011
[15] https://www.aljazeera.com/features/2025/2/20/marco-rubio-a-traditionalist-hawk-in-the-age-of-trump
[16]https://www.foreignaffairs.com/united-states/restoring-america-strength-marco-rubio?utm_campaign=tw&utm_content=&utm_medium=social&utm_source=twitter
[17] G. Gaber, S. Luporini, Il sogno di Marx, in Libertà obbligatoria, Carosello Records, 1976.
[18]https://www.bbc.com/news/articles/cgr9r4qr0ppo
[19] ibidem
[20]https://financialpost.com/opinion/terence-corcoran-mitt-romney-trade-war-monger#:~:text=Currency%20manipulation%20is%20notoriously%20impossible,products%20can’t%20compete.%E2%80%9D
[21] https://www.pravda.com.ua/eng/news/2025/04/14/7507546/ [22]https://www.repubblica.it/esteri/2025/03/02/news/trump_zelensky_agguato_organizzato-424036821/


Foto copertina: Donald Trump