Sicurezza idrica e geopolitica in una regione ad alta tensione.
Di Ludovica Castellana
La scarsità idrica come sfida strategica
Il Medio Oriente è una delle regioni più aride e idricamente vulnerabili del mondo. Nonostante alcune aree abbiano fiumi storicamente importanti come l’Eufrate, il Tigri o il Giordano, la disponibilità d’acqua dolce per abitante è tra le più basse al mondo.
La scarsità idrica nella regione non è semplicemente una questione naturale: è strettamente legata a fattori demografici, economici e politici.
La crescita demografica rapida, l’espansione urbana e l’agricoltura intensiva aumentano la domanda, mentre le infrastrutture idriche spesso sono insufficienti o degradate.
In questo contesto, l’acqua assume una rilevanza strategica, divenendo un elemento fondamentale della sicurezza nazionale. La sicurezza idrica non si limita alla semplice disponibilità di acqua per il consumo umano: comprende la garanzia di accesso a risorse sufficienti per la produzione agricola, industriale ed energetica, senza compromettere la sostenibilità degli ecosistemi. Di conseguenza, la sicurezza idrica rappresenta una delle dimensioni critiche della sicurezza umana e politica, poiché carenze prolungate possono generare conflitti sociali e tensioni transfrontaliere.[1] L’acqua, dunque, non è solo un bene naturale: è un indicatore chiave di stabilità politica e di equilibrio geopolitico nella regione.
Geografia e distribuzione delle risorse idriche: i principali bacini idrici
Il panorama idrico del Medio Oriente è complesso. I principali bacini includono il fiume Tigri e l’Eufrate, che scorrono attraverso Turchia, Siria e Iraq, il fiume Giordano, che segna confini e zone contese tra Israele, Palestina, Libano e Giordania, e i bacini dei fiumi interni del Libano meridionale. Questi fiumi costituiscono risorse strategiche per più Stati e sono spesso soggetti a pressioni geopolitiche.[2]
Oltre ai corsi d’acqua superficiali, la regione dipende in misura significativa da falde acquifere sotterranee, tra cui l’Aquifero costiero israelo-palestinese e le falde di confine tra Libano e Siria. Israele, ad esempio, riesce a sfruttarle a pieno attraverso lo sviluppo una rete idrica altamente integrata e tecnologicamente avanzata basata su sistemi di pompaggio e gestione centralizzata delle risorse.[3]
Le falde sotterranee, sebbene cruciali, sono vulnerabili a sovrasfruttamento e contaminazione.
Israele ha compensato queste vulnerabilità sviluppando infrastrutture di desalinizzazione su larga scala, diventando leader mondiale in questa tecnologia.[4] Tuttavia, la desalinizzazione è costosa e non priva di criticità ambientali, tra cui l’inquinamento da salamoia e l’elevato consumo energetico. La capacità di bilanciare risorse naturali e artificiali diventa così un elemento determinante della sicurezza idrica e della potenza geopolitica.
La scarsità idrica non è quindi uniforme. Questa disomogeneità crea vulnerabilità politiche e sociali, influenzando la stabilità regionale.
Oltre alla morfologia della regione, il cambiamento climatico presenta un’ulteriore minaccia, amplificando le tensioni idriche. L’aumento delle temperature e la desertificazione riducono le disponibilità naturali, mentre la riduzione delle precipitazioni influisce direttamente sui fiumi e sulle falde. La scarsità crescente può generare migrazioni interne e tensioni politiche, aggravando conflitti preesistenti.
Attori principali e dinamiche regionali
Gli attori principali nella geopolitica dell’acqua in Medio Oriente sono Stati con risorse o infrastrutture idriche strategiche. La Turchia, ad esempio, controlla le sorgenti del Tigri e dell’Eufrate e ha sviluppato il progetto GAP (Güneydogu Anadolu Projesi), bacini e impianti idroelettrici le permettono non solo di produrre energia, ma anche di regolare il flusso delle acque a valle. Questa capacità conferisce ad Ankara un significativo margine di influenza politica ed economica nei confronti dei paesi a valle: la gestione dei flussi può diventare uno strumento di pressione diplomatica o di negoziazione regionale. Storicamente, alcune fasi di siccità hanno amplificato le tensioni tra Turchia, Siria e Iraq, evidenziando quanto il controllo delle risorse idriche possa tradursi in potere geopolitico.[5]
Siria e Iraq, invece, dipendono dalle acque che scorrono a valle, rendendoli vulnerabili alle politiche turche di gestione idrica.[6] La Siria utilizza i fiumi per l’irrigazione agricola e per l’industria, mentre l’Iraq dipende dal Tigri e dall’Eufrate per alimentare le città e le zone agricole, tra cui la fertile regione del delta mesopotamico. Eventuali riduzioni dei flussi, dighe upstream o cambiamenti nella gestione delle risorse provocano vulnerabilità economiche, sociali e politiche, con effetti diretti sulla sicurezza alimentare e sul rischio di conflitti locali.[7]
Israele, al contrario, grazie a un sistema di raccolta idrica efficiente sopraccennata, ha raggiunto una quasi-autosufficienza idrica. Questo ha ridotto significativamente la vulnerabilità politica legata alle acque condivise con i vicini, permettendogli di trasformare l’acqua in un asset strategico non solo per il proprio sviluppo, ma anche come leva diplomatica attraverso accordi con Paesi limitrofi come la Giordania e i Territori palestinesi. La Giordania, invece, è tra i paesi più poveri di risorse idriche al mondo e dipende quasi interamente da bacini condivisi con Israele e Siria, oltre che da falde sotterranee sempre più sfruttate. La scarsità idrica accentua la pressione sociale e politica interna e rende la cooperazione regionale un elemento cruciale per la stabilità nazionale. La gestione di questi flussi condivisi diventa quindi un fattore centrale nella diplomazia giordana.[8]
Infine, l’Iran gestisce i propri bacini interni e sfrutta le falde sotterranee, ma si confronta con desertificazione e con la progressiva diminuzione delle falde acquifere. L’uso delle risorse idriche interne è fondamentale per l’agricoltura e per la sicurezza delle città, ma la scarsità crescente sta generando sfide ambientali e sociali interne, con ricadute anche sulla politica regionale, soprattutto nei rapporti con Paesi vicini che condividono bacini idrici.[9] Questi attori mostrano chiaramente come la gestione idrica sia intrinsecamente legata al potere politico, alla sicurezza nazionale e alla stabilità regionale.
Risorse condivise e tensioni: il caso Israele-Libano
Il confine tra Libano e Israele è caratterizzato da una significativa interdipendenza idrica, nello specifico il bacino del Giordano e i suoi affluenti settentrionali, in particolare il fiume Litani. Quest’ultimo nasce nelle montagne del Libano meridionale e rappresenta la principale risorsa idrica del Libano. Israele, a sud del confine, ha tradizionalmente percepito la gestione libanese del Litani come potenzialmente minacciosa per la propria sicurezza idrica.[10]
Sebbene Israele sia dipeso storicamente da queste risorse per l’approvvigionamento idrico, tramite le nuove tecnologie sopracitate, è riuscito a ridurre drasticamente la sua dipendenza dai fiumi condivisi. Lo stesso non può essere detto del Libano, il quale non ha ancora sviluppato completamente la capacità di sfruttare in modo sostenibile le abbondanti risorse idriche naturali che possiede, anche a causa di instabilità politica e limiti infrastrutturali.
L’origine delle tensioni
Le tensioni tra i due paesi non derivano solo dalla scarsità idrica, ma da questioni politiche più ampie, tra cui l’attuale presenza di Hezbollah nel Libano meridionale e le dispute territoriali lungo il confine. Già dagli anni ‘50-’60, l’acqua cominciò ad essere percepita come fattore strategico. Risale infatti a quegli anni il National Water Carrier, UN progetto Israeliano, volto a deviare le acque del Giordano. In risposta, gli Stati arabi, incluso il Libano, considerarono progetti alternativi per ridurre il flusso idrico verso Israele.[11] Il controllo dei bacini e delle sorgenti può quindi rappresentare un vantaggio militare e politico. Israele teme che la cattiva gestione libanese o l’uso politico del Litani possano minacciare la sicurezza strategica delle proprie riserve, sollevando preoccupazioni di sicurezza nazionale.
Leggi anche:
- Addomesticare il Libano: tra bombe e idro-colonialismo
- La crisi idrica in Asia Centrale: una questione climatica ed energetica
L’acqua nel conflitto contemporaneo
Nel contesto dell’attuale conflitto tra Israele e Hezbollah, la dimensione idrica, pur raramente esplicitata nel discorso pubblico, assume un ruolo strutturale e strategico.[12]
In primo luogo, le infrastrutture idriche si configurano come elementi critici e vulnerabili: impianti di pompaggio, reti di distribuzione e sistemi igienico-sanitari sono frequentemente esposti a bombardamenti o sabotaggi, con effetti immediati sull’accesso all’acqua potabile per la popolazione civile.[13]
In secondo luogo, le crisi umanitarie generate dal conflitto aggravano ulteriormente l’accesso all’acqua, poiché distruzione infrastrutturale, sfollamenti di massa e carenze energetiche compromettono la distribuzione e la potabilizzazione, aumentando il rischio sanitario per le comunità coinvolte.[14]
In particolare, nel sud del Libano le comunità locali affrontano carenze idriche sempre più gravi a causa delle ostilità e dei danni alle reti idriche, mentre nel nord di Israele la sicurezza delle risorse idriche è percepita come una questione strategica di primaria importanza, strettamente legata alla stabilità nazionale e alla resilienza del territorio.
Infine, il controllo territoriale implica inevitabilmente anche il controllo delle risorse naturali, tra cui l’acqua. Dominarne le fonti significa esercitare un potere significativo sia sul piano militare sia su quello socio-economico.[15] In questo modo, l’acqua diventa non solo un bene da proteggere, ma anche una leva geopolitica, poiché la capacità di Israele di resistere a eventuali pressioni idriche dal Libano aumenta il suo potere contrattuale nella regione. [16]
Le risorse condivise sono quindi strumenti di potere: controllare l’acqua significa esercitare influenza politica, condizionare accordi e garantire vantaggi strategici. Questo fenomeno rientra nel concetto di idro-egemonia, ovvero il dominio esercitato attraverso il controllo delle risorse idriche.[17]
Questo caso evidenzia come, nel contesto mediorientale, l’acqua difficilmente costituisca la causa unica dei conflitti, ma rappresenti piuttosto un fattore strutturale capace di amplificare dinamiche già esistenti. La scarsità idrica, infatti, tende a intensificare le tensioni geopolitiche tra attori statali e non statali, soprattutto in regioni caratterizzate da risorse limitate e distribuzione diseguale, contribuendo a rendere più instabili equilibri già fragili. Parallelamente, essa accresce la vulnerabilità delle popolazioni locali, incidendo sull’accesso ai servizi essenziali, sulla sicurezza alimentare e sulle condizioni sanitarie, in particolare nei contesti colpiti da conflitti prolungati o da governance debole.
Inoltre, l’acqua può essere deliberatamente strumentalizzata come leva strategica, sia attraverso il controllo delle fonti sia mediante la distruzione o la manipolazione delle infrastrutture idriche, trasformandosi così in uno strumento di pressione politica e militare. In questo senso, la dimensione idrica si configura come un moltiplicatore di rischio che, pur non generando automaticamente il conflitto, ne aggrava profondamente cause, effetti e durata.
Di conseguenza il concetto di idro-egemonia è centrale per comprendere la geopolitica dell’acqua in Medio Oriente. Gli Stati che controllano sorgenti, dighe e canali possono influenzare la politica dei vicini. La Turchia con il progetto GAP e Israele con i sistemi di desalinizzazione e riciclo hanno creato una posizione di vantaggio nei confronti dei loro vicini più vulnerabili.
Prospettive future
Il futuro della geopolitica dell’acqua in Medio Oriente presenta scenari contrastanti. Da un lato, l’acqua può alimentare conflitti diretti, con tensioni per i bacini condivisi e uso politico come leva strategica. Dall’altro, la cooperazione multilaterale, la water diplomacy e il supporto delle ONG possono promuovere gestione sostenibile e prevenzione dei conflitti.
Le ONG, infatti, giocano un ruolo cruciale: offrono assistenza tecnica, monitorano le risorse idriche e mediano tra attori in conflitto. In alcuni casi, la cooperazione tra Stati e ONG può trasformare l’acqua da fattore di rischio a opportunità di sviluppo e stabilità regionale.
Rischio o opportunità?
L’acqua in Medio Oriente rappresenta una sfida complessa e multidimensionale. Può essere fonte di conflitto, ma anche catalizzatore di cooperazione. La gestione sostenibile delle risorse idriche, integrata con politiche di adattamento climatico e diplomazia regionale, può trasformare la scarsità idrica in un’opportunità per la stabilità e lo sviluppo. Il caso di Israele e Libano mostra chiaramente come tecnologia, governance e diplomazia siano strumenti essenziali per prevenire tensioni e promuovere sicurezza idrica in una delle regioni più critiche del mondo.
Note
[1] Gleick, P. H. (1993). Water and conflict: Fresh water resources and international security. International Security, 18(1), 79–112. https://doi.org/10.2307/2539033
[2] Food and Agriculture Organization of the United Nations. (2007). Water in the Arab world: Management perspectives. FAO. https://www.fao.org/fileadmin/user_upload/rome2007/docs/Water_Arab_World_full.pdf
[3] Israel Trade Mission in Italy (2025).Soluzioni idriche innovative di Israele: un modello globale https://itrade.gov.il/italy/2025/05/05/soluzioni-idriche-innovative-di-israele-un-modello-globale/
[4] Israel Trade Mission in Italy (2025). Soluzioni idriche innovative di Israele: un modello globale. https://itrade.gov.il/italy/2025/05/05/soluzioni-idriche-innovative-di-israele-un-modello-globale/
[5] Rizzati, M. (2021). Il diritto all’acqua: gli effetti del progetto GAP in Turchia e in Medio Oriente? Lo Spiegone. https://lospiegone.com/2021/07/30/il-diritto-allacqua-gli-effetti-del-progetto-gap-in-turchia-e-in-medio-oriente/
[6] Ventura, F. (2013). La Nuova Geopolitica Turca e il Caso Del Controllo del Controllo del Bacino Idrico del Tigri e dell’Eufrate. ResearchGate. https://www.researchgate.net/publication/357118319_LA_NUOVA_GEOPOLITICA_TURCA_E_IL_CASO_DEL_CONTROLLO_DEL_BACINO_IDRICO_DEL_TIGRI_E_DELL%27EUFRATE_The_new_Turkish_Geopolitics_and_the_case_of_the_Tigris_and_Euphrates_water_basin_control
[7] Biancacci, I. (2014). La Turchia e la Geopolitica delle Risorse Idriche. Centro Studi Internazionali. https://www.cesi-italia.org/it/articoli/la-turchia-e-la-geopolitica-delle-risorse-idriche
[8] Euronews. (2025). L’UE e la Giordania uniscono le forze per affrontare la carenza idrica. https://it.euronews.com/2025/03/26/lue-e-la-giordania-uniscono-le-forze-per-affrontare-la-carenza-idrica
[9] Geagency. (2023). Iran tra siccità e guerra del Golfo: crisi climatica e idrica senza precedenti. https://geagency.it/clima-e-ambiente/iran-tra-siccita-e-guerra-del-golfo-crisi-climatica-e-idrica-senza-precedenti/
[10] Pagine Esteri. (2026, 13 aprile). Storia -Il Libano meridionale nell’immaginario del movimento sionista. https://pagineesteri.it/2026/04/13/cultura/storia-il-libano-meridionale-nellimmaginario-del-movimento-sionista/
[11] Ferrarigina, E. (2014). L’Acqua come Amplificatore delle Tensioni Geopolitiche Regionali: il Caso del Medio Oriente. Atlante Geopolitico Treccani. https://www.treccani.it/enciclopedia/l-acqua-come-amplificatore-delle-tensioni-geopolitiche-regionali-il-caso-del-medio-oriente_(Atlante-Geopolitico)/
[12] L’Osservatorio (2024). La strumentalizzazione dell’acqua nei conflitti in Medio Oriente https://www.losservatorio.org/it/civili-in-conflitto/in-focus/item/4256-la-strumentalizzazione-dell-acqua-nei-conflitti-in-medio-oriente
[13] Oxfam Italia (2026). Libano: Israele distrugge le infrastrutture idriche. https://www.oxfamitalia.org/libano-israele-distrugge-le-infrastrutture-idriche-usando-la-sete-come-arma-di-guerra/
[14] Zilioli, V. (2023). Le risorse idriche nel conflitto israelo-palestinese. IARI. https://iari.site/2023/12/20/le-risorse-idriche-nel-conflitto-israelo-palestinese/
[15] Marzano, A. (2011). La questione dell’acqua all’interno del conflitto arabo-israeliano. Oikonomia. https://www.oikonomia.it/index.php/it/oikonomia-2011/febbraio-2011/722-la-questione-dell-acqua-all-interno-del-conflitto-arabo-israeliano
[16] Gagliano, G. (2025). Il controllo dell’acqua come arma strategica. Notizie Geopolitiche. https://www.notiziegeopolitiche.net/israele-il-controllo-dellacqua-come-arma-strategica/ [17] Hayat, S., Gupta, J., Vegelin, C., & Jamali, H. (2022). A review of hydro-hegemony and transboundary water governance. Water Policy, 24(11), 1723–1740. https://doi.org/10.2166/wp.2022.256
Foto copertina:













