Dal crollo dell’Unione Sovietica all’ascesa di Vladimir Putin: come Mosca ha ricostruito la propria influenza in Mongolia e perché Ulaanbaatar è diventata un tassello della strategia russa in Asia.
Introduzione
Le relazioni bilaterali tra la Mongolia e la Federazione Russa hanno conosciuto un’alternanza di periodi di cooperazione con periodi di raffreddamento, dal 1991 ad oggi. Difatti, i due Paesi, rispettivamente per ragioni di politica interna, hanno visto le loro strette relazioni – intrecciate durante l’epoca sovietica – andare verso un ridimensionamento, favorendo l’ingresso di alti attori.
Questa relazione è andata progressivamente ricucendosi con il cambiamento di postura adoperato in politica estera da parte della Russia, attraverso la figura del Presidente della Federazione Vladimir Putin e l’applicazione progressiva di un’agenda di stampo realista. Le considerazioni devono muovere da un assunto fondamentale, ossia la posizione geografica occupata dalla Mongolia, stretta tra due “giganti” quali la Russia e la Cina.
Ciò implica una necessaria politica di avvicinamento ad entrambi i vicini, con cui si condividono profondi legami culturali, storici, economici e politici.
In primo luogo, la Mongolia – o, più precisamente, il popolo mongolo – è stata una delle direttrici fondamentali della Storia durante il Medioevo, attraverso il dominio della massa eurasiatica e la presenza di numerose entità successiva all’Impero di Gengis Khan, come il Khanato dell’Orda d’Oro e i Khanati suoi successori. Tale dominio ha contribuito a plasmare l’identità e la storia russa, segnando uno spartiacque senza ombra di dubbio decisivo per lo sviluppo della Russia in quanto tale. Lasciandoci alle spalle una disamina così retroattiva nel tempo, si giunge agli anni Novanta del XX secolo attraverso dei lunghi processi, che mescolano imperi, guerre mondiali e comunismo.
In secondo luogo, come si evince dalla stretta comunanza storico-culturale, la posizione geografica presuppone degli stretti rapporti economici e politici, anch’essi di lungo corso. Se, come accennato, durante l’arco dell’esistenza dell’Unione Sovietica le relazioni si sviluppavano su di una base impari, ossia con un assoggettamento sostanziale della Repubblica Popolare di Mongolia al colosso sovietico, nel corso del più ampio processo di disgregazione del blocco orientale e della fine dell’URSS si è aperto un profondo ripensamento dello Stato e della comunità in quanto tale, elevando la concezione della Mongolia non come Stato “a sovranità limitata”, bensì come un potenziale ponte tra due potenze, ossia la Russia e la Cina citate poc’anzi.
La prospettiva russa si è espletata sino ad ora attraverso un approccio modificatosi poco negli anni, trovando una maggiore assertività – o volontà – a partire dall’inizio del mandato presidenziale di Vladimir Putin, il quale ha riconosciuto il valore della Mongolia come attore propedeutico agli interessi russi nella regione. Se da un lato, durante gli anni Novanta, la Russia si adoperò scarsamente nei confronti della neonata Repubblica di Mongolia, a seguito del nuovo corso democratico da essa intrapresa e con una nuova postura nelle relazioni internazionali, dall’altro l’ascesa di Putin al potere ha riorientato queste relazioni verso una maggiore “cooperazione, amicizia e fiducia reciproca”. Un dato molto semplice a sostegno di questa tesi sta nelle visite compiute dal Presidente della Federazione Russa in Mongolia da quanto esistono relazioni diplomatiche tra i due Stati, ossia circa cinque visite (2000, 2009, 2014, 2019 e 2024) a fronte di zero visite antecedenti al 2000. I contatti presidenziali della Russia verso la Mongolia si sono dimostrati più costanti attraverso il nuovo corso della Russia durante la presenza di Vladimir Putin al potere e del suo “delfino” Medvedev (quest’ultimo nel 2009), dimostrando come la Russia abbia cercato di traslare il proprio asse nelle relazioni russo-mongole verso una maggiore presenza e collaborazione. Inoltre si percepisce come anche in un teatro “minore”, come quello della Mongolia, la Russia degli anni Novanta ha incontrato difficoltà, a causa della necessaria gestione degli affari interni della complessa transizione da economia pianificata ad economia di mercato, da sistema monopartitico a una democrazia (seppur con alcuni punti critici) vivace e multipartitica e, soprattutto, da “superpotenza” a una potenza regionale. Pertanto, come espresso in queste poche righe, le relazioni bilaterali tra la Federazione Russa e la Repubblica di Mongolia possono essere utili per comprendere alcuni aspetti della politica estera russa, dalla “svolta ad Est”[1] alla determinazione di una propria sfera d’influenza.
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Gli anni ’90: la transizione
La cesura che costituirono gli anni Novanta alla politica internazionale fu sostanziale, adoperando una serie di cambiamenti repentini e allo stesso tempo profondi all’interno degli equilibri globali. Dal biennio 1990-1991 ad oggi, una possibile chiave di lettura per interpretare tale cambio è il crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), del suo noto “Impero Esterno” in Europa e delle strette relazioni adoperate dalla superpotenza comunista nel Secondo e Terzo Mondo. Il processo di disgregazione trova le sue radici in numerose questioni entro cui si instaura il cosiddetto “Nuovo Pensiero”[2] inaugurato da Michail Gorbachev, il quale poneva come priorità il ridimensionamento e la radicale trasformazione dello Stato e della società sovietica, adoperando un cambio alle fondamenta dell’URSS stessa. Il 1991 fu l’anno del discioglimento del gigante comunista, il quale vide la perdita delle Repubbliche Baltiche, il fallimento del progetto pseudo-confederale di Gorbachev e il conseguente abbandono di tutte le Repubbliche federative – Russia compresa – provocando l’estinzione di uno Stato che aveva caratterizzato gran parte della storia del Novecento.
In un tale scenario, in considerazione dei fattori citati, si colloca la Mongolia, la cui evoluzione da Stato di stampo socialista monopartitico verso una democrazia rappresentativa è segnata dalla moltitudine di eventi sopracitati.
Divenuta una repubblica socialista nel 1924, gran parte della storia della Repubblica Popolare Mongola (RPM) è strettamente legata all’Unione Sovietica, la cui influenza si rafforzò prepotentemente nell’arco degli anni Sessanta, mentre l’acredine tra Mosca e Pechino si faceva sempre più forte. Ciò comportò la fine dell’ipotetico ruolo di “ponte”[3] tra le due potenze del mondo comunista per la Mongolia, le cui sorti dipesero ampiamente dall’alleato sovietico. Lo status della Mongolia Popolare può essere interpretato come quello di uno “Stato a sovranità limitata”[4], nonostante alcuni elementi la differenziarono rispetto ai Paesi europei orientali, in particolare la peculiare posizione geografica (incastonata tra l’Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese).
Una tale condizione, rafforzata dalla presenza di personale militare e di truppe sovietiche sul proprio territorio in funzione anticinese, subì una radicale frattura a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Il cambiamento delle politiche sovietiche attraverso il “pacchetto” di uskorenie, glasnost’, perestrojka e demokratizacija provocò degli effetti che corroborarono le relazioni tra i due Stati. In primo luogo, la Mongolia iniziò un graduale processo di democratizzazione a partire dal 1990, cioè successivamente alle elezioni del Congresso dei Deputati del Popolo dell’URSS del 1989, anno durante il quale si tennero le prime elezioni democratiche in Mongolia a seguito di una protesta continuativa che partì dai giovani e dall’opposizione politica mongola a favore di radicali aperture politiche[5].
In un battito di ciglia, nel corso di pochi mesi, la Mongolia apriva un periodo di “transizione democratica”, adoperando un distanziamento dall’Unione Sovietica e la fine di un periodo di poco meno di settant’anni di subordinazione a Mosca.
La fase della “democratizzazione” della Mongolia aprì un nuovo capitolo delle relazioni non più sovietico-mongole, bensì russo-mongole, creando un tipo di relazione che può aiutare a comprendere le differenti periodizzazioni della politica estera russa dagli anni Novanta ad oggi, in quanto potrebbe dirsi che il primo decennio di relazioni ufficiali è segnato da un distanziamento consistente tra le due Repubbliche, per ragioni diverse che verranno specificate in seguito, ma tra le quali è lecito menzionare la considerazione minore per l’Asia da parte russa e il desiderio di adoperare un nuovo atteggiamento in politica estera per Ulaan Bataar. Successivamente, è riscontrabile un riavvicinamento dal 2000 in avanti, intensificatosi maggiormente a seguito degli eventi del 2014. Si potrebbe affermare che, a seguito dell’ondata “occidentalista”[6], la “riscoperta” dell’Oriente come perno sul quale promuovere i propri interessi ha costituito per Mosca un nuovo paradigma anche nelle relazioni con la Mongolia, la quale ha dalla sua un atteggiamento che potrebbe definirsi tutto fuorché passivo.
Le ragioni che spingono dietro la considerazione della Mongolia come attore importante nelle relazioni internazionali, nonostante la sua natura di piccola potenza, muovono da un assunto fondamentale: l’assoluto bisogno della Federazione Russa e della Repubblica Popolare Cinese come sostegno alla propria sovranità.
Nel Concetto di Politica Estera della Mongolia si fa esplicito riferimento ad entrambi, definendo i due Paesi come “Grandi Potenze” verso il quale mantenere “relazioni amichevoli […] e bilanciate”[7]. La Mongolia, Stato senza accesso al mare e dipendente in modo massiccio dai rapporti commerciali con la Russia e la Cina, ha sviluppato dagli anni Novanta una politica di bilanciamento con entrambi i giganti, adottando un’agenda pragmatica volta alla sopravvivenza dello Stato stesso e della tutela della propria sovranità.
Da parte russa, la fine dell’Unione Sovietica comportò una riconsiderazione della Russia come massa eurasiatica, comportando un approccio più critico nei confronti dell’Oriente, a fronte di una maggiore attrazione verso l’Occidente, con la quale si propugnavano relazioni amichevoli e collaborative. Il Concetto di Politica Estera della Federazione Russa del 1993 esaltava questo punto, in quanto nella gran parte di esso si discuteva circa il superamento del mondo “a due sistemi”[8], sottolineando la natura della Russia come Stato democratico e libero, incardinandosi nell’ottica liberale dell’Occidente, nonostante alcune peculiarità russe permanessero in contraddizione con quel modello che andava affermandosi come universale. Nei rapporti con l’Asia si faceva esplicito riferimento alla considerazione di un sistema di sicurezza collettiva creato in coordinamento con i grandi attori coinvolti, ossia Stati Uniti, Cina e Giappone, nell’ottica di favorire stabilità e debellare le possibili minacce allo Stato russo in quanto tale. Se ampio spazio venne dedicato ad attori primari quali la Cina, il Giappone, l’India o il blocco dell’ASEAN, si discusse poco del ruolo che la Mongolia poteva avere nel perseguire tali obiettivi[9].
Dall’inizio della transizione democratica, la Mongolia ha adoperato una rielaborazione dello Stato, sia in termini costituzionali-formali sia in termini sostanziali, praticando uno slittamento verso Est – ossia verso la Cina. La Russia perse il ruolo attrattivo che il predecessore sovietico godeva nella regione e poco fece quest’ultima nel favorire la crescita di relazioni mature tra i due Paesi. Tra il 1991 e il 1999, nessun esponente della Federazione Russa – eccetto il Presidente della Duma, nel 1996 – visitò ufficialmente la Mongolia, evidenziando il ruolo periferico che si assegnava ad Ulan Bataar nelle relazioni bilaterali[10].
Dall’altro lato, l’atteggiamento mongolo nei confronti della Russia negli anni Novanta tese a confermare l’importanza che si attribuiva alla stabilizzazione dei rapporti con i due grandi vicini, come testimoniato dal Trattato del 1993 di Amicizia e Cooperazione firmato a Mosca da El’cin e Ochirbat[11]. In un certo qual modo, l’ambivalenza russa nei confronti della Mongolia è in parte giustificata dal Trattato del 1993, il quale si proponeva, nella sua struttura complessiva, di rendere lo Stato mongolo una presenza non minacciosa ai propri confini orientali, favorendo una stabilizzazione che potesse consentire alla Russia di proseguire una ricostruzione dei rapporti post-sovietici (compreso il totale ritiro delle truppe) nella regione dell’Asia-Pacifico.
Nonostante la natura differente, l’ultimo decennio del XX secolo costituì un periodo turbolento per entrambi i Paesi sul piano della politica interna, in quanto in entrambi si presentarono lotte per il potere, la fine del monopolio del partito unico e una dinamicità, seppur imperfetta, delle rispettive democrazie. Inoltre, il progressivo ritiro della Russia, a causa delle difficoltà nel possedere una proiezione esterna continuativa, causò la perdita d’influenza nel territorio a favore della Cina. Tutto questo almeno fino agli anni 2000.
Note
[1] Bettanin, F. (2018). Putin e il mondo che verrà (p. 22). Viella, Roma.
[2] Tsygankov, A. P. (2016). Russia’s Foreign Policy (4 ed., p.11). Rowman & Littlefield, London
[3] Batbayar, T. (2003). Mongolian-Russian relations in the past decade (p.3). Asian Survey, 43(6), 951–970.
[4] Ibidem
[5] Heaton, W. R. (1991). Mongolia in 1990: Upheaval, Reform, But No Revolution Yet (pp. 1-2) Asian Survey, 31(1), 50–56. https://doi.org/10.2307/2645184
[6] Tsygankov, A. P. (2016). Russia’s Foreign Policy (4 ed., pp. 59-96). Rowman & Littlefield, London
[7] National Security Council of Mongolia – Institute for Strategic Studies (2025). Concept of Mongolia’s Foreign Policy (Capitolo II, par. 12, lett. A). National Security Council of Mongolia – Institute for Strategic Studies. https://en.iss.gov.mn/?page_id=70
[8] Russia’s Foreign Policy Concept in Melville, A., Shakleina, T. (2005). Russian Foreign Policy in Transition: Concepts and Realities (1 ed., pp. 27-64). Central European University Press, Budapest.
[9] Ibidem
[10] Ministry of Foreign Affairs of Mongolia (2021). Russian Federation. Ministry of Foreign Affairs of Mongolia https://mfa.gov.mn/en/diplomatic/56801/
[11] Agreement on friendly relations and cooperation between the Russian Federation and Mongolia (1993). FAOLex Database. https://www.fao.org/faolex/results/details/en/c/LEX-FAOC078449/
Foto copertina: Bandiere di Russia e Mongolia













