Il Madagascar cambia gestione. Al potere cinque colonnelli.


La crisi politica in Madagascar ha subito un rapido cambiamento da quando i militari del CAPSAT hanno fornito il loro sostegno ai manifestanti lo scorso fine settimana. L’Alta Corte costituzionale ha invitato il 14 ottobre il colonnello Michael Randrianirina a subentrare al capo di stato Andry Rajoelina che dal suo rifugio all’estero respinge le dimissioni e denuncia il colpo di stato.


Di Alessia Cannone

Il 15 ottobre segna un nuovo capitolo nella storia politica del Madagascar con la presa del potere da parte di Randrianirina e altri quattro colonnelli non ancora identificati. Ieri davanti alla stampa malgascia il colonnello ha dichiarato davanti al palazzo presidenziale la presa del potere, lo scioglimento del Senato, dell’Alta Corte costituzionale, della Alta Corte di Giustizia, della CENI (Commissione elettorale nazionale indipendente) e l’Alta Corte per la difesa della democrazia e dello stato di diritto, mentre l’Assemblea nazionale “on la laisse travailler”, la lasciamo lavorare, ha affermato. Ed è proprio da quella stessa Assemblea del Madagascar che Randrianirina ha ottenuto la legittimazione a prendere il potere, con il vice presidente dell’Assemblea e figura dell’opposizione Siteny Thierry Randrianasoloniako che ha spinto per questa decisione poi accettata dall’Alta Corte. Nelle dichiarazioni successive ha affermato inoltre la sospensione della Costituzione e l’istituzione di un Consiglio di transizione composto da ufficiali dell’esercito e della gendarmeria, a cui potrebbero partecipare in un secondo momento dei consiglieri civili. Al momento nessuna decisione sembra essere effettiva.

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Dal suo rifugio sicuro il presidente Rajoelina denuncia il tentativo di colpo di stato e rivendica la reggenza della presidenza della Repubblica. Il 14 ottobre, il presidente ha tentato di sciogliere l’Assemblea nazionale, ma quest’ultima ha ignorato il decreto presidenziale, proseguendo i lavori e votando per la destituzione di Rajoelina, accusandolo di abbandono passivo della carica. Poiché il presidente del Senato — che avrebbe dovuto assumere l’incarico in caso di supplenza — era stato a sua volta destituito, e il governo era stato dichiarato incapace di garantire la successione (essendo stato sciolto a fine settembre e mai completamente ricostituito, fatta eccezione per il Primo ministro, il Ministro delle Forze Armate e quello della Sicurezza), la Corte ha accolto la richiesta dell’Assemblea, ritenendo esaurita ogni possibilità di soluzione civile. La stessa ha quindi provveduto a chiedere a Randrianirina il subentro come presidente della Repubblica, invitandolo a organizzare elezioni presidenziali entro 30-60 giorni, rispettando i dettami costituzionali.

Come si è arrivati a questa nuova pagina politica.

Dal 25 settembre scorso Antananarivo e le più grandi città sono protagoniste di movimenti di protesta scaturiti da una popolazione prostrata da frequenti blackout e interruzioni dell’approvvigionamento idrico che ormai da anni colpiscono il Paese. Nel corso delle settimane le contestazioni sono diventate più ampie con la richiesta di dimissioni dell’amministrazione di Andry Rajoelina. La situazione socio-economica del Paese rimane critica con le interruzioni dei servizi energetici che compromettono lo svolgimento delle attività economiche e l’erogazione dei servizi, andando ad alimentare quel sentimento di frustrazione dei giovani, molti dei quali marginalizzati dal mercato del lavoro.

La popolazione è scesa pacificamente nelle piazze andando contro il divieto a manifestare imposto dal presidente. Le manifestazioni sono state oggetto di repressione violenta con cariche di gendarmeria ed esercito risultati in decessi, feriti e arresti di manifestanti. Si sono verificati incendi, saccheggi e barricate contro attività commerciali che hanno portato alla dichiarazione di coprifuoco da parte della prefettura della capitale. Secondo gli stessi manifestanti, si sarebbe trattato di azioni orchestrate dalla maggioranza di governo per screditare la disobbedienza civile. La GenZ, a capo di queste proteste, ha presentato il 28 settembre sei richieste nei confronti delle istituzioni, tra cui inizialmente le dimissioni del Primo ministro e del prefetto della capitale. Nel tentativo di placare le proteste Rajoelina aveva proceduto nel licenziamento del ministro dell’energia e successivamente di tutta la compagine governativa. Aveva sostituito il suo Primo ministro Christian Ntsay con il capo di gabinetto militare, il generale Ruphin Zafisambo, lasciando di fatto le restanti cariche ministeriali vacanti. Ma non è bastato, la piazza vuole le dimissioni del presidente.

Una svolta arriva nel fine settimana dell’11 ottobre quando il CAPSAT (Corps d’armée des personnels et des services administratifs et techniques), unità dell’esercito responsabile del personale e dei servizi amministrativi e tecnici, si è ammutinato unendosi ai manifestanti e incitando le altre frange dell’esercito e la gendarmeria a non rispettare l’ordine di sparare sulla folla ma preferire la protezione dei cittadini. Il 12 ottobre il generale appartenente a questa unità, Démosthène Pikulasè, è stato nominato dal Ministro delle forze armate malgasce Capo di Stato Maggiore delle forze armate. Lo stesso giorno giunge la notizia che il presidente Rajoelina è stato esfiltrato da un velivolo militare francese. Tutto questo succede con le manifestazioni attive nel Paese.

Il 13 ottobre Rajoelina, dal suo rifugio sicuro, ha denunciato un tentativo di presa del potere illegale e di tentato omicidio della sua persona, accusando il CAPSAT di essere manipolato da personalità politiche con l’obiettivo di eliminarlo. Il presidente ha inoltre rigettato pubblicamente la richiesta di dimissioni avanzata dalla GenZ, Quest’ultima nel quadro sembra non trovare più spazio. Se da una parte iniziava ad essere schiacciata da personalità politiche e sindacali che volevano cavalcare l’onda delle proteste per i propri scopi politici, dall’altra parte sembra evidente un suo allontanamento dalle decisioni politiche da parte della giunta che si è espressa parzialmente sulla partecipazione civile al processo di transizione. Ora la GenZ dovrebbe darsi un ordine politico interno dato che fino ad ora manca di personalità riconosciute e autorevoli per fare pressione sui militari al potere e ottenere quelle rivendicazioni sociali, economiche e politiche che da decenni sono al centro del dibattito pubblico malgascio.

Se fino allo scorso fine settimana non si poteva parlare di un colpo di stato in senso stretto, oggi gli sviluppi lasciano pochi dubbi. Le scelte di Rajoelina — dal licenziamento dell’intero governo senza una nuova squadra esecutiva, alla nomina di un militare come Primo ministro — hanno contribuito a generare un vuoto istituzionale che ha favorito l’ascesa dei militari al potere in Madagascar. Un caos politico che, è stato subito, ma anche alimentato dall’alto.


Foto copertina: Soldati in Madagascar, i militari hanno preso il potere. Ottobre 2025 (AP Photo/ Brian Inganga)