Sicurezza e sovranità nel Mar Caspio: un nuovo patto rafforza la cooperazione tra gli Stati rivieraschi


Alla conferenza di San Pietroburgo, i Paesi costieri riaffermano il principio di non ingerenza e rafforzano la cooperazione strategica nel Mar Caspio.


Un’intesa per blindare la sicurezza del Caspio

L’8 ottobre 2025, a San Pietroburgo in Russia, i comandanti navali di Azerbaigian, Iran, Kazakistan e Russia hanno firmato un documento di cooperazione strategica volto a consolidare la sicurezza e la stabilità nel Mar Caspio, riaffermando il principio di non ingerenza da parte di potenze esterne. L’accordo, definito “di cooperazione strategica globale per il Mar Caspio”, sottolinea la giurisdizione esclusiva delle cinque nazioni costiere – Azerbaigian, Iran, Kazakistan, Russia e Turkmenistan – sugli affari interni del bacino, sebbene quest’ultimo non fosse presente all’incontro. Firmato al termine della riunione dei comandanti navali a San Pietroburgo, il documento ribadisce che la sicurezza marittima e le decisioni in materia di difesa, navigazione e gestione delle risorse appartengono unicamente agli Stati rivieraschi. La mossa è stata interpretata come una risposta alle tensioni geopolitiche globali e al crescente interesse delle potenze extraregionali nella regione, in un momento in cui Iran e Russia rafforzano la loro cooperazione militare e strategica in diversi teatri, inclusa l’area del Caspio.

Dalla cooperazione tecnica alla sicurezza condivisa

Durante l’incontro, le delegazioni hanno discusso di idrografia, sicurezza della navigazione e scambio di dati tecnici, nonché della possibilità di avviare programmi di ricerca congiunti e organizzare nuove esercitazioni multinazionali. I comandanti hanno affrontato inoltre temi legati al contrasto del contrabbando, alla protezione ambientale e alla costruzione di meccanismi di fiducia reciproca. Il comandante della Marina iraniana, contrammiraglio Shahram Irani, ha ribadito che il Mar Caspio “non è un luogo per potenze extraregionali” e che la sicurezza collettiva deve essere garantita solo dagli Stati costieri. L’incontro ha riaffermato la continuità con la Convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio, firmata ad Aktau nel 2018, considerata il fondamento del diritto internazionale nella regione. La firma di San Pietroburgo rappresenta quindi un ulteriore passo verso la costruzione di un quadro di cooperazione militare e politica regionale, volto a prevenire interferenze esterne e a preservare l’autonomia decisionale delle cinque nazioni rivierasche.

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La Convenzione di Aktau: il pilastro giuridico del Mar Caspio

Mar Caspio

La Convenzione di Aktau, siglata il 12 agosto 2018 dai presidenti di Kazakistan, Azerbaigian, Iran, Russia e Turkmenistan, definisce infatti il regime giuridico del Mar Caspio e stabilisce i principi fondamentali per la sua gestione condivisa. Il trattato disciplina la delimitazione delle acque, del fondale marino e del sottosuolo, la sovranità nazionale sulle risorse, il transito, la posa di oleodotti e cavi sottomarini, nonché la protezione ambientale e la salvaguardia della biodiversità. In base alla Convenzione, ciascuno Stato dispone di acque territoriali fino a 15 miglia nautiche e di una zona di pesca esclusiva di 10 miglia, mentre oltre tali limiti si estende un’area comune di libera navigazione riservata alle navi battenti bandiera dei Paesi rivieraschi. La delimitazione del fondale e del sottosuolo in settori sovrani consente lo sfruttamento condiviso delle risorse energetiche, previo rispetto delle normative ambientali. La Convenzione, frutto di oltre venticinque anni di negoziati, ha creato un quadro stabile per la cooperazione multilaterale, istituendo un meccanismo di consultazione permanente tra i vice-ministri degli Esteri degli Stati costieri, incaricato di monitorare l’attuazione degli accordi e garantire un dialogo costante sulle questioni strategiche.

Un Caspio autonomo tra energia, corridoi e geopolitica

Oltre alla dimensione giuridica, la Convenzione di Aktau ha consolidato una visione di sicurezza collettiva fondata sul principio che solo i Paesi del Caspio possano decidere questioni militari nell’area, escludendo qualsiasi presenza o esercitazione straniera. Tale impostazione è stata successivamente rafforzata da numerosi accordi settoriali – tra cui quelli sulla protezione delle risorse biologiche, sulla prevenzione delle emergenze marittime e sulla cooperazione idrometeorologica – che hanno favorito un approccio coordinato alla gestione delle crisi e alla tutela dell’ambiente. La cooperazione si è estesa anche al campo economico e infrastrutturale, con la promozione di progetti comuni come la Via di Trasporto Internazionale Transcaspica, il Corridoio Nord-Sud e la rete della Via della Seta Digitale, che trasformano il Caspio in un nodo strategico per energia, commercio e comunicazioni tra Asia, Europa e Medio Oriente. Tuttavia, le diverse percezioni di sicurezza e gli interessi energetici divergenti tra gli Stati costieri e gli attori esterni, uniti al peso crescente delle sanzioni internazionali contro Russia e Iran, contribuiscono a rendere complesso l’equilibrio regionale.

Implicazioni strategiche per Europa e Asia Centrale

L’intesa di San Pietroburgo consolida il processo di “regionalizzazione” del Mar Caspio, ma al tempo stesso ridefinisce gli equilibri geopolitici dell’Eurasia. Per l’Europa, la chiusura del Caspio alle potenze esterne limita il margine d’azione occidentale nei progetti energetici e infrastrutturali della regione, riducendo le possibilità di diversificare l’approvvigionamento energetico rispetto a Russia e Medio Oriente. Per i Paesi dell’Asia Centrale, invece, il nuovo assetto rappresenta un’opportunità per rafforzare la cooperazione intraregionale e valorizzare i corridoi di transito che collegano il Mar Caspio al Caucaso e al Mediterraneo. L’Iran e la Russia, entrambi sottoposti a sanzioni, mirano a fare del Caspio un bacino strategico alternativo alle rotte controllate dall’Occidente, rafforzando così la propria autonomia economica e militare. In prospettiva, il Caspio si conferma un crocevia vitale tra energia, sicurezza e diplomazia, dove la cooperazione regionale – se bilanciata – potrebbe trasformarsi in un modello di governance autonoma capace di garantire stabilità, sviluppo e sovranità condivisa nel cuore dell’Eurasia.


Foto Copertina: I comandanti navali di Azerbaigian, Iran, Kazakistan e Russia hanno firmato un accordo strategico per rafforzare la sicurezza e la cooperazione nel Mar Caspio. Foto: Caspian News