Il soft power cinese tra tendenze egemoniche e benevole


La pratica del soft power è diventata un’opzione politica interessante per la Cina per aiutare a dimostrare il proprio impegno per un aumento pacifico. Ciò ha comportato il tentativo di Pechino di utilizzare una gamma crescente di strumenti di politica estera oltre che l’hard power nelle sue interazioni con lo scenario mondiale, tra cui assistenza allo sviluppo, commercio e scambi culturali.


Si definisce soft power l’abilità di persuadere, convincere, attrarre e cooptare, tramite l’uso di risorse intangibili quali cultura, valori e istituzioni della politica. Il principale teorico di questo concetto è Joseph S. Nye, il quale è stato capo del National Intelligence Council, vicepresidente del Sottosegretariato di Stato e sottosegretario alla Difesa durante l’amministrazione Clinton. Nell’era dell’informazione globalizzata il soft power assume una maggiore rilevanza e i governi devono impegnarsi nel costruire le proprie risorse di soft power, un potere che è “meno rischioso, ma più difficile da usare, facile da perdere e costoso da riottenere”.

Il Soft power nell’ottica del dragone

La Cina si è concentrata sul miglioramento della sua immagine nel mondo, facendo più affidamento sul suo “potere morbido”, investendo miliardi di dollari semplicemente per convincere il mondo ad accettare la sua ascesa nel sistema internazionale. L’esercizio dell’hard power da parte della Cina durante la crisi dello Stretto di Taiwan del 1995-1996 e l’incidente dell’isola Mischief, hanno comportato delle battute d’arresto, significative, all’immagine cinese nel mondo. Solo uno o due anni dopo, durante la crisi finanziaria asiatica del 1997, mentre le nazioni occidentali erano lente a reagire alla crisi, la tempestiva decisione di Pechino di non svalutare la sua moneta è stata percepita come una difesa alla crisi stessa e come mossa per valorizzare la sua posizione nel contesto geopolitico asiatico. Questa, per molti esperti, è stata la fase storica in cui è emerso il soft power cinese. Pechino ha riconosciuto l’efficacia dell’uso del soft power. Invece di ricorrere all’azione militare, la Cina ha iniziato ad utilizzare un approccio meno conflittuale per risolvere i suoi problemi con gli altri stati. Lo sforzo della Cina di proclamarsi leader nel mondo in via di sviluppo, durante la Conferenza di Bandung, è una strategia che sta riaffermando tutt’oggi[1].
L’idea che la Cina stava entrando in una nuova era trovò seguito anche nel sempre maggior numero di studiosi stranieri che erano interessati a predire in che modo il paese asiatico si sarebbe affacciato sul palcoscenico internazionale e quali cambiamenti avrebbe portato all’ordine mondiale. Due delle teorie più interessanti sono quelle avanzate dagli studiosi Joshua Kurlantzick, Bonnie S. Glaser e Melissa E. Murphy . Il primo pubblicò un libro dal titolo Charm Offensive: How China’s Soft Power Is Transforming the World. Kurlantzick ipotizza come, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Cina sia ormai l’unico paese che, terminato il suo processo di crescita, possa competere con gli Stati Uniti[2].
Bonnie S. Glaser e Melissa E. Murphy ritengono che sia più reattivo contrastare la percezione della minaccia della Cina. Dal loro punto di vista i leader cinesi non vogliono avviare la competizione con l’Occidente e con gli Stati Uniti promuovendo i valori socialisti come alternativa ai valori occidentali, ma, tuttavia, vedono il concretizzarsi di tutto questo qualora la Cina riuscisse a raggiungere un ruolo significativo nello scenario internazionale.
Nonostante la Cina stia facendo dei notevoli progressi nel migliorare la sua immagine beneficiando di molte opportunità, deve ancora superare molteplici sfide sul piano della diplomazia pubblica[3]. Lo stesso principio di centralismo che è alla base del regime autoritario cinese è mancato nella diplomazia cinese. Il sistema diplomatico è piuttosto complicato, poiché le responsabilità sono suddivise tra molti dipartimenti e gruppi. Esistono ministeri e dipartimenti separati senza alcuna autorità di controllo centrale, che sono chiamati ad esaminare i diversi aspetti della diplomazia pubblica, come la diplomazia culturale e la diplomazia dei media. Tuttavia è necessario affermare che la Cina non è riuscita a garantire una politica coerente nei confronti della diplomazia pubblica, a causa del mancato utilizzo delle risorse delle agenzie transnazionali e delle organizzazioni non governative (ONG)[4].
L’attenzione del mondo politico, accademico e dei media cinesi verso i temi del soft power e della diplomazia pubblica rappresenta certamente un aspetto particolare di una più generale evoluzione del modo cinese di approcciare la politica estera. Il dibattito sul piano teorico si riflette, nella pratica diplomatica, nel ricorso a sempre nuovi e più sofisticati strumenti di comunicazione internazionale. A fianco alla diplomazia tradizionale, le cui attività trovano oggi nei media un eco molto maggiore che in passato, la letteratura occidentale identifica i principali strumenti della diplomazia pubblica cinese nei seguenti elementi:

  • La diplomazia culturale, ovvero l’uso di strumenti, come l’Anno della cultura cinese, l’invio di artisti all’estero, la diffusione degli Istituti Confucio, la promozione di programmi di scambi studenteschi e governativi, per aumentare influenza e attrattività dell’antica cultura e del sistema di valori tradizionali cinesi.
  • La diplomazia economica, che si basa sull’innegabile successo cinese in termini di potere economico e commerciale, per coltivare l’impatto positivo del Beijing consensus nei paesi in via di sviluppo e che produce importanti legami d’affari con l’estero.
  • Gli aiuti allo sviluppo, ovvero l’uso politicamente consapevole degli investimenti all’estero e degli aiuti umanitari specie nelle regioni meno sviluppate, anche sotto forma di formazione professionale.
  • L’ospitalità a conferenze internazionali e lo sviluppo di un sistema di pubbliche relazioni correlato.
  • La maggiore interazione con i media stranieri.
  • La ricerca di una leader diplomacy con caratteristiche cinesi (中国特色的首脑 外交 Zhongguo tese de shounao waijiao)ˮ e l’accorciamento delle distanze tra gli esponenti del governo e la gente comune.

Gli sforzi compiuti dal governo cinese per migliorare l’immagine nazionale non sono, dunque, passati inosservati agli analisti occidentali: non solo i grandi eventi, ma anche le strategie di lungo termine della nuova diplomazia cinese, sono tuttora oggetto di studi approfonditi[5]. In Cina, la diplomazia pubblica, che era un concetto sconosciuto, è diventata molto popolare tra gli studiosi cinesi negli ultimi anni. I cinesi normalmente usano il termine “dui wai xuan chuan o wai xuan (propaganda esterna)” per pubblicizzare i propri risultati e  per poter migliorare la sua immagine all’estero. Xuan chuan ha un duplice significato: xuan (propaganda interna) e wai xuan (propaganda rivolta all’estero). Sebbene Pechino abbia un discreto successo nell’ambito della xuan (propaganda interna), presenta delle debolezze per quanto concerne la wai xuan (propaganda esterna) o diplomazia pubblica e la ragione di ciò è legata alla mescolanza di propaganda esterna e interna da parte del governo cinese[6].
L’uso dell’espressione ascesa pacifica, termine utilizzato per contrastare la teoria di una minaccia cinese, è una prova dell’abile uso che la Cina ha iniziato a fare dei suoi strumenti di soft power per migliorare la sua immagine fuori dai confini nazionali. Se l’interesse cinese verso la teoria del soft power ebbe inizio con la traduzione del libro di Nye, a partire dai primi anni del ventunesimo secolo in Cina ci fu un considerevole incremento di pubblicazioni sull’argomento e l’interesse per la materia crebbe esponenzialmente. Per la Cina, infatti, era inevitabile rielaborare la teoria di Nye prima di renderla pubblica, questo perché il paese asiatico non avrebbe potuto adattarsi al paradigma occidentale di soft power e diplomazia pubblica, dato che gli Stati Uniti e i paesi occidentali basano il loro soft power e la loro diplomazia pubblica sui loro sistemi politici democratici. Lo stesso Nye sottolineò che gli stati più favoriti a manifestare il soft power nell’era dell’informazione sono quegli stati le cui idee dominanti più si avvicinano alle norme globali, che enfatizzano il liberalismo, il pluralismo e l’autonomia.
Con Xi Jinping, la Cina cala definitivamente la maschera, nonostante le recenti politiche cinesi avessero palesato il desiderio del paese di diventare  una potenza mondiale, nessuno aveva mai ufficialmente dichiarato di voler rompere con la direzione imposta da Deng Xiaoping di celare le proprie capacità e aspettare il proprio momento. Il nuovo principio di Xi Jinping è invece lottare duramente per il successo (fenfa youwei 奋发有 为), che ha portato la Cina a conquistare una maggiore sicurezza delle proprie forze ed essere più attiva in politica estera e nelle pratiche diplomatiche (yousuo zuowei 有所作 为)[7]. Xi Jinping ha menzionato il nome di Lao Tzu, un antico filosofo cinese nel suo discorso a Berlino nel 2014 citando le sue parole: “un grande paese dovrebbe essere come il corso inferiore di un fiume”. Ha ulteriormente elaborato il concetto dicendo che “un grande paese dovrebbe essere inclusivo come il corso inferiore di un fiume che ammette numerosi affluenti[8]”. La Cina è desiderosa di rafforzare il dialogo, lo scambio di opinioni con il resto del mondo e ascoltare le voci di altri paesi con una mente più aperta e più inclusiva. Inoltre, spera che il mondo vedrà la Cina in una luce oggettiva, storica e multidimensionale. Il presidente Xi ha sottolineato la necessità di aumentare il soft power della Cina fornendo la buona narrativa cinese. Promuovendo tali strategie, la realtà cinese cerca di sfruttare la sua ricca storia fornendo resoconti della sua etica culturale. Pechino è pronta ad assumersi le responsabilità più significative che erano state finora il dominio degli Stati Uniti e dei paesi occidentali. È un riferimento indiretto agli Stati Uniti il fatto che i suoi sforzi non siano benevoli ed inclusivi, poiché molti paesi più piccoli non potrebbero ottenere abbastanza prosperità con il loro approccio unilaterale.

Durante il 18° Congresso sono state presentate dal presidente Xi Jinping le misure che il governo ha intenzione di attuare, dando una nuova definizione del percorso che la Cina deve intraprendere. Gli obiettivi economici e politici del paese sono inseriti nell’ambito del sogno cinese (Zhongguo meng 中 国 梦) di rinascita della nazione che mira all’affermazione della Cina come grande potenza moderna attraverso i due obiettivi centenari (ling ge yibai nian 两个一百年) che dovrebbero terminare nel 2049 (ovvero nel centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese), attraverso una tappa intermedia nel 2021 (cioè il centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese) in cui si prevede che la Cina abbia realizzato la società moderatamente prospera di cui parlò Hu Jintao. Il ruolo della cultura è molto importante per la realizzazione del sogno cinese. Esortando agli scambi e alla comprensione reciproca, il presidente Xi ritiene che il sogno cinese possa diventare un sogno globale.

Il discorso, del presidente cinese Xi Jinping, in occasione del Forum economico mondiale nel gennaio 2017 a Davos è stato ampiamente riconosciuto. Le sue opinioni sulla globalizzazione economica in modo positivo hanno fornito un modo alternativo per affrontarne gli impatti negativi piuttosto che incolpare il fenomeno stesso. Ha suggerito che dovremmo adattarci e guidare la globalizzazione economica, attutire il suo impatto negativo e fornire i suoi benefici a tutti i paesi e tutte le nazioni.

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Ha anche affermato che tutti gli stati devono focalizzare le proprie attenzioni sullo sviluppo a patto che vengano garantiti il libero scambio, gli investimenti globali, la liberalizzazione, la facilitazione del commercio e degli investimenti attraverso l’apertura e dire no al protezionismo[9]. A differenza del presidente Trump, l’approccio del presidente Xi Jinping alle questioni globali è stato riconosciuto e apprezzato dalla comunità internazionale. Oltre a questo, anche il programma cinese per alleviare la povertà è ampiamente apprezzato in quanto ha sollevato oltre 700 milioni di persone dalla povertà e il tutto può essere considerato una vittoria storica contro questo fenomeno. Pechino enfatizza le immense prospettive potenziali del soft power cinese affinché siano emulate da molti paesi in via di sviluppo che stanno affrontando il maggior peso della povertà. L’obiettivo del presidente cinese è quello di fornire una piattaforma di soft power affinché la Cina non solo emerga come leader dei paesi del terzo mondo, ma diventi anche un attore importante nel processo decisionale globale fornendo un’alternativa e un ordine globale giusto. Tuttavia, molte politiche adottate sotto la presidenza di Xi Jinping indicano che si sta concentrando maggiormente sulla costruzione del Comprehensive National Power (CNP), a differenza dell’ex presidente Hu Jintao che ha enfatizzato maggiormente il soft power e lo sviluppo pacifico. Secondo Jintao il CNP include molti più elementi di hard power, quest’ultimi identificati come fattori chiave per la grande strategia della Cina nel ventunesimo secolo. Il presidente Xi sembra, invece, essere più risoluto nel suo approccio alla politica estera, cercando il suo posto legittimo nell’ordine internazionale[10].
Nel 2015 è stato pubblicato il libro “Xi Jinping yongdian” 习近平用典 (La citazione letteraria [nei discorsi e negli scritti] di Xi Jinping), in cui vengono elencati alcune centinaia di discorsi e articoli dei primi due anni di presidenza di Xi Jinping. Un’attenta analisi dei discorsi contenuti nel libro ha dimostrato quante siano le allusioni del presidente in riferimento alla cultura classica cinese. I riferimenti più comuni sono ai testi confuciani dello Zhongyong, del Mengzi, del Daxue e al testo taoista del Laozi. La cultura è uno dei temi a cui il presidente Xi Jinping non rinuncia mai nei discorsi tenuti durante le sue visite all’estero: questo, oltre a provare quanto la formazione del presidente sia stata influenzata dalla cultura tradizionale cinese, è anche una delle ragioni per cui si è registrato un incremento degli elementi culturali nelle strategie di politica estera cinese.
La leadership di Xi continua ad inquadrare la cultura nella sua visione del mondo come cultura socialista (shehui zhuyi wenhua 社会主义 文 化), cultura socialista avanzata o cultura socialista progressista (shehui zhuyi xianjin wenhua 社会主义 先进 文化). Il concetto, sopra descritto, riflette la convinzione del PCC secondo la quale l’economia è carne e sangue, la politica è lo scheletro e la cultura è l’anima di una società (zai yige shehuizhong, jingji shi xierou, zhengzhi shi guge , wenhua shi linghun 在 一个 社会 中, 经济 是 血肉, 政治 是 骨骼, 文化 是 灵魂). Esiste anche una relazione dialettica tra cultura e ideologia: la cultura è la base e il vettore dell’ideologia, mentre l’ideologia è il nucleo e l’anima della cultura (wenhua shi yishixingtai de jichu he zaiti, yishixingtai shi wenhua de hexin he linghun 文化 是 意识形态 的 载体, 意识形态 是 文化 的 核心 和 灵魂 ).
La cultura è anche un mezzo per legittimare il governo del PCC promuovendo il sentimento nazionale, la coesione sociale e la lealtà al partito-stato. Questo legame si riflette nel concetto di fiducia culturale (wenhua zixin 文化 自信).
Il principale propagandista Liu Yunshan 刘云山 sostiene che la cultura è la bandiera spirituale di un partito e di una nazione e che la costruzione della cultura socialista deve essere guidata dal marxismo (Liu Yunshan 2010). Attraverso Shen Haixiong 慎 海 雄, vicedirettore della Xinhua News Agency, il partito sostiene che la cultura nazionale cinese consiste in cultura tradizionale (chuantong wenhua 传统 文化), cultura etnica (minzu wenhua 民族文化), cultura rossa (hongse wenhua 红色 文化) e cultura contemporanea  (dangdai wenhua 当代 文化). L’enfasi dell’amministrazione Xi sul lavoro culturale segnala la sua insicurezza culturale e la consapevolezza della sua mancanza di soft power culturale. Il rafforzamento della sicurezza culturale interna e del soft power culturale internazionale fanno parte degli obiettivi a lungo termine del PCC per migliorare sia la governance interna che lo status internazionale della RPC.
Il PCC, a più riprese, ha dichiarato che garantirà la sicurezza culturale interna mantenendo la sua leadership ideologica, coltivando e implementando i valori socialisti, rivendicando e promuovendo la squisita cultura tradizionale della nazione cinese, prevenendo e resistendo ad influenze culturali malsane e migliorando la forza culturale. Questa strategia di sicurezza culturale interna si estende alla strategia di potere culturale internazionale del PCC. Facendo eco alla posizione della leadership centrale, Zhang Guozuo 张国祚, capo del National Cultural Soft Power Research, Collaboration, and Innovation Center (Guojia wenhua ruan shili yanjiu xietong chuangxin zhongxin 国 家 文化 软 实力 研究 协同 创新 中心), ha specificato che il rafforzamento, della cultura nazionale e del soft power, dovrebbe comportare quattro azioni principali: in primo luogo, l’enfatizzazione del sistema di valori fondamentali socialisti. In secondo luogo, poiché la superiorità del soft power culturale nazionale cinese risiede nella sua cultura tradizionale, la sua essenza dovrebbe essere promossa e protetta da potenziali impurità (letteralmente “scorie” zaopo 糟粕). Terzo, dovrebbero essere sviluppate le industrie culturali. Quarto, l’educazione ideativa e politica nelle università dovrebbe essere rafforzata. Zhang sostiene inoltre che la cultura è alla base delle strategie di sviluppo internazionale della RPC, come l’iniziativa One Belt, One Road (OBOR). Secondo Zhang, solo tale inquadramento culturale dell’OBOR creerà una comunità di interessi, destino e responsabilità comuni con reciproca fiducia politica, fusione economica ed inclusione culturale. Sebbene la Cina abbia compiuto progressi significativi nella sua strategia di soft power negli ultimi dieci anni, resta ancora vero che continua a esserci disaccordo su quale sia la principale fonte di soft power cinese, come costruirlo, come promuoverlo e a che scopo usarlo. L’enfasi generale posta sulla promozione della cultura tradizionale cinese come soft power, implica in qualche modo una certa debolezza nella cultura contemporanea e nei valori socio-politici. Il marxismo e il socialismo con caratteristiche cinesi sono ricevuti in modo ambiguo dal pubblico, se non del tutto ricevuti. Inoltre, misurare il soft power in termini di risultati politici è estremamente difficile quando gli obiettivi previsti o dichiarati rimangono vaghi o inesistenti. Il soft power dovrebbe continuare ad essere misurato nel contesto dell’attrazione da parte di altri paesi[11].


Note

[1] Jean-Marc F. Blanchard and Fujia Lu, Thinking Hard About Soft Power: A Review and Critique of the Literature on China and Soft Power, Asian Perspective, vol. 36 (oct.- dec. 2012), pp. 565-589.
[2] Joshua Kurlantzick, China’s Charm: Implications of Chinese Soft Power, Yale University Press, New Haven and London, 2007.
[3] La diplomazia pubblica è un sottocampo delle scienze politiche e delle relazioni internazionali che implica lo studio del processo e della pratica attraverso cui gli stati-nazione e altri attori internazionali coinvolgono i pubblici globali per servire i loro interessi. Si è sviluppato durante la Guerra Fredda come conseguenza dell’ascesa dei mass media e dei driver dell’opinione pubblica nella gestione della politica estera. Gli Stati Uniti, in una lotta ideologica bipolare con l’Unione Sovietica, hanno riconosciuto che ottenere il sostegno pubblico per gli obiettivi politici tra le popolazioni straniere funzionava meglio a volte attraverso l’impegno diretto rispetto al contatto tradizionale, spesso a porte chiuse, da governo a governo.
[4] Waltz K. (1979), Theory of International Politics, Colambia University Press, New York.
[5] Zou Guangwen, 全球化时代文化软实力建构路径, Il percorso di costruzione del soft power culturale nell’era della globalizzazione,  22 agosto 2014. Il Giornale del Popolo.
[6] Wang, “Public Diplomacy and the Rise of Chinese Soft Power”. Mar 2008. The Annals of the American Academy of Political and Social Science.
[7] Jinping, Xi. (2017, October 18). Full text of Xi Jinping’s report at 19th CPC National Congress. Retrieved. december 18, 2017, from Xinhuanet.com.
[8] 习近平关于党的群众路线教育实践活动论述摘编》, “Estratti dalle esposizioni di Xi Jinping sulle attività pratiche di istruzione di massa del partito”. Il Giornale del Popolo. Marzo 2014.
[9] 提高国家文化软实力,要努力提高国际话语权,要加强国际传播能力建设,精 心构建对外话语体系,发挥好新兴媒体作用,增强对外话语的创造力、感召力、公 信力,讲好中国故事,传播好中国声音,阐释好中国特色. (Aumentare il Soft power, realizzare il sogno cinese), in Renmin Ribao Haiwaiban 1 gennaio 2014.
[10] Cho, Y., & Jeong, J.H. (2008, May-June). China’s soft power: Discussions, resources, and prospects. Asian Survey.
[11] How does China stand with regard to Soft Power compared to other countries. E. Albert, China’s Big Bet on Soft Power, February 9, 2018.


Foto copertina: Soft power cinese