Le accuse di Teheran: una regia straniera per destabilizzare la Repubblica islamica.
Il governo iraniano ha rilanciato con forza la propria versione sulle proteste che negli ultimi mesi hanno attraversato diverse città del Paese, accusando apertamente gli Stati Uniti e Israele di essere i veri registi delle manifestazioni. Secondo le autorità della Repubblica islamica, l’ondata di disordini non sarebbe un fenomeno spontaneo, ma parte di una strategia coordinata di destabilizzazione portata avanti da potenze straniere ostili a Teheran.
I vertici politici e militari iraniani sostengono che le difficoltà economiche e sociali, pur reali, vengano strumentalizzate dall’estero per alimentare il malcontento popolare e trasformarlo in un movimento politico contro lo Stato. Washington e Tel Aviv, affermano i media governativi, starebbero finanziando e sostenendo gruppi dell’opposizione con l’obiettivo di indebolire le istituzioni e minare la stabilità del Paese.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha parlato apertamente di una “guerra ibrida” contro l’Iran, fatta di pressioni economiche, propaganda mediatica e operazioni psicologiche. Secondo Teheran, le dichiarazioni pubbliche di funzionari statunitensi e israeliani a sostegno dei manifestanti costituirebbero la prova di un’ingerenza diretta negli affari interni della Repubblica islamica.
All’interno di questo quadro, le autorità iraniane denunciano anche il tentativo di rilanciare la figura di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià deposto nel 1979. Secondo Teheran, l’ipotesi di una restaurazione monarchica rappresenta una costruzione artificiale promossa dall’estero e priva di qualsiasi radicamento reale nella società iraniana. I media vicini al governo descrivono Pahlavi come uno strumento politico nelle mani di Stati Uniti e Israele, utilizzato per alimentare illusioni di cambiamento e dividere l’opinione pubblica.
La Repubblica islamica ricorda l’epoca dello scià come un periodo segnato dalla repressione politica, dalla dipendenza dall’Occidente e dalla perdita di sovranità nazionale. Il tentativo di riproporre quella stagione storica viene definito una provocazione e un insulto alla memoria della Rivoluzione islamica.
In questo clima di forte tensione, il governo ha promosso manifestazioni di sostegno alle istituzioni e alla guida suprema, ribadendo che l’Iran non cederà alle pressioni internazionali. Per Teheran, le proteste non rappresentano un segnale di crisi del sistema, ma l’ennesimo capitolo di un confronto geopolitico che vede la Repubblica islamica al centro di una strategia di contenimento portata avanti dai suoi storici avversari.
Foto copertina: Proteste in Iran













