Il Vietnam e la costruzione narrativa della sconfitta


Nel 2025 ricorre il cinquantesimo anniversario della caduta di Saigon, evento simbolico che segnò la conclusione formale del conflitto vietnamita. L’episodio, inizialmente descritto dai media statunitensi come una sconfitta sul piano politico e strategico, è stato successivamente reinterpretato come una crisi più profonda, che investì la società americana nel suo complesso, evidenziandone fratture interne e contraddizioni culturali.


Numeri e vite

Questa analisi non avrà quale obiettivo quello di ripercorrere meticolosamente gli avvenimenti che hanno caratterizzato la guerra del Vietnam, dalle origini del conflitto post-coloniale con la Francia[1] al discusso incremento del numero di truppe USA di stanza in loco[2] sino all’offensiva del Tet[3] e la ritirata del personale da Saigon[4]. Voci e saggi ben più autorevoli hanno curato con meticolosa precisione la storia di questa guerra.
Lo scopo sarà invece quello di porre attenzione a quella che è stata la strategia narrativa della guerra stessa, diretta e indiretta che in prima istanza è costata agli USA il supporto, almeno in parte, dell’opinione pubblica interna. Questo mentre i vertici militari si ritrovarono in una paradossale situazione in cui neanche il numero di cadaveri nemici accumulati poteva essere utilizzato come indicatore o meno di una vittoria sul campo. Stando a recenti stime i caduti per le truppe nordvietnamite e i vietcong durante la guerra si aggira intorno al milione[5].
Spesso mantenere le posizioni faticosamente conquistate era impossibile ove non parte della generale strategia USA e queste venivano in alcuni casi abbandonate per poi essere riconquistate da “Charlie”, nome in codice abbreviato con cui venivano indicati i Viet Cong[6]. La battaglia della Montagna Ap Bia, meglio conosciuta come Hamburger Hill, incarnò perfettamente la frustrazione degli uomini al fronte e il crescere del dissenso popolare americano nei confronti della guerra, vista come un inutile spreco di vite di ragazzi americani[7].
L’aviazione USA ha tentato negli anni in ogni modo di fiaccare gli sforzi del Nord infliggendo anche lì numerose vittime tra militari, civili e lavoratori per la logistica militare. Questo si evince anche da un memorandum della CIA nei riguardi delle perdite nordvietnamite a partire dall’operazione Rolling Thunder[8] del febbraio 1965 sino a settembre 1966 con cifre stimate tra le 11mila vittime militari e 18mila vittime tra civili e lavoratori per la logistica bellica[9].
È lo stesso memorandum però a dare anche conferma del fatto che sebbene i danni inflitti con le campagne di bombardamento fossero ingenti e sufficienti a limitare le capacità offensive dell’esercito regolare nordvietnamita questi non furono però in grado di fermare il supporto militare e logistico alle operazioni nel Vietnam del sud, in Laos e Cambogia[10].
Si tentò anche di cambiare il volto stesso del paese con l’ampio utilizzo di defoglianti e altri agenti chimici – come il famoso Agente Arancio – al fine di spogliare parte del verde paesaggio del Vietnam, della Cambogia e del Laos. Questo tentativo di portare allo scoperto un nemico “invisibile” generò non pochi dubbi morali e umanitari che il programma Ranch Hand[11] stava adducendo alla causa dell’opposizione USA al coinvolgimento in Vietnam[12].
Una situazione frustrante e costosa in termini economici e di vite umane – i caduti totali per gli Stati Uniti risultano essere 58,220[13]– che difficilmente poteva rendere la narrativa degli eventi la narrativa di una vittoria senza trascurare un movimento di opposizione alla guerra sempre più influente e diffuso proprio negli states[14]. Particolarmente interessante ai fini proprio della narrativa di questa guerra, è stato il ruolo svolto dalla cultura pop e dalla televisione.
Uno strumento potente che si è rivelato fondamentale in diversi ambiti quale veicolo di messaggi più o meno politici e politicizzanti nonché nella creazione di vere e proprie identità culturali durante la Guerra fredda: la battaglia per i “cuori e le menti[15]” che fu attivamente combattuta tramite politiche di soft power ad hoc come la Cultural e Public Diplomacy[16].

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Televisione e cultura pop

La guerra in Vietnam è, difatti, considerata la prima guerra trasmessa in “diretta” televisiva e le diverse emittenti si ritrovarono a fare a gara per avere le riprese più vive e drammatiche dal fronte[17]. Anche altre nazioni ebbero accesso tramite i propri reporter agli avvenimenti bellici di quel lontano paese e un esempio fu il lavoro svolto da Oriana Fallaci che documentò il conflitto sino alla sua fine nel 1975[18].
Proprio questo tratto cupo e drammatico delle storie di guerra dal Vietnam, come la strage di civili di My Lai del 1968, in tandem con un clima di diffuso malcontento verso la guerra, contribuirono a perorare la causa dei movimenti di opposizione a quest’ultima e a influenzare anche gli organi decisionali statunitensi[19]. È bene specificare che non vi furono grandi restrizioni e censure da parte del governo statunitense nei riguardi dei reportage televisivi dal Vietnam[20], probabilmente un contributo a questa decisione può essere ricondotto anche ad un punto di vista legale; non fu mai formalizzata una dichiarazione di guerra da parte statunitense verso il Vietnam del Nord[21], rendendo ingiustificato il ruolo dei censori[22].
Guardando invece nello specifico alla cultura pop come strumento, questo non vanta generalmente una considerazione accademica quale “cultura dominante” di una società ma grazie ad essa i messaggi e i valori destinati a divenire propri di detta società vengono efficacemente veicolati verso l’opinione pubblica con un impatto notevole su di essa[23]. Un buon esempio si è dimostrato essere il panorama musicale coevo degli states.
Durante le prime proteste negli USA verso la guerra del Vietnam, ad opera prevalentemente di studenti e del Movimento per i diritti civili[24], un ruolo centrale è stato svolto dalla musica religiosa di origine afroamericana come gli spiritual e i gospel, in gran parte per l’”origine” delle proteste tra le comunità religiose e i testi delle canzoni stesse[25].
Altri artisti negli anni come Hendrix, con affermazioni durante i concerti e l’interpretazione da parte del pubblico di brani quali la versione di Star Spangled Banner eseguita a Woodstock e Machine Gun, brano incluso nell’album Band of Gypsys (1970) divennero parte della critica alla guerra in Vietnam. Questo anche trascendendo quelle che probabilmente erano le reali convinzioni e ideologie dello stesso autore che in altre occasioni dimostrò sentimenti da patriota convinto più che da hippie[26].
Questo è infatti un buon esempio di come la cultura pop e le sue accezioni possano spesso sfuggire al controllo diretto e simmetrico. Continuando però sull’accezione musicale è impossibile non citare nel contesto delle critiche alla guerra i Rolling Stones con il brano Gimme Shelter e i Doors, con Unknown Soldier e il suo videoclip di denuncia, con i quali presero così posizioni di critica verso la guerra[27].

I film e la distorsione della narrativa

Durante il conflitto non sono stati molti i film prodotti da Hollywood a vantare una aperta critica alla guerra in Vietnam, anzi. Alcuni esempi come Berretti Verdi (1968 – John Wayne) della Warner Bros, rappresentavano sullo schermo un esempio di patriottismo ed eroico coraggio nell’ambientazione del Vietnam; una “crociata” contro il comunismo[28]. Il punto di svolta in tal senso lo si è avuto con la nascita del movimento “New Hollywood[29], che con la produzione di diverse opere cinematografiche postume alla guerra ha portato sui grandi schermi nuovamente l’orrore del Vietnam. Forse però, non tutto può essere interpretato con il filtro della mera critica agli eventi.
Tra i nomi di spicco, parlando di aperta critica e rappresentazione di ciò che fu il Vietnam come guerra ricordiamo Apocalypse Now (1979 – Francis Ford Coppola), Platoon (1986 -Oliver Stone) e Fullmetal Jacket (1987 – Stanley Kubrick). Rappresentazioni crude e visivamente potenti che riportarono il pubblico a ragionare – già a pochi anni dalla fine del conflitto – sull’essenza stessa della guerra e le sue conseguenze disumanizzanti[30].
Ancor più interessante è stata poi la trattazione di temi legati ai veterani tornati dal Vietnam, le loro problematiche interiori e il clima generale che ha fatto da accoglienza ai soldati di ritorno a casa. La polarizzazione stessa causata dalla guerra in Vietnam tra la popolazione statunitense contribuì a generare un clima di astio e indifferenza verso i veterani, emblemi viventi di una sconfitta, per alcuni morale, per altri militare[31].
Su questo delicato tema, del reducismo e della guerra interiore dei soldati al fronte portata poi a casa, altri sono stati i film dedicati dopo la fine del conflitto. Ne sono esempi Il Cacciatore (1978 – Michael Cimino), Nato il quattro luglio (1989 – Oliver Stone) e sebbene in un modo diverso anche Rambo (1982 – Ted Kotcheff). Quest’ultimo esempio è particolarmente interessante, non solo perché nonostante sia un action movie riesce a portare efficacemente sullo schermo il tema del reducismo, viscerale e anche violento nel tessuto societario stesso degli Stati Uniti ma soprattutto per il suo monologo finale.
Durante questo monologo il protagonista non critica direttamente il “perché” sia stato mandato in Vietnam a combattere – dovere a cui ha adempito – e non manca di descrivere il dramma del ritorno a casa, tra insulti, sputi e accuse di assassinio di vecchi e bambini. Una tipologia di narrativa diversa dagli esempi previamente citati poiché Rambo fu un film pioniere nel genere degli “action hero” che seppur incastonato nella cornice della critica al Vietnam sposta l’ago della bilancia dalla denuncia alla guerra ad una denuncia anche di tipo sociale[32]. La narrativa di una sconfitta ma non (solo) del governo, bensì della società statunitense stessa.
Del resto, era l’America di Reagan, un Presidente che fu parte integrante della stessa cultura pop statunitense con oltre trent’anni di carriera tra film e televisione[33], attento a quest’ultima e latore di un filone eroico e mascolino che trovò riflesso anche in alcuni suoi discorsi, tra citazioni tratte dallo stesso Rambo e da film di Clint Eastwood[34]. Gli States di Reagan dovevano essere, in primis per sé stessi, gli States dell’orgoglio nazionale e della rivalutazione e questo trova riscontro anche nelle parole del Presidente di seguito riportate: “What I’d really like to do is go down in history as the President who made Americans believe in themselves again.”[35].

Stesso discorso fu riflesso anche sul tema del Vietnam e dei suoi reduci[36]. Esempi viventi, come detto, di quella pagina di storia statunitense così divisiva e oscura. In tal senso le parole stesse di Reagan, pronunciate alla Veteran’s of Foreign Wars Convention di Chicago del 1980, risultano coerenti con quello che potrebbe essere considerato un nuovo “filone narrativo” nei riguardi del Vietnam da parte dell’amministrazione Reagan:“For too long, we have lived with the Vietnam Syndrome. Much of that syndrome has been created by the North Vietnamese aggressors who now threaten the peaceful people of Thailand. Over and over they told us for nearly 10 years that we were the aggressors bent on imperialistic conquests. They had a plan. It was to win in the field of propaganda here in America what they could not win on the field of battle in Vietnam. As the years dragged on, we were told that peace would come if we would simply stop interfering and go home. It is time we recognized that ours was, in truth, a noble cause.  […] We dishonor the memory of 50,000 young Americans who died in that cause when we give way to feelings of guilt as if we were doing something shameful, and we have been shabby in our treatment of those who returned.”[37]

Il potere delle narrative

Abbiamo visto come la guerra del Vietnam sia stata particolarmente divisiva e polarizzante per gli Stati Uniti. Certamente diversi fattori politici non giocarono a favore del governo a stelle e strisce, a partire dalle tensioni sociali già latenti e probabilmente incarnate da eventi quali l’assassinio del Presidente Kennedy[38], seguito poi da quello di Martin Luther King[39]. Il calo nell’approvazione[40] della presidenza Johnson, la quale nonostante i grandi sforzi di politica interna rimase divisa tra l’impopolarità della guerra in Vietnam e le rivolte antirazziste negli States[41] e poi lo scandalo “Watergate” che vide protagonista il Presidente Nixon[42]. Un quadro politico interno certamente complesso che contribuì ad aggravare l’impopolarità di una guerra che sembrava essere più lunga e complessa da concludere di quanto probabilmente preventivato.
Il ruolo della cultura pop statunitense, analizzato attraverso alcuni esempi come quelli citati, è stato certamente centrale, contribuendo in maniera diretta e indiretta alla creazione di questa narrativa che si potrebbe riassumere come narrativa di una sconfitta, morale in primis, già durante il conflitto. Una guerra sporca, una guerra violenta. Con la fine di quest’ultimo, poi, la critica ha continuato attraverso lo strumento che è la cultura pop ad essere perpetrata. In diversi casi l’ago della bilancia si è spostato, visibilmente, da una lineare seppur viscerale critica alla guerra in sé, a quella problematica tutta americana del reducismo e del trattamento riservato ai veterani.
La narrativa è innegabilmente un campo di battaglia che ha accompagnato la guerra del Vietnam, ben al di fuori delle umide giungle del sud est asiatico e che ad oggi continua, in diversi modi e con diversi strumenti – cultura pop inclusa – ad essere un campo di battaglia che riesce a sortire effetti a volte molto concreti e rilevanti.


Note

[1] Department of State, Office of the Historian, Dien Bien Phu & the Fall of French Indochina, 1954. In: https://history.state.gov/milestones/1953-1960/dien-bien-phu
[2] “In early August 1964, two U.S. destroyers stationed in the Gulf of Tonkin in Vietnam radioed that they had been fired upon by North Vietnamese forces. In response to these reported incidents, President Lyndon B. Johnson requested permission from the U.S. Congress to increase the U.S. military presence in Indochina”. Department of State, Office of the Historian, U.S. Involvement in the Vietnam War: the Gulf of Tonkin and Escalation, 1964. In: https://history.state.gov/milestones/1961-1968/gulf-of-tonkin
[3] Department of State, Office of the Historian, U.S. Involvement in the Vietnam War: The Tet Offensive, 1968. In: https://history.state.gov/milestones/1961-1968/tet
[4] National Museum of America Diplomacy, The Fall of Saigon (1975): The Bravery of American Diplomats and Refugees April 29, 2021. In: https://diplomacy.state.gov/stories/fall-of-saigon-1975-american-diplomats-refugees/
[5] R. H. Spector, Vietnam War 1954–1975, Britannica, Last Updated: Jun 9, 2025. In: https://www.britannica.com/event/Vietnam-War
[6] Pritzker Military Museum and Library, Who is Charlie?. In: https://www.pritzkermilitary.org/explore/museum/past-exhibits/hunting-charlie-finding-enemy-vietnam-war/who-charlie#:~:text=Collectively%20the%20United%20States%20often,Charlie%2C%20they%20called%20themselves%20liberators.
[7] American public outrage grew over what appeared to be a senseless loss of American life for territory that was subsequently abandoned. Senator Ted Kennedy spoke out against the battle on the floor of the US Senate as a firestorm raged in the American media. The Nixon White House ordered General Creighton Abrams, commander of US Military Assistance Command Vietnam, to avoid such battles in the future.Dr. J. H. Willbank, Battle of Hamburger Hill, Osprey Blog, December 15, 2024, Osprey Publishing. In: https://www.ospreypublishing.com/ca/osprey-blog/2024/battle-of-hamburger-hill/#:~:text=During%20the%20intense%20fighting%20for,began%20to%20withdraw%20from%20Vietnam.
[8] Air Force Historical Support Division, 1965 – Operation Rolling Thunder. In: https://www.afhistory.af.mil/FAQs/Fact-Sheets/Article/458992/1965-operation-rolling-thunder/
[9] Central Intelligence Agency, Bombing Casualties in North Vietnam, 16 January 1967, Approved For Release 2007/03/14: CIA-RDP79T00826A001600010010-7. In: https://www.cia.gov/readingroom/docs/CIA-RDP79T00826A001600010010-7.pdf
[10] “The cumulative effects of the air raids on North Vietnam continue to limit the capability of the North Vietnamese forces for overt aggression, but they have not reduced the ability to support military activity in South Vietnam and Laos, either at present or increased levels of combat and manpower”. Ivi.
[11] Air Force Historical Support Division, 1962 – Operation Ranch Hand. In: https://www.afhistory.af.mil/FAQs/Fact-Sheets/Article/458998/1962-operation-ranch-hand/ [12] “As the military use of herbicides in Vietnam intensified, various questions were raised concerning the legality, morality, and possible long-term consequences of the program. By the end of the decade, the controversy had become a contributing element in the growing opposition to American involvement in Vietnam.” National Library of Medicine, Veterans and Agent Orange, Institute of Medicine (US) Committee to Review the Health Effects in Vietnam Veterans of Exposure to Herbicides. Washington (DC): National Academies Press (US); 1994. ISBN-10: 0-309-04887-7. In: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK236347/#ddd00073
[13] Defense Casualties Analysis System, U.S. Military Casualties – Vietnam Conflict – Casualty Summary (As of June 5, 2025). In: https://dcas.dmdc.osd.mil/dcas/app/conflictCasualties/vietnam/vietnamSum
[14]S. Zunes, J Laird, The US Anti-Vietnam War Movement (1964-1973), International Center on Nonviolent Conflict (ICNC), Jenuary 2010. In: https://www.nonviolent-conflict.org/us-anti-vietnam-war-movement-1964-1973/
[15] K. A. Osgood, Hearts and Minds: The Unconventional Cold War, Journal of Cold War Studies, Vol. 4, No. 2, Spring 2002
[16] M. L. Krenn, The History of United States Cultural Diplomacy, Bloomsbury, Londra 2017
[17] J. Kratz, Vietnam: The First Television War, National Archives, Pieces of History, January 25, 2018. In: https://prologue.blogs.archives.gov/2018/01/25/vietnam-the-first-television-war/
[18] Rai cultura, Storia, Oriana Fallaci. In: https://www.raicultura.it/storia/articoli/2019/06/Oriana-Fallaci-15d80155-a9b9-471f-9e87-1d8e51e7048a.html
[19] J. Kratz, Vietnam: The First Television War, National Archives, Pieces of History, January 25, 2018. In: https://prologue.blogs.archives.gov/2018/01/25/vietnam-the-first-television-war/
[20] Ibidem
[21]As the conflict unfolded and spread beyond Vietnam’s borders, some Members of Congress questioned whether military operations had become so extensive that they exceed the Gulf of Tonkin Resolution’s scope and required a declaration of war. President Lyndon Johnson claimed the Constitution alone provided sufficient authority and would have done so even if Congress never enacted the Gulf of Tonkin Resolution. Executive branch attorneys, on the other hand, relied on a combination of the President’s Article II powers and the Gulf of Tonkin Resolution as domestic legal authorities.” The Declare War Clause, Part 8: Vietnam War Through 21st-Century Conflicts. (2025, giugno 15). https://www.congress.gov/crs-product/LSB11237
[22] A. M. Banti, Wonderland: La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd, Laterza, Bari-Roma 2017, cit. p. 473
[23] Ningchuan, W. (2013). The Currency of Fantasy: Popular Culture’s Discourse in International Relations., cit. p. 25
[24] Dr. S. Zunes & J. Laird, The US Civil Rights Movement (1942-1968), January 2010. In: https://www.nonviolent-conflict.org/us-civil-rights-movement-1942-1968/
[25] A. M. Banti, Wonderland: La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd, Laterza, Bari-Roma 2017, cit. p. 309.
[26] Ivi., cit. p. 425
[27] Ivi., cit. p. 424
28] Eusebio, V., & Llácer, E. (1998). Coping Strategies: Three Decades of Vietnam War in Hollywood. Filmhistoria online8(1), 3-27.
[29] “The movement marked a shift both in how movies were made and in the subjects and themes depicted onscreen. In terms of production, New Hollywood films represent a decisive rejection of the old studio system in favor of director-driven creativity and experimentation.” Payne, L., Gosner, W. (2025, May 22). New Hollywood. Encyclopedia Britannica. https://www.britannica.com/art/New-Hollywood
[30] G. Zoppello, I film da (ri)vedere per non dimenticare l’orrore della guerra in Vietnam, a 50 anni dalla caduta di Saigon, WIRED, Cultura, 30.04.2025. In: https://www.wired.it/gallery/guerra-in-vietnam-film-da-vedere-streaming/
[31] Oklahoma Historical Society, Oklahomans and the Vietnam War. In: https://www.okhistory.org/learn/vietnam
[32] Perez, S. (2018). Rambo: Bringing the War Home. The Toro Historical Review, 5(1). https://doi.org/10.46787/tthr.v5i1.2710. In: https://journals.calstate.edu/tthr/article/view/2710

 

[33] National Archives, Ronald Reagan Presidetial Library & Museum, Ronald Reagan’s Filmography. In: https://www.reaganlibrary.gov/reagans/ronald-reagan/ronald-reagans-filmography

 

[34] F. Caso, C. Hamilton, Popular Culture and World Politics, E-IR Collection, Bristol 2015, cit. p. 52. In: https://www.e-ir.info/wp-content/uploads/2015/04/Pop-Culture-and-World-Politics-E-IR.pdf

 

[35] National Archives, Ronald Reagan Presidetial Library & Museum, The Reagan Presidency. In: https://www.reaganlibrary.gov/reagans/reagan-administration/reagan-presidency

 

[36] Eusebio, V., & Llácer, E. (1998). Coping Strategies: Three Decades of Vietnam War in Hollywood. Filmhistoria online8(1), 3-27. In: https://revistes.ub.edu/index.php/filmhistoria/article/view/12357
[37] National Archives, Ronald Regan Presidential Library and Museum, Peace: Restoring the Margin of Safety. In: https://www.reaganlibrary.gov/archives/speech/peace-restoring-margin-safety
[38] John F. Kennedy Presidential Library and Museum, November 22, 1963: Death of the President. In: https://www.jfklibrary.org/learn/about-jfk/jfk-in-history/november-22-1963-death-of-the-president
[39] National Museum of African American History & Culture, Mourning the Death of Martin Luther King Jr. In: https://nmaahc.si.edu/explore/stories/mourning-death-martin-luther-king-jr
[40] The american Presidency Project, Lyndon B. Johnson Public Approval. In: https://www.presidency.ucsb.edu/statistics/data/lyndon-b-johnson-public-approval
[41] “Nevertheless, two overriding crises had been gaining momentum since 1965. Despite the beginning of new antipoverty and anti-discrimination programs, unrest and rioting in black ghettos troubled the Nation. President Johnson steadily exerted his influence against segregation and on behalf of law and order, but there was no early solution. The other crisis arose from the U.S. war in Vietnam” LBJ Presidential Library, Biography Lyndon B. Johnson. In: https://www.lbjlibrary.org/life-and-legacy/the-man-himself/biography
[42] FBI Federal Bureau of Investigation, Fbi Recorda, the vault, Watergate. In: https://vault.fbi.gov/watergate/


Immagine copertina: Michael Alessio Gentile