India-Russia, un gioco di ombre


Con la sua astensione alla votazione della risoluzione che chiedeva il ritiro delle truppe russe in Ucraina, tenutosi all’Assemblea delle Nazioni Unite il 23 febbraio scorso, l’India ha evidenziato il proprio non allineamento alla condanna verso la Russia. Nuova Delhi non può inimicarsi né Mosca né Washington, e sceglie la via della neutralità.


Quando l’India ottenne l’Indipendenza dalla Gran Bretagna il 15 agosto 1947, le relazioni diplomatiche con l’URSS erano già avviate. Per quasi mezzo secolo l’Unione Sovietica investì (prevalentemente a fondo perduto) nella nascente industria pesante indiana[1]: acciaierie, settore della difesa, centrali idroelettriche, strade, porti. Per difendere l’amicizia con Mosca, durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan, la premier socialista Indira Gandhi ribadì la linea del non allineamento, che si tradusse in sostegno, agli occhi del mondo.
Nel 1971, India ed Unione Sovietica siglarono un Trattato di pace e amicizia per il rafforzamento della cooperazione e della sicurezza regionale. Con la dissoluzione dell’URSS, India e Russia siglarono un nuovo Trattato di amicizia e cooperazione nel 1993, ed un Accordo bilaterale di cooperazione tecnica e militare nel 1994.
A partire dal 2000, i due paesi hanno istituzionalizzato degli incontri bilaterali annuali con l’istituzione di commissioni intergovernative di cooperazione commerciale, tecnica, scientifica, e militare.
Un altro importantissimo campo di cooperazione russo-indiano è nel campo dell’energia nucleare. Nel 2020, Mosca e Nuova Delhi siglarono un accordo per la costruzione di 12 reattori nucleari, in collaborazione con l’agenzia statale Rosatom. In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina nel febbraio dello scorso anno, il primo ministro indiano, Narendra Modi, astenutosi dalla condanna verso l’invasione russa dell’Ucraina durante la votazione del 2 marzo all’assemblea delle Nazioni Unite[2] ha certificato il perseguimento della politica di non allineamento, attirando le critiche e i malumori delle principali cancellerie occidentali, Washington in testa.
La sostanziale necessità di Nuova Delhi nel mantenere una politica estera equilibrata tra Russia e Stati Uniti, muove da due fattori chiave, che devono essere presi in considerazione: uno economico ed uno geopolitico.

Dipendenza economica

Da un lato, l’India necessita di tenere viva la cooperazione economica e commerciale con Mosca, che si sostanzia in due settori strategici: quello della difesa e quello dell’energia. Nuova Delhi, infatti, è terza al mondo per consumo di petrolio, di cui oltre l’80% è importato. Nel 2021, nella classifica dei maggiori fornitori di petrolio del paese, la Russia si posizionava al nono posto, dietro Angola e Messico, fornendo soltanto il 2% del totale. A partire dal marzo 2022, invece, la Russia è diventata il secondo fornitore di greggio, dietro soltanto l’Iraq, con oltre 700.000 barili al giorno.[3]
Tra aprile a dicembre dello scorso anno il valore dell’import di petrolio dalla Russia ha raggiunto i 21,8 miliardi di dollari, ed a gennaio 2022, l’India ha importato oltre 1,4 milioni di barili al giorno, un valore 30 volte maggiore rispetto all’anno precedente.[4]
Questa impennata delle importazioni di greggio da Mosca, ha reso la Russia il primo esportatore di petrolio in India, superando Arabia Saudita ed Iraq, rendendo lo stato indiano il secondo acquirente di petrolio russo dopo la sola Cina.
La ragione di questo aumento dei volumi di greggio importati dalla Russia dipende, sostanzialmente, dal forte ribasso del prezzo al barile del petrolio russo, che ha permesso all’India di acquistare petrolio ad un costo notevolmente più basso,[5]necessario per alimentare la produzione industriale indiana, ed in proporzione all’esplosione demografica del paese.
Ciò ha suscitato la seccata reazione da parte degli USA, che hanno chiesto a Nuova Dehli di “non esagerare” nell’aumentare la propria dipendenza energetica da Mosca.[6]
Secondo quanto riportato dall’analista di ISPI, Roberto Italia, la sostanziale accondiscendenza occidentale dinnanzi al massiccio acquisto di greggio russo dipenderebbe dal fatto che, acquistando petrolio a basso costo dalla Russia, «l’India lo trasforma in prodotti raffinati da esportare in Occidente, senza violare le sanzioni. Un win-win per tutti».[7]

La difesa indiana parla russo

La forte dipendenza indiana dalla Russia è ancor più visibile nel settore della difesa, dal momento che oltre il 60% degli armamenti indiani sono di produzione sovietica/russa. Nel dicembre 2021, India e Russia hanno raggiunto un accordo per la fornitura di 600,000 fucili kalashnikov modello Ak-203, aerei caccia Su-30MKI e MiG-29, elicotteri d’attacco, oltreché del sistema di missili antiaerei a lungo raggio di nuova generazione S-400 Triumf (gli stessi che sono costati alla Turchia l’esclusione dal programma F-35). Un sistema missilistico che Mosca ha venduto anche alla Cina.[8]
I due paesi hanno inoltre siglato un accordo decennale di cooperazione tecnologica nel campo della difesa, a margine di un incontro tra il premier Modi e il presidente Vladimir Putin.[9] Ogni incontro al vertice fra Putin e Narendra Modi, inoltre, è accompagnato da un “2+2 Ministerial Meeting”, ovvero un incontro tra i rispettivi ministri degli esteri e della difesa.[10] Un format che l’India riserva soltanto ai membri del QUAD. Questo evidenzierebbe ulteriormente la speciale amicizia che intercorre tra i due paesi.
Tuttavia, negli ultimi anni, Nuova Delhi ha cominciato a ridurre la propria dipendenza di forniture militari dalla Russia del 30%.[11] Sono cresciuti, di contro, gli acquisti di armamenti da Stati Uniti e Francia. Tuttavia, Mosca resta il principale provider di armamenti per l’India, tuttavia il governo indiano avrebbe deciso di diversificare i partner commerciali per l’acquisizione di velivoli militari ed armamenti tecnologicamente più avanzati di fabbricazione occidentale.
A ciò si aggiunge l’effetto della guerra in Ucraina. Recentemente, la Indian Air Force (IAF), in un report presentato alla camera bassa del parlamento indiano, ha fatto sapere che, per stessa ammissione della controparte russa, la consegna di un grosso carico di armamenti non avrà luogo, in quanto la Russia non sarebbe in grado di far fronte all’obbligazione. Ciò potrebbe essere dovuto alla carenza di componenti necessarie alla produzione bellica russa a causa delle sanzioni e per sostenere i rifornimenti militari al fronte.[12]

Questioni geopolitiche

Tutte queste motivazioni spiegherebbero la posizione diplomatica indiana in seno alle Nazioni Unite. In sostanza, l’amicizia con Putin è importante. Come lo è la partecipazione indiana nel BRICS, il forum multilaterale dei paesi emergenti con Brasile, Russia, Cina e Sudafrica, che si pone in alternativa al G7, e che rappresenta il 41% della popolazione globale, il 24% del PIl e il 16% del commercio globale.[13] Dall’altro lato però, da un punto di vista squisitamente geopolitico, Nuova Dehli non può rinunciare al supporto statunitense e degli alleati del QUAD in chiave anticinese. Non si può dimenticare, infatti, che le due potenze nucleari hanno delle contese territoriali in sospeso nel Ladakh e nell’Arunachal Pradesh, rivendicati a più riprese da Pechino. Nel giugno del 2020, nella valle di Galwan, la tensione al confine è sfociata in uno scontro corpo a corpo tra truppe cinesi e indiane, a colpi di pugni e sassi, durato circa 48 ore, e che è costato la vita ad una ventina di soldati.
In questo senso, secondo alcune fonti di intelligence US riportate da alcune testate americane come U.S. News, sembrerebbe che nello scorso anno servizi segreti americani abbiano raccolto e sottoposto alle autorità indiane le informazioni circa infiltrazioni di truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese nel territorio himalayano conteso tra le due potenze asiatiche.[14]
Questa cooperazione sulla base di uno scambio di informazioni di intelligence troverebbe una base legale nella firma di un accordo siglato tra Washington e Nuova Dehli nel 2020,  il Basic Exchange and Cooperation Agreement on Geospatial Cooperation (BECA), un accordo che permette all’India di disporre di immagini satellitari e topografiche.[15]
Da ciò deriverebbe il cambio di passo nella politica estera di Narendra Modi che aveva pubblicamente invocato il mantenimento della “sovranità e integrità territoriale delle nazioni”.[16]
Il perseguimento della neutralità diplomatica, infatti, se da una parte serve allo stato indiano per perseguire opportunisticamente obiettivi ed interessi economici per i quali la cooperazione con Mosca resta cruciale, dall’altra non può dimenticare l’amicizia strategica con gli americani per il contenimento dell’influenza cinese nell’ Indo-Pacifico. Nel mezzo vi è la guerra in Ucraina, che oltre a porre l’India nella scomoda posizione di ambigua equidistanza, rischia di rappresentare il prologo di uno scontro tra potenze.

Conclusioni

Le relazioni sino-russe, rafforzatesi con il prolungarsi della guerra in Ucraina e dell’acuirsi delle tensioni tra Mosca e l’Occidente, potrebbero condurre ad una maggiore interdipendenza di Russia e Cina, sia dal punto di vista commerciale che militare, come testimoniato dall’incontro tra Putin e Xi Jinping che avrebbero raggiunto un accordo sul gigantesco progetto del Siberian Force 2, una rete di gasdotti che collegherà la Siberia allo Xinjiang.[17]
La stretta amicizia tra la Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping, in chiave antiamericana, l’avvicinamento russo al Pakistan, e gli effetti della guerra in Ucraina potrebbero rendere più difficile per l’India continuare con la sua tradizionale posizione di equidistanza tra Mosca e Washington. I rapporti sino-russi sono visti con crescente sospetto a Nuova Delhi, che probabilmente continuerà ad intrattenere buone relazioni commerciali con i russi, almeno nel medio termine, ma che potrebbe portare a scenari completamente diversi nel lungo periodo.


Note

[1] https://indianembassy-moscow.gov.in/70-years-of-india-russia-relations-a-historic-milestone.php
[2] OnuItalia, Ucraina: Assemblea Generale adotta risoluzione, tra 140 si il voto dell’Italia, 24/03/2022, OnuItalia.com
[3] Shruti Menon, Ukraine crisis: Who is buying Russian oil and gas?, 6 December 2022, BBC.
[4] Sudhi Ranjan Sen, Adrija Chatterjee, Rakesh Sharma, India’s Soaring Russian Oil Imports Render Rupee Trade Futile, 14 febbraio 2023, Bloomberg.
[5] Average monthly price of Urals crude oil from January 2007 to February 2023, Statista.com
[6] Harry Robertson, The US’s top energy advisor urges India not to buy too much Russian oil — and says Moscow’s revenues are now higher than before the war, Jun 10, 2022, Business Insider.
[7] Roberto Italia, Russia-India: triangolazioni pericolose, 3 Mar 2023, ISPI.
[8] Saurabh Joshi, Can buying arms from Russia help India make peace?, 16 Dec 2021, Al Jazeera.
[9] India hosts Putin as it balances ties with Russia, US, 6 Dec 2021, Al Jazeera.
[10] Ugo Tramballi, India-Russia, quel legame “speciale” e la nuova geopolitica mondiale, 8 Dic 2021, ISPI.
[11] C. Buldrini, Perché l’India di Modi continua a proteggere l’amico Putin, 03 MAR 2022, Il Foglio.
[12] Rhea Mogul, Russia can’t meet India arms deliveries due to Ukraine war, Indian Air Force says, March 24, 2023, CNN.
[13] Emanuela Colaci, I BRICS sfidano il multilateralismo occidentale, 27 giugno 2022, Affari Internazionali.
[14] Paul D. Shinkman, U.S. Intel Helped India Rout China in 2022 Border Clash: Sources, March 20, 2023, U.S.News
[15] Reuters Staff, India says to sign military agreement with U.S. on sharing of satellite data, October 26, 2020, Reuters.
[16] C. Buldrini, Perché l’India di Modi continua a proteggere l’amico Putin, 03 Mar 2022, Il Foglio.
[17] Redazione, Russia e Cina unite da un mega gasdotto, 22 marzo 2023, AGI.


Foto copertina: Incontro tra Russia e India. Il presidente russo Vladimir Putin incontra il primo ministro indiano Narendra Modi a margine del vertice dei leader dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Samarcanda, in Uzbekistan, il 16 settembre 2022. Alexandr Demyanchuk/Sputnik/AFP via Getty Images