La Russia prende Lysychansk e controlla Lugansk. Ma la fine della guerra è lontana.


Il 2 luglio del 2022 la Russia ha messo a segno un importante colpo militare e simbolico: con la cattura della cittadina di Lysychansk l’intero oblast’ di Lugansk è sotto il controllo dell’omonima repubblica filorussa.


A cura di Leonardo Bossi*

L’importanza della cattura di Lysychansk

Il 2 luglio del 2022 la Russia ha messo a segno un importante colpo militare e simbolico: con la cattura della cittadina di Lysychansk l’intero oblast’ di Lugansk è sotto il controllo dell’omonima repubblica filorussa. Lysychansk, insieme alle cittadine sorelle di Severodonetsk e Rubizhne erano l’ultima roccaforte sotto controllo ucraino nell’oblast’ di Lugansk fin da pochi giorni dopo l’inizio delle ostilità il 24 febbraio 2022: a causa di una geografia favorevole alle truppe di Mosca, gli ucraini dovettero già allora abbandonare gran parte dell’oblast ancora sotto il loro controllo – poco popolato e consistente in massima parte di campi coltivati – onde evitare un facile aggiramento nemico. La consistenza economica e demografica delle tre cittadine garantiva inoltre al governatore ucraino Serhii Hayday un minimo ma consistente popolarità e capitale politico.

La dura lotta per Donetsk

Dopo una breve pausa operativa di qualche settimana, è chiaro che il prossimo obiettivo per la Federazione Russa è la completa occupazione dell’oblast adiacente di Donetsk, controllata finora “solo” per il 65% dai russi.
Donetsk è di diverse misure più importante e strategica per entrambe le parti: un’eventuale completa perdita dell’oblast da parte ucraina aprirebbe ai russi le porte per il fiume Dnepr e l’ucraina interna.
Le linee difensive fortificate dal 2014 sono tuttavia in gran parte intatte, soprattutto nei sobborghi di Marinka e Avdiivka, quest’ultima situata in posizione sopraelevata e trasformata dalle forze armate ucraine in una piazzaforte con tunnel sotterranei in cemento armato e postazioni di artiglieria con cui bombardare le posizioni moscovite a Donetsk: una vera e propria spina nel fianco per i russi, che hanno tentato invano avanzare per mesi.
Inoltre, la conurbazione di Sloviansk e Kramatorsk rimane il principale obiettivo russo di medio termine. Sloviansk soprattutto riveste un particolare significato simbolico, essendo proprio da questa cittadina che è stato sparato il primo colpo della guerra del Donbass nel 2014, tra forze speciali ucraine e milizie filorusse asserragliate nella città.
Data l’attuale distanza dal fronte delle due cittadine alla luce del prudente ritmo di avanzata russa, è improbabile che la partita per il Donbass possa chiudersi prima della fine dell’estate.

Tutto il Donbass non sazierà le mire russe

Molte analisi sono state scritte individuando nel Donbass e nel corridoio terrestre tra Russia e Crimea (ormai realizzatosi) il principale obiettivo strategico del Cremlino in Ucraina.
Tuttavia il comportamento delle amministrazioni civili-militari instaurati dai russi nei territori da loro occupati suggerisce mire molto più ampie: a Melitopol, nell’oblast di Zaporizhia è stata annunciata una futura operazione per prendere il capoluogo ancora sotto il controllo di Kyiv, mentre a Kharkiv è stato invece presentato il nuovo simbolo dell’oblast: una bandiera che è praticamente la fotocopia della mai nata Repubblica Popolare di Kharkov, usata durante le proteste filorusse nell’immediato post-Euromaidan.
Segnali che indicano una volontà di prendere all’Ucraina una fetta ben più grande del solo Donbass. Salvo un successo delle trattative di pace, la guerra si prospetta per il momento intramontabile.


*Leonardo Bossi, classe 1998, laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano. Si occupa di politica americana e geopolitica dello spazio eurasiatico.

Foto copertina: Apartment building destroyed during War in Donbass. Lysychansk, Lugansk region. Wikipedia