Siria: Attacco israeliano alla base di Abu Al-Duhur

Attacchi israeliani Siria
Attacchi israeliani Siria

Nuovi equilibri nella Siria post-Assad.


Di Davide Simeoli

Il 18 agosto Israele ha condotto diversi attacchi aerei contro la base militare di Abu al-Duhur, nella provincia di Idlib, nel nord della Siria.
L’enclave, territorio al confine con la Turchia, già in passato al centro di dispute, vanta una lunga storia di resistenza e opposizione al regime di Bashar al-Assad.[1] Inoltre, data la sua posizione strategica, è da considerare un’area di forte interesse per Ankara, nonché teatro della competizione tra i diversi attori regionali.
I bombardamenti, che si inseriscono in un più ampio contesto regionale, sembrano riflettere la volontà del governo di Tel Aviv di influenzare le scelte della nuova amministrazione siriana.
L’attacco, rivendicato dal comunicato dell’ufficio del Primo Ministro israeliano[2], è stato presentato come un’azione necessaria al fine di evitare una possibile minaccia alla sicurezza, identificata nella presunta decisione di Damasco di autorizzare un’eventuale presenza di truppe turche nella base militare.
In tal senso, il raid non si limita a essere una semplice dimostrazione di forza, ma rappresenta una strategia da parte di Israele volta ad influenzare le politiche siriane in materia di cooperazione e sviluppo militare con attori della regione e del mondo arabo.
In questo quadro, assume particolare rilievo il ruolo della Turchia.
Ankara rappresenta uno dei principali alleati della nuova amministrazione siriana, guidata da Ahmed-al Sharaa, e sta contribuendo attivamente alla ricostruzione delle istituzioni e soprattutto delle capacità militari del Paese.
Le relazioni tra i due Paesi stanno vivendo, sin dalla caduta del regime, un vero e proprio slancio.  Il fenomeno si inserisce nel quadro di una più ampia strategia turca, dimostrata dai piani di cooperazione istituzionale ed in tema di sicurezza[3], atta a consolidare la propria influenza nel Levante.
Non si è fatta attendere la reazione del governo turco che, tramite un comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri, ha condannato l’intervento israeliano, considerato come un’assoluta violazione della sovranità siriana. [4] In egual misura, il Ministro della Difesa turco Yaşar Güler ha negato la presenza di forze militari nella base, ribadendo il proprio sostegno alla ricostruzione dello Stato siriano.[5]

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Ad assumere maggiore rilievo è stata la reazione di Damasco che in linea con una politica estera aperta al dialogo e orientata alla ricerca di un equilibrio nel contesto regionale, ha espresso una dura condanna diplomatica[6] , escludendo, tuttavia, qualsiasi reazione sul piano militare.
Nello specifico, il governo siriano ha invitato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad agire in merito ai ripetuti attacchi israeliani sul territorio nazionale, che dal dicembre 2024 contribuiscono a “minare gli sforzi per raggiungere intese e stabilire una sicurezza regionale.”[7]
Nella lettera, presentata da Ibrahim Olani, Rappresentante Permanente siriano alle Nazioni Unite, si richiede, in aggiunta, che il CDS garantisca il ritiro completo ed incondizionato di Israele dalle alture del Golan, territori occupati da Tel Aviv nel 1967, e nuovamente interessati dall’avanzata israeliana in seguito alla caduta del regime di Bashar al-Assad.[8] Come dichiarato dal ministro degli Esteri Asaad al-Shibani, il governo siriano, nonostante gli attacchi, resta aperto al dialogo al fine di favorire il processo di de-escalation con Tel Aviv, a conferma del pragmatismo perseguito dal governo in politica estera.[9]
Tale impegno sembra confermato dal recente incontro tra Al-Shibani e Roman Gofman, capo del Mossad, in Giordania, dove le parti hanno ribadito la volontà di riprendere i negoziati per la firma di un accordo di sicurezza duraturo.[10]  
Damasco, difatti, sta cercando di costruire relazioni stabili, orientate alla cooperazione e al mutuo interesse, con interlocutori profondamente differenti tra loro. Dalla Russia alla Turchia, dai Paesi arabi agli Stati Uniti, il pragmatismo dell’amministrazione siriana mira non solo a evitare l’isolamento internazionale, ma anche a sottrarsi alla dipendenza da un unico blocco di potenze.
Con la Russia, nonostante il longevo supporto al precedente regime di Assad, la nuova amministrazione è riuscita, dopo 18 mesi di trattative, a stipulare un memorandum. L’intesa ha permesso alla Siria di riprendere la gestione di alcune strutture precedentemente sotto il controllo di Mosca, riorganizzando le relazioni tra i due Paesi sulla base di nuovi equilibri.[11]
Nel dettaglio, l’accordo prevede la ripresa di strutture strategiche quali l’aeroporto di Hmeimim, fondamentale per le operazioni aeree russe sul suolo siriano, ed il porto commerciale di Tartous, significativo in quanto sbocco sul Mediterraneo.[12]
La stessa strategia sembra emergere anche nei rapporti con gli Stati Uniti ed i Paesi arabi. Nel primo caso, un elemento significativo del progressivo riavvicinamento siro-statunitense è rappresentato dalla revoca del programma generale delle sanzioni sulla Siria, firmata dal presidente Trump nel 2025.[13]
A ciò si aggiungono gli sforzi di Washington, nell’ultimo anno, volti ad assumere un ruolo di mediazione tra Siria, Israele, ed ora anche Turchia, al fine di impedire lo scoppio di una nuova crisi in una regione già caratterizzata da un conflitto che vede gli USA in prima linea. Una conferma di quanto detto è rintracciabile nella reazione dell’amministrazione Trump agli attacchi israeliani del 18 agosto, avvenuta attraverso una dichiarazione dell’inviato per la Siria Tom Barrack, che ha condannato l’azione militare, definendola non necessaria e potenzialmente rischiosa in caso di eventuale reazione turca.[14]
Barrack ha sottolineato, oltretutto, la necessità di istituire un meccanismo di prevenzione dei conflitti, al fine di scongiurare future incomprensioni.[15]
Parallelamente, Damasco ha rafforzato le relazioni con i Paesi arabi e le monarchie del Golfo, fondamentali per il reinserimento siriano nello scenario regionale.
Rispetto ai bombardamenti israeliani, Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Kuwait ed il Consiglio di cooperazione del Golfo hanno espresso solidarietà alla Siria ed accusato Israele di aver violato la sovranità e l’integrità territoriale siriana e di aver rischiato di compromettere una già fragile sicurezza regionale.[16]

I possibili scenari

In uno scenario favorevole, gli sforzi diplomatici statunitensi potrebbero facilitare l’istituzione del meccanismo di prevenzione dei conflitti, predisponendo uno strumento di gestione delle crisi capace di comprendere tutti i principali Paesi dell’area.
In tal senso, potrebbero riprendere i colloqui tra Damasco e Tel Aviv, che da circa un anno hanno come obiettivo quello di stabilire un accordo sulla sicurezza.
In un contesto di de-escalation, la Siria potrebbe proseguire il proprio percorso di consolidamento nella regione, e continuare a rafforzare le istituzioni nazionali.
Lo scenario opposto, invece, potrebbe configurarsi con il fallimento dei colloqui tra le potenze, e l’intensificazione della competizione tra Israele e la Turchia sul territorio siriano. Il rischio, in caso di un maggiore coinvolgimento militare turco in Siria, sarebbe rappresentato dalla possibile interpretazione israeliana di tale presenza come una minaccia alla propria sicurezza, e dalla conseguente reazione di Tel Aviv, che potrebbe colpire ulteriori infrastrutture siriane.
In questo caso, la Siria rischierebbe di tornare a essere un mero terreno di confronto tra le differenti potenze regionali ed attori esterni, come già avvenuto durante la guerra civile, quando il Paese fu segnato dall’intervento militare di Stati Uniti e Russia, e dall’espansione di organizzazioni terroristiche come lo Stato Islamico.
Una circostanza simile comprometterebbe la strategia di Damasco volta ad acquisire maggiore autonomia e capacità decisionale su processi e dinamiche regionali.


Note

[1] Center for Strategic and International Studies. (2018, September 26). Idlib province and the future of instability in Syria. https://www.csis.org/analysis/idlib-province-and-future-instability-syria
[2] Prime Minister’s Office. (2026, August 18). Prime Minister’s Office statement, 18 August 2026. Government of Israel. https://www.gov.il/en/pages/prime-minister-s-office-statement-18-august-2026
[3] Iovine, F. (2025, 29 ottobre). Le vie del Levante: Russia e attori regionali nel futuro della Siria. Opinio Juris.  https://www.opiniojuris.it/siria/le-vie-del-levante-russia-e-attori-regionali-nel-futuro-della-siria/
[4] Republic of Türkiye Ministry of Foreign Affairs. (2026, August 18). No: 160, 18 August 2026, regarding the attack on the Abu al-Duhur Airbase in Syria. https://www.mfa.gov.tr/no_-160_-suriye-de-ebu-zuhur-askeri-ussu-ne-gerceklestirilen-saldiri-hk.en.mfa
[5] Reuters. (2026, August 20). Israel and Turkey step up warnings over Syria after airbase bombing. https://www.reuters.com/world/middle-east/syria-says-no-turkish-military-build-up-planned-airbase-struck-by-israel-2026-08-20/
[6] Syrian Arab News Agency. (2026, August 19). Syria condemns Israeli strikes on Abu al-Duhur airport in letters to UN. https://sana.sy/en/syria/2337281/
[7] Ibidem
[8] Ibidem
[9] Reuters, Op.cit.
[10] Al Jazeera. (2026, August 24). Syria, Israel hold US-mediated talks in Jordan to de-escalate tensions. https://www.aljazeera.com/news/2026/8/24/syria-israel-hold-us-mediated-talks-in-jordan-to-de-escalate-tensions

[11] Syrian Arab News Agency. (2026, August 19). Syrian Russian ties reflect foreign policy shift centered on sovereignty and balance.   https://sana.sy/en/syria/2337360/
[12]  Syrian Arab News Agency.  (2026, August 9). Syria, Russia agree to reorganize Russian military presence under new memorandum. https://sana.sy/en/syria/2335254/
[13]The White House. (2025, June 30). Providing for the revocation of Syria sanctions (Executive Order 14312). https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/06/providing-for-the-revocation-of-syria-sanctions/
[14] Jerusalem Post. (2026, August 19). Israel’s Syria strike risked scrambling Turkish jets, military escalation, US envoy tells ‘Post’https://www.jpost.com/middle-east/article-905966
[15] Reuters. (2026, August 18). US working on deconfliction mechanism among Turkey, Israel and Syria, US envoy says. https://www.reuters.com/world/middle-east/us-working-deconfliction-mechanism-among-turkey-israel-syria-us-envoy-says-2026-08-18/
[16] Syrian Arab News Agency. (2026, August 18). Türkiye, Arab countries, GCC condemn Israeli strikes on Abu al-Duhurhttps://sana.sy/en/politics/2337178/


Foto copertina: Attacchi israeliani in Siria