Guerra ibrida e l’ansia dell’Europa: potere senza carri armati nel XXI secolo

Un Leopard 2 durante un'esercitazione Nato in Lettonia - © Karlis Dambrans/Shutterstock
Un Leopard 2 durante un'esercitazione Nato in Lettonia - © Karlis Dambrans/Shutterstock

La guerra nel XXI secolo raramente inizia con una dichiarazione formale o con colonne di carri armati che attraversano i confini.
Al contrario, spesso si sviluppa silenziosamente: attraverso email hackerate, elezioni manipolate, pressioni energetiche, attacchi informatici agli ospedali o disinformazione virale che spinge le società a rivoltarsi contro se stesse.
Questo fenomeno è comunemente descritto come guerra ibrida ed è diventato una delle principali preoccupazioni di sicurezza dell’Unione Europea.


A cura di Ludovica Castellana

Che cos’è la guerra ibrida?

La guerra ibrida si riferisce all’uso coordinato di strumenti militari e non militari, tra cui operazioni informatiche, disinformazione, coercizione economica, influenza politica, sabotaggio e forza convenzionale, progettati per destabilizzare un bersaglio senza provocare una risposta militare chiara e diretta.[1] La sua caratteristica distintiva è l’ambiguità.[2] Gli attacchi sono strutturati per rimanere al di sotto della soglia della guerra aperta, rendendo la ritorsione difficile dal punto di vista politico, legale e militare.

Perché la guerra ibrida è particolarmente pericolosa oggi?

La guerra ibrida non è un fenomeno nuovo, ma le condizioni del XXI secolo l’hanno resa molto più potente. Le tecnologie digitali permettono ad attori ostili di raggiungere milioni di persone istantaneamente, mentre i social media amplificano narrazioni emotive e divisive più velocemente di quanto i governi riescano a rispondere. Le società moderne sono profondamente interconnesse e quindi vulnerabili: reti energetiche, sistemi finanziari, reti di comunicazione e istituzioni democratiche sono tutti potenziali bersagli.
A differenza della guerra convenzionale, la guerra ibrida sfrutta direttamente le debolezze interne, come la polarizzazione politica, il calo di fiducia nelle istituzioni, le disuguaglianze economiche e ambienti mediatici frammentati. Il campo di battaglia non è solo il territorio, ma anche la percezione. Se i cittadini perdono fiducia nelle elezioni, nei sistemi sanitari pubblici o nella legittimità democratica, gli obiettivi strategici di un avversario possono essere raggiunti senza sparare un solo colpo.

Perché l’Unione Europea si sente particolarmente esposta?

La struttura dell’UE la rende allo stesso tempo resiliente e fragile. Pur essendo economicamente potente, è politicamente complessa: 27 Stati membri con diverse percezioni delle minacce, esperienze storiche e capacità di difesa. La guerra ibrida prospera in ambienti di questo tipo, sfruttando i disaccordi e la lentezza dei processi decisionali.
I funzionari europei indicano spesso la Russia come uno dei principali praticanti di tattiche ibride,[3] citando attacchi informatici, interferenze elettorali, pressione energetica e campagne di informazione nell’Europa orientale e oltre.[4] Dal punto di vista dell’UE, queste azioni mettono in discussione non solo la sicurezza nazionale ma anche le fondamenta della stessa democrazia liberale. La paura non è necessariamente quella di un’invasione, ma di un’erosione: un indebolimento graduale dell’unità, della credibilità e della coerenza politica.

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L’UE promuove propaganda per giustificare uno scontro con la Russia?

I critici sostengono che l’UE esageri la minaccia della guerra ibrida per giustificare un aumento della militarizzazione o una posizione più conflittuale nei confronti della Russia. Alcuni studi suggeriscono che molte iniziative di influenza attribuite all’apparato di guerra ibrida russo non siano il prodotto di una campagna completamente centralizzata o gestita direttamente dallo Stato, ma riflettano piuttosto agende diverse, vari livelli di autonomia e differenti forme di interazione tra attori privati e istituzioni ufficiali del Cremlino.[5] Per questo motivo, chi critica la posizione dell’UE sugli attacchi ibridi russi considera gli avvertimenti pubblici, la comunicazione strategica e le campagne contro la disinformazione come forme di propaganda pensate per preparare le opinioni pubbliche europee a un possibile conflitto.[6] [7]
D’altra parte, i sostenitori della politica dell’UE respingono questa interpretazione. Essi sostengono che riconoscere le minacce ibride non sia propaganda, ma una necessità difensiva.[8] Secondo questa prospettiva, infatti, l’ambiguità intrinseca delle minacce ibride ritarda una risposta efficace da parte dei governi, confonde la distinzione tra forze regolari e irregolari e rende estremamente difficile individuare con precisione le responsabilità.[9] Dal loro punto di vista, il silenzio o la neutralità lascerebbero le società vulnerabili, mentre la trasparenza sulle minacce rafforzerebbe la resilienza.[10]
La realtà probabilmente si colloca tra queste due posizioni. La comunicazione strategica è ormai uno strumento accettato di governo e i confini tra informazione, persuasione e propaganda sono sempre più sfumati. L’UE cerca di orientare la comprensione pubblica delle minacce alla sicurezza, ma ciò non equivale automaticamente a promuovere un’aggressione militare.

Un nuovo tipo di dilemma della sicurezza

La guerra ibrida crea un paradosso: rispondere troppo debolmente invita a ulteriori interferenze, mentre rispondere troppo aggressivamente rischia di provocare un’escalation. La sfida dell’UE è difendersi senza minare i valori democratici che afferma di voler proteggere.
In questo senso, la guerra ibrida non è solo una questione di sicurezza ma anche politica. Costringe le società ad affrontare domande difficili sulla libertà di espressione, la sovranità e la resilienza in un’epoca in cui la guerra non è sempre chiaramente visibile.
Ciò che rende la guerra ibrida davvero pericolosa non sono soltanto le azioni di attori esterni, ma l’efficacia con cui tali azioni sfruttano l’incertezza, la paura e le divisioni all’interno delle stesse società aperte.
La crescente ossessione dell’Unione Europea per i rischi della guerra ibrida sta diventando una narrazione auto-rinforzante che offusca il confine tra legittime preoccupazioni di sicurezza e costruzione politica del racconto. Sebbene la Russia abbia indubbiamente utilizzato tattiche ibride, il discorso dell’UE tende sempre più a presentare quasi ogni turbamento interno -crisi energetiche, disordini sociali, sfiducia elettorale- come prova di aggressione esterna.
Questa interpretazione svolge una funzione strategica: esternalizza le responsabilità, rafforza la coesione interna e normalizza misure di sicurezza eccezionali.
Tuttavia, così facendo, l’UE rischia di sopravvalutare la coerenza e l’onnipotenza dei suoi avversari, minimizzando al tempo stesso le proprie vulnerabilità strutturali.
Quando la paura diventa la lente principale attraverso cui vengono interpretate le minacce, la resilienza lascia il posto alla paranoia, e la comunicazione difensiva inizia ad assomigliare alla stessa propaganda che l’Unione afferma di voler contrastare.


Note

[1] Bachmann, D., S. D., Putter, D., & Duczynski, G. (2023). Hybrid warfare and disinformation: A Ukraine war perspective. Global Policy, 14(5), 858-869. https://doi.org/10.1111/1758-5899.13257
[2] Mumford, A., & Carlucci, P. (2023). Hybrid warfare: The continuation of ambiguity by other means. European Journal of International Security, 8(2), 192-206. https://doi.org/10.1017/eis.2022.19
[3] European External Action Service. (2025). Speech by President von der Leyen at the European Parliament plenary debate on a united response to recent Russian violations of the EU Member States’ airspace and critical infrastructure. EEAS Delegation of the European Union to Ukraine. https://www.eeas.europa.eu/delegations/ukraine/speech-president-von-der-leven-european-parliament-plenary-debate-united-response-recent-russian en?s=232
[4] Council of the European Union. (2025). Hybrid threats. Consilium: Policies. https://www.consilium.europa.eu/en/policies/hybrid-threats/#russia-belarus
[5] Laruelle, M., & Limonier, K. (2021). Beyond “hybrid warfare”: a digital exploration of Russia’s entrepreneurs of influence. Post-Soviet Affairs, 37(4), 318-335. https://doi.org/10.1080/1060586X.2021.1936409
[6] Rid, T. (2012). Cyber War Will Not Take Place. Journal of Strategic Studies, 35(1), 5-32. https://doi.org/10.1080/01402390.2011.608939
[7] Foerster, A. (2025). No, Recent Drone Sightings are Not Examples of Hybrid Warfare. Small Wars Journal. https://smallwarsjournal.com/2025/11/03/no-recent-drone-sightings-are-not-examples-of-hybrid-warfare/
[8] ANSA. (2025, December 17). The EU must be ready to fight a modern hybrid war: von der Leyen. ANSA – Nuova Europa https://www.ansa.it/nuova europa/en/news/countries/germany/2025/12/17/the-eu-must-be-ready-to-fight-a-modern-hybrid-war-von-der-eyen ab852dd3-d6cd-495d-aad3-15d16434d678.html
[9] Mumford, A., & Carlucci, P. (2023). Hybrid warfare: The continuation of ambiguity by other means. European Journal of International Security, 8(2), 192-206. https://doi.org/10.1017/eis.2022.19
[10] Marchandise, C., McKee, M. (2025). Europe in a hybrid war: health security as strategic defence, European Journal of Public Health, 35 (6),1074-1075. https://doi.org/10.1093/eurpub/ckaf210


Foto copertina: Un Leopard 2 durante un’esercitazione Nato in Lettonia – © Karlis Dambrans/Shutterstock