La politica internazionale dell’uranio


Il tema della sicurezza energetica degli attori internazionali passa anche attraverso l’approvvigionamento di uranio, le cui peculiarità possono costituire la base di tensioni e conflitti.


Secondo alcune ricostruzioni, l’attacco all’impianto iraniano di Fordow da parte di bombardieri B-2 statunitensi, avvenuto il 23 giugno, ha segnato il culmine della crisi diplomatica poi denominata dal Presidente Donald Trump “Guerra dei Dodici Giorni[1], che ha visto al come protagonisti Israele e Iran e, soprattutto, la questione del nucleare iraniano. Secondo varie fonti internazionali, il programma nucleare iraniano solleva sospetti circa un possibile impiego a fini bellici[2]. Il cuore di tale progetto è costituito proprio dall’elemento dell’uranio e dal procedimento di arricchimento dello stesso, quest’ultimo funzionale e necessario per la costruzione di un’arma nucleare.
L’uranio, pur considerato un metallo raro, è in realtà relativamente abbondante nella crosta terrestre[3]. Costituisce uno degli elementi più diffusi all’interno della crosta terreste e piccole quantità sono riscontrabili all’interno di rocce o dell’acqua. Riveste un ruolo primario all’interno degli equilibri internazionali, siano essi geopolitici, energetici o economici, a causa del suo utilizzo in ambito sia civile quanto militare. Lo sviluppo di tecnologie avanzate basate sull’uranio ha generato tensioni fin dalle sue prime applicazioni belliche tra i differenti attori globali sin dalla sua prima applicazione in un contesto bellico, ossia i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki dell’agosto del 1945[4].
Sono numerosi gli attori internazionali che gravitano attorno al nucleare e – per estensione – all’uranio. I processi di estrazione, arricchimento ed utilizzo riguardano Stati, imprese private e organizzazioni internazionali. La tensione generatasi tra Israele e Iran risulta essere uno degli ultimi (e più intensi) scontri entro cui la risorsa dell’uranio ha giocato un ruolo essenziale. Difatti, la guerra ha rinnovato l’interesse riguardo il metallo, innescando dibattiti multilivello riguardo la sua natura, lo sfruttamento e, in particolare, riguardo l’approvvigionamento dell’uranio. 

Leggi anche:

L’uranio come risorsa

Come si è detto, l’uranio è un elemento molto comune all’interno della crosta terrestre, ossia lo strato più superficiale del pianeta Terra. È un metallo radioattivo, cioè emette energia durante il processo di decadimento.
Nell’arco degli ultimi ottant’anni l’uranio ha cominciato a costituire una risorsa di primo livello per gli Stati e i rispettivi apparati socioeconomici, a causa della sua possibilità di utilizzo come fonte energetica. Ciò è stato possibile grazie allo sviluppo di reattori nucleari civili e di complessi processi di raccolta, arricchimento, produzione, distribuzione e immagazzinamento delle scorie. Lo sfruttamento della risorsa uranio come risorsa energetica è giustificato dal fatto che un piccolo ammontare è capace di generare un’ingente quantità di energia. Un esempio classico di comparazione in merito è quello di considerare un ammontare di uranio pari a un uovo di gallina di taglia media il cui impiego nella produzione di energia elettrica risulta equivalente a circa 88 tonnellate di carbone[5]. Ciononostante, secondo dati del 2022, l’energia nucleare costituisce circa il 4%[6] dell’approvvigionamento mondiale di energia, ciò in particolare a causa dei costi più elevati concernenti la produzione e l’installazione dei reattori, al quale si affianca il tema delle scorie e del loro smaltimento.
In secondo luogo, l’uranio costituisce un elemento centrale per la produzione di armamenti atomici. In particolare, la differenza principale tra uso civile e militare dell’uranio riguarda il livello di arricchimento [7]. Si consideri che l’uranio può presentarsi sotto diverse forme, ossia diversi isotopi. I due più noti sono denominati U-238 (circa il 99% del totale) e U-235. A causa di alcune proprietà fisiche (in particolar modo la stabilità), l’U-235 è quello utilizzato in entrambi gli ambiti – civile e militare – in quanto risulta essere l’unico isotopo capace di seguire il processo di fissione. L’uranio U-235 è riscontrabile circa per lo 0,7% in natura[8]; pertanto, è necessario un processo di arricchimento dell’U-238 (detto altresì “uranio impoverito”) per rendere il combustibile adatto alla produzione energetica.
Considerati questi fattori, vien da sé che l’arricchimento sia essenziale sia per i reattori delle centrali nucleari, sia per le armi e per i propulsori. In ambito civile, l’uranio è utilizzato per scopi commerciali quando esso risulta arricchito per un massimo del 20% – nonostante la maggior parte dei reattori utilizzi un uranio arricchito al 5% (LEU)[9]. Al di sopra di una tale soglia, l’uranio altamente arricchito è utilizzato tendenzialmente per processi di costruzione di armamenti nucleari e di propulsori nucleari navali.

L’equilibrio geoeconomico dell’uranio

Benché il tema meriti un’analisi a sé stante, è possibile delinearne i tratti principali anche in questa sede, eppure se ne può rendere conto in modo breve. L’uranio, come si suole immaginare, non è estraneo a tale logica. In modo intrinseco, di fronte a delle risorse – per estrazione, approvvigionamento, utilizzo, consumo e impiego industriale – si delineano degli equilibri o, quando essi non vi sono, degli scontri.
Il settore dell’uranio risulta essere complesso e multilivello, in cui numerosi attori occupano ruoli importanti all’interno dei segmenti della “filiera”. Essa può essere scomposta in tre momenti essenziali: estrazione, raffinazione e arricchimento.
Le prime due fasi consistono nell’estrazione del metallo dai siti in cui esso è maggiormente presente e nella raffinazione, ossia la fresatura dello stesso in quella che diviene la “yellow cake”. I luoghi di estrazione e di raffinazione sono molteplici nel mondo, ma la concentrazione in grandi quantità di presenta in Kazakistan (43%), Canada (15%), Namibia (11%), Australia (9%), Uzbekistan (7%), Russia (5%)[10].
Il punto cruciale è quello dell’arricchimento, in cui la gestione del processo è concentrato nelle mani di un oligopolio di imprese a controllo statale. Tali imprese hanno le capacità e il know-how necessari, risultando altamente specializzate in un settore, sopravanzando gli altri competitor globali e giocando un ruolo di dominio del mercato.
Tra di esse si riscontrano la Rosatom (Russia), la China National Nuclear Corporation (CNNC, Cina), la Orano (Francia), la Urenco (una partecipata britannico-olandese-tedesca)[11]. Come detto, ognuna di esse occupa una porzione importante di mercato, eppure la combinazione delle quote russo-cinesi porta un controllo di quasi il 63% sul totale della capacità d’arricchimento globale. Una concentrazione così elevata nelle mani di due soli grandi attori. Questa concentrazione rappresenta una sfida concreta per molti attori in ambito di sicurezza energetica. In particolar modo, per i Paesi membri dell’Unione Europea[12] i fattori da considerare sono molteplici.
In primo luogo, è necessario considerare i costi dell’approvvigionamento di uranio, di costruzione di nuovi reattori e di manutenzione degli impianti per il percorso di produzione di energia elettrica. In merito a ciò, persistono numerosi dubbi riguardo la convenienza e il vantaggio che deriverebbe da tali operazioni Qualora si affidasse esclusivamente al libero mercato. L’intervento centralizzato potrebbe costituire un mordente efficace al controllo dei costi d’installazione e di attivazione.
In secondo luogo, la fattibilità dell’inserimento (o dell’intensificazione, dove essa vi sia già) dell’energia nucleare all’interno del mix energetico dei singoli Stati. Per fattibilità bisogna intendere la valutazione del rischio-beneficio che ne trarrebbe lo Stato che decidesse di inserire tale fonte energetica nel proprio sistema, in considerazione di rischi economici e politici.
In merito a quest’ultimo punto, è necessario considerare che il mix energetico degli Stati europei è sotto la lente d’ingrandimento ed è al centro di un grande processo di trasformazione per consentire la transizione verso un modello energetico sostenibile e rinnovabile. Secondo il Taxonomy Delegate Act del 2022, l’energia nucleare risulta essere utile in linea generale al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dell’intera Unione Europea[13]. La questione alla base si pone riguardo l’approvvigionamento e l’immissione di energia all’interno del sistema energetico statale, il quale è costituito da molteplici fonti (combustibili fossili, nucleare, energia rinnovabile). Se si venisse ad intensificare la quota relativa occupata dal nucleare, esso aprirebbe ad una chiara considerazione securitaria. Una volta appurato che la quota principale dovrebbe essere occupata dalle energie rinnovabili (come l’eolico o il fotovoltaico), ma tenuto conto della non programmabilità di tali fonti, è chiaro come una componente più o meno ingente dovrebbe essere occupata da una fonte che sia programmabile e controllabile[14].
Ad una prima considerazione, il nucleare rientrerebbe, a grandi linee, all’interno di tale paradigma, senza possedere le criticità dei combustibili quali petrolio e carbone nel rapporto tra emissioni ed energia prodotta. Si consideri, però, come la necessarietà di ottenere la giusta quantità di uranio necessario a far funzionare impianti di nuova generazione implicherebbe la sostenibilità di approvvigionamento (ossia una fonte di quantità affidabile) e di costo. In quanto la gran parte dei reattori utilizza l’U-235 di cui si è trattato, è chiara la necessità di inserire tale isotopo nell’equazione di fattibilità[15]. Pertanto, vien da sé come i Paesi quali la Russia e la Cina potrebbero giocare un ruolo discrezionale elevato all’interno delle supply chain globali di un mondo – soprattutto quello europeo – che si sta inserendo nella transizione energetica, opera tanto difficile quanto dispendiosa. Il controllo di una quota di mercato così elevata potrebbe comportare una nuova leva di potere per il Cremlino nelle relazioni con altri Stati, in particolar modo con l’UE e i suoi Stati membri[16], i quali più di tutti risultano implicati negli obiettivi della transizione energetica.
Persistono però numerosi interrogativi, anche alla luce della considerazione sempre più insistente che si sta rivolgendo nei confronti dell’energia nucleare (tra cui in Italia). Resta da chiedersi se, in un mondo sempre più dipendente da fonti energetiche stabili, l’uranio diventerà un nuovo fattore di instabilità geopolitica.


Note

[1] Moore, J. (2025, 24 giugno). Israel and Iran agree to ceasefire to bring end to ’12 DAY WAR’, Trumps says. ABC news. https://abcnews.go.com/International/israel-iran-agree-ceasefire-bring-end-12-day/story?id=123137697
[2] World Nuclear Association (2025, 17 luglio). Nuclear Power in Iran. World Nuclear Association. https://world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-g-n/iran
[3] Tarankov, V. (2024, 3 settembre). What is Uranium? IAEA – International Atomic Energy Agency https://www.iaea.org/newscenter/news/what-is-uranium
[4] Il primo (e finora unico) utilizzo dell’arma atomica fu il risultato del ben noto Progetto Manhattan, le cui implicazioni politiche e il gran apporto scientifico è tema di dibattiti. Menzionare il progetto risulta doveroso e, per novizia di particolari, di seguito un approfondimento: https://www.nps.gov/mapr/learn/manhattan-project.htm
[5] IAEA (2023, 11 maggio). Infographics: Nuclear Energy Compared. IAEA – International Atomic Energy Agency. https://www.iaea.org/newscenter/news/infographics-nuclear-energy-compared
[6] IEA (n.d.) World. IEA – International Energy Agency. https://www.iea.org/world/energy-mix#how-is-energy-used-globally
[7] World Nuclear Association (2025, 6 giugno). Uranium Enrichment. World Nuclear Association https://world-nuclear.org/information-library/nuclear-fuel-cycle/conversion-enrichment-and-fabrication/uranium-enrichment
[8] Tarankov, V. (2024, 3 settembre). What is Uranium? IAEA – International Atomic Energy Agency https://www.iaea.org/newscenter/news/what-is-uranium
[9] Tarankov, V. (2024, 3 settembre). What is Uranium? IAEA – International Atomic Energy Agency https://www.iaea.org/newscenter/news/what-is-uranium
[10] Baskaran, G., Schwartz, M. (2025, febbraio). Fueling the Future. Recommendations for Stenghtening U.S. Uranium Security. In CSIS Briefs (p.3). CSIS – Centre for Strategic and International Studies https://csis-website-prod.s3.amazonaws.com/s3fs-public/2025-02/250205_Baskaran_Uranium_Security.pdf?VersionId=ekTkiNF_mp48sVVCDXJv1c3Toi1q6qmD
[11] Baskaran, G., Schwartz, M. (2025, febbraio). Fueling the Future. Recommendations for Stenghtening U.S. Uranium Security. In CSIS Briefs (p.3). CSIS – Centre for Strategic and International Studies https://csis-website-prod.s3.amazonaws.com/s3fs-public/2025-02/250205_Baskaran_Uranium_Security.pdf?VersionId=ekTkiNF_mp48sVVCDXJv1c3Toi1q6qmD
[12] Lapenko, O. et al. (2025, 14 aprile). Ending European Union imports of Russian uranium. Bruegel. https://www.bruegel.org/analysis/ending-european-union-imports-russian-uranium
[13] Commissione Europea (2022, 2 febbraio). EU taxonomy: Complementary Climate Delegated Act to accelerate decarbonisation. Commissione Europea https://finance.ec.europa.eu/publications/eu-taxonomy-complementary-climate-delegated-act-accelerate-decarbonisation_en
[14] World Nuclear Association (2024, 3 dicembre). Nuclear Power and Energy Security. https://world-nuclear.org/information-library/economic-aspects/nuclear-power-and-energy-security#renewables-and-energy-security
[15] Price, R. (2024, 27 marzo). Nuclear Fuel 101: Front-End Processes, Prospects, and Policy. Third Way. https://www.thirdway.org/blog/nuclear-fuel-101-front-end-processes-prospects-and-policy
[16] Lapenko, O. et al. (2025, 14 aprile). Ending European Union imports of Russian uranium. Bruegel. https://www.bruegel.org/analysis/ending-european-union-imports-russian-uranium


Foto copertina: Uranio