La guerra in Iran e in Medio Oriente pone numerosi interrogativi riguardo l’andamento futuro dei mercati e dell’approvvigionamento di idrocarburi.
La guerra regionale scatenatasi dal 28 febbraio tra Iran, Stati Uniti, Israele e i Paesi del Golfo pone numerosi interrogativi securitari. Allo stesso tempo, scavando più a fondo le conseguenze ipotetiche del conflitto – che si preannuncia non di breve durata[1] – riguardano in modo particolare una serie di aspetti economici rilevanti. In primo luogo, il costo dell’energia. La regione del Medio Oriente e dell’Iran è un’area ben nota per la presenza di ingenti giacimenti di petrolio e di gas, delle cui forniture dipendono molti Stati. In secondo luogo, l’aumento della rischiosità della libertà di navigazione nell’area del Golfo Persico, del Mar Rosso e del Mediterraneo Orientale. Il rischio di chiusura dello Stretto di Hormuz[2] da parte delle forze iraniane, la rischiosità dell’attraversamento del Mar Rosso a causa degli attacchi degli Houthi dello Yemen e le tensioni presenti nel Mediterraneo orientale – tra Israele, Libano, Cipro, Turchia e l’entità palestinese – rendono più alti i costi dei noleggi, delle assicurazioni e, in generale, del trasporto marittimo[3].
L’approvvigionamento di idrocarburi
Sebbene l’imperativo della transizione ecologica sia presente all’interno delle agende politiche europee e, in linea più generale e meno perentoria, all’interno della comunità internazionale, l’utilizzo degli idrocarburi come fonte di energia costituisce un punto centrale dello sviluppo economico della maggior parte degli attori internazionali.
Allo stesso modo, l’utilizzo del gas è essenziale per la tenuta della produzione industriale. Tali tematiche sono ben note in Europa, la cui inflazione del biennio 2022-23 subì una rapida salita a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina e della riduzione dei rifornimenti di gas russo verso i Paesi europei.
Lo scenario della guerra regionale in Medio Oriente e in Iran pone nuovamente questo tipo di interrogativi. Prendendo in considerazione l’attore principale coinvolto in questo conflitto, ossia l’Iran stesso, si considera la terza riserva di petrolio al mondo[4]. Chiaro come, a causa delle sanzioni statunitensi ed europee, la maggior parte di tale petrolio (circa il 90%)[5] è ufficialmente acquistato dalla Repubblica Popolare Cinese. Per il Dragone, l’acquisto di petrolio iraniano è individuabile come un vantaggio competitivo non trascurabile in quanto, forte del regime sanzionatorio, la Cina può acquistare tale risorsa a dei prezzi inferiori (tra i 13$ e i 20$ al barile)[6].
Allargando lo sguardo, gli attori coinvolti nella produzione di idrocarburi sono numerosi e ben noti: l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, l’Iraq, il Qatar. Il coinvolgimento di tutti questi attori nel conflitto, oltre che individuare un momento di incertezza e di instabilità regionale, pone in primo piano il fattore energetico e le sue conseguenze sullo stato dell’economia. Un chiaro segnale dell’incertezza delle ultime ore deriva dalle reazioni sui mercati finanziari a fronte di alcuni eventi “chiave”.
Il primo è stato l’annuncio dell’interruzione della produzione di Gas Naturale Liquefatto (GNL) da parte della principale compagnia qatariota, la QatarEnergy[7].
Il secondo è stato l’annuncio saudita del danneggiamento, a seguito di un attacco iraniano, della raffineria di Ras Tanura[8], la più grande del Paese. Infine, l’annuncio dell’Iraq del taglio della produzione di petrolio dai principali giacimenti di Rumaila, West Qurna 2 e Maysan[9]. I livelli dei prezzi del petrolio (in particolare il Brent) e il gas (il riferimento preso in considerazione è il TTF di Amsterdam), pur non sperimentando eccessive fluttuazioni, sono saliti rapidamente[10].
L’ipotesi che il conflitto possa allungarsi potrebbe generare una spirale di crescita dei prezzi di entrambe le risorse. Una simile eventualità apre le porte ad alcuni eventuali scenari esterni al conflitto iraniano propriamente detto.
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L’impatto sulla guerra in Ucraina
Per Mosca, l’ipotesi di un conflitto prolungato costituisce un paradigma ambivalente.
Da un lato vi è il rischio di perdere un alleato fondamentale nello sforzo bellico, soprattutto in termini di forniture di droni Shahed[11], ampiamente utilizzati nel conflitto.
Dall’altro lato, la possibilità che i prezzi delle materie prime energetiche salgano potrebbe favorire la Russia, in quanto otterrebbe maggiori guadagni dalla vendita del proprio petrolio e ritrovare uno spazio di manovra maggiore nel poter continuare con minori affanni lo sforzo bellico. Quest’evenienza costituirebbe un’opportunità di controbilanciare le difficoltà produttive del 2025, intensificate dagli attacchi da parte ucraina verso le raffinerie russe[12].
L’effetto positivo di questo scenario, però, potrebbe essere smorzato da una serie di fattori. Essi sono, in particolare, la difficoltà per la Russia di poter vendere il petrolio e il gas a prezzi di mercato a causa delle sanzioni imposte dai Paesi dell’Unione Europea, di una domanda quasi monopsonistica di Cina e India[13] e delle difficoltà logistiche derivanti dalla “flotta ombra”[14]. Per la Russia, il conflitto in Iran costituisce pertanto un Giano bifronte a cui guardare con attenzione.
L’atteggiamento di cautela, pur attraverso la condanna degli attacchi degli Stati Uniti e di Israele[15], sembra seguire proprio questa linea opportunistica.
Note
[1] Kanno-Youngs, Z., Sanger, D.E., Pager, T. (2026, 1 marzo). Trump Says War Could Last Weeks and Offers Contradictory Visions of New Regime. The New York Times. https://www.nytimes.com/2026/03/01/us/politics/trump-iran-war-interview.html
[2] Subasic, A. (2026, 2 marzo). As Hormuz traffic falls, war-risk premiums surge and physical attacks on vessels mount, high-risk maritime behaviour is set to increase across the region. Marine Traffic. https://www.marinetraffic.com/en/maritime-news/34/risk-and%20compliance/2026/12730/as-hormuz-traffic-falls-war-risk-premiums-surge-and-physical
[3] ibidem
[4] Venditti, B. (2025, 30 dicembre). All of the World’s Oil Reserves by Country, in One Visualization. Visual Capitalist. https://www.visualcapitalist.com/all-of-the-worlds-oil-reserves-by-country-in-one-visualization/
[5] Report on Iranian Petroleum and Petroleum Products Exports (2025). EIA – U.S. Energy Information Administration. pp. 2-3.
[6] Ibidem
[7] QatarEnergy (2026, 2 marzo). QatarEnergy to stop production of LNG. https://www.qatarenergy.qa/en/MediaCenter/Pages/newsdetails.aspx?ItemId=3892
[8] El Wardany, S., Lua, N. (2026, 2 marzo). Saudi Arabia’s Biggest Oil Refinery Halts After Drone Attack. Bloomberg. https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-03-02/saudi-arabia-s-ras-tanura-refinery-shuts-down-after-drone-attack
[9] Rasheed, A., Mohammed, A. (2026, 3 marzo). Iraq reduces oil output, more cuts to come if Hormuz disruptions persist, Iraqi oil officials say. Reuters. https://www.reuters.com/business/energy/iraq-reduces-oil-output-more-cuts-come-if-hormuz-disruptions-persist-iraqi-oil-2026-03-03/
[10] Fedec, A. (2026, 1 marzo). TTF Gas Prices Surge on Middle East Supply Fears. Trading Economics. Sib-at, J. (2026, 3 marzo). EU Natural Gas Surge Continues. Trading Economics. Taborda, J. (2026, 3 marzo). Brent Crude Approaches $84. Trading Economics.
[11] Moore, J. (2025, 21 novembre). Adversary Entente Cooperation at Russia’s Shahed Factory Threatens Global Security. Institute for the Study of War. https://understandingwar.org/research/adversary-entente/adversary-entente-cooperation-at-russias-shahed-factory-threatens-global-security/
[12] Iovine, F. (2025, 3 novembre). Sanctions and Strikes: Consequences over Russia. The New Globar Order. https://thenewglobalorder.com/world-news/sanctions-and-strikes-consequences-over-russia/
[13] IEA (2025). Average Russian oil exports by country and region, 2021-2024. https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/average-russian-oil-exports-by-country-and-region-2021-2024
[14] Minervini, A. (2025, 25 novembre). La flotta ombra russa. Opinio Juris. https://www.opiniojuris.it/opinio/la-flotta-ombra-russa/
[15] The Ministry of Foreign Affairs of the Russian Federation (2026, 28 febbraio). Statement by the Russian Foreign Ministry regarding military aggression of the United States and Israel against Iran. https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2083284/
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