Missili e droni colpiscono basi statunitensi e Paesi del Golfo, mentre Washington intensifica i raid contro obiettivi iraniani. Lo Stretto di Hormuz torna al centro della crisi tra Iran e Usa, con pesanti ripercussioni sui mercati energetici e sulla stabilità regionale.
L’escalation militare tra Stati Uniti e Iran segna un nuovo punto di svolta nel conflitto che da mesi coinvolge il Medio Oriente. Nelle ultime ore le forze iraniane e quelle statunitensi hanno intensificato lo scambio di attacchi missilistici e con droni, estendendo il teatro delle operazioni a diversi Paesi del Golfo e alimentando il timore di una destabilizzazione dell’intera regione.
Secondo quanto reso noto da Teheran, le Guardie Rivoluzionarie hanno preso di mira infrastrutture militari statunitensi in Qatar, Kuwait, Oman e Giordania, sostenendo inoltre di aver nuovamente imposto la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi commerciali del pianeta attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto esportati a livello mondiale.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), tuttavia, ha contestato la versione iraniana, affermando che il traffico commerciale continua a transitare lungo la via marittima nonostante l’aumento delle tensioni e le operazioni militari in corso.
Washington intensifica i bombardamenti
Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani nell’ultima ondata di raid, portando a oltre 300 il numero complessivo dei bersagli distrutti in tre giorni di operazioni. L’obiettivo, secondo Washington, è ridurre le capacità offensive dell’Iran e garantire la sicurezza della navigazione commerciale nel Golfo Persico.
Le autorità iraniane hanno invece denunciato esplosioni in diverse città portuali e promesso una risposta proporzionata contro le installazioni militari americane presenti nella regione. L’offensiva iraniana ha esteso il conflitto ben oltre i confini nazionali, coinvolgendo diversi Paesi del Golfo che ospitano basi e infrastrutture militari statunitensi. Secondo quanto riferito da Teheran, sono stati colpiti un centro di comando e alcuni hangar per droni in Giordania, una postazione radar americana in Kuwait e piattaforme di supporto logistico della Marina statunitense nelle acque dell’Oman. Attacchi sono stati inoltre rivendicati contro strutture militari presenti in Qatar, mentre negli Emirati Arabi Uniti i sistemi di difesa aerea hanno intercettato missili e droni diretti verso il territorio nazionale. Anche il Bahrein ha attivato le sirene d’allarme in seguito al rilevamento di minacce missilistiche.
Le autorità qatariote hanno confermato il ferimento di tre persone, tra cui un bambino, a causa della caduta di detriti provocati dall’intercettazione dei missili. Sul fronte marittimo, inoltre, permane alta la tensione dopo l’attacco a una nave mercantile al largo delle coste dell’Oman, dove un cittadino indiano risulta ancora disperso secondo quanto comunicato dal Ministero degli Esteri di Nuova Delhi. Questa nuova ondata di operazioni conferma l’ampliamento del raggio d’azione dell’Iran e il crescente coinvolgimento dei Paesi del Golfo nella crisi regionale.
Hormuz resta il nodo strategico
La questione dello Stretto di Hormuz continua a rappresentare il principale elemento di preoccupazione per i mercati internazionali.
L’Iran sostiene di averne sospeso il transito fino alla cessazione delle operazioni militari statunitensi nell’area, mentre Washington ribadisce che la navigazione prosegue grazie alla presenza delle proprie forze navali.
L’incertezza ha già provocato un forte rialzo delle quotazioni di petrolio e gas, alimentando nuovi timori per l’inflazione globale e per i costi dell’energia, tema particolarmente delicato anche sul piano politico negli Stati Uniti.
Leggi anche:
- Memorandum di Islamabad, i 14 punti che ridisegnano il rapporto tra Stati Uniti e Iran
- Iran-USA, nuova proposta di pace di Teheran: “Stop alla guerra e ritiro delle truppe americane”
Diplomazia in stallo
Parallelamente all’escalation militare, restano aperti i canali diplomatici.
Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato il collega omanita Badr Albusaidi per discutere della sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Ai colloqui hanno partecipato anche rappresentanti del Qatar e delegazioni tecniche incaricate di valutare possibili misure condivise per garantire il transito marittimo.
Nonostante il presidente Donald Trump abbia dichiarato conclusa la tregua avviata nei mesi scorsi, Washington ha lasciato intendere che i negoziati con Teheran potrebbero comunque proseguire.
Le minacce della nuova Guida Suprema
Sul fronte interno iraniano, la nuova Guida Suprema, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, è tornata a parlare con un messaggio diffuso dalla televisione di Stato, promettendo vendetta per la morte del padre, Ali Khamenei, ucciso nei bombardamenti statunitensi e israeliani all’inizio del conflitto.
Pur non essendo ancora apparso pubblicamente dalla sua nomina, Mojtaba Khamenei ha ribadito che la risposta dell’Iran rappresenta “una richiesta della nazione” e che verrà portata avanti con il sostegno di tutti coloro che si oppongono agli Stati Uniti e ai loro alleati.
La nuova fase del conflitto conferma quindi come il Medio Oriente resti esposto a un’escalation dagli effetti potenzialmente globali, sia sul piano geopolitico sia su quello economico.
Foto copertina:













