Sudafrica al voto, l’African National Congress in difficoltà?

Election posters of different political parties are seen, as South Africa prepares for national and provincial elections to be held on May 29, in Pretoria, South Africa, April 5, 2024. REUTERS/Siphiwe Sibeko/File Photo

A trent’anni dalle prime elezioni democratiche, il 29 maggio i cittadini sono chiamati al voto per rinnovare l’Assemblea nazionale del Sudafrica, che una volta costituita avrà trenta giorni per eleggere il nuovo presidente. L’African National Congress (ANC), leader dello scenario politico dal 1994, ha eroso il proprio bacino elettorale e c’è incertezza sulla conquista del 50% dei voti, quota necessaria per governare da solo.


Sono circa 28 milioni di cittadini sudafricani chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente, la nona tornata elettorale dal 1994. L’Assemblea avrà il compito di eleggere il presidente della Repubblica che sarà anche a capo del governo e nominerà la squadra dei ministri. Al momento l’ANC dell’attuale presidente Cyril Ramaphosa sembra in difficoltà e non più in grado di far gravitare attorno a sé le preferenze degli elettori. Un tasso di disoccupazione al 32%, le persistenti disuguaglianze socio-economiche, accuse di corruzione, interruzioni di corrente e alti livelli di criminalità violenta hanno minato nel corso dei decenni la popolarità del partito. Un’iniziale crescita del livello di benessere ha subito una battuta d’arresto facendo diventare il Sudafrica il Paese più ineguale al mondo, a detta della stessa Banca Mondiale la quale ha evidenziato le disparità nella società post apartheid.

Un altro punto a sfavore per l’ANC è il disincanto soprattutto dei giovani nei confronti della politica. I“free born”, nati dopo il 1994, sono delusi dalla gestione statale e  disillusi dalle proposte elettorali di un partito prostrato da scandali di corruzione, specialmente durante il governo di Jacob Zuma (2009-2018). Il desiderio di vedere altre facce all’interno del regime politico è forte, l’astensionismo forse farà la sua parte, ma i beneficiari delle politiche pubbliche rimangono un bacino elettorale ancora ampio per l’ANC. Le politiche come il programma di freehousing – relativamente fallimentare con ancora lunghe liste d’attesa – l’accesso gratuito alle università e ai servizi di base hanno garantito il sostegno di chi ne sta beneficiando al partito. Gli ultimi decenni hanno visto questo ribasso nelle preferenze, alle ultime elezioni del 2019 il partito era sceso sotto il 60%, ottenendo il 57,50% dei voti, sarebbe quindi una grande novità se quest’anno non riuscisse ad ottenere la maggioranza per governare da solo.

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L’opposizione ci prova

Il primo partito d’opposione è la Democratic Alliance (DA) che ha come obiettivo la liberalizzazione dell’economia attraverso più ampie privatizzazioni del mercato. Guidato da John Steenhusien e da molti considerato come un partito per bianchi in questa occasione elettorale ha formato la coalizione “Multiparty Charter” assieme ad altri partiti minoritari con la speranza di poter guidare il Paese senza l’ANC. Il terzo partito del Paese, l’Economic Freedom Fighters (EFF) sostiene oltre a misure economiche radicali, una più adeguata attenzione a risolvere gli squilibri economici razziali che si protraggono dai tempi dell’apartheid. Nella sua intenzione è la nazionalizzazione di settori chiave dell’economia sudafricana come le miniere e le banche per innescare un piano di salvataggio destinato ai cittadini.

La Corte costituzionale aveva escluso dai giochi l’ex presidente Jacob Zuma. Secondo la Corte la condanna di Zuma per oltraggio alla corte arrivata nel 2021, con una pena detentiva di 15 mesi, lo avrebbe reso non idoneo alla candidatura, in quanto sono dichiarate ineleggibili i cittadini che hanno ricevuto una condanna superiore ai 12 mesi.
Il politico era stato sospeso a gennaio scorso dall’ANC, in seguito a sue dichiarazioni e a contrasti con i membri del partito. Non sono nuove queste tensioni, dal 2009, anno di assunzione della presidenza da parte di Zuma, i rapporti sono stati altalenanti. Zuma, abbandonato il partito ha fondato un suo movimento politico, il uMkhoto we Sizwe (Mk) o “Lancia della Nazione”, riprendendo il nome dello storico braccio armato dell’ANC ai tempi dell’apartheid. Nonostante l’interdizione – la sua foto apparirà sulla scheda elettorale – e  lo strappo con l’ANC, Zuma gode di una certa popolarità, soprattutto tra gli zulu.
L’Assemblea nazionale avrà solo due settimane per costituire il legislativo, due settimane in cui se l’ANC non uscisse vincitore dalla tornata elettorale sarebbe costretto a formare una coalizione che potrebbe portare non pochi malumori. Non c’è dubbio che rimarrà il partito maggioritario, bisognerà vedere se per governare avrà necessità di sostegno altri partiti minoritari, sostegno che sicuramente dovrà essere scambiato con qualche concessione.


Foto copertina: Sudafrica al voto.