
Il partito Contratto Civile ha ottenuto la maggioranza nelle elezioni in Armenia del 7 giugno. Quali strade per il governo di Nikol Pashinyan si aprono (o si confermano)?
Le elezioni parlamentari in Armenia del 7 giugno hanno visto la vittoria del partito “Contratto Civile” del Primo Ministro Nikol Pashinyan[1]. Queste elezioni sono giunte in un momento di profondo riassestamento degli equilibri nel Caucaso. Difatti, il governo del Primo Ministro Nikol Pashinyan ha intrapreso una strada di riorientamento delle proprie relazioni in direzione dell’Unione Europea. A pagarne le maggiori spese, in questo caso, è la Russia. Il Cremlino ha visto progressivamente erodere il proprio ruolo all’interno della regione del Caucaso e in Armenia in particolare. In questo quadro, il successo militare dell’Azerbaijan nei confronti dell’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh nella regione del Nagorno-Karabakh del 2023 costituisce una delle chiavi interpretative principali. A ciò è fondamentale rilevare la posizione dell’Armenia nella regione, le iniziative economiche principali – su tutte il TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity) voluto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – e il ruolo degli attori esterni in Armenia.
In primo luogo, il conflitto del settembre del 2023 ha costituito un punto di svolta strutturale per l’Armenia. La sconfitta militare dell’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh ha segnato la fine di un’esperienza nata a cavallo della dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Il conflitto tra Armenia e Azerbaijan ha visto numerose fasi alterne, le quali hanno subito una rilevante accelerata nell’ultimo lustro.
Nel 2020, un’importante offensiva dell’esercito di Baku aveva portato ad un profondo ridimensionamento del territorio dell’Artsakh. Quest’ultimo, in questa fase, perse il collegamento diretto con il territorio armeno. L’offensiva del 2023 portò alla completa dissoluzione dell’Artsakh e alla caduta del governo di Stepanakert (in azero Khankendi), al ritorno sotto il pieno controllo di Baku dell’intera area e allo spostamento di migliaia di armeni.
Il conflitto ha sollevato una seria crisi di legittimità per Yerevan – soprattutto per la disparità militare nei confronti dell’Azerbaijan – e ha aperto una fase di ripensamento e polarizzazione all’interno dell’Armenia stessa.
Nei confronti di Baku, l’Armenia ha dovuto riconoscere il proprio ridimensionamento e la propria inferiorità strategica. Un simile riconoscimento ha favorito, successivamente, all’accordo firmato tra le due parti e mediato dagli Stati Uniti nell’agosto del 2025[2].
Il testo ha segnato una svolta essenziale, in quanto ha posto l’enfasi sul mutuo riconoscimento dei confini e della sovranità territoriale reciproca. Questo punto, individuato nei primi due articoli dell’accordo, sancisce la fine dell’incertezza dei confini e fornisce un iniziale quadro per la sistemazione delle strutture di confine e l’individuazione congiunta dei punti di frontiera. Una sconfitta parziale per Yerevan, la quale ha visto sgretolarsi una delle leve principali in suo possesso nella regione.
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A latere dell’accordo di pace, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’inizio del progetto del TRIPP[3], ossia un corridoio di connettività multimodale. L’importanza della misura rileva un importante successo per l’Azerbaijan, in quanto il TRIPP consentirebbe di connettere più agilmente Baku alla sua exclave di Nahičevan’.
Il progetto è ancora nelle sue fasi iniziale di costituzione, ma evidenzia insieme un rischio e un’opportunità per l’Armenia. Da un lato, il TRIPP può essere interpretato come segno di riduzione di autonomia strategica nella regione a favore di due attori; dall’altro, nella dichiarazione congiunta Stati Uniti-Armenia del gennaio 2026 viene individuata l’Armenia come socio di minoranza della società che verrà costituita per la gestione del TRIPP[4]. Ciò evidenzia una forte penetrazione statunitense nella regione, ma la gestione congiunta dell’infrastruttura potrebbe concedere un margine di azione favorevole a Yerevan in termini di sviluppo e di controbilanciamento nei confronti di Baku.
In terzo luogo, il ruolo di attori come la Russia e l’Unione Europea è da porre sotto esame. La Federazione Russa, concentrata dal 2022 nel conflitto in Ucraina, sta progressivamente perdendo potere relativo nella regione del Caucaso.
Le tensioni con l’Azerbaijan[5] rappresentano un segnale importante dell’allontanamento di Baku da Mosca e, allo stesso tempo, il raffreddamento delle relazioni con l’Armenia a seguito del 2023. Nei confronti di Mosca, il governo armeno ha adottato una postura di “diversificazione”[6]. A fronte dell’atteggiamento passivo della Russia nella gestione della crisi e del conflitto con l’Azerbaijan, l’Armenia ha iniziato un percorso di riconsiderazione delle proprie alleanze. Da qui, in ordine, ha fatto seguito l’iniziale congelamento della partecipazione alla CSTO[7], l’inizio di un percorso dialogante e maggiormente intrecciato con l’Unione Europea e i suoi Stati membri e un riassestamento delle relazioni con la Turchia.
Proprio con quest’ultima l’Armenia ha avviato un percorso di dialogo, in un’ottica di una “Agenda di Pace”[8] pragmatica. Mediante questo sforzo si può leggere anche come si siano create le condizioni di possibilità per il tentativo di pace con Baku. Una questione centrale nelle relazioni turco-armene è, chiaramente, il genocidio degli armeni del 1915. La disputa è sistemica e identitaria per l’Armenia e per gli armeni, le cui pretese sono quelle di un riconoscimento turco, non avvenuto, di ciò che avvenne negli ultimi anni dell’Impero Ottomano. Alcuni segnali di distensione e di svincolamento delle due questioni sono giunti proprio da Pashinyan, il quale ha preferito evidenziare come la politica estera armena dovrebbe essere slegata dal riconoscimento internazionale del genocidio[9].
In direzione dell’Unione Europea, il governo di Pashinyan ha favorito una forte spinta. La costruzione del primo summit Armenia-Unione Europea[10] e l’organizzazione dell’ottavo summit della Comunità Politica Europea a Yerevan[11] segnano un sostanziale attivismo in questa direzione. L’obiettivo di entrare nell’Unione Europea è divenuto parte, nel marzo del 2025, della legislazione armena, a seguito dell’approvazione da parte del Parlamento dell’inizio del percorso in tal senso.
La vittoria di Pashinyan e del suo partito segna una conferma di questo percorso individuato come pragmatico. I principali contendenti – tra cui “Armenia Forte”, “Alleanza Armena” and “Armenia Prospera”[12] – rappresentavano le istanze di una parte di società a favore del ristabilimento dello status quo ante nei confronti della Russia, individuata come principale partner commerciale e, soprattutto, securitario.
Restano numerosi interrogativi per il futuro dell’Armenia. Pur avendo inaugurato una politica estera pragmatica, l’Armenia risulta essere un membro della CSTO (seppur in modo “congelato”) e dell’Unione Economica Eurasiatica, entrambe a profonda trazione russa. L’ipotesi di un accesso dell’Armenia all’Unione Europea ha sollevato un monito di “considerazioni speciali da dover fare” da parte di Putin[13].
Note
[1] Papachristou, L. (2026, 7 giugno). Armenia’s Pashinyan seals elections win but pro-Russian opposition polls strongly. Reuters
[2] Republic of Azaerbaijan and Republic of Armenia (2025, 8 agosto). Agreement on Establishment of Peace and Inter-State Relations between the Republic of Azerbaijan and the Republic of Armenia.
[3] Güldoğan, D. (2025, 7 agosto). Trump to announce initial deal to end Azerbaijan, Armenia conflict. Anadolu Ajansi
[4] U.S. Department of State (2026, 13 gennaio). Joint Statement on the Publication of the U.S.-Armenia Implementation Framework for the Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP).
[5] Iovine, F. (2025, 3 luglio). Tensioni bilaterali tra Russia e Azerbaijan. Opinio Juris
[6] Avdaliani, E. (2026, 22 aprile). Armenia Diversifies and Balances its Foreign Policy. The Jamestown Foundation.
[7] The Prime Minister of the Republic of Armenia (2024, 23 febbraio). Prime Minister Nikol Pashinyan’s interview with France 24 TV.
[8] The Government of the Republic of Armenia (2023). Principles of the Crossroads of Peace.
[9] The Prime Minister of the Republic of Armenia (2026, 24 aprile). Prime Minister Nikol Pashinyan’s message on the 111th anniversary of the Armenian Genocide.
[10] Consiglio dell’Unione Europea (2026, 5 maggio). Joint Declaration following the first Armenia – EU Summit.
[11] European Political Community (n.d.). 8th European Political Community Summit.
[12] Zolyan, M. (2026, 5 giugno). Between Russia and Europe, between War and Peace? What is at Stake in Armenia’s Upcoming Election?. Ifri.
[13] President of Russia (2026, 29 maggio). Vladimir Putin answered media questions.
Foto copertina: Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, al centro, vota in un seggio elettorale durante le elezioni parlamentari a Yerevan, in Armenia, domenica 7 giugno 2026.












