Chruščëv, una scarpa per domarli tutti…o quasi


Il mondo delle Relazioni internazionali abbonda di curiosità e storie al limite dell’incredibile, soprattutto durante la lunga Guerra fredda ma pochi avrebbero immaginato che la scarpa di Chruščëv potesse diventarne uno dei simboli più iconici e significativi.


Di Andrea Minervini

La Guerra fredda e le Nazioni Unite

Per comprendere al meglio il peculiare evento che andremo ad analizzare è bene cercare di chiarire il “clima” e soprattutto le dinamiche che attanagliarono l’ONU sostanzialmente dalla sua stessa nascita. L’Organizzazione della Nazioni Unite nacque alla fine del ’45, lo stesso anno in cui vide fine la Seconda guerra mondiale. La Società delle Nazioni fu formalmente sciolta nel 1946, tramite una risoluzione per la quale quest’ultima passò tutte le sue funzioni all’Organizzazione delle Nazioni Unite[1], molte speranze per un mondo migliore furono riposte nel grande progetto che si apprestava a nascere.
Anche in questo contesto però, le agende politiche dei singoli stati guadagnarono sempre più importanza rispetto al messaggio “più grande” e le dinamiche della Guerra fredda piombarono in rapidamente sull’Organizzazione e le sue attività.
Tutto questo venne, e viene tutt’oggi, incarnato perfettamente dall’ influenza in seno all’ONU delle potenze vincitrici, conosciute come i big five, ovvero: Stati Uniti, Unione Sovietica (cui ha succeduto l’attuale Federazione Russa), Francia, Cina e Inghilterra. L’”ostacolo” che i big five avrebbero rappresentato per i lavori dell’Organizzazione prese forma soprattutto con l’implementazione di un particolare diritto che avrebbe garantito ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza un controllo quasi esclusivo su gran parte dell’operato dell’ONU. Il diritto in questione è diritto di veto[2], garantito, come detto, ai soli cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza[3] e rapidamente divenuto il perno delle dinamiche dei “due blocchi”.

La Guerra Fredda poi, nel senso e nelle dinamiche a noi più familiari, si potrebbe dire che “cominciò” nell’agosto del 1949, quando avvenne con successo il primo test di un ordigno nucleare sovietico[4]. Quell’evento, oltre a colmare il gap bellico tra USA e URSS, diede inizio ad una corsa al riarmo che andò ad affiancarsi ad un già presente contrasto ideologico-politico estremamente polarizzato e polarizzante per tutto lo scacchiere internazionale e destinato a durare sino alla fine degli anni ‘80. Dunque, l’ONU si ritrovò inevitabilmente posta sotto il giogo dei due “blocchi”, rappresentati solitamente da Stati Uniti e Unione Sovietica. Queste due superpotenze con grande attenzione soppesavano e strumentalizzavano strategicamente ogni azione intrapresa o discussa dell’Organizzazione facendo valere il proprio diritto di veto in molte occasioni.

Con la dipartita di Stalin nel 1953 e l’elezione di Chruščëv al ruolo di Segretario Generale del PCUS la Guerra fredda entrò in una nuova fase, forse ancor più pericolosa (basti pensare ai fatti di Cuba del 1962[5]) e questo ebbe riflessi più che evidenti. È in questa cornice che uno degli eventi più significativi e ilari della storia dell’Organizzazione ebbe atto; parliamo dell’irruenta presa (o pretesa) di parola di Chruščëv in persona, avvenuta in una plenaria del 12 ottobre del 1960. 

La scarpa di Chruščëv

Durante la 902° plenaria dell’assemblea generale[6], il Segretario Generale del PCUS, visibilmente infastidito e contrariato afferrò e brandì una scarpa, sbattendola violentemente sul proprio tavolo per rispondere all’intervento del delegato filippino Lorenzo Sumulong. L’intervento di quest’ultimo che criticava apertamente il dominio sovietico sui paesi dell’Europa dell’est fu una risposta ad una precedente proposta avanzata proprio da Chruščëv. Quest’ultimo chiedeva formalmente la stesura di una dichiarazione favorevole all’indipendenza degli stati coloniali, da inserire nell’agenda della quindicesima sessione dell’Assemblea Generale[7].

L’oratore filippino fu vittima di quello scatto d’ira (non si sa se premeditato o d’impulso[8]) poiché il suo discorso conteneva implicitamente un’accusa all’Unione Sovietica in merito al “dominio” politico e sociale di quest’ultima sull’Europa dell’est. Secondo la tesi di Sumulong anche questo andava incluso all’interno della stessa proposta in favore dell’indipendenza avanzata dal Segretario sovietico[9]. Fu a questo punto che Chruščëv esplose rendendosi protagonista del plateale ed esuberante episodio. Asserì tuonante che la “voce dei popoli” non sarebbe mai stata soffocata, augurando “morte e distruzione” al colonialismo[10]. La scarpa poi, rimase minacciosa sul tavolo del Segretario per tutta la durata della plenaria.

Quello di Chruščëv fu un gesto iconico che oggi può strappare un sorriso (e ne strappò anche sul momento) ma divenne uno dei più significativi del XX secolo. Ancora oggi si presta ad una moltitudine di interpretazioni, dalla coerenza con il temperamento esuberante del personaggio sino allo “show of force” che il rappresentante dell’URSS volle imbastire in seno alle Nazioni Unite.

[11]

Le scarpe vanno sempre in “paia”

Anche se meno iconica della “scarpa di Chruščëv” (del resto dubbi si hanno ancora sul fatto se la scarpa fosse del Segretario stesso o del Ministro degli Esteri Gromyko, seduto di fianco), un’altra scarpa si è resa protagonista nelle Relazioni Internazionali. La Guerra fredda era finita e un nuovo ordine mondiale stava sorgendo quando quello che è stato un “attentato” ad un Presidente degli Stati Uniti ha visto protagonista proprio una calzatura. Anche in questo caso l’ilarità del fatto è impossibile da celare ma ancora una volta dietro i sorrisi possono celarsi significati e messaggi importanti.

Era il 2008 quando ad una conferenza stampa in Iraq da parte del Presidente statunitense Bush Jr. il giornalista iracheno Muntayer al-Zaidi, il quale si opponeva con fermezza all’invasione statunitense del suo paese, tentò di colpire il Presidente USA lanciandogli una sua scarpa al grido: «questo è il bacio d’addio del popolo iracheno»[12].

Quel gesto costò al giornalista tre anni di carcere (e forse una scarpa) ma proprio come la scarpa del Segretario sovietico questa divenne un gesto iconico e carico di significato politico. Ancora oggi l’Iraq è una polveriera che in parte dipende dall’ancora forte presenza statunitense, mal sopportata da molti all’interno del paese. La risposta ufficiale del Presidente Bush fu alquanto pacata e le esatte parole verranno di seguito riportate: «Ma lasciatemi parlare del ragazzo che lancia la scarpa. È un modo per attirare l’attenzione. È come andare a un raduno politico e avere la gente che ti urla contro. È come guidare per strada e avere persone che non gesticolano con tutte e cinque le dita. È un modo per le persone di attirare –, non so quale sia la causa del ragazzo. Ma una cosa è certa: ti ha fatto fare una domanda al riguardo. Non mi sentivo minimamente minacciato. Questi giornalisti qui si sono scusati molto, hanno detto, questo non rappresenta il popolo iracheno. Ma questo è ciò che accade nelle società libere, dove le persone cercano di attirare l’attenzione su di sé. E quindi immagino che ne sia stato influenzato, perché ti ha indotto a dire qualcosa al riguardo.»[13]

A distanza di molti anni Al-Zaidi ritornò in Iraq concorrendo anche per le elezioni presidenziali ma mai rinnegando il gesto che lo ha reso “celebre”, neanche in tempi recenti[14].
Questi due particolari eventi sono il perfetto esempio di come, nell’ambito delle Relazioni internazionali, anche i gesti più semplici o quelli più assurdi, siano potenti veicoli di messaggi in un mondo dove le parole stesse spesso non bastano.


Note

[1] B. Conforti, C. Focarelli, Le Nazioni Unite, Ed. CEDAM, Milano 2017, cit. p. 7
[2]Ivi, cit. pp. 3-4
[3] United Nations Security Council, Voting System. In: https://www.un.org/securitycouncil/content/voting-system
[4] Portale storico della Presidenza della Repubblica, “14 agosto 1949 – Prima atomica sovietica”. In: https://archivio.quirinale.it/aspr/gianni-bisiach/AV-002-000844/14-agosto-1949-prima-atomica-sovietica
[5] C. Bertoli, A. Minervini, La crisi dei missili di Cuba, 60 anni dopo in Ucraina, Opinio Juris-Law and Politics Review, 14 aprile 2022. In: https://www.opiniojuris.it/la-crisi-dei-missili-di-cuba-60-anni-dopo-in-ucraina/
[6] United Nations Digital Library, General Assembly, 15th session: 902nd plenary meeting, Wednesday, 12 October 1960, New York. In: https://digitallibrary.un.org/record/679180
[7] Ibidem.
[8] “(Chruščëv) Assaporò la grandezza dell’autorità suprema dalla metà degli anni cinquanta ed era deliziato quando suo nipote gli chiedeva: «Nonno, chi sei? Lo zar?». Gli piacevano anche la vodka e le barzellette volgari e scoppiava in rozzi scatti d’ira. Un segretario del partito più attento non avrebbe detto ai politici occidentali: «Vi seppelliremo!».” In: R. Service, Storia della Russia del XX secolo, Editori Riuniti, Roma 1999, cit. p. 370
[9] United Nations Digital Library, General Assembly, 15th session : 902nd plenary meeting, Wednesday, 12 October 1960, New York. In: https://digitallibrary.un.org/record/679180
[10] Ibidem.
[11] C. Accogli, 50 anni fa Krusciov sbatteva la scarpa, Ansa – Speciali. Immagine. In: https://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2010/10/11/visualizza_new.html_1734350872.html
[12]  Da redazione, Iraq: lanciò scarpa a Bush, oggi è candidato alle elezioni, Euronews, 02/05/2018. In: https://it.euronews.com/2018/05/02/iraq-lancio-scarpa-a-bush-oggi-e-candidato-alle-elezioni
[13] The White House, President Bush and Iraq Prime Minister Maliki Sign the Strategic Framework Agreement and Security Agreement, Dicembre 2008. In: https://georgewbush-whitehouse.archives.gov/news/releases/2008/12/20081214-2.html
[14] M. Nazeh, No regrets from the Iraqi who threw his shoes at Bush, Reuters, March 14, 2023. In: https://www.reuters.com/world/middle-east/no-regrets-iraqi-who-threw-his-shoes-bush-2023-03-14/


 

Foto copertina: Chruščëv con la famosa scarpa