
Il voto sul target climatico al 2040 combina obiettivi ambiziosi e riluttanza ad affrontare fino in fondo i costi della transizione, affidando a flessibilità e rinvii la gestione delle scelte più difficili.
Un nuovo pacchetto climatico in un’Europa sotto pressione
Nel novembre 2025 l’Unione europea ha deciso di aggiornare la propria traiettoria verso la neutralità climatica in un momento segnato da forti tensioni economiche, industriali e sociali. In questo contesto, il Consiglio europeo si è espresso su due dossier centrali per il futuro del Green Deal: scelte che orientano l’azione ambientale, ma ne mettono in luce anche i limiti politici.
Il primo riguarda la modifica della Legge Clima, con l’introduzione di un nuovo traguardo di riduzione delle emissioni nette, da raggiungere entro il 2040. Il voto su due emendamenti cruciali, quali il rinvio dell’Emissions Trading System 2 (ETS2) e la proposta di abbassare il target dall’attuale 90% all’83%, si è svolto a scrutinio segreto, a testimonianza della sensibilità politica del dossier[1]. Alla fine, la linea proposta dalla Commissione europea (CE) è stata confermata (il target del 90% non è stato ridotto), mentre l’entrata in vigore dell’ETS2 è stata posticipata al 2028, offrendo ai governi del blocco una finestra più ampia per adeguarsi ai nuovi vincoli.
Il secondo dossier (Omnibus I), accolto con parere favorevole, interviene sulla finanza sostenibile: semplifica gli obblighi di reporting e riduce la portata della due diligence ESG, accogliendo le richieste di alleggerimento provenute da diversi Stati membri e, in particolare, dal settore privato[2]. È un intervento rilevante, che arriva proprio mentre l’Unione afferma di voler rafforzare la propria azione sul clima.
Queste scelte si collocano in un quadro già impegnativo. Secondo l’ultimo rapporto sullo stato dell’azione climatica europea, le emissioni di gas serra dell’UE si sono ridotte solo del 37% rispetto ai livelli del 1990, a fronte del -55% fissato per il 2030 dal Fit for 55 e da REPowerEU[3]. Per avvicinarsi al nuovo percorso servirà dunque un’accelerazione mai sperimentata finora, in una fase in cui l’impatto sociale e distributivo delle misure a tutela dell’ambiente è sempre più al centro del dibattito pubblico.
Il cosiddetto “pacchetto 2040” non è quindi un semplice aggiustamento tecnico, ma il segnale di un’Unione che prova a tenere insieme ambizione e cautela: rilancia gli obiettivi climatici, ma allo stesso tempo arretra su alcuni degli strumenti che dovrebbero renderli effettivi. È in questa tensione che si intravede una delle principali sfide della governance europea dei prossimi anni.
Oltre la cifra, un obiettivo costruito sulla flessibilità
Il traguardo climatico al 2040 (ridurre del 90% le emissioni nette rispetto al 1990) non va considerato come una semplice percentuale. Piuttosto, è il risultato di un compromesso che intreccia la volontà di mantenere una posizione avanzata sul piano internazionale con l’esigenza di rendere la transizione politicamente ed economicamente sostenibile per i governi nazionali.
Secondo l’Impact Assessment pubblicato dalla Commissione nel 2024[4], la riduzione effettiva delle emissioni europee entro il 2040 (quella ottenuta tramite trasformazioni nei sistemi energetici, nei trasporti e nell’industria) potrebbe fermarsi tra il -75% e il -85% rispetto al 1990. In altre parole, per arrivare al livello di riduzione previsto non basterà tagliare le emissioni alla fonte: una quota crescente del risultato dovrà essere garantita da assorbimenti di CO2, sia attraverso ecosistemi naturali (foreste, suoli) sia tramite tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio. Lo stesso rapporto quantifica un “budget emissivo” di 14-16 gigatonnellate di CO2eq: la quantità complessiva di emissioni che l’UE può ancora produrre tra oggi e il 2040 restando compatibile con l’obiettivo della neutralità climatica. Ogni rinvio nei settori più difficili aumenta quindi la dipendenza da strumenti futuri non ancora pienamente consolidati.
In tale scenario, con il voto di novembre 2025, il Consiglio ha confermato l’impostazione della Commissione, introducendo però nuove forme di flessibilità. Tra queste, emerge l’autorizzazione per gli Stati membri a utilizzare crediti di carbonio generati fuori dall’UE, fino a un tetto pari al 5% delle emissioni del 1990, a partire dal 2036[5].
Una parte del percorso potrà così essere coperta non attraverso riduzioni realizzate all’interno dell’Unione, ma acquistando compensazioni in Paesi terzi.
È stato inoltre rafforzato il ruolo delle tecnologie di rimozione permanente della CO2 dall’atmosfera, consentendo che le relative quantità vengano contabilizzate all’interno del sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS). Parallelamente, l’avvio dell’ETS2 è stato rinviato al 2028: il meccanismo che avrebbe imposto un prezzo sulle emissioni prodotte da edifici e trasporti già dal 2027. In altre parole, l’introduzione del prezzo sull’anidride carbonica per riscaldamento e carburanti viene posticipata di un anno, proprio in quei settori che toccano più da vicino la vita quotidiana di imprese e famiglie.
Queste scelte non annullano l’ambizione dichiarata, ma ne precisano il profilo: la traiettoria al 2040 si regge su una combinazione di riduzioni interne, compensazioni esterne, tecnologie emergenti e applicazione graduale nei settori più esposti. È il modo in cui i Ventisette cercano di preservare un ruolo di leadership climatica contenendone, al tempo stesso, l’impatto socioeconomico.
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Il nodo politico: obiettivi alti, decisioni difficili
L’Unione europea, dunque non difetta di obiettivi, bensì di capacità di trasformarli in scelte condivise e praticabili. Lo scarto tra impegni e risultati si coglie osservando gli effetti degli sforzi europei messi in atto per raggiungere i suoi obiettivi ambientali nel corso degli ultimi anni. L’EU Climate Action Progress Report del 2025, ad esempio, indica che i progressi più significativi derivano dai comparti in cui la transizione era già avviata: progressiva uscita dal carbone, crescita delle rinnovabili, miglioramenti dell’efficienza energetica nell’industria[6].
Si tratta di ambiti in cui le tecnologie disponibili erano consolidate e il quadro regolatorio relativamente stabile.
Il vero banco di prova riguarda i settori “difficili” – trasporti, edilizia, agricoltura, mobilità urbana – dove le trasformazioni toccano direttamente stili di vita, costi per le famiglie, la competitività delle imprese e il più ampio sistema economico. È su questi temi che il Consiglio ha adottato un approccio più prudente, come indicano il rinvio dell’ETS2, il ricorso al voto segreto su alcuni emendamenti particolarmente sensibili e l’apertura a crediti internazionali. Non è solo una questione di calendario: è il riflesso di un consenso politico e sociale che i governi percepiscono come fragile. In questo senso, la flessibilità appare meno come una concessione episodica e più come il modo, certo imperfetto, con cui l’UE prova a bilanciare obiettivi di lungo periodo e vincoli di breve.
Il nodo non riguarda quindi la direzione di marcia, bensì la distanza tra la retorica della leadership climatica e la prudenza delle decisioni nazionali. A ciò si sommano un consenso interno incerto, pressioni sulla competitività industriale e l’indebolimento di alcuni strumenti di finanza sostenibile proprio nel momento in cui la transizione richiederebbe investimenti crescenti.
Finanza e governance: l’anello debole della transizione
La discussione sul nuovo traguardo climatico tende a fermarsi sulla soglia dell’ambizione, ma la tenuta dell’intero impianto dipende in larga misura dalla dimensione finanziaria. La domanda cruciale è se l’Unione disponga degli strumenti necessari per sostenere il percorso che ha definito.
Parallelamente alla revisione della Legge Clima, il Consiglio ha approvato il pacchetto Omnibus I, una riforma che semplifica in modo profondo il quadro della finanza sostenibile: riduce gli obblighi di reporting, attenua i requisiti ESG e limita le attività di due diligence per imprese e intermediari. È una risposta alle richieste di riduzione avanzate da diversi Stati membri e attori economici[7]. Al tempo stesso, evidenzia quanto sia difficile procedere in modo coerente: mentre l’UE definisce una traiettoria climatica più ambiziosa, restringe la portata degli strumenti pensati per monitorare e orientare i flussi di capitale.
Il depotenziamento della finanza sostenibile non è una questione puramente regolatoria. Incide sulle capacità stesse del blocco europeo di indirizzare investimenti verso tecnologie pulite, infrastrutture energetiche e misure di adattamento. In questo contesto, la trasparenza finanziaria assume un ruolo decisivo: è lo strumento che permette a governi, imprese e cittadini di capire dove vanno le risorse pubbliche e private, quali settori avanzano e come si distribuiscono i costi della transizione. Senza un quadro informativo solido, la transizione energetica rischia di procedere a macchia di leopardo e di alimentare diffidenza verso le politiche europee.
A ciò si aggiunge l’assenza di un vero piano finanziario capace di coordinare in modo strutturato investimenti pubblici e privati. I documenti che accompagnano il nuovo obiettivo al 2040 indicano chiaramente che, per restare sul percorso delineato, saranno necessari investimenti annui aggiuntivi significativi in infrastrutture energetiche, rinnovabili, riqualificazione degli edifici e trasporti puliti, rispetto ai livelli attuali[8]. Senza uno strumento comune, il rischio è che ogni Stato proceda in base alle proprie capacità fiscali, alimentando differenze già esistenti.
In questo scenario, valutare il nuovo obiettivo significa guardare non solo al livello di ambizione, ma anche alla capacità dell’Unione di creare condizioni operative coerenti, evitando che la transizione avanzi a velocità divergenti e che gli investimenti si concentrino solo nei Paesi più forti.
Conclusioni: un test di maturità per la politica climatica europea
La scelta di rivedere l’architettura climatica rappresenta un segnale politico rilevante: in un contesto internazionale incerto, l’Unione ribadisce la propria ambizione di ruolo guida nella risposta alla crisi climatica. Il processo che ha portato alle decisioni di fine 2025 mostra però quanto sia difficile trasformare questa ambizione in scelte operative durature.
Dalla riforma della Legge Clima al pacchetto Omnibus I emerge un quadro composito. Da un lato, l’Unione definisce un orizzonte di medio-lungo periodo che rafforza la sua posizione sulla scena globale. Dall’altro, introduce flessibilità, rinvii e un allentamento delle regole sulla finanza sostenibile che riducono la forza degli strumenti disponibili. Le due dimensioni convivono e rendono la politica climatica anche il luogo in cui si riflettono tensioni e differenze tra Stati membri.
La direzione di marcia non è in discussione: la neutralità climatica rimane l’obiettivo di riferimento. La questione decisiva è come costruire un percorso credibile, equo e socialmente sostenibile, che non scarichi in modo sproporzionato i costi della transizione sui soggetti più vulnerabili né accentui le disparità tra Paesi con risorse molto diverse. In questa fase, obiettivi ambiziosi non sono sufficienti: servono una cornice finanziaria più robusta, segnali chiari per le imprese e strumenti che rendano la transizione comprensibile e accettabile per i cittadini.
Le scelte compiute mostrano che l’Europa è ancora in grado di indicare una rotta. Sarà il prossimo decennio a dire se saprà mantenerla nei passaggi più difficili. La sfida è passare da una leadership soprattutto dichiarativa a una leadership praticata, capace di tenere insieme trasformazione climatica, responsabilità economica e coesione sociale. Solo in questo caso il nuovo obiettivo europeo smetterà di essere innanzitutto una cifra e potrà rappresentare l’avvio di un cambiamento reale.
Note
[1] CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA, 2040 climate target: Council agrees its position on a 90% emissions reduction target by 2040, Consiglio dell’Unione europea, Bruxelles 2025. https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2025/11/05/2040-climate-target-council-agrees-its-position-on-a-90-emissions-reduction/
[2] COMMISSIONE EUROPEA, Sustainable Finance – Omnibus Proposal I, Commissione europea, Bruxelles 2025. https://finance.ec.europa.eu/publications/omnibus-i-package-commission-simplifies-rules-sustainability-and-eu-investments-delivering-over-eu6_en
[3] COMMISSIONE EUROPEA, EU climate action progress report 2025 – Chapter 1: Climate action – advances and challenges, Commissione europea, Bruxelles 2025. https://climate.ec.europa.eu/eu-action/climate-strategies-targets/progress-climate-action/eu-climate-action-progress-report-2025/chapter-1-climate-action-advances-and-challenges_en
[4] COMMISSIONE EUROPEA, Commission Staff Working Document – Impact Assessment Report: Securing our future: Europe’s 2040 climate target and path to climate neutrality by 2050 – building a sustainable, just and prosperous society, Commissione europea, Bruxelles 2024. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=celex:52024SC0063 [5] CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA, 2040 climate target: Council agrees its position on a 90% emissions reduction target by 2040, Consiglio dell’Unione europea, Bruxelles 2025. https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2025/11/05/2040-climate-target-council-agrees-its-position-on-a-90-emissions-reduction/
[6] COMMISSIONE EUROPEA, European Commission: Directorate-General for Climate Action, Climate action progress report 2025 – Strengthening competitiveness on the road to climate neutrality, European Commission, 2025, https://data.europa.eu/doi/10.2834/0963577
[7] PARLAMENTO EUROPEO, First omnibus package on sustainability (“stop the clock” proposal), Parlamento europeo, Bruxelles 2025. https://finance.ec.europa.eu/news/omnibus-package-2025-04-01_en
[8] COMMISSIONE EUROPEA, Commission Staff Working Document – Impact Assessment Report: Securing our future: Europe’s 2040 climate target and path to climate neutrality by 2050 – building a sustainable, just and prosperous society, Commissione europea, Bruxelles 2024. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=celex:52024SC0063
Foto copertina: Centrale elettrica a lignite di Neurath, nello Stato tedesco del Nord Reno-Vestfalia, Germania.
Fonte: https://www.cleanenergywire.org/news/coal-commission-draft-recommends-shielding-consumers-rising-power-prices-media












