L’ultima monografia del professor Richard Pomfret, “Connecting Europe and China. Prospects for the Middle Corridor”, pubblicata da Elgar Publishing, rappresenta una pietra miliare nel dibattito internazionale sulle infrastrutture strategiche.
Il declino dell’Ordine Liberale Internazionale a cui stiamo assistendo oggi si manifesta attraverso una molteplicità di crisi e fattori di discontinuità. Uno degli elementi fondamentali che hanno caratterizzato il sistema internazionale dalla fine della Seconda guerra mondiale è stato l’integrità del commercio internazionale. La Carta Atlantica del 1941 individuava chiaramente nel libero scambio uno dei pilastri del futuro ordine internazionale successivo alla guerra contro le Potenze dell’Asse.
Negli ultimi quindici anni questo pilastro ha però subito profonde trasformazioni strutturali. Dal 24 febbraio 2022 il commercio internazionale si è trovato ad affrontare numerose sfide. La prima è stata l’invasione russa dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni occidentali, adottate sia dall’Unione europea sia dagli Stati Uniti, nei confronti della Russia. Ciò ha determinato una netta interruzione del trasporto terrestre tra la Repubblica Popolare Cinese e l’Europa, che fino ad allora aveva beneficiato soprattutto della cosiddetta Northern Route (Rotta Settentrionale). Quest’ultima attraversava prevalentemente il territorio della Federazione Russa e l’applicazione delle sanzioni contro l’autorità ferroviaria russa ha reso sempre più rischioso, per le imprese, continuare a utilizzarla come prima dell’invasione.
Successivamente, il caos che ha investito il Medio Oriente a partire dal 7 ottobre 2023 ha prodotto ulteriori conseguenze. La crisi del Mar Rosso ha evidenziato la vulnerabilità della rotta commerciale di fronte agli attacchi degli Houthi, mentre il blocco del Golfo Persico durante il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha messo in luce la dipendenza del commercio globale da alcuni fondamentali chokepoints (strozzature strategiche). Questi eventi rappresentano esempi emblematici della crisi dell’ordine commerciale liberale che aveva caratterizzato i decenni precedenti.
In questo ampio scenario internazionale, la necessità di individuare e sviluppare nuove rotte commerciali è apparsa imprescindibile. In particolare, nello spazio eurasiatico stanno emergendo nuove direttrici di collegamento. Dal 2022, infatti, i governi europei hanno mostrato un crescente interesse nei confronti della Trans-Caspian Route, nota anche come Middle Corridor (Corridoio Centrale). Si tratta di un corridoio multimodale che collega la Cina occidentale all’Europa attraversando l’Asia centrale, il Caucaso meridionale e la Turchia.
Il rinnovato interesse verso questa infrastruttura è testimoniato dalla pubblicazione di importanti studi da parte della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD), dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e della Banca Mondiale. Tuttavia, nonostante il valore di tali contributi, mancava ancora una valutazione accademica unitaria e sistematica.
Proprio questa lacuna viene colmata nel 2026 dall’ultima opera del professor Richard Pomfret, Connecting Europe and China. Prospects for the Middle Corridor, pubblicata da Elgar Publishing, che rappresenta un punto di svolta nell’analisi del Corridoio Centrale e delle grandi infrastrutture di trasporto internazionali.
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L’obiettivo del volume è analizzare l’evoluzione del collegamento ferroviario tra Cina ed Europa a partire dagli anni Dieci del XXI secolo. Dopo numerosi tentativi di promuovere nuove rotte terrestri, l’attenzione si concentra progressivamente sul Middle Corridor.
L’intuizione centrale del libro consiste nel non considerare il Corridoio Centrale come un semplice progetto infrastrutturale o di connettività, bensì come il potenziale “Landbridge” tra Europa e Cina.
Si tratta di un concetto particolarmente significativo alla luce dell’attuale congiuntura internazionale. La guerra in Ucraina ha rappresentato uno spartiacque nelle relazioni tra Cina e Unione europea. Il rinnovo della partnership “senza limiti” tra Pechino e Mosca ha rafforzato la cooperazione sino-russa, mentre la definizione della Cina da parte di Bruxelles come “rivale sistemico” ha contribuito ad aumentare la distanza politica tra le due parti.
La tesi sostenuta dal volume consiste dunque nel valutare il Middle Corridor come uno strumento di cooperazione capace di collegare Europa e Cina, anziché accentuarne la separazione.
Il libro è articolato in maniera coerente in otto capitoli suddivisi in due grandi sezioni tematiche. I primi tre capitoli analizzano gli elementi strutturali del corridoio, ricostruendo quanto realizzato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e mettendo in evidenza la necessità di sviluppare collegamenti terrestri — soprattutto ferroviari — tra Europa e Cina.
Dal quarto al settimo capitolo l’attenzione si sposta invece sui principali attori internazionali coinvolti nel progetto. L’autore dedica un’approfondita analisi alla Turchia, al Caucaso meridionale e ai Paesi dell’Asia centrale, evidenziando come essi non siano semplici territori di transito, ma costituiscano il vero pilastro della costruzione del Landbridge eurasiatico. Gli ultimi due capitoli sono infine dedicati ai due estremi del Corridoio Centrale: la Repubblica Popolare Cinese e l’Unione europea.
L’autore sottolinea come il Middle Corridor rappresenti un esempio di cooperazione internazionale guidata dal mercato, capace di svilupparsi anche in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche.
Il principale punto di forza dell’opera risiede nel suo carattere pionieristico. Connecting Europe and China si presenta infatti come il primo studio organico dedicato al Middle Corridor e alle sfide della connettività tra Asia centrale e Caucaso meridionale, offrendo un quadro di riferimento essenziale per lo sviluppo di future ricerche sull’economia politica dell’Eurasia.

Intervista al professor Richard Pomfret
Nel suo libro lei sostiene che il Middle Corridor potrebbe diventare un vero e proprio “Landbridge” tra Europa e Cina. Tuttavia, considerando che la quota di traffico commerciale prevista lungo questa rotta rimane relativamente contenuta (circa il 4%), come può realisticamente assumere un ruolo strategico così rilevante?
«La quota del Middle Corridor sul volume complessivo degli scambi è ancora limitata, ma la sua incidenza sul valore del commercio è significativamente più elevata, poiché le merci trasportate lungo questa direttrice sono generalmente prodotti ad alto valore aggiunto e sensibili ai tempi di consegna, come componenti industriali e beni finali.
Inoltre, il traffico lungo il Corridoio è in costante crescita.
Nel mio libro sostengo che, sebbene il Middle Corridor venga spesso descritto come un collegamento tra Europa e Cina, esso connette in realtà anche l’Asia centrale, il Caucaso e la Turchia ai mercati internazionali.
Non sono certo di quanto la cooperazione sviluppata lungo il Middle Corridor possa incidere sull’insieme delle relazioni tra Unione europea e Cina, ma rappresenta certamente un contrappeso rispetto alla narrazione mediatica, oggi dominante, incentrata esclusivamente sulla competizione e sul conflitto».
Qualora la guerra in Ucraina dovesse concludersi, dobbiamo aspettarci una parziale ripresa della Northern Route oppure la riconfigurazione delle preferenze commerciali verso il Middle Corridor è ormai irreversibile?
«Una ripresa parziale della Rotta Settentrionale è prevedibile, poiché essa rimane più efficiente rispetto ai percorsi che attraversano il Mar Caspio.
L’esito concreto dipenderà tuttavia dalla situazione politica ed economica della Russia nel dopoguerra.
In ogni caso, il Middle Corridor continuerà a rivestire un ruolo fondamentale per la Cina sud-occidentale, per i quattro Paesi meridionali dell’Asia centrale, per il Caucaso e per la Turchia».
Nelle pagine conclusive del volume lei esprime una valutazione positiva sulle potenzialità del Corridoio di Zangezur. Ritiene che possa rappresentare una nuova direttrice in grado di affiancare — o addirittura sostituire — la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars?
«Sì. Sono ottimista riguardo alla progressiva reintegrazione dell’Armenia nei corridoi eurasiatici e ritengo che il ruolo di Baku quale hub commerciale sia destinato a rafforzarsi.
Naturalmente permangono significative incertezze politiche nel Caucaso, che potrebbero influenzare questi sviluppi».
In che misura il Middle Corridor può costituire uno strumento attraverso il quale gli Stati dell’Asia centrale rafforzino la propria autonomia economica, riducendo la dipendenza strutturale sia dalla Russia sia dalla Cina?
«I collegamenti di trasporto lungo l’asse est-ovest rappresentano una componente fondamentale della strategia di diplomazia multivettoriale perseguita da Kazakistan, Uzbekistan e dagli altri Paesi dell’Asia centrale, che intendono ampliare le proprie relazioni oltre Russia e Cina, rafforzando i legami con l’Unione europea, la Turchia, l’Azerbaigian, l’Iran, il Giappone, la Corea del Sud e altri partner internazionali.
Naturalmente esistono differenze tra i vari Stati. Il Kazakistan deve sempre tenere conto della lunga e difficilmente difendibile frontiera condivisa con la Russia. Il Tagikistan, invece, rimane fortemente indebitato nei confronti della Cina. Inoltre, le dinamiche della politica interna possono risultare imprevedibili.
Nonostante ciò, i Paesi dell’Asia centrale — guidati dall’atteggiamento cooperativo delle due maggiori economie della regione — stanno progressivamente costruendo uno spazio politico sempre più autonomo, come dimostrano i vertici regionali annuali e le posizioni generalmente condivise assunte nei principali consessi internazionali».
Richard Pomfret è Professor of Economics Emeritus presso l’University of Adelaide e Adjunct Professor presso il Johns Hopkins University Bologna Center. La sua attività accademica si è concentrata in particolare sull’economia internazionale, l’Asia centrale, il commercio e l’integrazione economica eurasiatica. Il suo nuovo volume, Connecting Europe and China: Prospects for the Middle Corridor, è stato pubblicato nel 2026 da Edward Elgar Publishing ed è composto da otto capitoli dedicati alla connettività ferroviaria euroasiatica, al Caucaso, all’Asia centrale, alla Cina e all’Unione Europea.
Foto copertina: Middle Corridor












